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7.5.11

Del non esserci

hey girls, hey boys, superstar djs, here we go

Ci sono tante ragioni per non esserci. Noia? Saturazione? Sazietà? Mancanza di stimoli? Poco tempo? Poca voglia? Paura che l'esserci sia peggio del non esserci?

(Parlo del blog o parlo di) Tra poco Ricardo Villalobos suonerà ai Murazzi. Torino è scossa dal dilemma etico se pagare o no 27/30 euro per essere uno dei Mille (ma davvero dentro il Jam ci si sta in mille?) che andrà a comporre il cachet da ventimila euro per le tre ore e mezza del suo dj set. Non è solo un interrogativo da città operaia / città dal braccino corto e non si tratta certo di speculazione da parte di chi organizza. Qui si riflette sul valore anche morale di una prestazione artistica, sul rischio che gli prenda male, sull'investire i soldi nel talento e nel suono che sarà. Il grosso problema è insomma che lo abbiamo già visto e/o forse è meglio vederlo rilassato a casa sua o nel suo tour da vecchia gloria che farà quando avrà cinquant'anni. O forse non vado solo perché oggi ho dovuto saltare lo sciopero generale perché sono stretto sui tempi delle mie attività lavorative e mi sento in colpa.



8.11.10

Yangns

(che suona un po' come young guns, young ones, young unz, young gones)

Giovedì scorso, serata di apertura di Club To Club X-ima edizione

Trascuro il live al Carignano dei Plaid coi suonatori inglesi di pentole indonesiane (video esplicativo) e comincio direttamente dal Mirafiori Motor Village.

Andrea Frola apre la serata con un set di carezze disco-house e cede la scena a Floating Points con il rallentamento orgasmico di Lil Louis. Se avete letto un qualsiasi articolo su Sam Shepard, saprete bene che tutti puntano sul fatto che mentre vorrebbe tanto diventare il Moodymann inglese, tra hittoni digitalnegri e jam session funk suonate e cantate è impegnato in un PhD in farmacologia sul tema regolazione del dolore a livello di microRNA. Il caro vecchio luogo comune che sai i musicisti elettronici sono tutti un po' scienziati pazzi. Floating Points sembra invece il prototipo del ventenne rosso inglese che non pensi possa esistere fuori da un pub con la pinta in mano o dalla curva del Manchester (City? Utd? E invece nessuno dei due, in un'intervista ha dichiarato "Sono cresciuto in un quartiere di Manchester vicino al vecchio stadio Trafford (ahah per la traduzione), assistendo a molta più violenza di altri ragazzini. Quindi ho sviluppato un'antipatia per il calcio e sono rimasto a casa a suonare il pianoforte."). Per farla breve apre e chiude un set ultravinylistico con lo stesso pezzo brasilian-saudade con voce femminile che purtroppo non riconosco, per più di metà del tempo mette in sequenza un misto di crostoni e b-side funk, soul, jazz e garage con mixato netto e/o non in battuta e inspiegabili togli-tutte-le-frequenze tranne i 70khz rimetti-tutte-le-frequenze e solo dopo aver creato un'atmosfera strana ma feelgood, comincia a iniettare prima della house primigenia e poi dei pezzi techno tondi e a loro modo neri tra i James Brown meno noti, i pezzi afrojazz e gli Scott Groovoni. Una dichiarazione ovvia di giovinezza e di amore per le radici, che purtroppo ha messo in secondo piano il suo ruolo nel filtare quelle cose con freschezza.


Vacuum Boogie by floatingpoints


Subito dopo sfoggiando una sagoma e un ciuffo a suo modo nazistoide, Joy Orbison prende il possesso del mixer e lancia Gipsy Woman di Cristal Waters (sì, la ra li la ra la, mo m'pighhj' a Nicolett', ca m' suonn' la trombett'). Tutta la prima parte del suo set è farcita di house ultra funky al limite della step inglese. Poi purtroppo si incattivisce e la funky house diventa quella cafona inglese odierna coi synth scorreggioni-rave e le ritmiche che mi innervosiscono. Fortunatamente il finale è tutto nelle sue corde di produttore, con ritmiche spezzate, bassi e synth profondi e i suoi pezzi migliori. Il sorriso ritorna e si è pronti ad affrontare il giusto riposo in vista del tour de force dei due giorni successivi.


Joy Orbison - Hyph Mngo [HFT009] by Hotflush

22.10.10

Amico è

Ieri sera al Madison Square Garden di Nuova York chi è andato a vedere il live dei Phoenix sul quasi-finale di If I Ever Feel Better forse era distratto, o preso dal ritmo, ma non poteva non stropicciarsi gli occhi quando le luci si sono abbassate e hanno puntato sulla sagoma dei Due Robot che raccoglievano la coda del pezzo. I Daft Punk si sono materializzati sul palco con una solenne Harder Better Faster Stronger a cui si sono uniti presto i Phoenix per una rilettura we're with the band del mashup con Around The World. Il gruppone ha quindi suonato insieme 1901 alla fine della quale si è ripreso l'intro ravvicinato del terzo tipo degli indimenticabili live per terminare con una coda sfasciona della stessa 1901 con tanto di stage diving e abbraccione finale. Ok che sono amicici che uno dei Phoenix suonava nel primo gruppo dei Daft Punk, ma io lancerei una petizione perché compaiano random all'interno di concerti altrui finché non si decidono a tornare con un nuovo live.





