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9.11.11

Xi CtoC. Black is White is Black

The rhythm is the bass and the bass is the treble

Chords
Strings
We brings
Melody
G-Funk
Where rhythm is life
And life is rhythm



La sera prima della sommersione dei Murazzi si parte dai Murazzi dove un Theo Parrish assai sorridente (cazzo, un detroitiano sorridente) imbastisce un set negrissimo di battuta lenta, radici disco soul r'n'b e contrappunti sintetici. I suoi ugly edits più che il viaggiospazio. Tecnica pulita e rigore filologico stampano sorrisi sulle facce nonostante il set suoni (piacevolmente) passatista e il suo continuo uso delle manopole di bassi, medi e alti (almeno qui non seguiti dalla cassa ma da viulini e da cori motowni) sia - a cercare un difetto - troppo ripetitivo. Il magnetismo è pero tale che, anche ammesso che i più giovini siano lì per il successivo Ben Clock, nessuno reclama sugli splendidi break orchestrali o sulle divagazioni funk. E quando sembrava di aver imboccato un labirinto minimale involuto ha subito scartato verso la gioia acida.




Lasciando Ben Clock al suo destino si percorre (finalmente, riesco per la prima volta) la città nel pieno spirito del CtoC alla volta dell'Hiroshima dove K(uedo) e K(ode9) chiudono la serata Hyperdub. In Sala Modotti Kuedo è live in the mix che vuol dire che suona i suoi pezzi (e qualche altra cosa) uno dietro l'altro come in un dj set. Severant è uno dei dischi dell'anno e su un impianto più carico di quello che sono le mie cuffie si gode non poco dei brandelli premonitori e delle tenerezze 10010 che in realtà sono analogie. Poi a un certo punto spunta Miami Vice e la sabbia dentro gli anfibi e il bianco giallo verde acqua che ci circondano.




Non rimane che l'ultima ora delle tre di Kode9. Ritmi spezzati è dire poco. Nell'hardcore continuum che sgorgava dall'impiantone dell'Hiroshima il buon Steve Goodman aveva già abbandonato ogni residuo di linearità in favore di una persistenza retino-ritmica-alogica in cui grime, two e duestep si intersecano sviando e costringendo a consegnarsi. Strings Of Life apre la sezione housettona e di vecchia techno prima del finale culminante nell'ovvio ricordo di Burial e nel bis finale di Regulate. Poi i superstiti hanno cercato di avere un ultimo pezzo, ma il proprietario dell'Hiroshima ha castrato tutti vietando al fonico i volumi. Si è andati avanti per cinque o sei minuti con le proteste, giusto il tempo in cui si poteva suonare ancora un altro. Però Regulate come ultimo ultimo chiude. Il tartan addosso è a quadri come le camicie del 94.



10.10.11

The Italian New Wave

The Italian New Wave ebbe a dire l'anno scorso James Holden in chiusura di Club To Club e The Italian New Wave è il motto dell'undicesima edizione del miglior festival musicale italiano. Anticipato dalla tre giorni del Viva Club To Club (dal 20 al 22 Ottobre tra Milano, Roma e Torino con Holy Other, Space Dimension Controller, Kyle Hall, Paolo Della Piana, Bottin, Giorgio Valletta, Teho Tehardo, Giorgio Gigli e Jeff Mills), in onore del 150esimo dell'Unità d'Italia il festival troverà la sua seconda sede nella città di Roma. Dal 3 al 6 Novembre a Torino il festival si approprierà di teatri, gallerie e club culminando col finale al Lingotto. Il calendario come ogni anno non è riassumibile tanto è ricco. Meglio riguardarselo per organizzarsi i propri saltabecchi tra club e sale.



Giovedì 3 Novembre
[Teatro Vittoria - 17.00]
Egyptrixx (live set)
[Teatro Carignano - 22.00]
Apparat Band (live set)
Lucy (live set)
[Lapsus - 23.00]
O: Vaghe Stelle + Stargate + A:RA (live set)
Jackmaster (dj set)

Venerdì 4 Novembre
[Teatro Vittoria - 21.00]
Planningtorock (live set)
Opium Child (live set)
[Hiroshima Mon Amour - 23.00]
Kode 9 presents Hyperdub Night:
Kode 9 (3hrs dj set)
Hype Williams (live set)
Martyn (live set)
Cooly G (live set)
e nella seconda sala
Kuedo (live in the mix)
SRSLY (dj set)
[Jam Club - 23.00]
Ben Clock (3hrs dj set)
Theo Parrish (3hrs dj set)
Lucy (dj set)
Stereo / Gandalf (dj set)
[Fluido/Gamma - 23.00]
Deniz Kurtel (live set)
dOP (live set)
WPTWL (dj set)

