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30.1.13
Pezzi di vetro
Il nuovo dei Knife. Il nuovo album dei Knife lo aspettavamo da anni, quasi da decenni (noi che non abbiamo ballato a oltranza Oni Ayhun, il progetto tech-house di Olof fratellino Drejier). Il nuovo singolo dei Knife è industriale, è malato per noi che in una fabbrica non ci siamo mai entrati nemmeno in gita (figur't averne la discografia), è disturbante anche perché dura un sacco, quasi dieci minuti. Ho già comprato il biglietto del tour dal vivo, sono pronto a urlare in prima fila "We had a communist in the family", anche se temo perché il disco nuovo dura quasi due ore e se poi fanno un concerto di un'ora più bis e conosco i nomi solo dei bis e non aggiornano setlist.fm veloce? Mentre scrivo ascolto Terror Danjah: Rhythm & Grime Butterz mix e mi piace perché è booty come la mia cantante preferita che ha cantato l'inno nazionale per il mio presidente preferito. E l'hai visto il video: no dico, regista di video porno femministi. Sai che comunicato stampa ci faccio. Peccato che è un po' vorreimanonposso rispetto alla musica, cioé la musica mi diventa arty invece che "pisciare in strada (FATTO), farmi male coi pezzi di vetro (FATTO), scopare in modo malato (FATTI)". Spero che scuotano "quanto basta" il mio quieto vivere.
25.8.12
Not Safe At Work: dopo i brillantini e i peli di ascella è il turno di Roberta Flack
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23.12.10
Every woman and every men, join the caravan of Blake
È passato più di un anno da quando ho iniziato a rompere col James Blake cantante (e leggendo c'erano già la coverazza, I Never Learnt To Share e Misuroni), ma è con piacere che il primo disco del 2011 che ascolto sia il suo (no, non quello dei Decemberists), sia tutto cantato e sia ficherrimo. Per questo motivo (e dato che sono stato minacciato di morte nel postare mp3 e visto che comunque ormai ce l'avrete tutti), vado a segnalare dei momenti signifativi paura sorpresa gioia pezzo per pezzo.
Unluck: i ritorni di carrello in linee di un foglio a quadretti che si affastellano i r re gloar i
Wilhelms Scream: dopo due minuti dai colpi di sonar si sollevano bit di lava che deformano il vinile con la ritmica che zoppica nella sua tentazione techno
I Never Learnt To Share: le beghe familiari, gli hit rissonantimodulari, il finale zanzarista
Lindesfarne 1 / 2: le settantadue voci si spogliano dei filtri e dei processi e li appoggiano sui bassi dove capita
Limit To Your Love: il basso martella mononota a smorzare tutto il core
Give Me My Month: l'ultima frase
To Care (Like You): la voce che cambia cento sessi. Mount Kimbie? Burial? Viva i mononota impulsivi
Why Don't You Call Me: quando salta il cd/mp3/vinile perché ha paura degli ululati. What I Am, whatiam, w h a t i a m?
I Mind: in loop coi monosillabi. Lui bada o lui mente?
Measurements: era qui, prima di tutto
(ok, forse ho nascosto qualcosa lì in mezzo)
(non leakatelo, vi guardo a destra, vi guardo a sinistra)
Unluck: i ritorni di carrello in linee di un foglio a quadretti che si affastellano i r re gloar i
Wilhelms Scream: dopo due minuti dai colpi di sonar si sollevano bit di lava che deformano il vinile con la ritmica che zoppica nella sua tentazione techno
I Never Learnt To Share: le beghe familiari, gli hit rissonantimodulari, il finale zanzarista
Lindesfarne 1 / 2: le settantadue voci si spogliano dei filtri e dei processi e li appoggiano sui bassi dove capita
Limit To Your Love: il basso martella mononota a smorzare tutto il core
Give Me My Month: l'ultima frase
To Care (Like You): la voce che cambia cento sessi. Mount Kimbie? Burial? Viva i mononota impulsivi
Why Don't You Call Me: quando salta il cd/mp3/vinile perché ha paura degli ululati. What I Am, whatiam, w h a t i a m?
I Mind: in loop coi monosillabi. Lui bada o lui mente?
