28.7.05

El humor azul de España


Termina l’ultimo giorno di lavoro. Lo zaino non è ancora pronto, materassino blu al posto del sacco a pelo blu, all’ultimo momento. Domani si parte e non sembra vero che il momento sia quasi arrivato. Il mare, il caldo, l’coop, la musica. Se non ci si vede , a presto.

L’ultimo mp3, però. L’ultimo mp3 prima di spegnere il portatile è per chi arriverà qui nelle prossime settimane dal suo pc azienzale, dalla sua attesa di vacanza o, perché no, dal suo terrazzo davanti al mare. Loro si chiamano come una canzone degli Stereolab e sono dotati di danzatrice del ventre.


French Disco – Idoles du Soir

26.7.05

Se solo sapessi camminare sulle punte


Era Campo Minato
Per chi l'ha scaricato.
Qui c’è anche il testo.
È un campo minato.
Ascolta gli Amari da Settembre sulle punte.

(mp3 rimosso su richiesta degli interessati)

You remind me of home


L’anno scorso mi sono perso ogni cosa interessante del festival Kals’Art a Palermo. Quest’anno se tutto va bene mi perdo Nouvelle Vague (uff), Devendra Banhart (vedrò al FIB), Wilco (non mi straccio le vesti) e Velma (già visti). Forse però riuscirò a beccarmi Tiefschwarz la notte di Ferragosto e dEUS + Mouse On Mars a Settembre.

25.7.05

Ipo-DJ



Visto da M-O-D Blog.

Una domanda cattiva


Ho sentito Distant Radio, il nuovo ep dei Devics (a proposito, grazie Ele), e mi chiedo perché su Just One Breath facciano uno spudorato karaoke su una base dei Radiohead.

22.7.05

Io dico sì, tu dici sì


Preziosa sette giorni su France Gall da Spiked Candy.
Questo è l’amore dei giovanì, un bacio no un bacio sì.


Scarica Io sì, tu no, versione italiana di Poupée De Cire Poupée De Son

21.7.05

Spegni la televisione


Forse il problema è il sedersi. Non si può guardare il concerto dei Television seduti sui gradoni di un anfiteatro, mentre davanti c’è una zonavip di sedie di plastica bianca da terrazzo abitate da persone interessate o forse no. Tutti distanti dal palco e cfr immagine del batterista che si presenta col completino del padre di famiglia che porta la prole sulla spiaggia più scassata e più vicina alla città. Di peggio solo quando esce per il bis con una sigaretta che fa molto hard-rock che non ci piace.

Forse non mi ricordavo tutti questi assoli. O forse io preferisco i Television quando vanno di riff tagliente. Fatto sta che certi impippamenti sonori che su disco erano digressioni incasinate al punto giusto, qui subiscono il complesso del gruppo anziano che porta il repertorio in giro d’estate. Mah e rimah. Ci si consola quando restano asciutti come in Venus o con l’attacco di Marquee Moon. Tanti figli, sono padri di famiglia.

Forse Tom Verlaine a volte non azzecca le sue dissonanze vocali, diciamo così. Forse la scelta di suonare Knockin’ On Heaven’s Door sembra facilona, soprattutto se il trattamento Television si sente solo nel finale, mentre prima si era dalle parti dell’onesto rifacimento elettrico da vecchie glorie. Forse si è irritati, e a questo punto lo dico, quando gli onesti padri di famiglia tornano sul palco e l’unica cosa che offrono come bis è una sfiatata cover di Satisfaction* con un. assurdo. assolo. di. merda.

*oh, lo so che lo facevano già nel ’78, ma l’assolo su Satisfaction no!