Sabato 5 Novembre
[Teatro Vittoria - 17.00]
R&S Showcase:
Lone (live set)
Untold (live set)
[Museo d'Arte Orientale - 20.00]
Teho Tehardo (Maps of Enthusiasm special project)
[Lingotto Fiere - 22.00]
Padiglione 1:
Modeselektor (live set)
Jeff Mills (dj set)
Marcel Dettman (dj set)
Alva Noto (live set)
Byetone (live set)
Sala Rossa:
Caribou (dj set)
Zomby (live set)
Pantha Du Prince (live set)
Sandwell District: Function & Regis (dj set)
Savana Potente / Claude (dj set)

Per informazioni su biglietti e abbonamenti:  http://clubtoclub.it/2011/ita/_tickets_1
 
Ben Klock - Subzero (Function-Regis remix)

1.6.11

Pillole di Primavera Sound 2011 - Giorno 3
(Sim Sala Bin)

Intro: si arriva presto e la prima ora è una birretta sul parco di erba sintetica coi cuscini giallo e blu e i Za! che rompono le palle a The Tallest Man Of Earth appropriato per l'atmosfera rilassata.

Yuck: concerto del pomeriggio del festival. Sono fatti per dargli addosso e invece le loro perfette ovvietà pop da pischelli sono ultrafunzionali per l'auto, la spiaggia e il vento nei capelli. Una lentissima Rubber chiude le carezze.


tUnE-yArDs: ne ignoravo l'esistenza fino al primo pezzo. Ma cosa sono le Cocorosie afrobeat? Musicalmente tocca anche cose che mi piacciono, ma siamo un altro mondo.


Fleet Foxes: sanno suonare insieme, sanno cantare insieme, potrebbero rompere le palle insieme e invece incantano insieme. E poi quei Sim Sala Bim, Mykonos, IwasfollowingtheI sono gli elementi fuori posto che trasformano la normalizzazione nella psichedelia fuoriditesta che sono.


Gang Gang Dance: Santa Dnympha sarà stata la patrona dei malati mentali, delle vittime di incesto e dei fuggiaschi, ma loro sono la spazzatura del mondo sul palco (sono zingari, mi si chiede?). Già si percepisce pesante la cappa di PJ, ma comunque mantengono occupato il Pitchfork Stage, con un live incentrato sull'ultimo discusso (e ottimo) disco. Accompagnati da due Mangoni (uno sbandieratore di lavori stradali e uno storpio che fa la verticale) e con la cantante che indossa la canottiera rigata della salute su una tutina di latex, sono l'effetto Pisapia del Primavera.Il ballo tra la spazzatura umana termina solo quando lo urla il muezzin.


Matthew Dear Live Band: nel pieno del live di PJ non c'è esattamente il pienone per il concerto di Matthew Dear, irricchionito in uno smoking bianco e in atteggiamenti pesantemente new romantic. Stranamente però il live sembra una roba acid house dell'89 grazie alla struttura dilatata e all'apporto costante del trombettista. Menzione d'onore al manipolo di quattordicenni spagnoli (figli di qualche organizzatore?) che conoscono a menadito i pezzi e trasformano il sottopalco nello studio di Non è La Rai.


James Blake DJ Set: le donnine inglesi delle prime file urlano come nemmeno al concerto. Il dj set è tutto quello che ci si aspetta, dagli harmonimix che prendono di mira la musica nera (compreso Bills), ai tentativi di carica techno, dai suoi pezzi non cantati al dubstep puro col basso wahwah scorreggione. Purtroppo manca quel senso di costruzione poco caro al djismo dubstep e molto più presente negli orizzonti dei dj techno.


Animal Collective: merda. Dispersivi e poco propensi a misurarsi col fatto di trovarsi sul palco principale, annegano la prima mezzora in pezzi sconosciuti (era per caso la musica di Oddsac?), in un suono che non convince e in pause che spezzano tutto l'interesse. Si rimpiange l'aver perso gli Odd Future e si corre da DJ Shadow.