Measurements: era qui, prima di tutto
(ok, forse ho nascosto qualcosa lì in mezzo)
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9.12.10
27.9.10
Meno di nero
In un certo senso la negazione del dubstep wonky di Joker o di quello giocoso à la Mount Kimbie e persino dei grilletti / accendini / treble di Burial. Non è dubstep, non è techno (sebbene sembri techno rallentata), non è witch-house perché nel nome non c'è nemmeno un \▲/. Il primo EP della neo%nata? Blackest Ever Black ad opera di tal(i) Raime è una tripletta di dreampop mortifero che fa strame degli Enigma, rimette in funzione asportatori di truciolo senza lubrorefrigerarli e ribolle di frequenze avvolte dalla pece. Non resta che aspettare il remix di Regis di This Foundry per poter ballare tutto questo.


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20.9.10
What I've lost, since we last met

Questo è Sergio Giorgini che sbadiglia. Sergio Giorgini è una specie di Paul Simon che sbadiglia su pezzi techno che suonano come una discoteca di Graceland grazie al compare Bruno Pronsato (che col singolo su DFA si conferma definitivamente come uno dei più geniali cazzoni finto-ignoranti degli ultimi anni). Bonus track l'altro suo progetto in cui sbadiglia perverso a una ragazzetta francese su una roba che sembra una marcetta techno joydivisa prodotta da Gisus'n'Merypersemprechain, se mai G'nMxsmpr avessero prodotto techno.
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30.5.10
Simpatia non finita
Quando venerdì scorso alle 4, più o meno dopo un'ora di set, il buon Robag Wruhme ha liberato l'inciso originale e la voce di Shara Nelson dalle pastoie funzionali e inutili del trascurabile remix dei Kamouflage ho avuto i brividi e mi sono commosso, non solo perché mette i brividi e commuove sentire quel pezzo dei Massive su una pista da ballo, ma perché in qualche modo quel "You're the book that I have opened and now I've got to know much more"/"I'm missing every part" riassume benissimo la necessità di andare oltre e insieme la malinconia per quello che sono stati i Wighmony Brothers davanti ai piatti. Ho sollevato le braccia e ho cantato, tanto sicuramente qualcun'altro avrebbe fissato il momento per sempre, magari in una delle ultime esibizioni dei Wighnomy nello scorso dicembre con Robag a coprire Monkey Mafia che doveva andare in bagno.
La grande curiosità immagino che sia quel "Ma come sta X dopo che si è lasciato con Y?" e giocoforza si tende ad interpretare in modo morboso ogni comportamento e atteggiamento, quand'anche questo comportamento o atteggiamento sia semplicemente il risultato della giornata, storta o bella che sia stata. Evito, dunque. La data allo Spazio 211 non è stata affollatissima. Al di là dei discorsi sul fatto che ogni organizzatore viva di fedelissimi, che i posti che attirino l'utenza "casuale" sono giocoforza concentrati in due-tre zone centrali, che lo Spazio 211 sia lontano da quegli spazi e ci sia stato pure un temporalone in serata, che il nome di Gabor non sia esattamente modaiolo né tra i grezzi né tra i connoisseur, al di là di tutto ciò il pubblico si divideva tra la zona esterna, dove c'è aria si fuma si beve lo stesso la musica si sente e si può pure chiacchierare, e l'interno in cui fino alle tre l'atmosfera era più quella del pre-concerto che quella di un club nel pieno della sua serata - indovinate dove potevo essere. Gabor, che come suo solito una mezzora prima ama sedersi da qualche parte e prendere le misure alla situazione, sembra perplesso.
Poi sale sul palco – il mixer è stato spostato per l'occasione sul palco – e comincia un set da ultim'ora. Sulle ritmiche a lui care, minimali ma zompettanti, sono adagiate melodie ed echi di voci morbide. Poi è la volta di qualche intermezzo electro, acido talvolta. La pista si vuota e si riempie come un polmone ma già dopo mezzora ci sono i primi abbandoni. Unfinished Sympathy e poi un'altra quarantina di minuti con sprazzi di voce tra il soul e il sognoincubo (Lisa Gerrard!). Dopo un'ora e quaranta chiede il back to back al resident e sebbene si sciolga mentre siamo quaranta, siamo trenta, siamo venti, prendendo in carico i pezzi più romantici e cantati (e ce ne fosse uno che riconosco), il mio ricordo corre a quella magica serata e al fatto che per quanto sia stato soddisfattissimo a volte non basta che tu sia coinvolto o che il dj sia emozionante, ma serve quella specie di enorme amplificatore che è il pubblico, specie quello ruspante. Poi il finale che non è nemmeno questa volta "until the telephone started ringing ringing ringing ringing ringing off" ma una bordata di pingpongdelay su "cold nights wrapped in ecstasy". Comunque c'è tanto amore in quei dieci che "signori l'uscita è da quella parte", un attimo prima stringo la mano a Gabor. Scusate l'urlo da gallina sgozzata alla fine del video.