20.7.05

Experiencia: Observaciòn


Si affronta il dvd del FIB 2004 galvanizzati da un montaggio tenda su terrazzo particolarmente riuscito. Si sceglie d’iniziare non dai concerti, non dalle interviste, ma dall’esperienza. Vogliamo informazioni precise, scopriamo che: se sei biondo, c’hai gli occhi azzurri ed un variabile numero di lentiggini hai buone probabilità di essere uno dei fichi protagonisti del proximo backstage. “Frangetta o taglio corto modaiolo?” nel contempo mi chiedo, pensando ai miei anonimi capelli castani mezza lunghezza. L’occhio azzurro c’è, e chissà quanto le lentiggini possano affiancarsi fino a sovrapporsi ai brufoli.

Nessuno mangia, non in video, ma in compenso individuiamo con facilità il vero must: il ghiacciolo. Ragazze e ragazzi inquadrati più e più volte intenti a degustarsi la loro H2O congelata, edulcorata e colorata. Primi piani dove tutti sono in pace con il mondo, non c’è uno che abbia sonno, fame, qualcosa tra i denti. Ricordano per certi versi quelli intenti a leggere sui prati visti sui depliant dei college delle scuole medie, sono quello che vorresti. Bracciale di plastica naturalmente anche qui, che poi o lo perdi dopo venti minuti o non lo stacchi neppure a morsi.

La scena del concerto è suggestiva, gente, tanta, tantissima, non vedi l’ora di esserci. C’è un tipo che dorme appoggiato ad un tronco di un albero, ti è sempre più chiaro che dormirai poco, niente, e sorridi, al tuo vicino. Poi viene inquadrata dall’alto e solo in parte una piscina, fondo in mosaico quadrettato, con un tizio che ci nuota, a rana, dentro. Piscina? E poi, ragazzo e ragazza, ragazze e ragazzi, ragazza e ragazza, ragazzo e ragazzo. Qualunque abbinamento purché non si resti soli. Cravatta e camicia non te le aspetti eppure sono addosso a più di uno, certo è, però, che il tizio che indossa anche jeans e gilet non è catalogabile come animale a sangue caldo.

Venti minuti che ti catapultano in quello che sarai tra dieci giorni, domani prove generali della digitale.

Simpathy for the witches


Io, io sono il ragazzo dice la prima canzone. Lei, lei è la ragazza dice la canzone. Streghe, streghe friggono rospi, o forse soltanto zucchine a forme di rospi. Lui, lui è il cantante. Gessato stretto, cosi stretto che il capello luciferino sembra spremuto da una camicia uguale a quelle che sembrano mutande che fanno ciao ciao dall’elegante pantalone a vita bassa. Loro, loro sono i Liars. L’inizio è tirato, ma nel senso di tirato addosso a un pubblico che preme verso la prima fila, salvo girarsi e scoprire che dietro non c’è (quasi) nessuno. Una batteria con batterista in sottoveste nera a fiori e un tamburo con un tamburino che passa di lì per caso. Lui, lui è il cantante e salta sugli amplificatori che nemmeno il figlio di Tony Manero e della strega cattiva del Nord.

La prima parte travolge per impatto e inciampi controllati. Tre quattro canzoni con la gente che balla che quasi nemmeno i Cik Cik Cik. Poi subentra la stessa sensazione del disco, ovvero che qualcosa si inceppa e ci si distrae per un attimo fino a che non si viene scossi dal successivo startestop. Forse per quello a un certo punto il cantante si toglie i pantaloni e si scopre perché indossava sandali con fibbie in velcro su calzini bianchi e si scopre che aveva una gonna uguale alla camicia dentro i pantaloni. Farà la stessa cosa ogni sera? Pogano due ragazzini saliti sul palco, uno ha la maglietta dei Sex Pistols. Il cantante nota che non interrompono la danza quando la batteria smette e allora urla contro di loro. Stop! Stop! E fly, fly, the devil’s in your eye shushu. La pizzica tarantolata è il saltello interlocutorio prima di pogare, il pogo è l’ammissione nichilista del fallimento della pizzica, i due ragazzini escono dal posto con dei poster autografati, house di dubbio gusto sfolla gente varia. Fly, fly, the witch is in your eye. Shushu.

