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30.1.13
Pezzi di vetro
Il nuovo dei Knife. Il nuovo album dei Knife lo aspettavamo da anni, quasi da decenni (noi che non abbiamo ballato a oltranza Oni Ayhun, il progetto tech-house di Olof fratellino Drejier). Il nuovo singolo dei Knife è industriale, è malato per noi che in una fabbrica non ci siamo mai entrati nemmeno in gita (figur't averne la discografia), è disturbante anche perché dura un sacco, quasi dieci minuti. Ho già comprato il biglietto del tour dal vivo, sono pronto a urlare in prima fila "We had a communist in the family", anche se temo perché il disco nuovo dura quasi due ore e se poi fanno un concerto di un'ora più bis e conosco i nomi solo dei bis e non aggiornano setlist.fm veloce? Mentre scrivo ascolto Terror Danjah: Rhythm & Grime Butterz mix e mi piace perché è booty come la mia cantante preferita che ha cantato l'inno nazionale per il mio presidente preferito. E l'hai visto il video: no dico, regista di video porno femministi. Sai che comunicato stampa ci faccio. Peccato che è un po' vorreimanonposso rispetto alla musica, cioé la musica mi diventa arty invece che "pisciare in strada (FATTO), farmi male coi pezzi di vetro (FATTO), scopare in modo malato (FATTI)". Spero che scuotano "quanto basta" il mio quieto vivere.
6.11.12
Election night
Fa strano risentire come era andata quattro anni fa.
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26.8.12
I bei tempi luoghi
Se fai un disco di musica elettronica e arrischi certe melodie, fai un disco nostalgico. Ferraglia e ripetizioni ed è Futuro, due note in fila e ricordi con melanconia la cena coi professori prima dell'esame delle medie e prima delle nottimagicheinseguendoungol. L'equivoco incontro cui stanno andando certi recensori di Steam Days di Nathan Fake è che sia un disco su un tempo andato, quando è un disco su luoghi, in parte andati e in parte tra i piedi e in parte in cui forse non si è ancora stati. Seriamente, anche se siete cervelli in fuga, non state tre-quattro anni lontani da Neketona, voi e la vostra valigia di cartone. Così Steam Days più che un disco sui giorni passati, è un disco sul ritorno dell'altro ieri e quando il tempo è così poco, conta più lo spazio. Il lato destro e il lato sinistro di Paean. Però lo concedo, Necton oggi è meno sonnacchiosa.
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3.4.12
All I need is a little time
(per esempio per scrivere di ciò che ascolto, di ciò che aspetto, del concerto di The Field (+ Esperanza), di tutto quello che intralcia)
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22.2.12
Con le rughe a penzoloni (The Post Service)
Volevo fare della satira su chi ci casca. Cascarci in fondo è la base dell'amore, lo sanno bene gli inglesi. I cinici che non ci cascano sono antipatici, si sa. Il fatto è che sono cinico, ma non riesco ad essere antipatico. E allora davanti a quello che oggettivamente sono le facce di Erica Mou ho pensato, per tutti coloro che hanno amato le faccette e la canzone della vasca piena di lobi penzolanti di Sanremo della cantautrice salentina biscegliese, che non potevo essere cinico, cattivo e antipatico. E allora ho preparato un mashup indietronico scaricabile di quelli che vi sarebbero piaciuti nel 2003. Siamo pronti per il Festivalbar. Ah, non c'è più?
(This Is) The Dream Of Robag And Mou [Nella Vasca Della Dopa maxcar mashup] - Erica Wruhme by maxcar
(This Is) The Dream Of Robag And Mou [Nella Vasca Della Dopa maxcar mashup] - Erica Wruhme by maxcar
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19.2.12
Dalla cameretta al soggiorno (cantata sulla base di From disco to disco)
Venerdì sera ero distrutto. Avevo in programma di andare a sentire BNJM, ma le energie erano al minimo e finora non sono mai riuscito per un motivo o per un altro ad andare a qualcosa che si svolgesse all'Astoria. La botta di adrenalina mi aveva fatto cambiare idea, quando è uscito fuori che sarebbe stato possibile assistere in streaming al live di Luke Abbott da un club di Marsiglia. Era come tornare con commozione ai live via ISDN dei Future Sound Of London. Le cuffie al posto dell'impianto, il commento coi vicini attraverso i media più disparati e la piccola gioia di sensazioni che ci sono, ma sono raffreddate dall'interfaccia e dalla comodità. Ho potuto finalmente ascoltare il nuovo live col nuovo setup, più orientato al club, dato anche che le date del prossimo marzo toccheranno Roma, Firenze e Foligno. Ho persino cliccato più volte su print screen e a un certo punto, quando doveva partire il bis, l'audio è scomparso come se il solito proprietario di locale cattivo lo impedisse. La modernità o la vecchiaia?
23.1.12
Scoloured In Memory
"Your Coca Cola Sign Rattling"
Lo scorso fine settimana tra il singolo dell'anno di Resident Advisor Blawan, la sensazione giovine italiana dell'anno I Cani e le martellate storiche e dell'annodisempre di Regis ho scelto il set ritirato di prima cintura di Fairmont (se non avessi sentito Regis e Function al C2C forse avrei scelto diversamente). Le memorie che mi sento di condividere sono poche e a loro modo soddifatte. Il dj in apertura davanti a una pista letteralmente vuota suona gli MFA(la cinquantina di persone presente a mezzanotte stava dall'altra parte del Barrio al bar, la ragazza del dj era a fianco al palco e la tarantolata(torino-forum-op-cit)ancora non era arrivata). Thelicious apre e chiude con i Koltelli. Fairmont ha un microfono effettatissimo ed è stato massaggiante.
Lo scorso fine settimana tra il singolo dell'anno di Resident Advisor Blawan, la sensazione giovine italiana dell'anno I Cani e le martellate storiche e dell'annodisempre di Regis ho scelto il set ritirato di prima cintura di Fairmont (se non avessi sentito Regis e Function al C2C forse avrei scelto diversamente). Le memorie che mi sento di condividere sono poche e a loro modo soddifatte. Il dj in apertura davanti a una pista letteralmente vuota suona gli MFA(la cinquantina di persone presente a mezzanotte stava dall'altra parte del Barrio al bar, la ragazza del dj era a fianco al palco e la tarantolata(torino-forum-op-cit)ancora non era arrivata). Thelicious apre e chiude con i Koltelli. Fairmont ha un microfono effettatissimo ed è stato massaggiante.
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3.11.11
The Beginning Is Near
Apparat - Song of Los (Director's Cut) from Saman Keshavarz on Vimeo.
Potete reggere tutta questa puccyness? Se sì, ma anche se no, non perdete stasera il concerto di Apparat (e in apertura Lucy) al Teatro Carignano di Torino che aprirà l'XI Club To Club. Anche chi non si accomoderà sui palchi o in platea potrà esserci grazie allo streaming live di Resident Advisor, più o meno dalle 22.30. Da domani poi ci si potrà esercitare nell'Antica Arte Dello Scegliere Ai Festival. Martyn o Theo Parrish? (Theo Parrish) Kuedo o Kode9? (prima Kuedo e poi Kode9) Sandwell District o Raster Noton? (non si può tutti e quattro?). E Zomby sarà tra noi sconfiggendo le malelingue?
10.10.11
The Italian New Wave
The Italian New Wave ebbe a dire l'anno scorso James Holden in chiusura di Club To Club e The Italian New Wave è il motto dell'undicesima edizione del miglior festival musicale italiano. Anticipato dalla tre giorni del Viva Club To Club (dal 20 al 22 Ottobre tra Milano, Roma e Torino con Holy Other, Space Dimension Controller, Kyle Hall, Paolo Della Piana, Bottin, Giorgio Valletta, Teho Tehardo, Giorgio Gigli e Jeff Mills), in onore del 150esimo dell'Unità d'Italia il festival troverà la sua seconda sede nella città di Roma. Dal 3 al 6 Novembre a Torino il festival si approprierà di teatri, gallerie e club culminando col finale al Lingotto. Il calendario come ogni anno non è riassumibile tanto è ricco. Meglio riguardarselo per organizzarsi i propri saltabecchi tra club e sale.