16.2.10
Forse mi sono distratto e qualcosa è sfuggito
Nell'occasione della prima serata della Sagra della Canzone Italiana abbiamo ricevuto una grande anteprima. "Ragazzo di Periferia" è il progetto parallelo con cui un solito noto, che per il momento non vi possiamo rivelare, ha deciso di affrontare quelle sonorità dron-tribal-psico-pop-shocchez che stanno facendo la fortuna di gente come Animal Collective, Fuck Buttons, Delorean e tutto il glo-cucuzzaro. Si dice che voglia ricondurre quell'estetica sonora così lontana dal mondo a temi d'inchiesta scottanti, o forse spera soltanto in un invito alla serata finale della Grande Sagra e in un abbraccio della Clerici. Come tradisce il suo nome pare che tutto sia iniziato nel 2005 e il suo primo vagito è proprio una cover di quel glorioso anno.


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13.1.10
If it's not rough it isn't fun
Su questo blog non avevo mai nominato Lady Gaga e Poker Face (sono uno snob schifoso). È con particolare piacere quindi che vi introduco al primo grande leak del decennio. Una monumentale discussione sul forum del Mucchio (aka FdC) intorno al fenomeno Lady Gaga (aka Stefani Joanne Angelina Germanotta) sta deragliando su binari sublimi e sul culto di Paul Van Dyk (aka Paul Van Dyk). Al suo interno un importante contributo come il Reboante Edit di Poker Face per mano di Pikkiomania (aka nihil82 aka Widex aka Caizzy) ha ispirato nelle menti veggenti di (appunto) Caizzy e Busy P. Sbirulino (aka Officina Gommy aka tOm) un progetto di cover senza regole registrate male.
Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.
PKFace Project
Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.
5.1.10
Rotante (La Settimana Dei nonSaldi A Londra)
No. Al minifestival dubsteppo non sono poi andato (la bass music, quella che una volta era il dubsteppo, ha monopolizzato le classifiche di fine anno ma per fortuna non è ancora diventata il nuovo trip-hop dato che i negozi di Londra, il vero metro di brit-popolarità post-NME, non la usano perché spaventa i clienti o li fa inciampare e sbattere l'uno contro l'altro come pacman intrappolati in un tenori-on). Al nonCapodanno nella solita topaia rappezzata di Shoreditch gli Aeroplane sono stati commoventi nonostante la trappola per topi in cui suonavano facesse di tutto per tenerti ai margini (i loro grandi classici misti alla disco polverosa, One Life Stand inaspettata da lacrime, un giorno vivremo a Parigi te lo prometto, like battery thinkers/count your thoughts, DON'T YOU WANT ME di FELIX e quel tepore da Deejay Time se il Deejay Time fosse esistito vent'anni prima). Erol Alkan invece ha annoiato pure la shop assistant gobba del Fred Perry di Covent Garden (andare lì quattro volte perché si ha la teoria che ogni giorno mettano qualcosa di diverso negli scaffali e ritirarsi con un unico noioso pullover smanicato): se vuoi accontentare ancora oggi tutti, il tuo miscuglio di post-disco, electro, milanesità rompi-coglioni risulta artefatto e senza mordente anzichenò (non puoi fare la profumiera con un minuto dei KLF prima di lanciare l'hit milanlondinese del momento - Bangkok di Boris Dlugosh - e poi era così giusto terminare sull'intreccio di Waves riletta da Gonzales con l'originale che non dovevi continuare a sonorizzare la fila al catastrofico guardaroba). Fico invece in apertura Rory Phillips che nonostante mixi con una cornetta telefonica al posto della cuffia ha intrattenuto amabilmente con la più recente tendenza di ibridazione di minimal e nuovadisco. A capodanno la fila per i fuochi in riva al Tamigi è durata un'ora (vai per Westminster e ti ritrovi oltre il London Eye), i fuochi dieci minuti, l'accenno di neve dieci secondi e più o meno un'altra ora per ritrovarsi al Fabric semivuoto popolato da indiani e turisti italiani (lo si voleva, ma non a questo punto) dove nello stesso momento suonavano Weatherall/sala uno, Joe Goddard degli