DJ Shadow: la trovata visiva del festival è semplicissima. Una palla che contiene il protagonista e tira fuori le tre dimensioni dai visual. Musicalmente non viene fornita nessuna concessione al qui e ora. Il concerto è la visione del mondo musicale di Shadow, forse ora vecchia eppure energetica come quasi nessun'altra esibizione elettronica del festival. Mi sono perso il primo quarto d'ora per colpa dell'organizzazione (ha fatto Midnight?) ma per il resto dopo un po' di inediti è partita una sequela di tesissime riletture dei primi due dischi. Forse ancor più dei Pulp, per la distanza da quei giorni e da quei beats, questo è stato il vero momento nostalgia del festival. E il finale, coi titoli di coda in Orbovision.


Persi della giornata: John Cale, Damo Suzuki, The Soft Moon, Mercury Rev, Einstürzende Neubaten, Galaxie 500, Jon Spencer Blues Xplosion (ma sentita di passaggio Flava), Odd Future, Holy Ghost, Kode 9, Caspa, Mogwai (Messi Fear Satan)



7.3.11

Equilibristi in bilico sul finesettimana (un weekend italiano)

Non c'è il pienone al Supermarket venerdì. Uno dei proprietari della Numbers, serata/etichetta inglese che si tiene sottocchio e a cui è dedicato l'appuntamento, sciorina un preserata ordinato su una battuta godibile (Freeki Mutha, l'OAR0003B) mentre il giovinotto Hudson Mohawke sonnecchia intrecciando le gambe sul divanetto restrostante con la tipa che lo accompagna - a quanto pare Hudson non è più ciccione e ha abbandonato le mise nerdone in favore del suo status di celebrità del sottobosco. Quello che non ha abbandonato sono i tastieroni / ritmi a zig zag / cantatoni hiphop che compongono il suo rodato mondo culone che solo poco prima della fine viene raddrizzato nelle curve da una tentazione techno, subito brillantata con la chiusura di Fuse.

Inutile dire però che io, come immagino molti, non sono sul posto che per la leggenda Lory D (sintomi della vecchiaia incipiente? una figura mitologica della tua giovinezza viene portata a spasso da ragazzini inglesi come fosse un Baldelli qualunque). Inizia il set con della disco gommosa con battuta da ondeggio glorioso. Non so se sia il tempo che ammorbidisce e trasforma il look dark sciamanico industriale in un'inquietante tranquillità da dopolavoro, ma la follia sembra sempre lì, negli sguardi e sorrisi al limite e negli sfaciolamenti rephlexivi dei beat da cui parte una (time to pret)End che mai in nessun indie-dancefloor è stata così sinistra, mai è stata così passata. Da questa l'ambient selezionato diventa techno a cui improvvisamente e con meraviglia viene dimezzata la velocità. Bello fuori da ogni logica. Sono appena le quattro e i maledetti del locale accendono le luci (si vendono meno consumazioni aumentando i prezzi, vero?) ma a furor della quarantina di rimasti si riesce a scucire un'ulteriore mezzora di gommosità e beatdestroy. Davvero un peccato che il pur buon impianto abbia schiacciato il tutto in un mono che è il flagello dei locali italiani.


Anche sabato lo Spazio 211 raccoglie gente con molta calma e senza stipare gli spazi (e per la cronaca qui si riducono le dimensioni del bicchiere della birra media, deve essere una qualche campagna del Comune di Torino per far dimagrire i cittadini in vista della stagione estiva). I Crimea X, ovvero Jukka Reverberi (basso, voce, manopole, tasti) e Dj Rocca (manopole, tasti, flauto traverso), attaccano con Liubov un live che è dilatato come un djset inframezzato da droni in cui si ondeggia e non si sente quasi il bisogno di applaudire (se non ovviamente alla fine). Gioia a ogni bordata di ping pong delay e alle psicodivagazioni più che agli arpeggi. L'ultimo pezzo, il remix moroderico di Time For Shopping, è un occhiolino a chi organizza la serata e purtroppo niente bis come è sempre più spesso d'uso qui.