Stereo / Gandalf (dj set)
Ben Klock - Subzero (Function-Regis remix)
Giovedì 3 Novembre
[Teatro Vittoria - 17.00]
Egyptrixx (live set)
[Teatro Carignano - 22.00]
Apparat Band (live set)
Lucy (live set)
[Lapsus - 23.00]
O: Vaghe Stelle + Stargate + A:RA (live set)
Jackmaster (dj set)
Venerdì 4 Novembre
[Teatro Vittoria - 21.00]
Planningtorock (live set)
Opium Child (live set)
[Hiroshima Mon Amour - 23.00]
Kode 9 presents Hyperdub Night:
Kode 9 (3hrs dj set)
Hype Williams (live set)
Martyn (live set)
Cooly G (live set)
e nella seconda sala
Kuedo (live in the mix)
SRSLY (dj set)
[Jam Club - 23.00]
Ben Clock (3hrs dj set)
Theo Parrish (3hrs dj set)
Lucy (dj set)Stereo / Gandalf (dj set)
[Fluido/Gamma - 23.00]
Deniz Kurtel (live set)
dOP (live set)
WPTWL (dj set)
Sabato 5 Novembre
[Teatro Vittoria - 17.00]
R&S Showcase:
Lone (live set)
Untold (live set)
[Museo d'Arte Orientale - 20.00]
Teho Tehardo (Maps of Enthusiasm special project)
[Lingotto Fiere - 22.00]
Padiglione 1:
Modeselektor (live set)
Jeff Mills (dj set)
Marcel Dettman (dj set)
Alva Noto (live set)
Byetone (live set)
Sala Rossa:
Caribou (dj set)
Zomby (live set)
Pantha Du Prince (live set)
Sandwell District: Function & Regis (dj set)
Savana Potente / Claude (dj set)
Per informazioni su biglietti e abbonamenti: http://clubtoclub.it/2011/ita/_tickets_1
1.6.11
Pillole di Primavera Sound 2011 - Giorno 3
(Sim Sala Bin)
Intro: si arriva presto e la prima ora è una birretta sul parco di erba sintetica coi cuscini giallo e blu e i Za! che rompono le palle a The Tallest Man Of Earth appropriato per l'atmosfera rilassata.
Yuck: concerto del pomeriggio del festival. Sono fatti per dargli addosso e invece le loro perfette ovvietà pop da pischelli sono ultrafunzionali per l'auto, la spiaggia e il vento nei capelli. Una lentissima Rubber chiude le carezze.
tUnE-yArDs: ne ignoravo l'esistenza fino al primo pezzo. Ma cosa sono le Cocorosie afrobeat? Musicalmente tocca anche cose che mi piacciono, ma siamo un altro mondo.
Fleet Foxes: sanno suonare insieme, sanno cantare insieme, potrebbero rompere le palle insieme e invece incantano insieme. E poi quei Sim Sala Bim, Mykonos, IwasfollowingtheI sono gli elementi fuori posto che trasformano la normalizzazione nella psichedelia fuoriditesta che sono.
Gang Gang Dance: Santa Dnympha sarà stata la patrona dei malati mentali, delle vittime di incesto e dei fuggiaschi, ma loro sono la spazzatura del mondo sul palco (sono zingari, mi si chiede?). Già si percepisce pesante la cappa di PJ, ma comunque mantengono occupato il Pitchfork Stage, con un live incentrato sull'ultimo discusso (e ottimo) disco. Accompagnati da due Mangoni (uno sbandieratore di lavori stradali e uno storpio che fa la verticale) e con la cantante che indossa la canottiera rigata della salute su una tutina di latex, sono l'effetto Pisapia del Primavera.Il ballo tra la spazzatura umana termina solo quando lo urla il muezzin.
Matthew Dear Live Band: nel pieno del live di PJ non c'è esattamente il pienone per il concerto di Matthew Dear, irricchionito in uno smoking bianco e in atteggiamenti pesantemente new romantic. Stranamente però il live sembra una roba acid house dell'89 grazie alla struttura dilatata e all'apporto costante del trombettista. Menzione d'onore al manipolo di quattordicenni spagnoli (figli di qualche organizzatore?) che conoscono a menadito i pezzi e trasformano il sottopalco nello studio di Non è La Rai.
James Blake DJ Set: le donnine inglesi delle prime file urlano come nemmeno al concerto. Il dj set è tutto quello che ci si aspetta, dagli harmonimix che prendono di mira la musica nera (compreso Bills), ai tentativi di carica techno, dai suoi pezzi non cantati al dubstep puro col basso wahwah scorreggione. Purtroppo manca quel senso di costruzione poco caro al djismo dubstep e molto più presente negli orizzonti dei dj techno.
Animal Collective: merda. Dispersivi e poco propensi a misurarsi col fatto di trovarsi sul palco principale, annegano la prima mezzora in pezzi sconosciuti (era per caso la musica di Oddsac?), in un suono che non convince e in pause che spezzano tutto l'interesse. Si rimpiange l'aver perso gli Odd Future e si corre da DJ Shadow.
DJ Shadow: la trovata visiva del festival è semplicissima. Una palla che contiene il protagonista e tira fuori le tre dimensioni dai visual. Musicalmente non viene fornita nessuna concessione al qui e ora. Il concerto è la visione del mondo musicale di Shadow, forse ora vecchia eppure energetica come quasi nessun'altra esibizione elettronica del festival. Mi sono perso il primo quarto d'ora per colpa dell'organizzazione (ha fatto Midnight?) ma per il resto dopo un po' di inediti è partita una sequela di tesissime riletture dei primi due dischi. Forse ancor più dei Pulp, per la distanza da quei giorni e da quei beats, questo è stato il vero momento nostalgia del festival. E il finale, coi titoli di coda in Orbovision.
Persi della giornata: John Cale, Damo Suzuki, The Soft Moon, Mercury Rev, Einstürzende Neubaten, Galaxie 500, Jon Spencer Blues Xplosion (ma sentita di passaggio Flava), Odd Future, Holy Ghost, Kode 9, Caspa, Mogwai (Messi Fear Satan)
Yuck: concerto del pomeriggio del festival. Sono fatti per dargli addosso e invece le loro perfette ovvietà pop da pischelli sono ultrafunzionali per l'auto, la spiaggia e il vento nei capelli. Una lentissima Rubber chiude le carezze.
tUnE-yArDs: ne ignoravo l'esistenza fino al primo pezzo. Ma cosa sono le Cocorosie afrobeat? Musicalmente tocca anche cose che mi piacciono, ma siamo un altro mondo.
Fleet Foxes: sanno suonare insieme, sanno cantare insieme, potrebbero rompere le palle insieme e invece incantano insieme. E poi quei Sim Sala Bim, Mykonos, IwasfollowingtheI sono gli elementi fuori posto che trasformano la normalizzazione nella psichedelia fuoriditesta che sono.
Gang Gang Dance: Santa Dnympha sarà stata la patrona dei malati mentali, delle vittime di incesto e dei fuggiaschi, ma loro sono la spazzatura del mondo sul palco (sono zingari, mi si chiede?). Già si percepisce pesante la cappa di PJ, ma comunque mantengono occupato il Pitchfork Stage, con un live incentrato sull'ultimo discusso (e ottimo) disco. Accompagnati da due Mangoni (uno sbandieratore di lavori stradali e uno storpio che fa la verticale) e con la cantante che indossa la canottiera rigata della salute su una tutina di latex, sono l'effetto Pisapia del Primavera.Il ballo tra la spazzatura umana termina solo quando lo urla il muezzin.
Matthew Dear Live Band: nel pieno del live di PJ non c'è esattamente il pienone per il concerto di Matthew Dear, irricchionito in uno smoking bianco e in atteggiamenti pesantemente new romantic. Stranamente però il live sembra una roba acid house dell'89 grazie alla struttura dilatata e all'apporto costante del trombettista. Menzione d'onore al manipolo di quattordicenni spagnoli (figli di qualche organizzatore?) che conoscono a menadito i pezzi e trasformano il sottopalco nello studio di Non è La Rai.
James Blake DJ Set: le donnine inglesi delle prime file urlano come nemmeno al concerto. Il dj set è tutto quello che ci si aspetta, dagli harmonimix che prendono di mira la musica nera (compreso Bills), ai tentativi di carica techno, dai suoi pezzi non cantati al dubstep puro col basso wahwah scorreggione. Purtroppo manca quel senso di costruzione poco caro al djismo dubstep e molto più presente negli orizzonti dei dj techno.