HotChip/sala due, Rub'nTug/frigo-piccionaia. L'hotchippo ha optato per il polpettone nerobianco che strizza l'occhio alla band di provenienza (house sbagliata alla dOP, pochi technoni controllati, un pezzo vocale femminile post-r'n'b, ritmi rinse.fm-spezzati per il pre-finale e la chiusa con la suddetta Bangkok). Dopo si è resistito solo per una mezzora tra la coda minimalsfiancante di Weatherall (era ovvio, ma cristo per un set umano ti devo rincorrere nei pub?! a casa?!) e il freddo insostenibile per il mio raffreddore della sala tre dei Run'n'Tugghi. Al ritorno alla mezzanotte di sabato tra le ormai inutili luminarie festive sulla strada di Luton l'autista del pullman della Greenline canticchiava classici minori di Bacharach, Lucky Lips di Cliff Richards e astruse donnine northern-soul, tirava su col naso per il raffreddore e sbadigliava anche se avrebbe guidato fino a mattina.
ps:
Scena al Rock Shop di Charing Cross Rd.
Io: posso vedere il Launchpad della Novation?
Tipo dietro il bancone che capisci che ha aperto il negozio per vendere le chitarre e ora si ritrova a vendere queste diavolerie mentre il socio a fianco strimpella indolente su una fender: è lì in vetrina.
Io: niente sconti?
Tipo di cui sopra: No, è piuttosto caldo (pretty hot, in certi casi l'inglese sa essere davvero efficace)
Io: Vabbé, lo prendo.
Lungi dall'essere un post pubblicitario dato che centoquarantanove sterline le ho spese e ancora non mi rincorrono tirandomi addosso i tenori-on come a Four Tet, mi preme sottolineare due o tre fatti.
1) Chiunque pensasse che quelli della Novation abbiano pensato a un coso con dei bottoni per far partire le tracce si sbaglia di grosso. è un attimo e grazie ai prodigi di Max ci si barcamena tra emulatori di monome, step-sequencer, sample-scrambler e si è a un passo dal tenori-on.
2) Smanettando un po' ci si rende conto di quanta musica amata negli ultimi quattro-cinque anni sia figlia dell'approccio vettoriale-matriciale-grafico alla scrittura. Per una volta ci si accorge che la musica amata non è la solita figlia delle droghe (cocktail di anfetamine e allucinogeni) ma di un misto di patchinko, scandaglio nei forum alla ricerca della patch funzionante e occhiaie da 'no stasera dormo quattro ore che domani recupero'.
3) Non ho sentito The Visitor di Jim O'Rourke, ma sicuramente è stato uno degli alfieri dell'approccio matriciale. Fa tenerezza a tal proposito vederlo mentre i signori Yamaha gli spiegano come funzioni il tenori-on e lui risponde interessato (!), in giapponese (!!) e con interiezioni che non ti aspetteresti nemmeno da una macchietta giapponese (!!!).
pps: una delle sere dando un'occhiata alla BBC mi sono imbattuto in Goldie che partecipava a un quiz per celebrità chiamato Celebrity Mastermind. Rispondeva a domande correlate ai film di PT Anderson. Ora, è assolutamente ok che musicisti (che sono stati) di nostro interesse frequentino i programmi televisivi inglesi di prima serata - in una delle puntate di The Big Fat Quiz c'era anche Lily Allen. Goldie però fa caso a parte. Per chi non lo sapesse, Goldie è stato uno dei concorrenti del Celebrity Big Brother del 2002 (eliminato per primo), si è rotto il femore facendo sci d'acqua nelle prove del reality The Games (a cui non ha mai partecipato) ed è stato uno dei concorrenti più amati di Maestro una specie di Ballando con le stelle applicato alla direzione d'orchestra andato in onda ad Agosto-Settembre dell'anno scorso. Goldie è arrivato secondo, battuto da una specie di Maria Amelia Monti punk, ma è stato il vincitore morale tanto che questa estate la BBC ha trasmesso l'esecuzione alla Royal Albert Hall di una sua composizione pseudo classica (!) chiamata Sine Tempore (!!), facendo commuovere il suo grill in platea (!!!). La Giusy Ferreri del Regno Unito
Don't You Want Me? - Felix
Inner City Life - Goldie
Viva Forever - Jim O'Rourke
ps:
Scena al Rock Shop di Charing Cross Rd.