31.1.11

Tuff-i


Questo qui sopra è Actress, ovvero Darren Cunningham. Con grande probabilità il vostro disco dell'anno faccio-capire-che-mi-piacete-anche-voi-altri sarà stato Caribou o Kanyewest. Splazsh di Actress (anch'esso scelto come disco-ponte dell'anno dal giornale filofighetto) invece è un disco immerso in tutto e poi sgranato. Sabato scorso (seconda serata di Houdini) Actress ha interrotto il funzionale back to back introduttivo di Vaghe Stelle e Sergio Ricciardone con dei droni dai quali è emersa della techno scura incatramata, spezzata dalla vecchia scuola electro tutta in fila di Maze spezzante al punto da spezzare se stessa e sfaccettarsi prima dei tentativi di house che imprigionano i campioni degli Human League, con tutto che sfugge e si sgambetta, con gli elementi che vanno tutti fuori tempo, o meglio che seguono tutti il loro tempo. Tutto poi era goduriosamente ovattato, affilato e sepolto dagli effetti e dal bitrate e poi nuovamente distorto dall'impianto (forse era un errore, ma rientrava tutto nel processo di impoverimento del suono primigenio alla ricerca del brivido della nostra esperienza di ascolto di oggi: prima o poi uscirà fuori un fanatico dell'alta fedeltà che diventerà il nuovo beniamino del riflusso). Era una serata così spezzante che anche il biglietto d'ingresso che ho ricevuto era spezzato in due biglietti, uno intero da cinque euro e uno ridotto da tre euro (ma davanti a un live come questo si chiude un occhio davanti alla finanza creativa che permette di mantenere in vita il clubbing).

Always Human by Actress

23.12.10

Every woman and every men, join the caravan of Blake

È passato più di un anno da quando ho iniziato a rompere col James Blake cantante (e leggendo c'erano già la coverazza, I Never Learnt To Share e Misuroni), ma è con piacere che il primo disco del 2011 che ascolto sia il suo (no, non quello dei Decemberists), sia tutto cantato e sia ficherrimo. Per questo motivo (e dato che sono stato minacciato di morte nel postare mp3 e visto che comunque ormai ce l'avrete tutti), vado a segnalare dei momenti signifativi paura sorpresa gioia pezzo per pezzo.


(non leakatelo, vi guardo a destra, vi guardo a sinistra)

Unluck: i ritorni di carrello in linee di un foglio a quadretti che si affastellano i r re gloar i
Wilhelms Scream: dopo due minuti dai colpi di sonar si sollevano bit di lava che deformano il vinile con la ritmica che zoppica nella sua tentazione techno
I Never Learnt To Share: le beghe familiari, gli hit rissonantimodulari, il finale zanzarista
Lindesfarne 1 / 2: le settantadue voci si spogliano dei filtri e dei processi e li appoggiano sui bassi dove capita
Limit To Your Love: il basso martella mononota a smorzare tutto il core
Give Me My Month: l'ultima frase
To Care (Like You): la voce che cambia cento sessi. Mount Kimbie? Burial? Viva i mononota impulsivi
Why Don't You Call Me: quando salta il cd/mp3/vinile perché ha paura degli ululati. What I Am, whatiam, w h a t i a m?
I Mind: in loop coi monosillabi. Lui bada o lui mente?
Measurements: era qui, prima di tutto

(ok, forse ho nascosto qualcosa lì in mezzo)

22.12.10

It's a Holy Love

È curioso come la canzone a cui più associo il Natale che sta arrivando sia un pezzo disco-house, di un produttore svedese insieme a cantante svedese, uscito lo scorso 30 agosto su un'etichetta chiamata Pampa.

Sarà che suona come l'atmosfera confusionaria dello scambio di doni che sai che non ti piaceranno, saranno i funky camini, sarà quella voce da invasione del Concerto di Natale al Vaticano, saranno i bassi gonfi come stufe caldaie, saranno le tastiere che sembrano il ghiaccio lontano, sarà il tintinnio di slitteposatepalledivetrosoldisulpiattocopritappidispumante, sarà il finale annebbiato di una giornata di festa troppo lunga.

[foto di peejay]

9.12.10

Puliscitestine

In Italia : 106 persone hanno il cognome Gianasi secondo i nostri dati
Il cognome Gianasi è il 29 385° più diffuso in Italia.
Ci dispiace, ma non abbiamo i dati per provincia per il cognome Gianasi (meno di 100 persone in ogni provincia).

Davide Gianasi ha un cane.

Wrong Remo Gianasi? Search for others

Rick Gianasi Known For





 
Matteo Gianasi è il primo rinforzo per la Bsl di Bettazzi (playguardia, in arrivo dal Castiglione Murri (C Dilettanti)) [Il Resto del Carlino - Lunedì 21 giugno 2010]

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8.11.10

Yangns

(che suona un po' come young guns, young ones, young unz, young gones)

Giovedì scorso, serata di apertura di Club To Club X-ima edizione

Trascuro il live al Carignano dei Plaid coi suonatori inglesi di pentole indonesiane (video esplicativo) e comincio direttamente dal Mirafiori Motor Village.