19.7.05

Il suo spazio*


My Space è al momento una delle forme di promozione diretta della musica via internet più usata e, diciamocelo, anche più alla moda. La sua celebrazione massima è arrivata alla fine della scorsa settimana, quando i Death Cab For Cutie hanno presentato il loro nuovo singolo in anteprima su My Space, col risultato che frotte di indie-yuppie, scenester e semplici blogger hanno linkato la suddetta pagina segnando il momento di maggiore penetrazione del mezzo. Oggi arriva la notizia che News Corp. ha acquisito Intermix che nel frattempo aveva a sua volta acquisito My Space e il suo bacino di 45 milioni di contatti mensili in crescita. Dice, che c’è di interessante? C’è che News Corp. è di Rupert Murdoch, proprietario anche della Fox di OC. Se non è questo il definitivo post indie yuppie, io sono Michael J. Fox in Casa Keaton.


*if this were an english speaking blog,
this post would be titled "Family Indie Ties"

18.7.05

(Foto)Frammenti da un delirio








(Liars live in Bari - le parole, dopo)

...STOP! STOP! STOOOP!...

11.7.05

I’ve got a blogstar on my cover


Hai voglia di tentare una misera ripetizione del concetto di blogstar in Italia, quando una mattina apri l’internèt (pago dei diritti a Mike Bongiorno per codesta locuzione) e scopri che Audrey, la blogger di Melody Nelson, è la ragazza ritratta nella copertina di I Turn My Camera On degli Spoon. E qui i quesiti a questo punto sono almeno tre: chi sarà la ragazza o il ragazzo della copertina di Sister Jack, il nuovo bellissimo singolo degli Spoon? perché in Italia nessuno si caga di striscio gli Spoon? E, soprattutto, chi sarà il primo o la prima in Italia a finire sulla copertina di un disco?


La copertina di I Turn My Camera On


Scarica Sister Jack

Direzioni


Dove vanno gli ascolti.

Prosegue la mia attuale trippa per la house microbiotica. Dopo Isolée si è recuperato The Present Lover di Luomo, disco di spazi vaporosi e specchi a uso aumento profondità. Grande voglia di sentire il disco di Minotaur Shock, del quale possiedo soltanto alcune gustose anticipazioni come la spaccapista Vigo Bay (ballo da sagra, chitarrine, colture di nuovi batteri e tutto un bongostomp) e l’indie-micro-cinecittà-beat di Mistaken Tourist. Come se Four Tet avesse preferito la danza alle pippe mentali hippie (per gli mp3 si ringraziano Aurgasm e Scissorkick). In giro si parla anche del francese Bern, vedrò di reperirlo (update: sentito qualcosa, troppo microbiotico).

Canzoni facili su cui appiccicare parti di sé non troppo facili. Sulla scia di Guilt Is A Useless Emo-tion dei Niu Orda e di Only This Moment dei Röyksopp, le beniamine Ladytron piazzano un possibile singolaccio buono per radio e pubblicità con cui si scrollano di dosso parte del corredo anni ottanta a cui erano use. Destroy Evertyhing You Touch (su Fluxblog) è come nel caso del pezzo dei Röyksopp una persona complicata che balla la sua autodistruzione con un vestito triviale.
Per la stessa categoria da Uncritical trovate un gustosissimo remix ad opera di Kin Lijdverblijf, tutto disco-malinco, di una cover di Främling, originariamente di Carola (le vacanze dell’83 sembravano sintetiché), qui nella versione congiunta di Håkan Lidbo e della donna vocoder Sophie Rimheden.


Per il resto prosegue il mio rifiuto del piagnisteismo acustico, scorro le divertenti FAQ dei Say Hi To Your Mom mentre leggo i loro titoli lunghi e ballo una canzone da fine post come Hooplas Involving Circus Tricks e non ho ancora ascoltato il disco di suonerie di Timbaland.

8.7.05

Da che parte si ricomincia


Ma perché stamattina l’editoriale (ahahaha) di Calderoli su La Padania mi ha infastidito molto meno dell’editoriale di Padellaro sull’Unità?