Animal Collective: merda. Dispersivi e poco propensi a misurarsi col fatto di trovarsi sul palco principale, annegano la prima mezzora in pezzi sconosciuti (era per caso la musica di Oddsac?), in un suono che non convince e in pause che spezzano tutto l'interesse. Si rimpiange l'aver perso gli Odd Future e si corre da DJ Shadow.
DJ Shadow: la trovata visiva del festival è semplicissima. Una palla che contiene il protagonista e tira fuori le tre dimensioni dai visual. Musicalmente non viene fornita nessuna concessione al qui e ora. Il concerto è la visione del mondo musicale di Shadow, forse ora vecchia eppure energetica come quasi nessun'altra esibizione elettronica del festival. Mi sono perso il primo quarto d'ora per colpa dell'organizzazione (ha fatto Midnight?) ma per il resto dopo un po' di inediti è partita una sequela di tesissime riletture dei primi due dischi. Forse ancor più dei Pulp, per la distanza da quei giorni e da quei beats, questo è stato il vero momento nostalgia del festival. E il finale, coi titoli di coda in Orbovision.
Persi della giornata: John Cale, Damo Suzuki, The Soft Moon, Mercury Rev, Einstürzende Neubaten, Galaxie 500, Jon Spencer Blues Xplosion (ma sentita di passaggio Flava), Odd Future, Holy Ghost, Kode 9, Caspa, Mogwai (Messi Fear Satan)
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23.5.11
Non è tutto Oro quel che fa Primavera
Gli ultimi preparativi in vista della partenza per Barcelona e il Primavera Sound sono in corso (pochi dubbi sulle cose che sentirò). Quasi come un antipasto, il weekend torinese ha proposto una due giorni a base di Gold Panda e Gonjasufi, utile per ridurre il numero delle sovrapposizioni (nel caso di Gold Panda con i coriandoli, i tric trac e le sorprese dei Flaming Lips e nel caso di Gonjasufi con l'esibizione di Gonjasufi).
Partiamo appunto da Gonjasufi. Avevo letto in giro qualche recensione basita delle più recenti esibizioni dello sciamanoinsegnantediyogasufistaetcetc e allora ho tenuto d'occhio i giudizi sulla data bolognese di venerdì. Dato che è sembrata a tutti una roba indegna (hardcore fracassone suonato male) e che non c'entrava niente col disco, ho lasciato perdere e risparmiato soldi ed energie. Pare poi che anche qui abbia replicato con lo spettacolino sfollagente.
Il giorno prima in uno Spazio 211 ormai pronto per i concerti all'aperto (la caldazza) Gold Panda chiudeva la stagione di Loser. Laptop, controller, manopole, un pedale per droni, un telone di cerata alle spalle su cui proiettare qualche visual liquido nientediche, collanazza, maglietta da biker e il cappuccio tirato su a tener fermo il riporto. Gold Panda inizia droneggiante e montando su i beat sul momento, poi tira dritto ed è un piacere. Ogni tanto svirgola col beat repeat, spezza con inserti random e quasi sempre torna a droneggiare sul finale. Lo fa quasi in ogni pezzo, tanto che nonostante i suoni ottimi e il tiro quando ingrana, il tutto sembra non risolto e prevedibile. Molto meglio appunto quando strati e spezzate vengono integrate nel flusso che li nasconde (drone in mezzo al pezzo = figo, drone alla fine del pezzo = coda alla fine dei pezzi dei concerti dei Pooh). Sarebbe insomma meglio vederlo in un livedjset a un orario più tardo invece che in un concerto. Nota di curiosità: il pubblico oltre ai soliti frequentatori di concerti era equamente suddiviso tra indiemodaioli e frequentatori della Notte della Taranta di Melpignano. Ragazze vestite con palandrane, ragazzi coi tondi nei lobi delle orecchie, ballo che coglieva certe derive da pizzica di alcuni pezzi, pogo(!), mancavano solo le damigiane di vino fatto con la bustina. Non andavo a un concerto da un po' di tempo, devo essermi perso qualcosa, cos'è lo stile hippie-Coachella?
Purtroppo poi il sabato mi sono perso Tom Trago, che col Primavera non c'entra niente, ma bisogna risparmiare le energie.
Snow & Taxis (Glitterbug's Pink Snow by Gold Panda
Partiamo appunto da Gonjasufi. Avevo letto in giro qualche recensione basita delle più recenti esibizioni dello sciamanoinsegnantediyogasufistaetcetc e allora ho tenuto d'occhio i giudizi sulla data bolognese di venerdì. Dato che è sembrata a tutti una roba indegna (hardcore fracassone suonato male) e che non c'entrava niente col disco, ho lasciato perdere e risparmiato soldi ed energie. Pare poi che anche qui abbia replicato con lo spettacolino sfollagente.
Il giorno prima in uno Spazio 211 ormai pronto per i concerti all'aperto (la caldazza) Gold Panda chiudeva la stagione di Loser. Laptop, controller, manopole, un pedale per droni, un telone di cerata alle spalle su cui proiettare qualche visual liquido nientediche, collanazza, maglietta da biker e il cappuccio tirato su a tener fermo il riporto. Gold Panda inizia droneggiante e montando su i beat sul momento, poi tira dritto ed è un piacere. Ogni tanto svirgola col beat repeat, spezza con inserti random e quasi sempre torna a droneggiare sul finale. Lo fa quasi in ogni pezzo, tanto che nonostante i suoni ottimi e il tiro quando ingrana, il tutto sembra non risolto e prevedibile. Molto meglio appunto quando strati e spezzate vengono integrate nel flusso che li nasconde (drone in mezzo al pezzo = figo, drone alla fine del pezzo = coda alla fine dei pezzi dei concerti dei Pooh). Sarebbe insomma meglio vederlo in un livedjset a un orario più tardo invece che in un concerto. Nota di curiosità: il pubblico oltre ai soliti frequentatori di concerti era equamente suddiviso tra indiemodaioli e frequentatori della Notte della Taranta di Melpignano. Ragazze vestite con palandrane, ragazzi coi tondi nei lobi delle orecchie, ballo che coglieva certe derive da pizzica di alcuni pezzi, pogo(!), mancavano solo le damigiane di vino fatto con la bustina. Non andavo a un concerto da un po' di tempo, devo essermi perso qualcosa, cos'è lo stile hippie-Coachella?
Purtroppo poi il sabato mi sono perso Tom Trago, che col Primavera non c'entra niente, ma bisogna risparmiare le energie.
Snow & Taxis (Glitterbug's Pink Snow by Gold Panda
9.3.11
Little Fluffy Clouds
Piccoli usi e costumi d'ascolto: ho abbandonato da mesi gli ascolti da Hype Machine in favore della scriteriatezza di Soundcloud. Abbozzi, mondi multipli e qualche volta semplicemente le anteprime dei "grossi". In fondo però ci si appassiona appunto ad altro, al patchinko di Paruko, che si definisce un impiegato con molti hobby e non un artista, al nome di Taragana Pyjarama, che specifica di essere danese, o all'istant △OOШ di Шike Ƀongiorno's Ͼorpse. La mancanza di necessità delle uscite discografiche degli ultimi anni e della fugace età di Myspace al confronto vi sembrerà niente e sarà bellissimo, per i prossimi due mesi.
PS: poi certo ci sono anche le piccole etichette encomiabili, le esclusive che non verranno pubblicate e probabilmente potremo sentirci anche i nuovi pezzi dei Flaming Lips senza mangiarci il caramellone. Ma vuoi mettere leggere i commenti di decine di peruviani che improvvisamente decidono di commentare in massa il progettino del tuo vicino di pianerottolo?
PS: poi certo ci sono anche le piccole etichette encomiabili, le esclusive che non verranno pubblicate e probabilmente potremo sentirci anche i nuovi pezzi dei Flaming Lips senza mangiarci il caramellone. Ma vuoi mettere leggere i commenti di decine di peruviani che improvvisamente decidono di commentare in massa il progettino del tuo vicino di pianerottolo?
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17.1.11
Maglioni
Maglioni vuol dire anche 'quelli che sudano'
Sempre più amore per Robag. Quegli alberi ballano nel freddo.
10.12.10
My head is a big smile (op. cit.)