Andrea Frola apre la serata con un set di carezze disco-house e cede la scena a Floating Points con il rallentamento orgasmico di Lil Louis. Se avete letto un qualsiasi articolo su Sam Shepard, saprete bene che tutti puntano sul fatto che mentre vorrebbe tanto diventare il Moodymann inglese, tra hittoni digitalnegri e jam session funk suonate e cantate è impegnato in un PhD in farmacologia sul tema regolazione del dolore a livello di microRNA. Il caro vecchio luogo comune che sai i musicisti elettronici sono tutti un po' scienziati pazzi. Floating Points sembra invece il prototipo del ventenne rosso inglese che non pensi possa esistere fuori da un pub con la pinta in mano o dalla curva del Manchester (City? Utd? E invece nessuno dei due, in un'intervista ha dichiarato "Sono cresciuto in un quartiere di Manchester vicino al vecchio stadio Trafford (ahah per la traduzione), assistendo a molta più violenza di altri ragazzini. Quindi ho sviluppato un'antipatia per il calcio e sono rimasto a casa a suonare il pianoforte."). Per farla breve apre e chiude un set ultravinylistico con lo stesso pezzo brasilian-saudade con voce femminile che purtroppo non riconosco, per più di metà del tempo mette in sequenza un misto di crostoni e b-side funk, soul, jazz e garage con mixato netto e/o non in battuta e inspiegabili togli-tutte-le-frequenze tranne i 70khz rimetti-tutte-le-frequenze e solo dopo aver creato un'atmosfera strana ma feelgood, comincia a iniettare prima della house primigenia e poi dei pezzi techno tondi e a loro modo neri tra i James Brown meno noti, i pezzi afrojazz e gli Scott Groovoni. Una dichiarazione ovvia di giovinezza e di amore per le radici, che purtroppo ha messo in secondo piano il suo ruolo nel filtare quelle cose con freschezza.


Vacuum Boogie by floatingpoints


Subito dopo sfoggiando una sagoma e un ciuffo a suo modo nazistoide, Joy Orbison prende il possesso del mixer e lancia Gipsy Woman di Cristal Waters (sì, la ra li la ra la, mo m'pighhj' a Nicolett', ca m' suonn' la trombett'). Tutta la prima parte del suo set è farcita di house ultra funky al limite della step inglese. Poi purtroppo si incattivisce e la funky house diventa quella cafona inglese odierna coi synth scorreggioni-rave e le ritmiche che mi innervosiscono. Fortunatamente il finale è tutto nelle sue corde di produttore, con ritmiche spezzate, bassi e synth profondi e i suoi pezzi migliori. Il sorriso ritorna e si è pronti ad affrontare il giusto riposo in vista del tour de force dei due giorni successivi.


Joy Orbison - Hyph Mngo [HFT009] by Hotflush

7.10.10

Name Dropz

Tutti gli stick, spat, toc dell'inedito di Apparat per il suo DJ Kicks mi ipnotizzano nella loro nettezza che risalta sul mare di washing e riverberi piatti che va per la maggiore. Fiati fagotti nasalità d'ottone e pentolini sono organizzati con la ormai irritante maestria dal signorino Motor City Drum Insieme per l'anteprimo estratto da quello che si preannuncia come lo stellare disco di remix di Caribou (triplo Koze, Ikonika, Fuck Buttons, Holden, Gavino Russom, Gold Panda et al). Vincent Oliver zompetta con la sua orckestrina, il SignorBanjoNo, Ludovico Pellegrini. I Margot ci sono. James Blake affronta finalmente il suo lato pianolo, mi hanno spedito il inoltrato i link del promo del nuovo Mount Kimbie (il live al Berghaine di Maybes echeggia come risate in un cupo stanzone vuoto non ho ancora sentito il nuovo di Shed), ma non nascondiamoci che l'attesa è tutta per North dei Darkstar. Alla voce techno nera disperata travestita da dubstep invece esploro Jack Sparrow. I paesaggi, quando faccio finta che le Alpi non esistano, me li confeziona CFCF. L'ep sudanese della Innervision con guest il tipo dei Knife non si può sentire, ma è divertente. Tanto roboamore per Squarepusher roborock col primo Shobaleader.

E non dimentichiamoci di Brianino, la minaccia

27.4.10

C'ho il disco di Marcel Dettmann, c'ho il disco dei Walls ma

vuoi mettere con l'mp3 a 128kbitz del remix del Santo Spirito di Drunk Girls? (Ebbè ebbè ma col lato A di Wax 0003 se la gioca)


26.1.10

Booze and boobs and grooves

Hanno più o meno detto tutto loro.

