La settimana scorsa mi sono schiodato dal letargo. Tre mesi di allontamento dal clubbing, dieci dal clubbing cittadino sono stati interrotti in onore dei Wighnomy Brothers e delle loro famigerate maratone techno alcoliche dietro davanti sopra sotto alla console. Per avere un'idea
eccoli all'opera quando me li sono persi qui più o meno un anno e mezzo fa con Robag Wruhme che fa jogging davanti a
Raving, I'm Raving e Monkey Maffia che balla attorno ad un albero del lido. Gente umile e di panza, capace di tracannare intere bottiglie di vodka liscia e capace di set a oltranza che ti ripagano di tutti gli stitici da due ore contate.

I due entrano dentro a mezzanotte e mezza, più o meno un quarto d'ora prima dell'apertura porte e del mio ingresso, gironzolano e prestano attenzione al set di apertura con un aria pacata che non lascia intendere quello che succederà da lì a poco. Quando devono prendere possesso dei piatti, la prima azione di Robag è quella di mettere un bicchiere basso pieno di prosecco a girare al posto di un vinile. L'inizio è scuro e compresso, con un suono classico. Via via su quello scheletro si incrociano membra sempre più umane fatte di bassline alla Saunderson e rotondità funk di provenienza house. Io mi sento molto arruginito: non riconosco niente a parte Nina Simone con
Sinnerman e a parte il vero dj tool dell'anno, ovvero il discorso dell'elezione di Obama (già usato anche dai due ragazzi in apertura). Monkey Maffia è scazzato perché uno dei monitor non va e perché dopo il primo cocktail che gli hanno servito hanno portato solo bottiglie di prosecco per Robag e si è dovuto adattare. Robag invece produce il meglio di sé ballando, scolando una bottiglia dopo l'altra e trovando usi alternativi alle cuffie. Tutti cercano di ravvivare la cassa rotta aggiustando fili o dando botte laterali e Robag trasforma questi gesti nel ballo del pugno al monitor o in quello dello schiaffo di vinile sul monitor.

Con giradischi e cdj, il loro mixato è sporco vecchia scuola, con i pezzi che entrano e riescono quando necessario. Forse mi sogno il basso slappato di
Art Of Letting Go di Supermayer, ma via via che dalla terza bottiglia passano alla quarta i suoni si arrotondano e ammorbidiscono un po'. In un set da cinque ore sulla chiusura di
Pimp Jackson partirebbero le ultime due ore prima bpitchkompattose e poi swingjazzorchestrali. Invece qui che al massimo toccheremo le tre ore e mezza, partono con le luci accese gli ultimi due pezzi: su un intro prolungato che sembra un edit di
Windowlicker (ma mica era così lungo su disco?!) canto a squarciagola il
wehaveallthetimeintheworld di Thom Yorke coi Modeselektor - io che canto una canzone di Thom Yorke, non mi si può vedere. Poi parte un pezzo kompaktosissimo (sono quasi sicuro che fosse
Mariposa di Koze) e Robag fa di tutto: mette la quinta bottiglia sul giradischi - cadrà subito - e poi scende ad abbracciare uno a uno tutti i presenti. Vogliono suonare un ultimo disco ma per le sei devono chiudere tutto. Poteva essere
Evan & Chan nel remix una-lacrima-sul-viso di Superpitcher, o
W.E.E.K.E.N.D. di Arling and Cameron,
Raving, I'm Raving o chissà cos'altro. Bisogna però far togliere quest'abitudine agli italiani che urlano "Ul-ti-mo, Ul-ti-mo".

The White Flash - Modeselektor feat. Thom Yorke
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