28.2.05

Stanotte ho fatto sogni strani


Le facce conosciute immerse in scenari astratti sono state provocate dalla revisione consecutiva de L’esercito delle 12 scimmie + Dancer In The Dark. Non oso pensare cosa succederà stasera quando metterò di fila
Le Retour à la raison (1923)
Emak-Bakia (1926)
L’Étoile de mer (1928)
di Man Ray

25.2.05

Digital Bands In A Digital Post


La scena elettronica barese non è particolarmente rigogliosa e allora vale la pena di segnalare ogni possibile appuntamento dal vivo che potrebbe meritare. Per esempio questo sabato se siete da queste parti fate un salto al Kismet per il live dei
Fabryka.

Si basano sui film: Cient’Anne


Dico solo una cosa: che delusione. Il film del passaggio di testimone tra Mario Merola e Gigi D’Alessio è vittima delle sue tentazioni espressive e paradossalmente ciò si traduce in un minor controllo della struttura. Lo spostamento di D’Alessio verso un pubblico più ampio, anche dal punto di vista geografico, influisce in maniera discontinua come nel caso delle sue canzoni del periodo, metà in italiano e metà in dialetto con la parte in dialetto melodrammatica a contrastare il baglionismo dell’altra. Si assiste così a scene da musicarello classico (quella davanti alla finestra mentre piove) come a scene da video musicale in cui Gigi è ripreso col viso spostato rispetto al centro dell’inquadratura. Il discorso dei due piani è anche portato avanti sul piano del cast a metà tra la tv locale napoletana e quella del sottobosco Mediaset (Mastrota! Il capitano di College!).
La musica d’accompagnamento assume direzioni incontrollate dal pop da boutique al finto Almamegretta per le macchiette col tunisino napoletano, recentemente ripescato per l’interessante programma di pizzica e taranta della stessa rete, condotto da una ritrovata Federica Moro (ancora College e tutto torna). Il montaggio analogico della scena di Scusami è commovente per il tentativo di estrarre in maniera stocastica dagli attori un’espressione che sia differente dall’altra. Non serve a migliorare la situazione la citazione hitchcockiana da La Donna Che Visse Due Volte, il cui unico effetto è l’uso di un tema ricorrente copiato quasi in toto da Laura Non C’è (la canzone, non il film). Sa di occasione sprecata però soprattutto la presenza di Merola. Latitante per tutto il film si riscatta nel finale quando, infartato, si sorbisce in barella appena fuori dall’ambulanza il duetto con D’Alessio che impedisce il suo spostamento in ospedale per occupare anche la fetta di mercato del Maestro. Una scena e una canzone, quella che dà il titolo al film, che servono a riscattare la fastidiosa noia delle due ore precedenti.

24.2.05

Vista da lontano




Nella figura, lettera di accompagnamento al nastrone Meccanic Dancing (Oh We Go!), sì come la canzone altrochefankpank degli XTC, anche se la canzone degli XTC non c’è.
(foto opportunamente trattata per ovvie questioni di privacy, ma qui proposta per ribadire la superiorità della magica accoppiata carta+pessima calligrafia)

PS: ma si dirà cacografia?

23.2.05

Mamma Cass (Subtraction is an addiction)


Subtraction(Cass McCombs) = Ritmica_movimentata(Housemartins) + Organo_da_chiesa + Ritornello_da_I Drove All Night(Cindy Lauper)

Localism


Immaginate una città levantina del sud dell’Islanda. Questa città ha una radio che si distingue dalle altre per una programmazione musicale interessante, se non coraggiosa. Gli abitanti del luogo vi diranno che si può avere di più, ma siamo pur sempre al sud e ci piace lagnarci. In particolare questa radio di questa levantina città del sud ha un programma presentato dal noto dj. Il noto dj è figura contrastata perché, pur portando avanti un discorso musicale condivisibile in radio minato solo dal suo approccio alla Pippo Baudo, dal vivo cede ai bassi istinti della folla e non rischia un centesimo che sia uno, dall’alto della sua posizione e del suo nome. Gli hipster di Reykjavik parlerebbero di braga calata, ma in questa levantina città del sud al sabato per combattere il freddo spesso i boscaioli mandano giù qualche goccetto di troppo e alla fine si ritrovano senza nemmeno volerlo nel corridoio di un teatro hippie e periferico, ballando l’ultimo successo dei Dogs Die In Hot Cars.