Phoenix - Daft Punk

5.1.10

Rotante (La Settimana Dei nonSaldi A Londra)

No. Al minifestival dubsteppo non sono poi andato (la bass music, quella che una volta era il dubsteppo, ha monopolizzato le classifiche di fine anno ma per fortuna non è ancora diventata il nuovo trip-hop dato che i negozi di Londra, il vero metro di brit-popolarità post-NME, non la usano perché spaventa i clienti o li fa inciampare e sbattere l'uno contro l'altro come pacman intrappolati in un tenori-on). Al nonCapodanno nella solita topaia rappezzata di Shoreditch gli Aeroplane sono stati commoventi nonostante la trappola per topi in cui suonavano facesse di tutto per tenerti ai margini (i loro grandi classici misti alla disco polverosa, One Life Stand inaspettata da lacrime, un giorno vivremo a Parigi te lo prometto, like battery thinkers/count your thoughts, DON'T YOU WANT ME di FELIX e quel tepore da Deejay Time se il Deejay Time fosse esistito vent'anni prima). Erol Alkan invece ha annoiato pure la shop assistant gobba del Fred Perry di Covent Garden (andare lì quattro volte perché si ha la teoria che ogni giorno mettano qualcosa di diverso negli scaffali e ritirarsi con un unico noioso pullover smanicato): se vuoi accontentare ancora oggi tutti, il tuo miscuglio di post-disco, electro, milanesità rompi-coglioni risulta artefatto e senza mordente anzichenò (non puoi fare la profumiera con un minuto dei KLF prima di lanciare l'hit milanlondinese del momento - Bangkok di Boris Dlugosh - e poi era così giusto terminare sull'intreccio di Waves riletta da Gonzales con l'originale che non dovevi continuare a sonorizzare la fila al catastrofico guardaroba). Fico invece in apertura Rory Phillips che nonostante mixi con una cornetta telefonica al posto della cuffia ha intrattenuto amabilmente con la più recente tendenza di ibridazione di minimal e nuovadisco. A capodanno la fila per i fuochi in riva al Tamigi è durata un'ora (vai per Westminster e ti ritrovi oltre il London Eye), i fuochi dieci minuti, l'accenno di neve dieci secondi e più o meno un'altra ora per ritrovarsi al Fabric semivuoto popolato da indiani e turisti italiani (lo si voleva, ma non a questo punto) dove nello stesso momento suonavano Weatherall/sala uno, Joe Goddard degli HotChip/sala due, Rub'nTug/frigo-piccionaia. L'hotchippo ha optato per il polpettone nerobianco che strizza l'occhio alla band di provenienza (house sbagliata alla dOP, pochi technoni controllati, un pezzo vocale femminile post-r'n'b, ritmi rinse.fm-spezzati per il pre-finale e la chiusa con la suddetta Bangkok). Dopo si è resistito solo per una mezzora tra la coda minimalsfiancante di Weatherall (era ovvio, ma cristo per un set umano ti devo rincorrere nei pub?! a casa?!) e il freddo insostenibile per il mio raffreddore della sala tre dei Run'n'Tugghi. Al ritorno alla mezzanotte di sabato tra le ormai inutili luminarie festive sulla strada di Luton l'autista del pullman della Greenline canticchiava classici minori di Bacharach, Lucky Lips di Cliff Richards e astruse donnine northern-soul, tirava su col naso per il raffreddore e sbadigliava anche se avrebbe guidato fino a mattina.



ps:
Scena al Rock Shop di Charing Cross Rd.
Io: posso vedere il Launchpad della Novation?
Tipo dietro il bancone che capisci che ha aperto il negozio per vendere le chitarre e ora si ritrova a vendere queste diavolerie mentre il socio a fianco strimpella indolente su una fender: è lì in vetrina.
Io: niente sconti?
Tipo di cui sopra: No, è piuttosto caldo (pretty hot, in certi casi l'inglese sa essere davvero efficace)
Io: Vabbé, lo prendo.