Io: posso vedere il Launchpad della Novation?
Tipo dietro il bancone che capisci che ha aperto il negozio per vendere le chitarre e ora si ritrova a vendere queste diavolerie mentre il socio a fianco strimpella indolente su una fender: è lì in vetrina.
Io: niente sconti?
Tipo di cui sopra: No, è piuttosto caldo (pretty hot, in certi casi l'inglese sa essere davvero efficace)
Io: Vabbé, lo prendo.
Lungi dall'essere un post pubblicitario dato che centoquarantanove sterline le ho spese e ancora non mi rincorrono tirandomi addosso i tenori-on come a Four Tet, mi preme sottolineare due o tre fatti.
1) Chiunque pensasse che quelli della Novation abbiano pensato a un coso con dei bottoni per far partire le tracce si sbaglia di grosso. è un attimo e grazie ai prodigi di Max ci si barcamena tra emulatori di monome, step-sequencer, sample-scrambler e si è a un passo dal tenori-on.
2) Smanettando un po' ci si rende conto di quanta musica amata negli ultimi quattro-cinque anni sia figlia dell'approccio vettoriale-matriciale-grafico alla scrittura. Per una volta ci si accorge che la musica amata non è la solita figlia delle droghe (cocktail di anfetamine e allucinogeni) ma di un misto di patchinko, scandaglio nei forum alla ricerca della patch funzionante e occhiaie da 'no stasera dormo quattro ore che domani recupero'.
3) Non ho sentito The Visitor di Jim O'Rourke, ma sicuramente è stato uno degli alfieri dell'approccio matriciale. Fa tenerezza a tal proposito vederlo mentre i signori Yamaha gli spiegano come funzioni il tenori-on e lui risponde interessato (!), in giapponese (!!) e con interiezioni che non ti aspetteresti nemmeno da una macchietta giapponese (!!!).
pps: una delle sere dando un'occhiata alla BBC mi sono imbattuto in Goldie che partecipava a un quiz per celebrità chiamato Celebrity Mastermind. Rispondeva a domande correlate ai film di PT Anderson. Ora, è assolutamente ok che musicisti (che sono stati) di nostro interesse frequentino i programmi televisivi inglesi di prima serata - in una delle puntate di The Big Fat Quiz c'era anche Lily Allen. Goldie però fa caso a parte. Per chi non lo sapesse, Goldie è stato uno dei concorrenti del Celebrity Big Brother del 2002 (eliminato per primo), si è rotto il femore facendo sci d'acqua nelle prove del reality The Games (a cui non ha mai partecipato) ed è stato uno dei concorrenti più amati di Maestro una specie di Ballando con le stelle applicato alla direzione d'orchestra andato in onda ad Agosto-Settembre dell'anno scorso. Goldie è arrivato secondo, battuto da una specie di Maria Amelia Monti punk, ma è stato il vincitore morale tanto che questa estate la BBC ha trasmesso l'esecuzione alla Royal Albert Hall di una sua composizione pseudo classica (!) chiamata Sine Tempore (!!), facendo commuovere il suo grill in platea (!!!). La Giusy Ferreri del Regno Unito
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13.1.09
Roots Bloody Roots
In the words of Sylvester: reality was less "everybody is a star," and more "I who have nothing."
Un anno dopo Hercules & Love Affair, Anthony e Blind. Tutto intorno per l’ennesima volta ci si riempe la bocca con la parola house e a volte fatichi ad associare quel termine a quello che si sente. L’house, più di altri generi, ha sofferto nei tempi le brutture di chi l’ha cooptata e l’ha condotta verso popolarità sempre più improbabili fatte di vita, amore e felicità. Le disco-dive per il grande pubblico, il suono champagne per gli aperitivi provinciali, l’euro-demenza per sonorizzare gli autoscontri e le montagne russe, l’abitino afro-decontestualizzato oggi perché ogni due anni bisogna cambiare abitino alla cassa che rassicura il pubblico del daje e daje.