Non è una gara di magia, non è un minifestival twee, non è un convegno su come a voi piccoli principi con dei giochi di prestigio verrà fatta sparire la pensione. Sabato sera in quel del Gamma/Fluido comincia Houdini con il primo di (si spera) una serie di appuntamenti di dance "altra", ovvero lo showcase romagnol-torinese della Margot Records. I beneamati Margot proporranno il loro misto di live e djset e saranno preceduti dal live per sintetizzatori e batterie analogiche di Matteo Scaioli. A fare gli onori di casa gli organizzatori Vaghe Stelle, col suo live già apprezzato al Club To Club, e Sergio Ricciardone. Piccola postilla: ritengo una cosa encomiabile la comunicazione con giusto anticipo della scaletta, che in questo caso dovrebbe consistere in
23.00 Sergio Ricciardone (djset)
00.30 Matteo Scaioli (live)
01.30 Vaghe Stelle (live)
02.30 Margot (live + djset)
Sim, sala, bim!
ICube - Un Proton Pour Toi, Un Neutron Pour Moi vs. Margot - Be A Star (James Holden DJ Set) by Muzhi
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1.12.10
Sai le mie canzoni preferite dei Radiohead? Non sono dei Radiohead
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28.11.10
Tron-i, non ci sono paragon-i
Viviamo nel futuro, non abbiamo bisogno di inseguirlo questo weekend.
Avrei potuto barcamenarmi tra la dubstep venata di techno di Jack Sparrow all'Imbarchino sulla sponda del Po e la giovane promessa russhouse Nina Kraviz in un postaccio e ritrovarmi teletrasporato in un afterhour ai Murazzi con Deadbeat che suonerà domani mattina dalle sei (i pseudo dj elettromilanesi buoni per il pubblico dei mINISTRI non son degni nemmeno di nomina). Ma c'è il Torino Film Festival: solo che mi faccio convincere che il sopporto di una storiaccia romantica scema di due scemi che non siamo noi non possa essere affiancata a un concerto dei Broken Social Scene in cinemascopa (This Movie Is Broken) e finirà che domani non mi deciderò tra l'ultimo Carpenter e lo sbaglio Suck dei vampiri + vecchie glorie rock. Così rimango a casa e mi interrogo sulle colonne sonore di Tron. Domani dovrebbe nevicare.
Nel 1982 avevo sei anni e avevo deciso di abbandonare la droga pesante della pagina puzzosa di petrolio di Braccio di Ferro (con cui, tra l'altro due anni prima, avevo iniziato a leggere) in favore dei miei primi numeri patinati di Topolino (penso si fosse intorno al numero 700 e ricordo quell'anno anche un mazzo di carte natalizie in allegato). Su Topolino si parlava di Tron, c'erano delle immagini che non erano a fumetti. Ricordo che la cosa mi stranizzò e mi informai sulla stampa seria (credo Il Giornale di Sicilia, immagino già all'epoca diretto da Giovanni Pepi, ma lo dirigerà ancora Giovanni Pepi o sarà concondirettore, cenni di pepi?) riguardo al film-tentativo di mimesi col mondo dei videogiochi. Pare che all'epoca fu un gran flop. Wikipedia mi dice che incassò il doppio dei costi e immagino che per un film Disney (Topolino!) fosse niente, ma - ehi - fu un successo/cult negli anni a venire per il VHS e i muri delle camerette dei cervelloni che scoppiarono con la prima bolla della new-economy - io a ventanni non avevo un garage ma un posto macchina all'aperto.Morale della favola End of line: non vidi Tron a sei anni e per i ventotto anni successivi.
La colonna sonora di Tron fu commissionata a Wendy 'aranciameccanicaswitchedon' Carlos. Le affiancarono l'Orchestra Sinfonica di Londra per normalizzarla in termini di tempo ciclo e di resa sonora e lei se ne uscì fuori con i soliti moog dissonanti e sognanti da battuta mista e ossessività zuccherosa e fiduciosa sinistra nel futuro. Il Potere ebbe la meglio e pensò per il pubblico che si alzava dalle sedie e lasciava la sala i Journey di Only Solutions. Lei accettò di buon grado e fu lì quando i master delle registrazioni si erano deteriorati cosi tanto da non poter generare l'agognata ristampa su CD: così ha provveduto personalmente a mettere i master in forno per restaurarli.
Ventotto anni dopo sta per uscire il reboot di Tron, Tron: Legacy e la Disney ha affidato la colonna sonora ai mie robot preferiti, i Daft Punk. Quando penso che abbiano ormai saturato il loro livello di figosità, spostano sempre l'asticella in sù di qualche metro. Per certi versi Wendy e i Daft sono molto simili: immaginario tecnologico futuristico rubigno ma non troppo e quindi pop. Nella colonna concedono entrambi alla moda dell'epoca, Wendy con gli sviolini magniloquenti disnei per le scene di azione e di bacio à la Julesetjim con bit di parità e i Punks con i mono-toni mono-liti alla Inception del Cavaliere Oscuro che in supersurround strombazzano per svegliare chi non regge alla maestosità. L'ovvio retrogusto è che la colonna sonora di Wendy ispirava una fiducia serpeggiante, mentre i Daft rendono un senso di oppressione tale che il sovvertimento non potrà che essere epico e vano, pieno di beats granulati e derezzati, pronti per un seguito. Quando si liberano dalla necessità delle trombe però vengono fuori i sintetizzatori grindeggianti, i bit che ormai non sanno se dire sì o no e fanno da 64773r13 - il gioco è cambiato! -, il funk lento e sciocco game over di End Of Line, le papere derezzate. Solar Sailer così trattenuta esclama una e una sola cosa: i Daft Punk dovrebbero scrivere tutte le colonne sonore di tutti i film del mondo, di Avati, Kiarostami, Araki e Kitano. Nella seconda parte di Disc Wars gli arpeggi si intrecciano e folleggiano e i titoli di coda sono il richiamo pop scemo soluzione al fuori contesto dei Journey, keygrip, foley, thanks to the city of chattanooga col finale e le sedie ormai vuote. Sarà noiosa come una soundtrack pura, eppure è capace di raccontarti il film anche se non lo vedrai e non hai visto il padre e le moto vettoriali nell'82.
Nell'82 si aveva in mente che la comprensione popolare sarebbe passata per i template del videogioco. Un programmatore avrebbe dimostrato di essere stato derubato da un altro ingegnere e avrebbe avuto la meglio sul MCP. Oggi la comprensione popolare persegue le logiche del paesepiccoloelagentemormora su un gigapaese creato da un programmatore che giustamente ha fatto prima degli altri qualcosa che altri avevano pensato (com'è 1.0 rubare). Tron: Legacy uscirà a Natale in 3D, in IMAX,ma nelle nostre cuffie lo abbiamo già visto senza bisogno di occhiali*
*prima o poi dovrei decidermi a vedere il mio primo film 3D, visto che oggi ho visto Tron
Avrei potuto barcamenarmi tra la dubstep venata di techno di Jack Sparrow all'Imbarchino sulla sponda del Po e la giovane promessa russhouse Nina Kraviz in un postaccio e ritrovarmi teletrasporato in un afterhour ai Murazzi con Deadbeat che suonerà domani mattina dalle sei (i pseudo dj elettromilanesi buoni per il pubblico dei mINISTRI non son degni nemmeno di nomina). Ma c'è il Torino Film Festival: solo che mi faccio convincere che il sopporto di una storiaccia romantica scema di due scemi che non siamo noi non possa essere affiancata a un concerto dei Broken Social Scene in cinemascopa (This Movie Is Broken) e finirà che domani non mi deciderò tra l'ultimo Carpenter e lo sbaglio Suck dei vampiri + vecchie glorie rock. Così rimango a casa e mi interrogo sulle colonne sonore di Tron. Domani dovrebbe nevicare.
Nel 1982 avevo sei anni e avevo deciso di abbandonare la droga pesante della pagina puzzosa di petrolio di Braccio di Ferro (con cui, tra l'altro due anni prima, avevo iniziato a leggere) in favore dei miei primi numeri patinati di Topolino (penso si fosse intorno al numero 700 e ricordo quell'anno anche un mazzo di carte natalizie in allegato). Su Topolino si parlava di Tron, c'erano delle immagini che non erano a fumetti. Ricordo che la cosa mi stranizzò e mi informai sulla stampa seria (credo Il Giornale di Sicilia, immagino già all'epoca diretto da Giovanni Pepi, ma lo dirigerà ancora Giovanni Pepi o sarà concondirettore, cenni di pepi?) riguardo al film-tentativo di mimesi col mondo dei videogiochi. Pare che all'epoca fu un gran flop. Wikipedia mi dice che incassò il doppio dei costi e immagino che per un film Disney (Topolino!) fosse niente, ma - ehi - fu un successo/cult negli anni a venire per il VHS e i muri delle camerette dei cervelloni che scoppiarono con la prima bolla della new-economy - io a ventanni non avevo un garage ma un posto macchina all'aperto.