Lungi dall'essere un post pubblicitario dato che centoquarantanove sterline le ho spese e ancora non mi rincorrono tirandomi addosso i tenori-on come a Four Tet, mi preme sottolineare due o tre fatti.
1) Chiunque pensasse che quelli della Novation abbiano pensato a un coso con dei bottoni per far partire le tracce si sbaglia di grosso. è un attimo e grazie ai prodigi di Max ci si barcamena tra emulatori di monome, step-sequencer, sample-scrambler e si è a un passo dal tenori-on.
2) Smanettando un po' ci si rende conto di quanta musica amata negli ultimi quattro-cinque anni sia figlia dell'approccio vettoriale-matriciale-grafico alla scrittura. Per una volta ci si accorge che la musica amata non è la solita figlia delle droghe (cocktail di anfetamine e allucinogeni) ma di un misto di patchinko, scandaglio nei forum alla ricerca della patch funzionante e occhiaie da 'no stasera dormo quattro ore che domani recupero'.
3) Non ho sentito The Visitor di Jim O'Rourke, ma sicuramente è stato uno degli alfieri dell'approccio matriciale. Fa tenerezza a tal proposito vederlo mentre i signori Yamaha gli spiegano come funzioni il tenori-on e lui risponde interessato (!), in giapponese (!!) e con interiezioni che non ti aspetteresti nemmeno da una macchietta giapponese (!!!).



pps: una delle sere dando un'occhiata alla BBC mi sono imbattuto in Goldie che partecipava a un quiz per celebrità chiamato Celebrity Mastermind. Rispondeva a domande correlate ai film di PT Anderson. Ora, è assolutamente ok che musicisti (che sono stati) di nostro interesse frequentino i programmi televisivi inglesi di prima serata - in una delle puntate di The Big Fat Quiz c'era anche Lily Allen. Goldie però fa caso a parte. Per chi non lo sapesse, Goldie è stato uno dei concorrenti del Celebrity Big Brother del 2002 (eliminato per primo), si è rotto il femore facendo sci d'acqua nelle prove del reality The Games (a cui non ha mai partecipato) ed è stato uno dei concorrenti più amati di Maestro una specie di Ballando con le stelle applicato alla direzione d'orchestra andato in onda ad Agosto-Settembre dell'anno scorso. Goldie è arrivato secondo, battuto da una specie di Maria Amelia Monti punk, ma è stato il vincitore morale tanto che questa estate la BBC ha trasmesso l'esecuzione alla Royal Albert Hall di una sua composizione pseudo classica (!) chiamata Sine Tempore (!!), facendo commuovere il suo grill in platea (!!!). La Giusy Ferreri del Regno Unito



Don't You Want Me? - Felix
Inner City Life - Goldie
Viva Forever - Jim O'Rourke

11.11.09

ClubToNiente (Il ClubToClub: parte seconda)

Il venerdì abbandono l'idea fondante il festival ("spostarsi lungo la città da un club all'altro"). È il giorno dedicato al from disco to disco eppure io compro un abbonamento con un unico club più serata finale. Pur conoscendo la suddivisione tra i vari club (una serata intellettualtronica con Jon Hopkins, Theo Teardo e Optofonica all'Espace, una hipsterdisco all'Hiroshima con Optimo, l'orso degli Hot Chip, Valletta e i Bloody Beetroots, una berghainicadicermania al The Beach con Shed live, Dettmann, Steffi e Seth Troxler e una senza apparente filo conduttore al Supermarket con Martyn live, Laurent Garnier live e Angel Molina) ad una settimana dal festival non sono stati ancora comunicati gli orari e allora, certo che Laurent Garnier sia un punto fisso e suonerà al centro della notte e certo che i live di spicco saranno tutti in prima serata, opto per il Supermarket. Passano i giorni e la serata dell'inizio del festival alle 19.30 arriva la comunicazione degli orari (un giorno prima per i lettori dei commenti di Torinoforum, ma poco cambia). Nella comunicazione ovviamente vien fuori che ho fatto bene: con Laurent Garnier che comincia all'1:30 diventa impossibile sentire Shed (1:30), Jon Hopkins (1:30) ed Optimo (2:00) che erano proprio i papabili degli altri locali. La collocazione iniziale di Martyn a mezzanotte avrebbe almeno reso possibile abbandonare Angel Molina in favore dei tedeschi, anche in relazione al fatto che il set di Dettmann veniva esteso fino a fine serata data l'assenza di Seth Troxler. Qui però il colpo di genio: nella mailing list al Supermarket viene annunciato un surprise guest dalle 5 (chissaràmmai? non è che Lorenzino ci fa lo scherzo? Turymegazeppa?). Morale della favola, anche volendo saremmo mai potuti andare altrove?

Il pomeriggio non comincia bene. Solo la sera prima veniva comunicato un orario in cui Martyn era ancora presente e invece si diffonde la voce che non suonerà per problemi di ernia al dubplate. A Bologna il Link lo sostituisce con Shackleton, a Torino corre la voce che il surprise guest dalle 5 sarà Shackleton. Morale della favola, anche volendo saremmo mai potuti andare altrove? Il time slot di Martyn viene dunque affidato per estensione a Federico Gandin, che apprezzo con la sua techno e house profonda. Il pubblico è eclettico: gruppi di cinquantenni un po' spaesati, ex clubber quarantenni che ancora non staccano la spina, immancabili ragazzini, intellettualoidi, universitarie denuclearizzate, indifescion e chipiunehapiunemetta. Shackleton non suonerà dalle cinque.