Questa settimana però ci si interroga su una scottante questione. Nella sua mailing list il noto dj comunica che in una serata della settimana metterà i dischi in un posto chiamato Figo. Il Figo è l’equivalente levantino di uno di quei locali presenti in quella città che verrà cantata nel nuovo disco del nostro gruppo islandese preferito: luci fredde leggermente ambrate e mai troppo basse, volumi spogli e pacchianamente minimali, bariste e personale di servizio scelti dal pool di designer. La particolarità del Figo è però l’interessante scostamento tra tutto ciò e la gente che lo frequenta: cinquantenni ex-scaricatori del porto della levantina città del sud arrichitisi con la malavita e col commercio clandestino di olio di balena sono lì accompagnati da raggrinzite e poppute quarantenni che occhieggiano ai giovani scagnozzi di Vivienne Westwood vestiti. Uno degli elementi della prima categoria l’unica volta che sono andato lì accostava le mani a conchiglia sul viso e si produceva su una base jazz-house in un rumore ipersonico a metà tra un urlo primordiale e il cowbell adesso tanto di moda. Orbene, il noto dj questa settimana metterà i dischi lì e ci si chiede se in onore del principio dello scostamento farà un set da ricordare per gente che non apprezzerà o se suonerà per l’ennesima volta l’apposita cover di I’m a believer degli Smash Mouth per il pubblico fedele che lo seguirà anche lì, per una volta di Vivienne Westwood vestito come negli altri giorni della settimana.

Groupie


- Ehi hai sentito quella cosa del palmare rubato di Paris Hilton e della rubrica pubblicata su internet?
- Notizie vecchie, io so chi scriverà la colonna sonora di Bridget Jones: la smagliatura colpisce ancora.

Musica per bambini


Quei grossi dei Fiery Furnaces hanno suonato una trascinante canzone con orecchie topoline nel programma per infanti Pancake Mountain (guarda il video e balla in ufficio anche tu).

(okkei, l'hanno fatto anche gli Arcade Fire ma preferisco di gran lunga i primi)

A Century Of Fakers?


Simone dei Super B arriva nei commenti e dice la sua sulla discussione intorno al dopo Super B. Dall’analisi delle statistiche pare che sia arrivato direttamente senza passare dal blog e il suo IP non è di quelli “stanziali”.

22.2.05

Storia di un amore morto appena nato


Sono capitato per caso sulla pagina di Anne Bacheley. Disegnatrice francese, si definisce così in quest’intervista: “Sono una ragazza francese di 25 anni. Lavoro in una libreria. Adoro la musica”. Spulciando tra i suoi ascolti ho notato delle interessanti affinità, anticipate già dai suoi tre dischi preferiti. Anne è anche cantante e sul suo sito ha una pagina dove ha messo a disposizione le sue canzoni: alla vista di titoli come Mixtape Babies, Ballad Of A Passive Smoker e Underground Summer Love Song stavo per confezionare il nostro piccolo nuovo fenomeno, ma poi ho ascoltato i pezzi. A volte la somma non fa il totale.

Oggi
(Stop me if you think you've seen this one before)




Le ossessioni cinematografiche, visuali e cromatiche che percorrono
le copertine degli Smiths.

21.2.05

Tristia


L’impressione al primo ascolto di Waiting For The Siren’s Call, il nuovo New Order, è riassumibile in un participio presente: irritante. La causa dell’irritazione è nella piattezza e nella banalità di pezzi che scorrono senza guizzi e senza appigli. Tra le due e mezzo eccezioni che si incontrano segnalo Guilt Is A Useless Emotion, così millenovecentonovantatrè nel suo essere canzone per discoteche di alberghi semivuoti in primavera frequentati dai ragazzi delle gite scolastiche. Quelle discoteche in cui il dj possiede solo una ventina di dischi, tutti rigorosamente dell’estate precedente ma non importa perché la canzone canta I need your love, I want your love.
(Prima o poi se verrà la voglia di mettermi davanti al mixer virtuale posterò qui un dj set intitolato “Gli anni Novanta sono adesso” e comincerei con tecniche house di separazione e nostalgia applicata, ovvero il remix di Mylo di Hear The Music di The Glass)

3nD


Anch’io ho un blog segreto.