La colonna sonora di Tron fu commissionata a Wendy 'aranciameccanicaswitchedon' Carlos. Le affiancarono l'Orchestra Sinfonica di Londra per normalizzarla in termini di tempo ciclo e di resa sonora e lei se ne uscì fuori con i soliti moog dissonanti e sognanti da battuta mista e ossessività zuccherosa e fiduciosa sinistra nel futuro. Il Potere ebbe la meglio e pensò per il pubblico che si alzava dalle sedie e lasciava la sala i Journey di Only Solutions. Lei accettò di buon grado e fu lì quando i master delle registrazioni si erano deteriorati cosi tanto da non poter generare l'agognata ristampa su CD: così ha provveduto personalmente a mettere i master in forno per restaurarli.
Ventotto anni dopo sta per uscire il reboot di Tron, Tron: Legacy e la Disney ha affidato la colonna sonora ai mie robot preferiti, i Daft Punk. Quando penso che abbiano ormai saturato il loro livello di figosità, spostano sempre l'asticella in sù di qualche metro. Per certi versi Wendy e i Daft sono molto simili: immaginario tecnologico futuristico rubigno ma non troppo e quindi pop. Nella colonna concedono entrambi alla moda dell'epoca, Wendy con gli sviolini magniloquenti disnei per le scene di azione e di bacio à la Julesetjim con bit di parità e i Punks con i mono-toni mono-liti alla Inception del Cavaliere Oscuro che in supersurround strombazzano per svegliare chi non regge alla maestosità. L'ovvio retrogusto è che la colonna sonora di Wendy ispirava una fiducia serpeggiante, mentre i Daft rendono un senso di oppressione tale che il sovvertimento non potrà che essere epico e vano, pieno di beats granulati e derezzati, pronti per un seguito. Quando si liberano dalla necessità delle trombe però vengono fuori i sintetizzatori grindeggianti, i bit che ormai non sanno se dire sì o no e fanno da 64773r13 - il gioco è cambiato! -, il funk lento e sciocco game over di End Of Line, le papere derezzate. Solar Sailer così trattenuta esclama una e una sola cosa: i Daft Punk dovrebbero scrivere tutte le colonne sonore di tutti i film del mondo, di Avati, Kiarostami, Araki e Kitano. Nella seconda parte di Disc Wars gli arpeggi si intrecciano e folleggiano e i titoli di coda sono il richiamo pop scemo soluzione al fuori contesto dei Journey, keygrip, foley, thanks to the city of chattanooga col finale e le sedie ormai vuote. Sarà noiosa come una soundtrack pura, eppure è capace di raccontarti il film anche se non lo vedrai e non hai visto il padre e le moto vettoriali nell'82.
Nell'82 si aveva in mente che la comprensione popolare sarebbe passata per i template del videogioco. Un programmatore avrebbe dimostrato di essere stato derubato da un altro ingegnere e avrebbe avuto la meglio sul MCP. Oggi la comprensione popolare persegue le logiche del paesepiccoloelagentemormora su un gigapaese creato da un programmatore che giustamente ha fatto prima degli altri qualcosa che altri avevano pensato (com'è 1.0 rubare). Tron: Legacy uscirà a Natale in 3D, in IMAX,ma nelle nostre cuffie lo abbiamo già visto senza bisogno di occhiali*
*prima o poi dovrei decidermi a vedere il mio primo film 3D, visto che oggi ho visto Tron
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10.11.10
She makes my heart beat the same way as at the start of Blue Monday. Always the last song that they play
Club To Club X: Venerdì Notte, Hiroshima Mon Amour
In ritardo di un'ora sulla tabella di marcia, ma comunque in orario per le prime esibizioni interessanti, abbandono l'idea di recarmi al Supermarket per mezzora di Oni Ayhun prima dei live di Caribou e Four Tet all'Hiroshima: i King Midas Sound su disco non mi sono dispiaciuti, un buon triphop con bassi attuali e il giusto legante con la parte precedente al Teatro Carignano, ma ero molto curioso dell'esibizione del Fratello Coltello prima di Jeff Mills. Conscio dei miei limiti, mi sono diretto all'Hiroshima dove campeggiavano minacciosi i cartelli che annunciavano il sold out: fortunatamente il pienone era già dentro e sono entrato velocemente per il non inizio del gruppo "pop" di The Bug.
Per problemi di "ciabatta" una serie di false partenze e un forzato reboot del mac innervosiscono The Bug, che col cappuccio della felpa tirato sul cappellino, il pizzo minaccioso e lo sguardo freddo sembra un boscaiolo sadico, uno di quelli che nei film porno recitano la parte del cattivo. Invece è solo teso per la situazione, nonostante il pubblico capisca e non dia di matto e lo conforti non appena è possibile la ripresa. Da quel momento insieme all'immancabile poeta caffettiera giamaicazzo hardcore continuum e alla vocalist orientale me love you long time, bye bye, aggrediscono il pubblico con frequenze che purtroppo non arrivano perfettamente e con un massivo attacco di tensione e dolcezza urbana. Outta Space, Goodbye Girl, Meltdown ed Earth a Killa sono i picchi personali che ripagano dal fatto che con mezz'ora-trequarti di ritardo sarebbe stato pensabile il saltimbecco di clubinclub.
Il passaggio di testimone tra i bassi e la techno pop psichedelica che andrà a monopolizzare la restante parte del mio C2C avviene nel momento in cui Danibou Snaith sale sul palco con la consueta formazione raccolta circolare che abbandona la doppia batteria in favore di un suono meno freecaotico e più andante. D'altra parte nelle sue continue variazioni Caribou ha mantenuto solo la matrice psichedelica passando dai cut'n'paste orientali e freak delle prime produzioni Manitoba alla technopop per la Plastic People di Swim, via il surf di Andorra. Cazzate. Sull'arpeggio di Swaili che apre il concerto, qualcuno lancia in aria dei brillantini che si attaccano sulla pelle di tutte le prime file. Il colpo d'occhio è notevole, forse anche notevolmente gay disco. Il primo coro è già da braccia alzate. Leave House inizia con un tiro rock che cancella il remix di Motor City Drum Ensemble e termina con una coda crauta che si attacca ad una Niobe a pressione concentrica. Complice il pienone entusiasta, vedo la prima atmosfera di ballo convinta, sudata e lontana dal giustificazionismo storico e/o intellettuale della serata precedente: Bowls è una cascata di mattoncini, pentole e arpe sadicamente rallentata. Quando termina, arriva l'unica onda dal passato di Melody Day. Il ritmo riprende in souplesse con la dolcezza malinconica di Found Out: Everything that she says she can fall for, she knows she'll be there on her own (fa troppo Redronnie citare i testi, di più tradurli).
Una Hannibal technoide spezza il flusso in vista del finale: il cuore grande di Jamelia e lo sculettamento innocuo e forse un po' inutile di Odessa fanno da preludio a una Sun suite che si ferma e riparte sempre più grossa con un finale che strappa urla applausi mani salti sun sun sunsunsnsnsn luci crash e ringraziamenti convinti da tutte e due le parti.
Certo, è la techno e l'elettronica indi-esposta e forse sminuita (quando ho sentito Swim per la prima volta ho pensato a una cattiva scopiazzatura di Four Tet), ma forse è anche la lezione del prendere la musica elettronica e psichedelica che si ama per fare un pop più simile a quello che ci piace.
Found Out by Caribouband
Mentre si smontano gli strumenti, scende come una mannaia My Girls degli Animal Collective. Vado verso il bar e incrocio Four Tet che si dirige verso il palco. "Go Kieran" e gli stringo il braccio. Sorride sornione. Quando prende possesso dell'Hiroshima con una Sing in progressione che si tramuta in una sincopata e sfalzante Nothing To See, è chiaro quanto voglia instaurare, pur col suo materiale, un'atmosfera da discoteca techno in ora di picco. A un pezzo che non ricordo (una roba da Ringer?) segue la pausa "Ilaria potrei piangere" (vedi video annesso) di Angel Echoes.
Solo un cuore prima di ripartire con una Love Cry multiritmica prima di un altro non riconosciuto/estratto da Ringer. Il finale marziale e pieno di ninnoli di Plastic People in realtà non sarà il finale. Richiamato sul palco, Four Tet chiuderà con gli arpeggi di Ringer in persona che sono stati il primo nero su bianco dell'infatuazione da club dei suoi ultimi tempi.