Laurent Garnier sale sul palco con sezione fiati (due elementi ma un sacco di ottoni), compare in tandem al banco di comando e tastierista disposto lateralmente "a vedersi" da perfetta techno-jam. No Music, No Life dal nuovo album, da me colpevolmente trascurato col senno di poi, apre in costruzione aggiungendo un tassello alla volta sul claim e comprimendo sempre di più l'energia. Back To My Roots, pezzo extra-album su Innervisions, e la successiva e ancora inedita It's Just Music (prevista in uscita proprio su Innervisions) allontanano il concerto dal flusso discontinuo dell'album (tra intermezzi, pezzi hiphop e grosse variazione di genere) verso un miscuglio coeso ed esplosivo di house acida sporcata di jazz maledetto. Roba nuova ma che suona come se fosse al di là dei tempi. Free Verse senza rapper allenta la tensione ma è solo un attimo prima di venire investiti dal drum'n'bass forsennato di Bourre Pif con i fiati che prendono la scena e ricordano quanto utopica fosse la nostra fede nella commistione tra jazz e jungle.



Col fronte palco che ormai è una bolgia, Laurent Garnier chiama Gnanmankoudji e finalmente so come pronunciarla. Epica, coi fiati prima strozzati e lugubri e poi aperti nel ritornello mentre i timpani rullano tribali e quindi in improvvisazione per tutta la seconda parte. Live suonato, sincronizzato a orecchi e sguardi eppure perfetto nell'esecuzione e nella resa energetica (d'altronde vanno in giro con lo spettacolo ormai da due anni). Non c'è il tempo di prendere un attimo di respiro e arriva il primo classico, una Crispy Bacon che ancora mi ricordo il maledetto bagno lynchiano del video con il giradischi che spunta dal cesso-jukebox, l'altoparlante residuo da suicida nella vasca da bagno e la bionda nerd inquietante con la bava alla bocca il coltellazzo e soprattutto gli oscilloscopi, vero occhiodellamadre per i quali non riuscivo a dare Elettronica Uno. Un bagno di bitume bollente. Pay TV è l'ultimo pezzo da Tales Of A Kleptomaniac e sono certo di essere a uno dei concerti della vita (anche se il concerto della vita di Laurent Garnier me lo immagino di quattro ore e con tutti i vecchi amori con la F), mentre le brume tristi ammantano la batteria - registrata ma live - e lo shutdown del digitale terrestre è vicino. The Man With The Red Face è tutto quello che ho provato a dire finora elevato a infinito alla quarta, se non alla quinta. Al solito come troppo spesso sta succedendo qui a Torino ai concerti, non si riesce a scucire il remix per la desideratissima Big Babou. Il roadie fa no con un faretto.


(la scaletta è mia!)


Mentre gli altri se ne scappano dai tedeschi (pare che tra i tre club più dance, il The Beach sia quello che ha raccolto minore afflusso, ma pare anche che Dettmann non si sia lasciato intimorire), io tiravo a campare con un noioso ma molto funzionale Angel Molina in vista della verifica dello special secret guest. L'unica concessione a un flusso abbastanza privo di variazioni sono stati due pezzi che dopo circa un'ora tentavano la strada del fuzz, presto abbandonati in favore di lidi più sicuri. Alle cinque e venti, certo che nessun guest si sarebbe presentato ho preso la via di casa, deciso a dare un senso a un set probabilmente pensato come de-eccitante rispetto all'enorme live che lo precedeva.

5.11.09

Riccardi (se non si è capito: il Movement Festival – Parte Terza)

Il sito dice che chi deve entrare alla White Room dove suoneranno Mike Huckaby, Ricardo Villalobos e Danny Fiddo deve utilizzare l’ingresso da Via Filadelfia. Mannaggia a me e a quando li ho presi alla lettera. La serata precedente mi avrebbe dovuto convincere che Mike Huckaby non avrebbe iniziato prima delle undici e invece devo aspettare un’ora e mezzo al retro ingresso mentre arrivano accompagnati dai SUV dei genitori i ragazzini MPZ - non mi chiedete di spiegare cosa siano perché non lo so. So solo che i ragazzini MPZ hanno precedenza all’ingresso e quindi attendo ulteriori dieci minuti in una fila mentre non entra nessuno. Poi entro e mi mettono un timbro totalmente inutile che credo serva per stare dal lato MPZ coi quindicenni. Il tempo di capire che il posto con gli MPZ non può ospitare Mr S Y N T H e faccio il giro del palazzetto per cercare la sala bianca dato che tutti i buttafuori non hanno idea di dove si trovino (Io: la White Room? Buttafuori: la White Cube Gallery?). Nella sala principale un quindicenne pallettato mi si rivolge con il tono con cui si rivolge ad un anziano:

RP: Ti piace la musica elettronica, bravo!
Me:
RP: A me piace più la trance
Me (tentato dal rispondere: bravo!): Come Tiësto
RP: No, Tiësto è troppo... (non fa in tempo a dire l'aggettivo, viene trascinato via da suoi simili)