(Niente link, ché tanto domani punterebbero a qualcosa di differente, ma mentre il pezzo di Calderoli è intitolato con la solita grazia “L’occidente non cali le braghe. Serve la legge del taglione”, Padellaro si infila in una rivalutazione del qualunquismo catodico a fini anti-terroristici in questo passaggio:

Dovevano pensarci i mandanti di morte che alla fine ci si adatta a tutto, soprattutto nel mondo dell’informazione globale. Mostra un kamikaze che esplode a Bagdad e il mondo parlerà di te. Mostrane mille e nessuno ci farà più caso. Perciò il terrorismo, questo terrorismo ha cominciato a perdere, e perderà.)

E poi mi viene in mente il giro tra le centinaia di m-blog americani che leggo giornalmente, divisi in tre gruppi: chi ha preferito non postare la sua inadeguatezza, chi ha espresso parole di circostanza (perché con le nostre limitate capacità di scrittura la circostanza è il massimo che può uscire in momenti come questo), chi ha fatto finta di niente (molti, troppi). Qualunque approccio era sbagliato, a loro/nostra discolpa.

Da lunedì qui si ritornerà a parlare del fatto che in autunno Death Cab For Cutie e Stars saranno in tour insieme, per il momento ci si sente piccoli.

5.7.05

Light Green On Dark Blue


Schiacciato contro una transenna, per pochi secondi. Se stai nella seconda fila non è differente, per il resto dei secondi. C’è chi sgomita a lato e la visuale è unica verso il palco, non mi giro per vedere quanta gente c’è, più, meno, uguale. Comincio a credere che la particolarità di questo festival, il Traffic, sia nella fisicità. La fisicità è la particolarità di tutti i festival, cretino mi direte: il fango in Inghilterra, i quarantasette gradi in Spagna, tra trenta giorni. Però concedetemi il confronto tra due fisicità, tra quella che ti vede traslato di metri e metri in un secondo con tanto di gomito sui denti e tra quella che tu sei fermo e senti pressione e al massimo ti sposti lungo il tuo unico grado di libertà, verso l’asse z. Saltelli, premuto. Iggy Pop e gli Stooges ieri, i New Order oggi.

Non vi racconto il viaggio, una successione di macchiette che sembrerebbe inventata e allora preferisco farvi credere che mi teletrasporto, come qualcuno ha scritto, che non ho fatto ventidueore di treno in trentanove ore. Mangio una fetta d’anguria, la seconda dell’estate, ché qui il frigo è piccolo. Gli 808 State non fanno la mia loro canzone preferita, che era lenta, c’era una chitarra slide e sta al di fuori del loro concerto. Forse gli anni Novanta sono troppo vicini per pensarlo già come revival e non serve dire in un certo momento “dov’è il campanaccio?”, perché tanto spunta anche qui. Ci sono quelli con la maglietta con le spille da balia, ci sono quelli che sul giornale hanno letto che c’era un concerto gratis e per una volta hanno evitato la televisione e quell’altro live(lontano)8milamiliardidimiglia da te, ci sono i blogger: a gruppetti prima, raggrumati a scambiare commenti trackback parole balli e saluti poi.

We’re like (crash). Provateci voi a essere attendibili e a ricordarvi che hanno fatto questa o quella scelta, io abdico. È per questo che non sarò mai un bravo scrittore di musica: per quanto possa affidare il mio personale a un post conciso come quello qui sotto, per quanto possa riavvolgere il tutto e scordare che ero lì contento come un bambino e triste come un trentenne, io non c’ero con la testa. Non ero nemmeno deluso del loro aspetto. Bolsi? Le mosse da heavy metal bass di Peterhook? Le magliette aderenti a evidenziare pancioni paterni? Non mi è servito nemmeno chiudere gli occhi.