NP


Il djset di Philippe Cohen Solal dei Gotan Project non è stato visto perché lo Zenzero è stato riempito in prevendita. (E se non è giornalismo musicale d’inchiesta questo, mi chiedo cosa lo sia)

18.2.05

Si basano sui film: Annarè


Ieri sera faceva freddo, era tardi, ero stanco e così invece di uscire sono rimasto a casa a guardarmi quella perla che è Annarè del maestro Ninì Grassia con Giggi D’Alessio. Colpito dalla colonna sonora, ho riflettuto sulle interessanti differenze rispetto al classico musicarello napoletano. Il materiale utilizzato può essere ricondotto a tre categorie fondamentali, ognuna delle quali trattata con modalità cinematografiche differenti: le canzoni napoletane di Gigi D’Alessio, la dream-house contestualizzante e il porno-midi d’accompagnamento. Quello che stupisce è che il ruolo funzionale di ciascuna di esse è fortemente pensato e mai gratuito.

Il porno-midi d’accompagnamento è un classico dei film a basso costo. L’unica categoria utilizzata in maniera extra-diegetica per tutta la durata del film è però impiegata per rendere i vari registri, dal poliziottesco dai toni gravi al romantico come riproposizione strumentale dei temi del buon Gigi passando per tutte le sfumature intermedie. Il punto di forza del film non è l’uso “dogmatico” ma quello accorto del materiale sonoro e così si riconosce un valore di raccordo strutturale a questi inserti.

La dream-house contestualizzante è il colpo di classe che non ti aspetti. L’approccio è completamente diegetico e l’unico tema riproposto in più scene è ora sonorizzazione dei locali dove il giovane cantante ha terminato la sua esibizione, ora martello radiofonico proveniente dagli altoparlanti della sua macchina, ora musica della festa di compleanno dell’amante tradita per amore. Si presume che una tale scelta sia volta a fornire la cornice spazio-temporale, ovvero la Napoli del 1998 come luogo dello spirito.

Le canzoni napoletane di Gigi D’Alessio sono il centro del film e di questa analisi. Il musicarello napoletano classico ricalca spesso l’approccio da musical in cui i personaggi all’improvviso al posto di parlare cantano, ovunque si trovino e spesso in contrasto con le situazioni. Annarè invece si distringue per l’impiego quasi totalmente diegetico delle canzoni del protagonista: Gigi si esibisce nei localini, viene richiesto al piano del ristorante dove cena, canta in un megaconcerto dove festeggia il contratto per la tourneé in America. Certo a volte non è presente l’intera band alle sue spalle e a volte suona il pianoforte anche se nella canzone non si sente, ma si apprezza la buona volontà e la genuinità delle composizioni (l’inserto parlato! Uno strumento caro al neomelodico capace di fornire sempre nuove soddisfazioni). Unica e voluta eccezione è il tema principale, utilizzato nel pre-finale che racconta lo struggimento del protagonista: la canzone nasce nello studio di Gigi, sul suo piano, si stacca da lui e lo accompagna nel suo vagare triste e sconsolato. O meglio, le immagini accompagnano la musica nel suo farsi cinema così che non si nota lo spiacevole effetto posticcio del musicarello classico, anche perché Gigi evita di cantare o peggio di cantare rivolto alla macchina da presa.

Non so se giovedì prossimo Cient’Anne, il film del passaggio di consegne tra Mario Merola e Gigi D’Alessio, fornirà simili spunti. Di certo c’è la speranza che qualcuno raccolga la lezione di questo film per affrontare la tradizione del genere e conferirle nuova dignità.

16.2.05

Is You Is Or Is You Ain’t My Band?