Ormai troppo tardi per raggiungere il finale qualcosa nel cielo di Jeff Mills, decido di ritirarmi e ricaricarmi, non prima di essere preso per il culo per tutto il glitter che avevo addosso. Sei andato a fare le marchette? Questo tu non devi dirlo.
soul jazz future bass-four tet-Nothing To See by The Drift Record Shop
In ritardo di un'ora sulla tabella di marcia, ma comunque in orario per le prime esibizioni interessanti, abbandono l'idea di recarmi al Supermarket per mezzora di Oni Ayhun prima dei live di Caribou e Four Tet all'Hiroshima: i King Midas Sound su disco non mi sono dispiaciuti, un buon triphop con bassi attuali e il giusto legante con la parte precedente al Teatro Carignano, ma ero molto curioso dell'esibizione del Fratello Coltello prima di Jeff Mills. Conscio dei miei limiti, mi sono diretto all'Hiroshima dove campeggiavano minacciosi i cartelli che annunciavano il sold out: fortunatamente il pienone era già dentro e sono entrato velocemente per il non inizio del gruppo "pop" di The Bug.
Per problemi di "ciabatta" una serie di false partenze e un forzato reboot del mac innervosiscono The Bug, che col cappuccio della felpa tirato sul cappellino, il pizzo minaccioso e lo sguardo freddo sembra un boscaiolo sadico, uno di quelli che nei film porno recitano la parte del cattivo. Invece è solo teso per la situazione, nonostante il pubblico capisca e non dia di matto e lo conforti non appena è possibile la ripresa. Da quel momento insieme all'immancabile poeta caffettiera giamaicazzo hardcore continuum e alla vocalist orientale me love you long time, bye bye, aggrediscono il pubblico con frequenze che purtroppo non arrivano perfettamente e con un massivo attacco di tensione e dolcezza urbana. Outta Space, Goodbye Girl, Meltdown ed Earth a Killa sono i picchi personali che ripagano dal fatto che con mezz'ora-trequarti di ritardo sarebbe stato pensabile il saltimbecco di clubinclub.
Il passaggio di testimone tra i bassi e la techno pop psichedelica che andrà a monopolizzare la restante parte del mio C2C avviene nel momento in cui Danibou Snaith sale sul palco con la consueta formazione raccolta circolare che abbandona la doppia batteria in favore di un suono meno freecaotico e più andante. D'altra parte nelle sue continue variazioni Caribou ha mantenuto solo la matrice psichedelica passando dai cut'n'paste orientali e freak delle prime produzioni Manitoba alla technopop per la Plastic People di Swim, via il surf di Andorra. Cazzate. Sull'arpeggio di Swaili che apre il concerto, qualcuno lancia in aria dei brillantini che si attaccano sulla pelle di tutte le prime file. Il colpo d'occhio è notevole, forse anche notevolmente gay disco. Il primo coro è già da braccia alzate. Leave House inizia con un tiro rock che cancella il remix di Motor City Drum Ensemble e termina con una coda crauta che si attacca ad una Niobe a pressione concentrica. Complice il pienone entusiasta, vedo la prima atmosfera di ballo convinta, sudata e lontana dal giustificazionismo storico e/o intellettuale della serata precedente: Bowls è una cascata di mattoncini, pentole e arpe sadicamente rallentata. Quando termina, arriva l'unica onda dal passato di Melody Day. Il ritmo riprende in souplesse con la dolcezza malinconica di Found Out: Everything that she says she can fall for, she knows she'll be there on her own (fa troppo Redronnie citare i testi, di più tradurli).
Una Hannibal technoide spezza il flusso in vista del finale: il cuore grande di Jamelia e lo sculettamento innocuo e forse un po' inutile di Odessa fanno da preludio a una Sun suite che si ferma e riparte sempre più grossa con un finale che strappa urla applausi mani salti sun sun sunsunsnsnsn luci crash e ringraziamenti convinti da tutte e due le parti.
Certo, è la techno e l'elettronica indi-esposta e forse sminuita (quando ho sentito Swim per la prima volta ho pensato a una cattiva scopiazzatura di Four Tet), ma forse è anche la lezione del prendere la musica elettronica e psichedelica che si ama per fare un pop più simile a quello che ci piace.
Found Out by Caribouband
Mentre si smontano gli strumenti, scende come una mannaia My Girls degli Animal Collective. Vado verso il bar e incrocio Four Tet che si dirige verso il palco. "Go Kieran" e gli stringo il braccio. Sorride sornione. Quando prende possesso dell'Hiroshima con una Sing in progressione che si tramuta in una sincopata e sfalzante Nothing To See, è chiaro quanto voglia instaurare, pur col suo materiale, un'atmosfera da discoteca techno in ora di picco. A un pezzo che non ricordo (una roba da Ringer?) segue la pausa "Ilaria potrei piangere" (vedi video annesso) di Angel Echoes.
Solo un cuore prima di ripartire con una Love Cry multiritmica prima di un altro non riconosciuto/estratto da Ringer. Il finale marziale e pieno di ninnoli di Plastic People in realtà non sarà il finale. Richiamato sul palco, Four Tet chiuderà con gli arpeggi di Ringer in persona che sono stati il primo nero su bianco dell'infatuazione da club dei suoi ultimi tempi.
Ormai troppo tardi per raggiungere il finale qualcosa nel cielo di Jeff Mills, decido di ritirarmi e ricaricarmi, non prima di essere preso per il culo per tutto il glitter che avevo addosso. Sei andato a fare le marchette? Questo tu non devi dirlo.
soul jazz future bass-four tet-Nothing To See by The Drift Record Shop
9.11.10
Teatro di bassi
Club To Club X, Venerdì, Teatro Carignano, Hyperdub evening
Arrivo più o meno all'ultimo minuto ma mi salva la mezzora accademica di ritardo sull'ingresso. A quel punto la cosa più divertente da fare è cercare di approfittare dei riflessi della folla e in men che non si dica non appena comincia l'ingresso dalla porta principale, entro insieme a una decina di altri dalla porta a fianco che non dovrebbe essere aperta. Tanto quasi tutta la platea è riservata a quelli che andranno via prima della fine e io mi accomodo in ultima fila centrale privilegiando l'acustica alla vista. Tanto sarà tutto scuro ed hyperdub.
La serata è interamente dedicata alla casa discografica che sta ridefinendo i confini dei bassi che incontrano l'elettronica. Il piatto forte è indiscutibilmente il gran patron Kode9 che suona Burial. La malinconia di Endorphin aleggia nel buio, poche luci verticali illuminano in maniera parsimoniosa il velluto dietro Kode9, e si tramuta in Fostercare. Il crepitio che non sai se sia puntina, pioggia o falò delle puttane segnerà un set strano fatto di frammenti da trenta secondi, schegge subito interrotte di pezzi nuovi e vecchi che incantano con le solite voci e i soliti rumori ma anche con divagazioni più o meno nuove quando il suono diventa più sintetico che in passato o persegue le stesse dinamiche di Moth. Prophecy e Vial. Il pubblico insieme intimorito e distratto dalla ADHD di Kode9 punteggia con qualche applauso e urlo fino alla conclusiva Ghost Hardware. Una roba che lascia insieme interdetti come da uno spot pubblicitario troppo veloce e a bocca aperta come una meraviglia perfetta e fuori posto.
Kode9 Presents Burial - Studio Session, Mary Anne Hobbs - BBC Radio 1 2007-10-17 by +dB
Kode9 taglia corto e accoglie sul palco il fido Spaceape. Io ho un problema con Spaceape: capisco l'hardcore continuum e tutti quei fatti, ma su disco la voce da caffettiera intasata giamaicazza mi urta e mi impedisce di apprezzare la musica di Kode9. Fortunatamente dal vivo, complice un pitch reale più alto, Spaceape è molto meglio che su disco e il live fatto per gran parte di Memories Of The Future e dei vari singoli sparsi tra ep e compilation ormai è oliato e solido. Certo l'impressione è quella che tutto ciò si trovi nel posto sbagliato, lontano dalle radio pirata e dai capanannoni industriali in disuso. Mentre l'operazione Tristano, von Oswald, Craig trovava un senso sul palcoscenico teatrale (o a memoria anche le contaminazioni warp/musica contemporanea dell'auditorium di qualche anno fa), qui purtroppo al di là dell'ottima musica l'effetto era quello del king kong incatenato.