L’house però di suo è musica che è nata con un rapporto problematico nei confronti di vita, amore e felicità, musica di malinconica dis-integrazione sospesa tra ricerca di identità (nel gender, nelle radici, nella fuga dal quotidiano) e un divertimento che non cancellava tutti i problemi ma li cannibalizzava e se ne nutriva. Se poi guardiamo a New York il contesto era ben definito: crisi sessuali e di gender, prostituzione transgender, ormoni al mercato nero, dipendenza da alcol e droga, solitudine, razzismo, HIV, ACT-UP, il parco di Thompskin Square, la brutalità della polizia, lavoro sottopagato, disoccupazione e censura. Tutti a 120 beat al minuto .
DJ Sprinkles (alter ego per Terre Thaemlitz, veterano di quella scena) canta il blues decadente di quei giorni a 120 beat al minuto. La sua house originaria racconta tutto questo, sconfinando per bellezza nell’ambient pastorale delle piste da ballo svuotate e delle ferrovie che portano dalla provincia alla metropoli e nel fag-jazz ossessivo che nasconde dietro l’organico degli strumenti le sfumature più tecnologiche. Tra il tragico e il sublime, come quel volto in copertina che non sai se sia uomo o donna, se rida o se pianga.

Un anno dopo Hercules & Love Affair, Anthony e Blind. Tutto intorno per l’ennesima volta ci si riempe la bocca con la parola house e a volte fatichi ad associare quel termine a quello che si sente. L’house, più di altri generi, ha sofferto nei tempi le brutture di chi l’ha cooptata e l’ha condotta verso popolarità sempre più improbabili fatte di vita, amore e felicità. Le disco-dive per il grande pubblico, il suono champagne per gli aperitivi provinciali, l’euro-demenza per sonorizzare gli autoscontri e le montagne russe, l’abitino afro-decontestualizzato oggi perché ogni due anni bisogna cambiare abitino alla cassa che rassicura il pubblico del daje e daje.
L’house però di suo è musica che è nata con un rapporto problematico nei confronti di vita, amore e felicità, musica di malinconica dis-integrazione sospesa tra ricerca di identità (nel gender, nelle radici, nella fuga dal quotidiano) e un divertimento che non cancellava tutti i problemi ma li cannibalizzava e se ne nutriva. Se poi guardiamo a New York il contesto era ben definito: crisi sessuali e di gender, prostituzione transgender, ormoni al mercato nero, dipendenza da alcol e droga, solitudine, razzismo, HIV, ACT-UP, il parco di Thompskin Square, la brutalità della polizia, lavoro sottopagato, disoccupazione e censura. Tutti a 120 beat al minuto .
DJ Sprinkles (alter ego per Terre Thaemlitz, veterano di quella scena) canta il blues decadente di quei giorni a 120 beat al minuto. La sua house originaria racconta tutto questo, sconfinando per bellezza nell’ambient pastorale delle piste da ballo svuotate e delle ferrovie che portano dalla provincia alla metropoli e nel fag-jazz ossessivo che nasconde dietro l’organico degli strumenti le sfumature più tecnologiche. Tra il tragico e il sublime, come quel volto in copertina che non sai se sia uomo o donna, se rida o se pianga.

Midtown 120 Intro - DJ Sprinkles
Ball'r (Madonna-Free Zone) - DJ Sprinkles
Ball'r (Madonna-Free Zone) - DJ Sprinkles
26.9.08
Yvppie Tv (ripristinato senza mp3)
“Per il resto tutti gli album precedenti a Duke mi erano sembrati troppo artistoidi e intellettuali”
Dice che Dear Science dei TV On The Radio è pensato per ascolti piacevoli e salottieri, da yuppie inseriti. Piacione che piace a tutti tranne quelli a cui non piace quello che piace a tutti. Sgombrata la piacevole e piaciona sensazione che già a metà del primo ascolto in ufficio mi ha fatto esclamare in piedi “Viva Tutto!”, staccando la cuffia dal notebook più o meno dei pressi di Golden Age, mi sono ritrovato in mezzo alla vendetta storica nei confronti di Kid A. Con tanto di funk, afro-fiati, battimani e sintarelli. “Dear Science, please fix all the things you keep talking about or shut the fuck up” è la richiesta di applicazione alla scienza, l’approccio artistoide e intellettuale al servizio della musica e non viceversa. Dove la scienza in questo caso non è l’LHC ma l’art-rock. Poi ci si può beare delle ambivalenze, dei particolari e della costruzione, ma l’importante è che lo spirito con cui si ama la dance di queste pagine abbia trovato ancora espressione in un disco di pop classico e inventivo.