Venerdì scorso al The Beach di Torino (e, lo dico con piacere, il giorno dopo nella cara Bari) Moodymann ha scomposto attraverso un prisma la sua musica in tre ore / quarant'anni di nero e non nero. Da quando sono entrato in ritardo sulle note di Club Lonely fino all'uscita su un technone di Federico Gandin, passando per il synthpop di Don't Go, la discomusic che non farò mai in tempo a impararla tutta, l'hiphop giusto e l'ar'en'bi sbagliato, sprazzi di house e techno, KDJ per una sera ci ha fatto dimenticare l'idea di club come cava nera omogenea e un filo disperata in favore di quelle discoteche che i colleghi ti raccontano al ritorno delle loro vacanze o trasferte negli States. Posti dove il dj è spesso anche mc, la musica accompagna il beveraggio / flirt / cazzeggio e il flusso sa più di onde che di soufflé che si gonfia fino a scoppiare. Una roba di questo tipo con i De La Soul al posto della Gasolina, il funk al posto del reggaeton e una gestione delle dinamiche che ti sembra che Moodymann non sappia mixare (alla fine non è un dj, è un musicista) e invece il togli metti puntina è speculare ai passaggi fluidi coi pezzi disco e riesce a trasfigurare quello che suona al punto di rendere magniloquente un pezzo dei Whitest Boy Alive di Erlend Øye che nemmeno ricordavo. Un ragazzo di passaggio dice "Per una volta non siamo tutti maschi". Mentre se ne va via verso il Po, di spalle col suo cappuccio nero con pelliccia bianca e la pilotina piena di vinile, Moodymann sembra proprio Babbo Natale.


Club Lonely (I'm On The Guest List Mix) - Lil Louis and The World
A Roller Skating Jam Named "Saturdays" - De La Soul
Done With You - The Whitest Boy Alive

19.1.10

Attrici (qualcosa con cui distrarsi)

Paura. Di Avatar e della sua trama non me ne frega una ceppa, ma siccome dicono che è una specie di esperienza allucinogena e io da sempre sogno un'esperienza allucinata ma ho paura delle droghe, allora medito di caricare il nuovo di Four Tet sull'ipod e portarmi le cuffione al cinema per guardarmi l' "esperienza" con una sonorizzazione viaggiona a base di cetantoammore, Animal Collective, Manitoba, Isolée e Lindstrøm. Paura. Per paura di ascoltare maniacalmente cetantoammore alterno gli ascolti con qualcosa. Un nuovo remix di Nathan Fake che sembra il remix di Idioteque fatto da Aphex, la madrasboard del portatile del lavoro che si rompe e dev'essere sostituita, il nuovo ep di Joy Orbison che ormai lo pompano tutti in maniera inconsulta e pure il Guardian e beat'allui per la botta di culo (ma il remix di Maybes è toccato a James Blake, a-ah).

Sul nuovo EP di Joy Orbison per Aus Music (etichetta di Will Saul a metà tra techno e nuovibattiti) c'è un remix di Actress. L'anno scorso mi sono perso Actress. Una specie di incrocio tra Model 500, Autechre, Chicago e i bassi londinesi che nel tempo perso è uno dei tenutari della Werk Discs (per capirci dopo innumerevoli promo rifiutati - e poi rivenduti alla Hyperdub - ha ricevuto il materiale di Where were you in '92? e ha scoperto Zomby e inoltre pubblica Lone e Lukid). L'anno scorso è uscito con l'LP Hazyville, un disco di house sbagliata e morfinica senza bonghetti, rifiutato negli scorsi anni di intelligent laptop sterilità. In primavera Actress uscirà col nuovo LP per la Honest Jon's di Damon Albarn, già benemerita per la pubblicazione/distribuzione in UK delle nuove cose di Moritz Von Oswald e Tony Allen. Il 5 di Febbraio la Honest Jon prenderà possesso del Berghain con Moodymann, Joy Orbison e appunto Actress. Io mi consolerò venerdì prossimo con il djset di Moodymann @ Secretmood c/o The Beach, sperando che Kenny Dixon Jr prenda in mano il microfono e chiacchieri tanto.