Kode9- You Don't Wash (Dub) by !K7 Records
Se l'ottima sequenza della prima ora pur non soffrendo di inferiorità, semmai risultava limitata e ingessata dalla cornice formale, il bello doveva ancora venire. Per un attimo ho rimpianto di non aver preferito, nel lontano 2008 a Londra, (un dj set? live? de)i Darkstar che all'epoca erano un duo dubstep elettronico col solo singolo convincente di Need You / Squeeze My Lime a una divertentissima serata disco con la cricca ormai scomparsa della Dissident. Invece forse i Darkstar avrebbero fatto schifo anche nel 2008. Allineati come dei Kraftwerk? no degli Alphaville (metafa fregata a fede) e in mezzo Jay di Jay e Silent Bob a cantare, mettono in sequenza i pezzi di North in quasi totale base registrata, se si eccettua appunto la pianola sempre con lo stesso suono e due o tre beat cadenzati alla sinistra. Si parte con Dear Heartbeat. Il vocalist poi, chiaramente su di giri, comincia a fomentare il pubblico che decide di allontanarsi, si incazza coi fonici e rompe le righe innervosendo i due Darkstar originali. Gold arriva subito, su Aidy's Girl viene cantato qualcosa, c'è anche la cover dei Radiohead e ormai rimangono pochi entusiasti, tra la voce che non ci arriva e i proclami per cui cazzo se avessimo avuto un volume decente vi avremmo fatto vedere. Io rimango nella speranza che sbrocchino completamente e in fondo per il meraviglioso interrogativo di questi Darkstar che sono un gruppo elettropop che fa di tutto per farsi mandare a fanculo e invece viene pubblicato da un'etichetta con due palle così, viene chiamato a esibirsi pur non avendo niente da dire dal vivo e in fondo trattiene qualcuno fino alla fine con la sua strana fragilità.
09 - Dear Heartbeat by charli6543
Arrivo più o meno all'ultimo minuto ma mi salva la mezzora accademica di ritardo sull'ingresso. A quel punto la cosa più divertente da fare è cercare di approfittare dei riflessi della folla e in men che non si dica non appena comincia l'ingresso dalla porta principale, entro insieme a una decina di altri dalla porta a fianco che non dovrebbe essere aperta. Tanto quasi tutta la platea è riservata a quelli che andranno via prima della fine e io mi accomodo in ultima fila centrale privilegiando l'acustica alla vista. Tanto sarà tutto scuro ed hyperdub.
La serata è interamente dedicata alla casa discografica che sta ridefinendo i confini dei bassi che incontrano l'elettronica. Il piatto forte è indiscutibilmente il gran patron Kode9 che suona Burial. La malinconia di Endorphin aleggia nel buio, poche luci verticali illuminano in maniera parsimoniosa il velluto dietro Kode9, e si tramuta in Fostercare. Il crepitio che non sai se sia puntina, pioggia o falò delle puttane segnerà un set strano fatto di frammenti da trenta secondi, schegge subito interrotte di pezzi nuovi e vecchi che incantano con le solite voci e i soliti rumori ma anche con divagazioni più o meno nuove quando il suono diventa più sintetico che in passato o persegue le stesse dinamiche di Moth. Prophecy e Vial. Il pubblico insieme intimorito e distratto dalla ADHD di Kode9 punteggia con qualche applauso e urlo fino alla conclusiva Ghost Hardware. Una roba che lascia insieme interdetti come da uno spot pubblicitario troppo veloce e a bocca aperta come una meraviglia perfetta e fuori posto.
Kode9 Presents Burial - Studio Session, Mary Anne Hobbs - BBC Radio 1 2007-10-17 by +dB
Kode9 taglia corto e accoglie sul palco il fido Spaceape. Io ho un problema con Spaceape: capisco l'hardcore continuum e tutti quei fatti, ma su disco la voce da caffettiera intasata giamaicazza mi urta e mi impedisce di apprezzare la musica di Kode9. Fortunatamente dal vivo, complice un pitch reale più alto, Spaceape è molto meglio che su disco e il live fatto per gran parte di Memories Of The Future e dei vari singoli sparsi tra ep e compilation ormai è oliato e solido. Certo l'impressione è quella che tutto ciò si trovi nel posto sbagliato, lontano dalle radio pirata e dai capanannoni industriali in disuso. Mentre l'operazione Tristano, von Oswald, Craig trovava un senso sul palcoscenico teatrale (o a memoria anche le contaminazioni warp/musica contemporanea dell'auditorium di qualche anno fa), qui purtroppo al di là dell'ottima musica l'effetto era quello del king kong incatenato.
Kode9- You Don't Wash (Dub) by !K7 Records
Se l'ottima sequenza della prima ora pur non soffrendo di inferiorità, semmai risultava limitata e ingessata dalla cornice formale, il bello doveva ancora venire. Per un attimo ho rimpianto di non aver preferito, nel lontano 2008 a Londra, (un dj set? live? de)i Darkstar che all'epoca erano un duo dubstep elettronico col solo singolo convincente di Need You / Squeeze My Lime a una divertentissima serata disco con la cricca ormai scomparsa della Dissident. Invece forse i Darkstar avrebbero fatto schifo anche nel 2008. Allineati come dei Kraftwerk? no degli Alphaville (metafa fregata a fede) e in mezzo Jay di Jay e Silent Bob a cantare, mettono in sequenza i pezzi di North in quasi totale base registrata, se si eccettua appunto la pianola sempre con lo stesso suono e due o tre beat cadenzati alla sinistra. Si parte con Dear Heartbeat. Il vocalist poi, chiaramente su di giri, comincia a fomentare il pubblico che decide di allontanarsi, si incazza coi fonici e rompe le righe innervosendo i due Darkstar originali. Gold arriva subito, su Aidy's Girl viene cantato qualcosa, c'è anche la cover dei Radiohead e ormai rimangono pochi entusiasti, tra la voce che non ci arriva e i proclami per cui cazzo se avessimo avuto un volume decente vi avremmo fatto vedere. Io rimango nella speranza che sbrocchino completamente e in fondo per il meraviglioso interrogativo di questi Darkstar che sono un gruppo elettropop che fa di tutto per farsi mandare a fanculo e invece viene pubblicato da un'etichetta con due palle così, viene chiamato a esibirsi pur non avendo niente da dire dal vivo e in fondo trattiene qualcuno fino alla fine con la sua strana fragilità.
09 - Dear Heartbeat by charli6543
8.11.10
Yangns
(che suona un po' come young guns, young ones, young unz, young gones)
Giovedì scorso, serata di apertura di Club To Club X-ima edizione
Trascuro il live al Carignano dei Plaid coi suonatori inglesi di pentole indonesiane (video esplicativo) e comincio direttamente dal Mirafiori Motor Village.
Andrea Frola apre la serata con un set di carezze disco-house e cede la scena a Floating Points con il rallentamento orgasmico di Lil Louis. Se avete letto un qualsiasi articolo su Sam Shepard, saprete bene che tutti puntano sul fatto che mentre vorrebbe tanto diventare il Moodymann inglese, tra hittoni digitalnegri e jam session funk suonate e cantate è impegnato in un PhD in farmacologia sul tema regolazione del dolore a livello di microRNA. Il caro vecchio luogo comune che sai i musicisti elettronici sono tutti un po' scienziati pazzi. Floating Points sembra invece il prototipo del ventenne rosso inglese che non pensi possa esistere fuori da un pub con la pinta in mano o dalla curva del Manchester (City? Utd? E invece nessuno dei due, in un'intervista ha dichiarato "Sono cresciuto in un quartiere di Manchester vicino al vecchio stadio Trafford (ahah per la traduzione), assistendo a molta più violenza di altri ragazzini. Quindi ho sviluppato un'antipatia per il calcio e sono rimasto a casa a suonare il pianoforte."). Per farla breve apre e chiude un set ultravinylistico con lo stesso pezzo brasilian-saudade con voce femminile che purtroppo non riconosco, per più di metà del tempo mette in sequenza un misto di crostoni e b-side funk, soul, jazz e garage con mixato netto e/o non in battuta e inspiegabili togli-tutte-le-frequenze tranne i 70khz rimetti-tutte-le-frequenze e solo dopo aver creato un'atmosfera strana ma feelgood, comincia a iniettare prima della house primigenia e poi dei pezzi techno tondi e a loro modo neri tra i James Brown meno noti, i pezzi afrojazz e gli Scott Groovoni. Una dichiarazione ovvia di giovinezza e di amore per le radici, che purtroppo ha messo in secondo piano il suo ruolo nel filtare quelle cose con freschezza.