Capisco insomma che la White Room era quella senza nessuno che mi era stata indicata come Red Room. C’è un foglio di carta a indicarlo ma soprattutto Mike Huckaby che passa Subzero davanti al nulla. Mi posiziono davanti alla transenna e ondeggio religioso sui technoni con le melodie sepolte di riverberi, insieme duri e morbidi come la sua figura di omaccione bonario. La gente comincia ad arrivare e scorgo tra i classici My Life With The Wave e qualche S Y N T H remix. Quando arriva l’orario si comincia a sentire la tensione. Dietro il retro del palazzetto si è quasi riempito e appare la sagoma del folletto cileno. Cominciano le urla e tra posizionamento dei dischi, attacco cuffia, ritorni nel retro palco etc, Mike Huckaby gestisce con umiltà una folla che è tutta per un’altra persona, senza quasi sollevare lo sguardo. Quando Villalobos gira la prima manopola è un’ovazione e con la stessa umiltà Huckaby comincia a riporre i vinili nella borsa senza sollevare lo sguardo, serio. Mentre scende dal palco fa un cenno a Villalobos, che saluta con una cortesia che non trasuda grandi rapporti.





Villalobos ha i fan con le bandiere del Cile col disegno della sua faccia, i ragazzini con le magliette autoprodotte, i tamarroni, la gentaglia del retro palco, quelli che conoscono solo il nome e lo urlano per attirare l’attenzione e lui non si volta, gli hipster, i quarantenni che hanno letto di lui nei giornali, i fotografi sessantenni e insomma tutti. Si muove con fare da star trattenuta, sfiorando quasi i cursori. Il suo inizio ha il sapore di una tech house contenutissima e la prima sferzata su percussioni che potrebbero benissimo appartenere a Ramadanmann o a Shackleton avviene su Orbit 1.3 (bassone sventrante, percussioni ultrafunk, voce dispersa nello spazio) di Second Hand Satellites. Sul pezzo successivo c’è un silenzio che in altri casi sarebbe sembrato interminabile (quaranta secondi, lui si aggiusta la maglietta a maniche lunghe sotto la t-shirt della Peacefrog Records, poi i pantaloni, poi beve un sorso dal bicchiere) e invece di rumoreggiare la folla si comprime finché il pezzo non riparte e si riespande. Dopo questa prima parte, passando per qualche recente Oslo ci si sposta un suono leggermente più techno fino a quando prende una copertina rossa e le urla esplodono prima ancora che metta il vinile sul piatto: Spastik. L’aveva già fatto Luciano il giorno prima, ma sarà il luogo più raccolto, sarà come c’è arrivato, sarà che il settanta percento delle persone stava per abbandonarlo per andare da Rici, sembra come quando parte la raffica di fuochi d’artificio della festa della santa al paese. Sulla trivella fa partire il sample di Don’t Stop dalla white di Da Booty Tribute contestualizzandolo con un beat techno al posto di quello house del disco. Da questo punto in poi il set si sposta su un fantastico incrocio di synth pop anni ottanta (voci sintetiche, casio ritmiche da quattro soldi, tastierine pop) e i suoi soliti funkettonismi di bassi, percussioni in divagazione libera. Gli viene consegnata la bandiera, ma capisco che si trova poco a suo agio con le bandiere o forse con una bandiera nel nome del quale tanti mali sono stati causati. Nel frattempo mentre la maggior parte dei presenti lo abbandona per l’altro Riccardo, arriva a bordo campo Danny Fiddo e i due cominciano un dialogo a gesti del tipo Villalobos: guarda ora come reagiscono a questo, Fiddo: sei proprio un diavolo. Il sinner in me fa capolino per appena un minuto e quando ormai saremmo rimasti in trenta parte una coda a suo modo soulful (prima con qualche piru piru poi addirittura con qualche vocalizzo). È il gran finale per un set che pur facendo uso di robe attuali (non voglio dire modaiole) e classici ha sfuggito le ovvietà, i tormentoni e l’inutile violenza. Pur muovendosi flemmaticamente e pur non avendo quasi intaccato la bottiglia di vodka sulla consolle, è arrivato col capello phonato e tutto asciutto e ha terminato sconvolto come nelle migliori foto.