Le prime due edizioni di Verve Remixed a loro modo esibivano una certa convenzionalità nella scelta dei mastri al lavoro, data soprattutto dalla contiguità dei remixer con le sonorità jazz, sia che ciò avvenisse sul piano della musica per aperitivo alla Gotan Project (questo sabato allo Zenzero il loro dj set) o alla Thievery Corporation, sia che ci si trovasse davanti a più insinuanti figuri alla Matthew Herbert o alla Richard Dorfmeister. Per la terza edizione della compila si è scelto un altro approccio o così almeno sembra dai nomi: i pezzi di Nina Simone, Billie Holiday, Astrud Gilberto e altri verranno affidati a Postal Service, Junior Boys, Brazilian Girls, RJD2 e The Album Leaf (su Lilac Wine!). Ringraziando il pericolo scampato di Verve DFA-ed (giusto perché suonerebbe troppo di baffo sulla Gioconda) si attende con curiosità e con un minimo di paura pre-bufala.

14.2.05

Tre cose su tre cose


Venerdì: Antonio Rezza @ Teatro Vignola – Polignano (BA)
Antonio Rezza vorrebbe essere un comico difficile che agisce sul piano della comunicazione descrivendo il deragliamento dell’Io. Non resiste però alla tentazione di condire la sua comicità con le risate e per essere sicuro approfitta di espedienti. Così come in Troppolitani lo spiazzamento della classica intervista da stazione scadeva spesso nell’approfittarsi dei pazzi che le popolano, nello spettacolo Io il frantumarsi dell(e)’identità viene sostenuto dal ripetuto e finto-cattivo gioco col pubblico, nel tacito accordo che lo spettacolo sia la grande truffa di cui abbiamo bisogno. Si ride consci che Antonio si riconosce spessori eccessivi rispetto ai risultati.

Sabato: Franklin Delano @ Agorà – Bari
La voce del cantante dei Franklin Delano è tanto irritante quanto invece apprezzo le evoluzioni effettate della chitarrista. I loro pezzi non sono male e toccano delle corde che sono mie pur non ricorrendo ai classici trucchi del genere, ovvero l’esplosione fragorosa e il saliscendi ritmico-melodico. Il cantante-chitarrista indossava una maglietta dei Califone, la chitarrista-cantante una dei Giant Sand. Interrogata nel dopoconcerto (non da me, che certe cose non le faccio) la chitarrista ha dichiarato che il suo più recente disco preferito è quello dei Wilco.

Domenica: dDamage + Stuntman 5 @ Nuova Taverna del Maltese – Bari
Annullati per presunto attacco epil-schizofrenico di uno dei componenti. Tentati dal sostituire il concerto con le selezioni regionali per Arezzo Wave allo Zenzero, si è passata la mano dopo aver ascoltato alla radio alcuni dei concorrenti che si avvicendavano sul palco.

(da Angry Little Girls, fumetto minimale scoperto su Coniglio Cattivo)

11.2.05

My morning sun is the drug that brings me near
To the childhood I lost, replaced by fear


Non è neanche male questo non troppo fathers and sons tra Peter Hook dei New Order e i giovini Bloc Party davanti al signor Guardian. Soltanto mi assale l’orrore alla vista della foto: cioè, quello è un mio teenage hero? (l’uso di cioè è fondamentale parlando della nostra adolescenza)



E in tema di formazione, solo per poco non è partito un mio progetto di lotta mediatica contro il fenomeno dell’indie infantilismo. Avevo in mente questa nuova rubrica intitolata James Murphy Is Dead in cui destabilizzare il nostro culto verso certe figure alla base della nostra (mancanza di) crescita. Resomi conto che a forza di collezionare figu di Doraemon e riproduzioni a grandezza naturale di Sibert (diapositiva!



rimossa, eh?) il trentenne smette di essere figura mitologica per il giovane adolescente. Per tale motivo credevo che elaborare lutti ignoti di miti adolescenziali potesse essere una buona terapia d’urto. Sarei partito dal suicidio del capo dei Mio Mini Pony (evento doppiamente destabilizzante non solo per la morte, ironicamente impiccato, ma anche per la scoperta che i Pony avevano un capo supremo), per poi passare al decesso di John ‘Sloth’ Matuszak per tossicodipendenza da steoidi anabolizzanti fino alla tragica scomparsa di Eduardo Palomo, indimenticato protagonista di Cuore Selvaggio (e chi di noi non ama Lynch), per infarto. Avevo pensato anche a eventuali illustrazioni firmate daw, era tutto pronto insomma, sarei stato infantilissimo, ma poi mi hanno regalato un vasetto di Didò.