(Blogger ha cancellato il post precedente per violazione del DMCA con segnalazione a Cillin Fcts e ha minacciato che con ripetute violazioni l'account verrà rimosso. A tal proposito ricordo che "mp3s on this blog are offered for a limited time and only for evaluation purpose." e come dice ink "If you are the artist or the copyright owner and would like a link removed, just let me know. I'll take it off, and you'll lose some free promotion.")
Dice che Dear Science dei TV On The Radio è pensato per ascolti piacevoli e salottieri, da yuppie inseriti. Piacione che piace a tutti tranne quelli a cui non piace quello che piace a tutti. Sgombrata la piacevole e piaciona sensazione che già a metà del primo ascolto in ufficio mi ha fatto esclamare in piedi “Viva Tutto!”, staccando la cuffia dal notebook più o meno dei pressi di Golden Age, mi sono ritrovato in mezzo alla vendetta storica nei confronti di Kid A. Con tanto di funk, afro-fiati, battimani e sintarelli. “Dear Science, please fix all the things you keep talking about or shut the fuck up” è la richiesta di applicazione alla scienza, l’approccio artistoide e intellettuale al servizio della musica e non viceversa. Dove la scienza in questo caso non è l’LHC ma l’art-rock. Poi ci si può beare delle ambivalenze, dei particolari e della costruzione, ma l’importante è che lo spirito con cui si ama la dance di queste pagine abbia trovato ancora espressione in un disco di pop classico e inventivo.

(Blogger ha cancellato il post precedente per violazione del DMCA con segnalazione a Cillin Fcts e ha minacciato che con ripetute violazioni l'account verrà rimosso. A tal proposito ricordo che "mp3s on this blog are offered for a limited time and only for evaluation purpose." e come dice ink "If you are the artist or the copyright owner and would like a link removed, just let me know. I'll take it off, and you'll lose some free promotion.")
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una carriera stroncata
30.4.08
Nessuno è solo
Cos'hanno in comune Tiziano Ferro, Biagio Antonacci, Hercules And Love Affair, Anthony, Rufus Wainwright, Supermayer e il tartufo. Scopritelo dal sottoscritto, guest star in casa Inkiostro.
14.4.08
Cattivo ma anche buono come adesso, non lo sono stato mai
Vedo molta liquefazione romantica in giro per Walter (il nome e basta, è d'obbligo). Tutti commossi, e mi viene in mente l'accoglienza trionfale che certi ambienti hanno tributato al nuovo Jamie Lidell. A me il nuovo Lidell non scende giù per la sua eccessiva pulizia e classicità, per quel calore così diretto e ovvio che non riesco a sentire. Invece mi viene in mente un piccolo progetto ai più ignoto, Echohce. Lidell che pattoneggia + un ex Einstürzende Neubauten + un generatore semantico di testi + otto stampanti, live. Anche io ho votato Walter-Jamie, ma il Walter-Jamie che conferisce calore matematico e bionico a una versione sintentizzata di ciò che tutti vogliamo sentirci dire. Un lato oscuro comunicativo, che è oltre i miserrimi paragoni col berlusconismo.
Leaving (Untouched) - FM Einheit
Revolution (Shon) - FM Einheit
Leaving (Untouched) - FM Einheit
Revolution (Shon) - FM Einheit
28.1.08
28.11.07
Ragione per comprare un vocoder numero 63
Ma il vocoder, oltre a consentirmi di eseguire in maniera appropriata Digital Love mentre faccio la barba, funziona anche come giubbotto anti-proiettile per proteggersi dai puristi e dai clan rivali?
Sensual Seduction - Snoop Doggy Dog
Sensual Seduction (video) - Snoop Doggy Dog
Sensual Seduction - Snoop Doggy Dog
Sensual Seduction (video) - Snoop Doggy Dog
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