Danny Fiddo parte con una roba sirenica abbastanza noiosa e allora pur sapendo che niente di buono mi avrebbe aspettato dall’altra parte e avrei letto tutto su twitter, sono andato (così come Villalobos che contemporaneamente è salito sul palco a stringergli la mano). Nella bolgia Hawtin lanciava una bordata di-sperata dopo l’altra. Venti minuti di morte nel cuore con visual nettissimi e il solito immaginario Riefensthal rapita dagli alieni mi sono bastati e allora sono tornato verso Danny Fiddo. Peccato che non c’era più nessuno e dopo appena mezzora il valenciano riponeva controller, portatile, scheda audio e vinili nella borsa. Tornavo indietro e mi mischiavo alla riduzione cellulare. Zucche di halloween lisergiche, l’urlo di Munch, evviva il luogo comune. Bisogna aspettare i due minuti di inciso senza la voce di Dave Gahan del Pump Remix di Personal Jesus per avere un minimo di sussulto. Poi di nuovo la noia. Tutti sono contenti perché tutti hanno ciò che si aspettano. Meno di zero. La mancanza di senso di tutto ciò raggiunge il culmine mentre sulle non-note di Alva Noto parte Yeke Yeke e l’esplosione finale e collettiva dei sopravvissuti. Un ultimo pezzo totalmente dissociato dal resto, senza un minimo di senso, anche se ha il sapore del dolcetto regalato ai ragazzini da mettere alla porta. Luci accese, applausoni, lui con la bandiera del Canada, blame Canada, but don’t forget the robot, ultimò ultimò. L’ultimò ultimò sono quaranta secondi di Who’s Afraid Of Detroit e almeno nonostante il mal di reni dei tre giorni all’inpiedi torno a casa contento (perché onestamente per prendere minimamente in considerazione l’afterhour con il djset di Dubfire dalle nove di mattina avrei dovuto a) aver dormito più di quanto ho dormito nei tre giorni b) aver avuto interesse alla tamarraggine di Dubfire c) scansare il pacco di flyer di cartone duro a forma di gorilla che pubblicizzava l’after che mi è caduto sul naso durante il set di Villalobos procurandomi una ferita tuttora visibile).






Wavetable No.9 - Mike Huckaby
Orbit 1.3 - Second Hand Satellites

29.9.09

Klosing walls and ticking Klocks (25 hours party listening people)

Ma non ti annoi? Ma che cazzo fai quando vai?* A che pensi per tutte quelle ore?** Se è difficile provare a rispondere alle loro domande con “ascolto cosa/come suona il dj, guardo come reagiscono le persone, ballo sul posto***”, immaginate la mia situazione: è più inspiegabile attendere un dj che si presenta solo alle cinque e sentirlo fino alla fine (lo stesso orario in cui mi sono svegliato) o recriminare sul fatto che abbia suonato solo due ore invece delle cinque preventivate (e che anche il suo compare ci aveva regalato qualche tempo fa)? Per farla breve, venerdì scorso doveva suonare a Torino Ben Klock ma per un allarme attentato all’aeroporto di Berlino il suo aereo è atterrato a Malpensa alle 3 invece che alle 22. La piazza è stata tenuta egregiamente dai residenti anche se non facevano per me (ho alzato le antenne solo per uno dei primi pezzi del secondo tipo (Claude?), una roba strana con battuta lenta, e per The Pulse di Efdemin su cui mi sono alzato dal divano. Ben Klock ha comunque onorato fino a quando ha potuto la pista e il locale (le 7, Turin is not Berlin), anche se io ero troppo stanco per apprezzare il tiro dritto e rigoroso e dopo una ventina di minuti ho optato per il divanetto, risvegliato dopo una mezz’ora dal remixo dettmanico dei Junior Boys curiosamente seguito anche questa volta da Subzero. Più in generale per il poco sentito Klock mi è sembrato più squadrato e meno incline all’idea ritmica di Dettmann, ma potrebbe essere solo questione di compressione. I ragazzi di Savana Potente hanno promesso che Klock tornerà prossimamente con un evento gratuito. Poi c’era un afterhour al Dottor Sax, ma per andare avrei dovuto prendere delle sostanze, tipo il sonno pomeridiano.


Subzero - Ben Klock


* un collega che si è svegliato alle sette come me, ma che andrà a letto nove ore prima
** una persona molto vicina all’estetica
*** agito i piedi sul posto, ondeggio la testa sul posto, ogni tanto elargisco segni di approvazione o avversione con le mani. Sempre sul posto

10.7.09

Ho tutto sulle dita ma non riesco a scriverlo

Il qui presente is now based under the Mole, in preda alle angherie dei dannati torinesi, con un filtro iraniano su Blogger e cassintegrato per metà del mese. Ho in sospeso tanta roba da raccontare (lo scorso weekend londinese, il Traffic), ma l'appuntamento per il momento è rimandato. Se stasera nelle prime file davanti ai Primal Scream vedete un furioso con una maglietta raffigurante una madonna nera con un bambino bianco, salutatelo.

6.5.09

I giorni dopo (la vita, le ventenni, le zanzare, le pompe)