(Ah, intesi, se avete a casa foto di Mio Mini Pony impiccati la casella g-mail accanto è funzionante, eh)

10.2.05

Cappellai matti


In una mailing list del luogo qualche giorno fa veniva pubblicizzato il prossimo concerto di Giorgio Canali portando a sostegno citazioni di webzine quali Kronic, Sentire Ascoltare e Rock It. Particolarmente esilarante quest’ultima che iniziava con un delirante “Chapeau, chapeau e ancora chapeau per un disco davvero splendido”. (Il sottoscritto dubbioso se andare si immagina violentemente percosso dal recensore che tra un pugno e l’altro urla “Chapeau! Chapeau, cazzo!”.

L’etica al tempo dell’m-blog


Mentre su The Rub si discute, o meglio si litiga, sulle scelte di Scenestars e Teaching The Indie Kids To Dance Again di postare più di due pezzi da dischi non ancora usciti, la IFPI, associazione dei discografici del Belgio, fa chiudere Chips And Cookies ed Eviltijuh, colpevoli di segnalazione di album completi e open directory.

He takes two (don’t try this in your house)


Avete visto duellare due banjo. Avete visto duellare due dj. Avete visto duellare due dischi. Non avete mai visto duellare su due dischi due dj con due banjo a tracolla. Per rendere il tutto un po’ pretenzioso e un po’ convenzionale i due dj, nella mia persona schizofrenica, adotteranno la modalità “Flusso di coscienza incrociato su dischi sentiti per la prima volta” . L’ordine delle canzoni è cronologico ma incrociato. I dischi in questione sono
- The Kills - No Wow
- Daft Punk - Human After All
Signore e signori, si sposti l’arredamento in garage e si dia inizio al divertimento.

io non esulto più per niente per i crescendo per le batterie elettroniche per la pelle nera per tutto per le ripetizioni per le perle ripetizioni rip io non ho emozioni o forse io non ho emozioni perché voglio ripetizioni perché voglio pelle nera perché voglio batterie elettroniche perché voglio crescendo che non sono ripetizioni io non esulto io cresco ma non esulto

disturbo mentre scrivo Windows si imbizzarrisce vede una periferica USB non riconosciuta che dà errore bip continuo la pretende inserisco isterico un mouse per farlo smettere p (non smette inserisco una periferica di archiviazione di massa) j è lo stesso tiro fuori una pistola sparo era amore amore era sparo pistola una fuori tiro stesso lo è j (massa di archiviazione di periferica una inserisco mette non) p smettere farlo per mouse un isterico inserisco pretende la continuo bip errore dà che riconosciuta non BSU periferica una vede imbizzarrisce si Windows scrivo mentre disturbo

sette è il numero di volte che dico tre volte sei ho il problema di scegliere la strada dove scegliere la casa bitch e witch differiscono per una lettera non per sette e se sei tres dolce witch mi diventa wish come le streghette dei telefilm in tv arriccia il naso e userai i tuoi poteri senza bisogno di rane e numeri e sette

mi dia due quarti di quello buono o anche quattro tintinno il bicchiere per ringraziare mi fa male l’indice mentre cambio frequenze sul sintonizzatore

tu guardi da un’altra parte tu non sei da questa parte tu sei nella parte due tu ami il modo in cui ti odio e non va la ruvidezza non è finta fanta amara mi lava il cervello sintetizzatore dice another dimension another dimension another dimension another dimension another dimension another dimension another dimension I'll take your brain to another dimension I am another dimension I am another than me

io ti riprendo con finta ruvidezza sei dalla mia parte seconda solo a me le chitarre sono due ma una è muta e l’altra suono di cassetta del Commodore 64 piano forte piano con finta ruvidezza io ti riprendo voce dal vocoder anche solo per un secondo dalla mia parte seconda solo a me

vedi mai le dita in un battimani la q nel cucù il plettro come ritmica del sangue che fiotta rosso rotondo quasi nero evapora grumi voce sfiata alta pressione inala bolle analogiche di accompagnamento senti l’umidità crescere appiccicare sopraffare