22.12.09

Cassa Disintegrata II (Chrisimas Miss)

La crisi è finita? Togli la cassa? I bugdget tornano a essere sfide? La crisi è stata un'occasione persa. Qualcuno in questo inizio anno si farà male. Per la seconda volta, il mix cassone di (buon)Natale con cui passare il pranzo coi parenti - l'anno scorso ci portò gli Animali quest'anno ci porti il Fourtetto.

Cassa Disintegrata II (Chrisimas Miss)



Because Of You [Michael Cleis Remix] - Skunk Anansie [One Little Indian]
Youth Speed Trouble Cigarettes [Radio Slave Remix] - Cassius [Cassius Records]
She's An Illusion - Azari & III [I'm A Cliché]
Santa Maria (del Buen Ayre) [Pepe Bradock Wider Remix] - Gotan Project [¡Ya Basta!]
December 10th - San Proper [Perlon]
We're All Clean - Joris Voorn [Rejected Music]
Electricity - Linkwood [Prime Numbers]
No. 20002 - Wax [Wax]
Vacuum Tube - Floating Points [Eglo Records]
Path Of Most Resistance - Pepe Bradock [Atavisme]
Deep Space Mix [Edit] - Redshape [Delsin]
Was Right Been Wrong [maxcar vs Pepe Confiote De Iz And Diz Miz] - Paul Kalkbrenner
Oddity [John Talabot Misterioso Mix] - Zwicker feat. Olivera Sanimirov [Compost/Permanent Vacation]
So Much Fun - Lindstrøm feat. Christabelle [Smalltown Supersound]
We're Getting Stronger (The Longer We Stay Together) [Original Walter Gibbons 12" Remix] - Loleatta Holloway [Salsoul Records]

Cassa Disintegrata II (Chrisimas Miss) - mirror

6.12.09

Nightchirpers

Il giorno dopo il precedente post l'ottima netlabel italiana Homework Records ha pubblicato Fireworks, gustosa raccolta di nove pezzi di Grillo (già apprezzato per rockolatoyz e morgenstern). Dato che trattasi di hip hop elettronico e melòdico di quello che mi garba parecchio, non sarebbe mancato nel precedente gruppo. Come tutte le uscite della Homework, il disco è in streaming e download gratuito. Come dice il pezzo, esse a doppia-pi i a ti e elle o.



2.12.09

Not Hip Not Hop

(tanta voglia e tempo di scrivere, neh)

L'altro giorno per caso mi è uscito un filotto di ascolti non hip hop che aveva un forte afrore hip-hop e che soprattutto non era né storto, né intellettualoide. Mi chiedevo se invadere un campo altrui con roba che non appartiene a quel campo, ma visto che il Wu Tang Clan fa uscire dischi di remix dubstep di dubbia qualità, perché no. Tanto più che non potevo fare a meno di dedicare una merdosa four minute version della figatona a Puffy all'interno dei venti minuti.


Not Hip Not Hop (mix) - maxcar - (mirror)

The Composer's Comeback - Paul White [One Handed Music] + benedizione di Puffy
Volcano (Four Tet Remix) - Antipop Consortium [Big Dada Recordings]
Round One (Salem Remix) - Gucci Mane [Icey? White Space? CDR?]
Sahara Michael - Ikonika [Hyperdub]
Waves Imagination - Lone [Werk Discs]
The DJ (maxcar shrinks a four minute version out of Radio Slave Monument to make Puffy angrier) - DJ Hell feat P.Diddy [International DJ Gigolo Records]

10.11.09

VellutoToMoquette (Il Club To Club: parte prima)

Posso ripetermi che non cerco rivalse nei confronti della musica che ascolto, posso dirmi che non ho bisogno che Evelina Christillin mi dia il benvenuto e mi accomuni alla figlia nei giovani che finalmente entrano a Teatro con la musica elettronica per la prima volta (e che la legna non sia troppa, orsù), posso lamentarmi quanto voglio del fatto che siano meglio i diciottenni datch-vestiti che attendono sempre l'ultimò ultimò rispetto ai trentaseienni col posto riservato che non hanno pagato il biglietto, che non sanno dove stanno, che si alzano e se ne vanno venti minuti prima della fine o che forse in realtà, com'è più probabile, mi facciano ribrezzo tutti. Però il misto di attenzione sull'ostico, commozione sul finale e gioia, quando dopo quindici minuti parte per la prima volta la cassa e sembra di stare al Concerto di Capodanno a Vienna con tutti che applaudono a ritmo, tutto ciò non sarebbe stato lo stesso lontano dai velluti, dai palchetti e da tutto quel rosso ingoiato dal buio, in cui ci immergiamo ogni fine settimana.