[Stop the music and go home]
Di giorno era venticinque aprile. Masseria del sud barese. Vado per Tobias Freund, per Berlino che va da Massimetto, visto che Massimetto per ora non va a Berlino. No, dico, Tobias Freund, quello che quando non passa le serate nel tinello con Cassy o non fa techno è anche NSI ed è Atom™ insieme a Uwe "signor coconout" Schmidt e mille altre cose ancora. Più organizzazioni aggregate significa che in un luogo enorme qualche centinaio di appassionati di techno vengono diluiti in un migliaio di abbronzatissimi, tiratissimi, chissacosaltrissimi più intenti alla relazione sociale che a farsi martoriare nelle loro sale dai loro vocalist. La vendetta consiste nel presentarsi ad un ingresso prevendite e veder scambiate le proprie tessere da associazione culturale pro-sconto in lasciapassare simil-organizzativi – io poi per metterci del mio ho pure lasciato a casa la social-card e mi sono esibito nelle solite scenette da transenna e ho avuto la felice idea di dissipare l’ingresso gratuito guadagnato in un drink da dieci euro. Frequentare posti popolati da chissacosaltrissimi ha i suoi lati negativi. Passiamo in rassegna i vari ambienti e ci imbattiamo subito negli Autom-A che sono una specie di Bloody Beetroots minimal moltiplicati per due e coi laptop mascherati in tono. Molto meglio il suono vecchia scuola di Mikelino. Tobias Freund attacca i macchinari alle quattro in barba ai nostri propositi poco belligeranti (si va? Non si va? Se si va, non facciamo tardi?). La promettente partenza – battiti rotondi, obliqui e oscuri il giusto suonati sui pad con carica montante – viene flagellata da due mini-blackout prima e da due interruzioni legate a un non ben precisato intervento di forze dell’ordine, la prima temporanea e la seconda definitiva. Freund è incredulo e dopo appena mezzora non resta che una mogia ritirata attraverso gli spazi sfollati dai chissacosaltrissimi.


12 - NSI


[Va tutti benne]
Festeggiare il primo maggio in musica? Sembra come quella del pres.del.con.** che passa il venticinque aprile coi terremotati, sia mai! Il ventilato Handmade Festival viene così lasciato a chi non deve sobbarcarsi sette ore di automobile prima di nove-dieci ore all’in-die-piedi. Avendo però voglia di una gita, abbiamo optato per una due giorni in cui la media pesata di

(Teenagers*Covo + Sara Lov*Hana Bi)/(Bologna + Marina di Ravenna)

avrebbe generato un possibile equilibrio interessante. Il concerto dei Teenagers è stato così come da programma: una trentina di minuti ormonali fatti di una strana alternanza di eccitazione del pubblico delle prime file durante il pezzo e scazzo moscio alla fine, culminata nel voltaspalle conclusivo degli astanti al momento della solita sceneggiata dei bis. Momento più divertente: il cantante cerca delle cheerleader, non le trova e urla “Va tutti benne”. Si riferiva alla ritrosia delle ventenni* o a considerazioni estetiche? Vi risparmio la foto di chi è salito sul palco. Avevo stimato effetti maggiori sulla percezione del mio gap generazionale (= non ho visto nessuna coppia di sconosciuti limonare duro nelle prime file). Inkiostro a seguire scatena le danze di alcuni notabili componenti della sua scuderia di blogger, ma il limone continua a essere il convitato di pietra presso i ventenni. Così mi siedo accanto alla postazione del dj e origlio le richieste con cui le ventenni cercano di intortarselo, da “potresti mettere dei gran Oasis” fino ai Crystal Castles – oh, una che chiede i Crystal Castles come minimo vuole fare sesso selvaggio, o almeno a otto bit.


Feeling Better - The Teenagers


*i teenagers (sia gruppo che pubblico) in realtà hanno un po’ più di diciannove anni
**che banalità il pres.del.con e le teenagers nello stesso paragrafo (n.d.a.c.)

[In pineta si uccide meglio]
Il giorno dopo affronto la domenica inaugurale dell’Hana Bi col peso della leggenda e della fama che lo circonda. Sarà per rendere a mio agio la mia iniziazione al luogo che prima una combriccola di sfasciati anima parte del dj set di Inkiostro inscenando una pubblicità progresso sugli effetti delle droghe chimiche sulle cellule cerebrali e poi Trinity prende possesso della consolle con un croccante set electro pre-cena. La formazione dei notabili è leggermente cambiata: in particolare qualcuno che dovrebbe scrivere più spesso è sostituito da qualcuna che dovrebbe scrivere più spesso. Gli insetti, allegri dell’ancora lontana disinfestazione stagionale, si alternano tra la mia faccia e il mio piatto di cuscus. Il fresco esalta il calore della voce di Sara Lov + violoncellista + un reverendo dei Polyphonic Spree. Sara Lov alterna un thé che sembra non colorarsi a whisky e agli Arcade Fire. Forse manca quel tocco in più che regalano i Devics o forse vorresti che Sara Lov si conoscesse con Ewan Pearson, ma comunque riscalda dentro.