le nuvole sono banali parlo del mio tempo in ascensore delle nuvole che ho visto e poi ho perso sia sangue sia cucù sono un assolo che sono bo diddley preso dai quicksilver windows messenger che oggi gli danno una droga nuova 9.0 che non so l’extasy è già passata e non è più di moda bruciare cellule da stadio o da festival o da estate quest’estate tutti a benicassim allitterando automi e musica e sudore con parrucche ricce e lunghe per l’occasione

il contrario di evil è live fantasma ciao ti canto una canzone la più canzone e io penso che il nome del gruppo in realtà è il nome del disco daisy daisy daisy per te la prima volta ricordi la prima volta della tua vita dopo il ferro freddo del forcipe che afferrava la testa eri un pezzo di robot in quel momento poi non più i battiti crescono scoppia il cuore implodi e poi esci. e ridi

lui spunta all’improvviso poco bassa voce non ha bisogno di urla lui aveva una chitarra e una batteria elettronica e ora torna oh oh o-oh se torna tutto torna ride mi hai beccato sulla traccia giusta miele umano poco umano io ballo avevo una chitarra e una batteria elettronica e ora torno oh oh o-oh se torno tutto la voce diventa chitarra dopo tutto nel senso di dopo tutto e prima di tutto

ecco il biglietto qual è il problema piano che vuoi il problema è il biglietto passi porta passi tosse che mi aspettavo e invece non c’è il dannato clandestino

8.2.05

Les sucettes


Oggi passo il mio tempo tra una richiesta di visto per un anno per la Russia e il sommarsi insano dei lavori che ho per le mani spiluccando Bedazzled e la sua propaggine dedicata ai videojukebox francesi Scopitones. Dalle colonne sonore dei film di Ed Wood al malizioso video per scopitone di Tous les garcons et le filles (voglio un luna park, ora!). Da France Gall e Gainsbourg alle immagini che accompagnano i post. Fico come ai vecchi tempi.


7.2.05

Musiche per domeniche mattine
(Destroy All Dreampoppers)



La mia domenica mattina di solito non esiste. Quando però mi sveglio alle undici e riesco a fare colazione col cappuccino e prendo un libro e mi siedo sulla panchina del lungomare vicino casa, quelle volte la mia domenica mattina ha questi suoni.

Architecture In Helsinki – Fingers Crossed [sito]
Uno dei miei preferiti al momento. Se la domenica mattina ha un elettropop di riferimento questo è quello di Architecture in Helsinki. La domenica mattina ha bisogno di campanelli, trombe, bassi tuba e sorrisi. Se di sabato balli The Go Team! non puoi certo risvegliarti o passeggiare coi Mum. Four, three, two, one. Salta la corda, su.
Ascolta The Owls Go

Destroyer – Your Blues [sito]
Un film alla televisione alla domenica mattina. Un incrocio tra la lingua di pezza di Paperino e la teatralità del primo Bowie, finito per sbaglio in un film di Baz Lurhman. Sulle scenografie sintetizzatori rosa e sezioni d’orchestra pomposamente sfuggite all’attenzione degli orchestranti. Al primo ascolto l’impressione negativa delle impressioni negative sentendo certe cose degli Hidden Cameras svanisce in uno stiracchiarsi pacioso e distratto.
Ascolta The Actor’s Revenge

Broken Social Scene – Feel Good Lost [sito]
Si parla tanto di feelgood e joycore come delle parole d’ordine con cui scardinare il monopolio sonoro dei tristoni. L’ascolto del primo Broken Social Scene è una riscoperta necessaria e inaspettata che solo a tratti rientra nelle definizioni precedenti. Gli strumentali tranquilli e dilatati più che a una caffettiera gorgogliante rimandano alle mezzore in cui svegli si rimane sotto le coperte, con la luce che illumina già la stanza e il rumore dei vicini e delle loro radio che filtra da pareti sottili.
Ascolta Cranley’s Gonna Make It

Casino vs Japan – Go Hawaii [sito]
Ti svegli e pensi che sei in ritardo per la scuola. Anche se è domenica. Anche se ormai lavori e hai anche il sabato libero. I CvsJ sono i Boards Of Canada della domenica mattina, quel tanto di ossessione provocato dall’alterazione degli stati di sonno e veglia.
Ascolta Late for school

On! Air! Library! – S/T [sito]
La sai quella delle due gemelle, del batterista degli Interpol e dei tre punti esclamativi? Forse è meglio che ti svegli altrimenti il tuo sogno presto diventerà un incubo spezzato. Dopotutto anche l’inizio ha bisogno dei suoi titoli di coda. Prendi il pane, spalmaci su un po’ di Nutella e ricorda che domani è lunedì.
Ascolta Bread

Ballo ballo ballo (e la capa gira)


Qui non abbiamo il listone dei blog accanto.
Qui non si fanno quasi mai segnalazioni se non è necessario.
Qui.
http://www.weekendance.com/.