Serate come quella di giovedì scorso al Teatro Carignano di Torino con il concerto di Francesco Tristano, Carl Craig e Moritz Von Oswald (soli, senza orchestrali o strumentisti) sono tentativi che in fondo cercano di annullare una distanza che, per quanto ce la stiamo a raccontare, è tutta lì nelle parole intorno, nelle sensazioni aumentate e persino nelle ricerca di indifferenza dietro cui possiamo nasconderci. Non se ne può fare a meno e allora si prova a raccontare anche il resto, quello per cui si è davvero lì.



Senza l'orchestra e gli strumentisti, i tre scelgono la via di un suono live, non artificialmente sincronizzato e improntato su un'esecuzione ai limiti della divagazione in jam. Tristano martirizza di effetti il piano, ora metallizzandolo, ora grattando il timbro,pizzicando e percuotendo il budello direttamente. Per i primi ventiminuti punteggia le vibrazioni di fondo dilatate di Craig e Maurizio con un concreto trattato che riprenderà più avanti ma che non mi conquista più di tanto. Molto meglio quando aprirà l'arcobaleno timbrico house nascosto sotto gli effetti, classico e dolente allo stesso tempo, o quando si preoccuperà di contrappuntare con la melodia di basso sintetizzato. Craig sembra rincorrere, nonostante chiami come un direttore di orchestra incisi e variazioni: la drum-machine live scarna e non lavorata ricerca un sapore classico detroitiano, però il più delle volte risulta legnosa e priva di respiro (anche se è il classico colpo di gomito all'amico con la palpebra calante); il suo sintetizzatore poi suona monocorde ed elementare affiancato al respiro del basso di Tristano. Maurizio (gran cuore per lui e tutto per come cerca di riprendersi dai problemi di salute) lavora molto di architettura, riempiendo i vuoti e addensando il materiale a volte un po' slegato degli altri due. Prenderà la scena sull'ultimo pezzo prima del bis quello con la più grande carica dub. Tra le cose suonate Technology, uno da Recomposed, frammenti affioranti dai libretti dei tre (qualche detrito da Auricle Bio On, tappeti da M Series, qualche passaggio soffuso al synth per C2) e su tutti una The Melody che scalda il cuore e lo fa sorridere e gli accordi ritmici di The Bells che fanno sempre la mossa di partire e non vengono mai raggiunti dalla melodia. Poi per il bis tornano solo Craig e Tristano che improvvisano rilavorando passaggi già sentiti in precedenza ripetendo sostanzialmente i pregi e difetti della serata. Un gran tentativo di spettacolo elettronico senza la pompa e i lacci dell'accompagnamento orchestrale, ottimo a tratti ma che richiede ancora l'affinamento dovuto da simili maestri.




Dopo qualche chiacchiera si attraversa la città e dall'altra parte al Mirafiori Motor Village (la zona di Mirafiori riconvertita a centro polivalente / spazio di vendita) si raggiunge la serata Do You Warp?. Tra una cosa e l'altra faccio in tempo per venti minuti di Hudson Mohawke che è un ventenne robusto e nerdonissimo nel suo ingobbirsi su manopole, giradischi e laptop. Elegante quanto la copertina di Butter, affastella un accumulo di beat storti, frammenti melodici, elettronica disparata con l'incoerenza della scoperta. Puzza ancora di latte nei suoi estremismi (nonostante un'enorme gavetta alla puntina), ma in fondo suona come il pop che vorrei sentire alla radio, con 800 tab diversi aperti sul browser, e lo stile di una pagina geocities fine anni Novanta: il Prefuse'73 del buon umore. Lo si ama per Fuse anche se il suo futuro è dalle parti della conclusiva Ooops!!!. Lo applaudono pochissimo alla fine (molto più durante il set), ma lui è convinto non poco. Subito dopo Jimmy Edgar nella sua mezz'ora (pagati poco i ragazzi per la serata a ingresso gratuito?) passa da un suono funkadelico con tanto di voce trattata a un martellone pneumatico alla Autechre, a tentazioni house senza un minimo di senso compiuto. Indeciso. A seguire il dj set di Passenger e xluve sceglie la strada di una specie di fidget(!) cosmica(!). Già abbastanza infastidito, su Yeke Yeke decido di abbandonare la moquette in erba sintetica e andarmene a dormire.



The Melody (Carl Craig's C2 Remix) - Francesco Tristano
Fuse - Hudson Mohawke