A Thousand Bees - Sara Lov


[Le pompe]
Nei due giorni:
a) è stata menzionata la pompa protonica
b) nel viaggio di ritorno in autostrada si è rotta la pompa del serbatoio del carburante, regalandoci gustosi intermezzi dialettali in quel di Borgo S. Maria di Pineto, oltre alla ricca sensazione di aver fatto il viaggio di andata e ritorno in una limo a noleggio
c) ho più volte giustificato la passione per la unz unz con pretese pseudo-intellettuali per le quali tuttora provo un atroce rimorso che può essere scacciato solo grazie al sempreverde inno alla pompa inaudita (visto all’epoca in diretta, ma per il quale si ringrazia comunque Frequencies, qui e qui)



17.4.09

Come a papà

Si avvicinano le elezioni e i faccioni cominciano a campeggiare sui manifesti. Da una settimana ad un incrocio vicino casa sono ipnotizzato da un enorme cartellone. A parte lo slogan poverello (Yes We Hope! Possiamo? Mah, speriamo), l'eidosi che provoca ogni volta il suono dei clacson alle mie spalle è l'effetto noto ai neuroscienziati come Effetto di Cunnigham-Twin (cfr. Windowlicker e appunto Come To Daddy). La foto originale in queste limitate dimensioni purtroppo però non rende la sensazione magnetica e insieme terrorizzante che distoglie gli occhi dal rosso e dal verde. Penso di cambiare strada per tornare a casa.



9.4.09

Marketing /2

Forse finalmente qualcuno si accorge dei gusti di questo blog: tra i quintali di spam arriva anche il promo digitale ad alta qualità di Snowboarding In Argentina 2009 e si viene inclusi senza nemmeno chiederlo nella mailing list della Hybris.

Ah no, mi è appena arrivato un invito su twitter di Adam Green.

23.2.09

SIae O NO

MM1 citava la notizia a margine di Sanremo che vado a integrare con qualche particolare ulteriore. La Sony-BMG ha deciso di eliminare il bollino SIAE. Tutti i cd inviati nei negozi ne saranno privi e in più la Sony ha garantito in una circolare assistenza legale a tutti i negozianti che avranno problemi a seguito di controlli sui cd senza il contrassegno.

20.1.09

Vulture Club

Il liberismo ha i giorni contati e ne approfittiamo. Non sappiamo se avremo un futuro (come possiamo non averlo?) e sfruttiamo il Regno Unito e la sua crisi. La ster£ina è quasi come l’€uro, ti tirano dietro gli sconti e ridi di quelli che comprano su ebay roba usata pagandola più di quanto tu tiri fuori per il nuovo. Io per esempio ieri ho comprato un giocattolino con le manopole che è l’equivalente controller midi inutil-design plasticoso di un iPod nano. Non lo mostro in dettaglio solo perché ancora non mi regalano i gadget, ma altro che i vostri ukulele del cazzo. (Ok tranne il flying ukulele metal giallo di Spongebob). Io compro i gadget, ma se avessi avuto i soldi, avrei fatto il pensierino di comprare casa in Inghilterra: prezzi delle case –30%, moneta in calo di un altro 35%. Tanto come possiamo non tornare ad essere quelli che eravamo prima? Ogni discesa in borsa del 50% è un possibile raddoppio del capitale. Tanto come possiamo non tornare ad essere quelli che eravamo prima? Sempre che non si fallisca. Prima. Fate presto comunque, per i gadget, che tra un po’ la Regina stampa moneta e vi scordate la deflazione. (No, non ci credo che gli inglesi possano agganciare la sterlina all'euro)

12.12.08

Cronologie stronze

Ore 10.00: Vengono messi in vendita i biglietti per il concerto della reunion dei Blur il 3 Luglio ad Hyde Park
Ore 10:01: Acquisto dei biglietti per il concerto della reunion dei Blur il 3 Luglio ad Hyde Park
Ore 10:02: Vengono messi in vendita i biglietti per il concerto della reunion dei Blur il 2 Luglio ad Hyde Park

25.11.08

Preferisco sempre il peggio

Forse per ripagarci del fatto che ancora rimpiangiamo la scomparsa dalle loro pagine di Stefano e che gran parte dei nuovi collaboratori parla di musica che in media mi annoia, a Vitaminic decidono di segnalare Efdemin nella playlist della colonna di destra e lanciano Pronti al Peggio, che è come una specie di televisione del sito per dirla come direbbe un Costanzo o un Pippebaudo. Se escludiamo il finto pestaggio di Pastore, l’inizio è di quelli che ci piace.

Nell’ultimo contributo parte Fossifigo, una rubrica dove si spiega senza troppe romanticherie e con giusto realismo, come i musicisti si mantengano in attesa di riconoscimento economico. Al di là del fatto che suonare negli Ex-Otago non dia da vivere, un applauso a Simone che ha mandato a fanculo il sistema della produzione artistica che pretende di farti lavorare (nel suo caso da grafico) senza pagare e ha preferito dei soldi veri a fine mese da autista di pullman.




Grande invidia poi per l’inaugurazione live con i Casino Royale in salotto. A me il video di La soprà qualcuno ti ama non faceva che dire (No) Protection meets Milano For Zombies in reverse.


26.8.08

Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere

- Hai sentito, stanno facendo il revival di Yeke Yeke di Mori Kante. Itsutumeniahaaaaah
- Devo avere da qualche parte la cassetta del Festivalbar di quell'anno. Scialpi con la povera Scarlet, Alzati la Gonna, Run DMC, Irene La Medica, Wonderful Life, Yello, Vanessa Paradis. Sai di chi è la colpa?
- Linus?
- No, Richie Hawtin