Vacuum Boogie by floatingpoints
Subito dopo sfoggiando una sagoma e un ciuffo a suo modo nazistoide, Joy Orbison prende il possesso del mixer e lancia Gipsy Woman di Cristal Waters (sì, la ra li la ra la, mo m'pighhj' a Nicolett', ca m' suonn' la trombett'). Tutta la prima parte del suo set è farcita di house ultra funky al limite della step inglese. Poi purtroppo si incattivisce e la funky house diventa quella cafona inglese odierna coi synth scorreggioni-rave e le ritmiche che mi innervosiscono. Fortunatamente il finale è tutto nelle sue corde di produttore, con ritmiche spezzate, bassi e synth profondi e i suoi pezzi migliori. Il sorriso ritorna e si è pronti ad affrontare il giusto riposo in vista del tour de force dei due giorni successivi.
Joy Orbison - Hyph Mngo [HFT009] by Hotflush
Giovedì scorso, serata di apertura di Club To Club X-ima edizione
Trascuro il live al Carignano dei Plaid coi suonatori inglesi di pentole indonesiane (video esplicativo) e comincio direttamente dal Mirafiori Motor Village.
Andrea Frola apre la serata con un set di carezze disco-house e cede la scena a Floating Points con il rallentamento orgasmico di Lil Louis. Se avete letto un qualsiasi articolo su Sam Shepard, saprete bene che tutti puntano sul fatto che mentre vorrebbe tanto diventare il Moodymann inglese, tra hittoni digitalnegri e jam session funk suonate e cantate è impegnato in un PhD in farmacologia sul tema regolazione del dolore a livello di microRNA. Il caro vecchio luogo comune che sai i musicisti elettronici sono tutti un po' scienziati pazzi. Floating Points sembra invece il prototipo del ventenne rosso inglese che non pensi possa esistere fuori da un pub con la pinta in mano o dalla curva del Manchester (City? Utd? E invece nessuno dei due, in un'intervista ha dichiarato "Sono cresciuto in un quartiere di Manchester vicino al vecchio stadio Trafford (ahah per la traduzione), assistendo a molta più violenza di altri ragazzini. Quindi ho sviluppato un'antipatia per il calcio e sono rimasto a casa a suonare il pianoforte."). Per farla breve apre e chiude un set ultravinylistico con lo stesso pezzo brasilian-saudade con voce femminile che purtroppo non riconosco, per più di metà del tempo mette in sequenza un misto di crostoni e b-side funk, soul, jazz e garage con mixato netto e/o non in battuta e inspiegabili togli-tutte-le-frequenze tranne i 70khz rimetti-tutte-le-frequenze e solo dopo aver creato un'atmosfera strana ma feelgood, comincia a iniettare prima della house primigenia e poi dei pezzi techno tondi e a loro modo neri tra i James Brown meno noti, i pezzi afrojazz e gli Scott Groovoni. Una dichiarazione ovvia di giovinezza e di amore per le radici, che purtroppo ha messo in secondo piano il suo ruolo nel filtare quelle cose con freschezza.
Vacuum Boogie by floatingpoints
Subito dopo sfoggiando una sagoma e un ciuffo a suo modo nazistoide, Joy Orbison prende il possesso del mixer e lancia Gipsy Woman di Cristal Waters (sì, la ra li la ra la, mo m'pighhj' a Nicolett', ca m' suonn' la trombett'). Tutta la prima parte del suo set è farcita di house ultra funky al limite della step inglese. Poi purtroppo si incattivisce e la funky house diventa quella cafona inglese odierna coi synth scorreggioni-rave e le ritmiche che mi innervosiscono. Fortunatamente il finale è tutto nelle sue corde di produttore, con ritmiche spezzate, bassi e synth profondi e i suoi pezzi migliori. Il sorriso ritorna e si è pronti ad affrontare il giusto riposo in vista del tour de force dei due giorni successivi.
Joy Orbison - Hyph Mngo [HFT009] by Hotflush
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this house is not a motel
28.10.10
Dita incrociate
Le premesse sono enormi. Prendete il decennale del miglior festival elettronico italiano, ammantatelo di scaramanzia e raccogliete il meglio di bassi, tchktss, droni, voci, campanelli e fantasmi e il risultato sarà Club To Club: The X Superstition. Anticipato dalle anteprime milanesi e quest'anno in parallelo a Istanbul (con tanto di nazar boncuğu augurale, si vede che ho passato mezzo agosto in Turchia e indosserò apposita t-shirt), il Club To club percorrerà tutta Torino dal 4 al 7 Novembre.
Giovedì 4 si parte dal grembo del Teatro Carignano ripieno dei suonatori di gamelan che accompagneranno i Plaid e si proseguirà al Mirafiori Motor Village con Floating Points, Joy Orbison e Andrea Frola.
Venerdì 5 il Carignano sarà infestato dalla Hyperdub, dal fantasma di Burial "suonato" dal suo capo Kode9 e dal bass-pop sconfitto dei Darkstar. La notte partirà come al solito in parallelo con tutto il corollario di scelte difficili: all'Hiroshima accompagnati dagli italiani DJ Pandaj, Sweet Life Society, Les Fleurs USB e Loser toccheranno ferro legno e tutto il resto i live di Four Tet, Caribou e Kings Midas Sound; al Supermarket aleggerà il mascherato Olof dei Knife as Ony Ayhun che precederà o seguirà le quattro ore del nuovo progetto di Jeff Mills; al Gamma il Po farà da sottofondo a Jamie Jones, Marcelo Tag, Step & Rills.
Sabato 6 al Museo di Scienze Naturali di pomeriggio i live bordercomunicanti di Luke Abbott, Kate Wax e Vaghe Stelle faranno da preludio al gran finale al Lingotto con i live di Modeselektor, Shackleton e Shed e i djset di James Holden, Marcel Dettmann, Cassius, Jamie degli XX, Riva Starr, Giorgio Valletta e Patrick Di Stefano.
Domenica 7 infine si zombeggierà col dj set di Rob Hall e i droni di Oneohtrix Point Never.
Completeranno il tutto il finale del concorso Musica 2061, l'ospitata turca di The &, gli aperitivi in giro per la città e la conferenza sui festival di musica elettronica Electronic PIL.
Portatevi i corni e giocatevi questi numeri al lotto: , , , , .
Bowls (Holden Remix) by Caribou
Giovedì 4 si parte dal grembo del Teatro Carignano ripieno dei suonatori di gamelan che accompagneranno i Plaid e si proseguirà al Mirafiori Motor Village con Floating Points, Joy Orbison e Andrea Frola.
Venerdì 5 il Carignano sarà infestato dalla Hyperdub, dal fantasma di Burial "suonato" dal suo capo Kode9 e dal bass-pop sconfitto dei Darkstar. La notte partirà come al solito in parallelo con tutto il corollario di scelte difficili: all'Hiroshima accompagnati dagli italiani DJ Pandaj, Sweet Life Society, Les Fleurs USB e Loser toccheranno ferro legno e tutto il resto i live di Four Tet, Caribou e Kings Midas Sound; al Supermarket aleggerà il mascherato Olof dei Knife as Ony Ayhun che precederà o seguirà le quattro ore del nuovo progetto di Jeff Mills; al Gamma il Po farà da sottofondo a Jamie Jones, Marcelo Tag, Step & Rills.
Sabato 6 al Museo di Scienze Naturali di pomeriggio i live bordercomunicanti di Luke Abbott, Kate Wax e Vaghe Stelle faranno da preludio al gran finale al Lingotto con i live di Modeselektor, Shackleton e Shed e i djset di James Holden, Marcel Dettmann, Cassius, Jamie degli XX, Riva Starr, Giorgio Valletta e Patrick Di Stefano.
Domenica 7 infine si zombeggierà col dj set di Rob Hall e i droni di Oneohtrix Point Never.
Completeranno il tutto il finale del concorso Musica 2061, l'ospitata turca di The &, gli aperitivi in giro per la città e la conferenza sui festival di musica elettronica Electronic PIL.
Portatevi i corni e giocatevi questi numeri al lotto: , , , , .
Bowls (Holden Remix) by Caribou
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