Tu non sai Niente di me



Lei non parla mai. Lei non dice mai Niente.


Il pubblico dello Zenzero Club che attende Nada Malanima e Massimo Zamboni è eterogeneo. Mi guardo in giro e vedo di tutto: dai sessantenni con lei cotonata e lui che lamenta i cambiamenti di filosofia immobiliare (“le case non hanno più la sala di rappresentanza”) all’ex-punkabbestia accompagnata dal figlio di cinque anni; dalle giovinette frangettate a chi non spicca per un motivo particolare. Un pubblico generalista potrebbe dire qualcuno, sanremese? Di certo i convenuti mostrano più calore nei confronti di Nada, tralasciando gli eccessi di una parte della prima fila che non vi sto a raccontare. (È chiaramente una versione di comodo, visto che qualche urletto c’è stato pure per Massimo ma io sono andato lì per Nada e allora beccatevi la mia cronaca distorta).



Zamboni diventa strumentista del repertorio recente di Nada, virato in una chiave elettrica che sembra spolverarlo da certe ragnatele da Club Tenco. Nada acquista in freschezza anche se le soluzioni adottate dal chitarrista sono quasi sempre le stesse del suo ultimo decennio, eccetto per qualche excursus più dilatato e privo di effetti. Il concerto alterna le canzoni di Nada con letture musicate dai due libri dei due musicisti: è in questo caso che la serata trova i momenti meno esaltanti, ma io non faccio testo perché ho un rapporto problematico coi reading e soprattutto con quelli dei cantanti italiani che leggono i loro libri. L’Emilia antistereo(s)tipata di Zamboni e l’inno alla madre ipersensitivo ed eccessivamente lungo di Nada in modi diversi risentono dei difetti del genere, con la musica che cerca disperatamente di risollevare il testo e di contenere l’espressività o l’inespressività del lettore. Se non altro tra un pezzo e l’altro non si sentono storielle amene, fastidiosi monologhi o introduzioni autocelebranti.

Nada ha delle canzoni che iniziano e procedono verso frasi sempre più semplici e lapidarie: tu non sai Niente di me, tu non mi vuoi bene, ti aspettavo tanto. Uno scrivere pop così smaccato da risultare attraente. La sua voce invecchia bene tanto da non risultare fuori luogo nei momenti più rock. Diverso è il discorso della gestualità, che oscilla tra il televisivo anni Sessanta (bene) e un qualcosa a metà tra una Bjork goffa e una Patti Smith forzata (male – il vicino parlava di mossa dello scimmione). Il concerto procede insomma tra passi falsi e picchi positivi, con l’entusiasmo crescente del pubblico. Nei bis Nada fa saltare il posto con una versione new nouvelle bossa di Ma che freddo fa e con la mia amata Amore Disperato su un tappeto elettronico, rarefatto e minimo che sembra preso in prestito dal catalogo della Morr Music.



(update: e sembra strano ma apri una mail al lunedì e scopri che il testo di Amore Disperato trova il suo contrasto solo nel fatto che cammino troppo veloce ed è facile perdermi di vista.)

2.2.05

Smile in my face


La stagione degli spostamenti del sottoscritto suegiù per l’Italia causa concerti e festival comincia ufficialmente con l’annuncio che Prefuse 73 (aka Savath & Savalas, Delarosa & Asora, etc.) suonerà in Italia il 16 Aprile a Milano al TDK Dance Festival, del quale non sono ancora riuscito a trovare il programma online. Il giorno dopo Scott Herren sarà a Roma (data da confermare e anche un po’ scomoda dal punto di vista logistico anzichenò).

Know Your Enemy


Era la sansa.