Loro giocano forte, come direbbero in quel film. Mettono in ballo il passato scomodo, coraggio o incoscienza? Io non ricordo le canzoni del nuovo bruttino disco, tranne una, ma loro non esagerano apposta. La divisione della gioia non mi ha mai rimandato a un gruppo che portasse la gioia, mi sembrava che si riferisse a un sentimento di dissociazione dalla realtà. Ma forse loro hanno ben presente la realtà, quando le canzoni dei Joy Division non pretendono di esserlo ancora, quando di proposito mancano quell’oscurità della voce cavernosa e quegli echi di vuoto generati in produzione artificiale. I New Order suonano alcune cover dei Joy Division, punto. Non vogliono essere quello che non possono più essere, e per questo li ringrazio. Nonostante ciò, She’s Lost Control è strana e inaspettata e non so dire se bene o se male, per i motivi di cui di sopra.

Infilano di seguito Bizarre Love Triangle, True Faith e Love Will Tear Us Apart e davanti a loro mi sento una cacchina che di qui alla fine dei suoi giorni sarà in grado solo di produrre cacchine. Certo hanno la pessima pensata di introdurre Blue Monday con Kylie che canta sopra Can’t Get U Out Of My Head e se non è un riferimento fuori tempo massimo al bastardpop è, peggio, un tributo all’artista operata. Ci si consola col Peterhook batterista su elettronici pad e sulla coda del pubblico che quando la musica svanisce continua col suo u-uh uh uh uh-u. Applausi, non rientrano per un secondo bis, perché il primo era già pensato per la fine.

Si chiude col djset madchestereccio al Giancarlo di occhioallucinato Shaun Ryder e di Tony Wilson che a guardarlo è uguale a Peterhook e al tipo che suonava il sassofono negli 808s. Scopro lì di aver vinto qui un dvd di Benicassim (miragolo) e poi mi sposto verso l’interno, uno dei più angusti e soprattutto uno dei meno ventilati dei Murazzi. Djset enciclopedico, forse banale quando mette di seguito proprio Joy Division e New Order, di certo non esaltante dal punto di vista tecnico. Massimo dell’entusiamo, anche mio, per Mr. Brightside (o Mr. Braitais come dico per scherzo io) dei Killers. C’è un piccolo Daniel Fourth (traduco per ovvi motivi) in tutti noi. Poi torno alla casa aziendale che ho sfruttato per la mia permanenza, mi tolgo la maglietta con la scritta I Am Analog e penso al fatto che è la prima volta che ho visto un gruppo anziano da fan e cerco di scacciare l’idea che io sono come quelli che si sono stracciati gli indumenti per i Pink Floyd o, peggio, per i Pooh.

4.7.05

Blunedì (oggi niente parole, oggi le canzoni)


Canzone all’inizio: Crystal. Il cristallo è fragile, ma nel cristallo c’è piombo.

Canzoni che non ti aspettavi: immaginavo Love Will Tear Us Apart, ero sorpreso per Transmission e per Everything’s Gone Green che si sente poco dal vivo ma ero basito per She’s Lost Control.

Canzone che solo dal vivo hai compreso in tutta la sua tristezza di canzone che sembra felice: Krafty.

(Passo di) Canzone che hai cantato fino a sfilacciare due o tre corde vocali:
“I used to think that the day will never come
I’d see delight in the shade of the morning sun
My morning sun is the drug that brings me near
To the childhood I lost replaced by fear”.

Canzone che hai fotografato dal tuo solitario centrotransenna:

Blue Monday

1.7.05

Maxcar’s gone green


Tutto di seguito che qui si corre che dagli Unicorns sono nati gli Islands che vedrò a luglio i Television ad Alberobello che non vedrò ad agosto i Calexico ad Alberobello che c’ è questo disco in cui David Niven legge lettere d’amore di personaggi storici (trovato su Snow Day e vogliamo parlare della copertina del disco) che c’è che c’è un caldo trooopppo potente che la mia giornata inizia come l’inizio di Krafty che a me va bene che prima che lo spirito del rock da stadio si impadronisca completamente delle loro movenze e dei miei gusti domani vado a vedermi i New Order che a dopo.

Title And Registration



Hai presente quando sul grande schermo appare il titolo del film?