Visualizzazione post con etichetta techno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta techno. Mostra tutti i post
6.11.12
Election night
Fa strano risentire come era andata quattro anni fa.
Etichette:
afro bits,
anni che passano,
banchi di scuola,
electronica,
epyca,
mp3,
pictures,
poppe,
remix non ufficiali,
techno,
this house is not a motel,
ti sogno california,
troche alternative
29.9.12
La vita è così diversa senza te
C'è un collega coetaneo che affascina sempre coi suoi ricordi di clubbing mainstream teenager anni novanta torinese. File under portarsi appresso un casco da moto anche se si arriva sul posto dalla periferia in autobus ('ho parcheggiato distante'). Vorrei ma non posso non è diventato potrei ma non voglio. Forse non sa nemmeno chi sia Ricardo Villalobos, ma ti conta a memoria le volte che il giovane Gabry Ponte ha aperto i set di GigiDag.
Villalobos pubblica per Perlon Dependent and happy, tre vinili o versione mixata su cd. Il lancio stampa sgombra il campo: la dipendenza non è da sostanze ma è la piacevole dipendenza dalla sistemazione, dalla famiglia, dalla sedentarietà. I lanci stampa sono teneri delle volte e la reazione può essere inflessibile: come?! mai più un Villalobos follettoinpredaatutto come alla Mostra del Cinema di Venezia? Dependent and happy però non è il progetto di un intrappolato in casa, in collaborazioni più accettabili (Loderbauer) e in una nostalgia del clubbing. Al contrario Ricardo concilia le esperienze di vita con equilibrio e come tale la dipendenza è la mancanza dei vicini e degli affetti quando si è lontani e i pezzi sono tracce fulcro dei djset degli ultimi anni, nuove variazioni e spettacoli come Das Leben Ist So Anders Ohne Dich dove la cassa che non c'è è il focolare e la freddezza post punk germanica è quella dei club dove tutti fanno i cuori con le mani e si scatenano le risse nelle retrovie. La vita è così diversa senza te.
C'è uno stagista under25 ammanicato che affascina sempre coi suoi ricordi di clubbing mainstream anni zero torinese. File under non vado al Timeuorp a Milano perché poi mi fanno male i piedi e lunedì devo andare in Phintlandia per la tesi. Potrei ma non voglio non è diventato vorrei ma non posso. Forse sa anche chi sia Ricardo Villalobos, ma non ha ancora sentito Dependent and happy.
Villalobos pubblica per Perlon Dependent and happy, tre vinili o versione mixata su cd. Il lancio stampa sgombra il campo: la dipendenza non è da sostanze ma è la piacevole dipendenza dalla sistemazione, dalla famiglia, dalla sedentarietà. I lanci stampa sono teneri delle volte e la reazione può essere inflessibile: come?! mai più un Villalobos follettoinpredaatutto come alla Mostra del Cinema di Venezia? Dependent and happy però non è il progetto di un intrappolato in casa, in collaborazioni più accettabili (Loderbauer) e in una nostalgia del clubbing. Al contrario Ricardo concilia le esperienze di vita con equilibrio e come tale la dipendenza è la mancanza dei vicini e degli affetti quando si è lontani e i pezzi sono tracce fulcro dei djset degli ultimi anni, nuove variazioni e spettacoli come Das Leben Ist So Anders Ohne Dich dove la cassa che non c'è è il focolare e la freddezza post punk germanica è quella dei club dove tutti fanno i cuori con le mani e si scatenano le risse nelle retrovie. La vita è così diversa senza te.
C'è uno stagista under25 ammanicato che affascina sempre coi suoi ricordi di clubbing mainstream anni zero torinese. File under non vado al Timeuorp a Milano perché poi mi fanno male i piedi e lunedì devo andare in Phintlandia per la tesi. Potrei ma non voglio non è diventato vorrei ma non posso. Forse sa anche chi sia Ricardo Villalobos, ma non ha ancora sentito Dependent and happy.
18.9.12
It's been long, so so long to be here
Ci si sente adolescenti o forse si pensa di avere un m-blog a fremere per un rip preso da un mix sperduto di una delle cose più immaginate da queste parti e finalmente realizzate chissà perché, forse con la sola ragione che anche le parti in causa la desideravano. Koze prende It's Only di Herbert e Siciliano e chiude uno dei tanti cerchi che devono essere chiusi (l'intermezzo synth-rana è una chiara citazione di questa foto) e non si sa bene dove e come e se uscirà, forse su Pampa. Das leben ist so anders ohne dich, dice il poeta (e ne parleremo). Tic, tac.
Etichette:
addobbi,
ammmore,
anni che passano,
banchi di scuola,
beghe personali,
chi va piano,
crauti a colazione,
mp3,
poppe,
remix,
soul sicuro,
techno,
venerazione
22.5.12
Eraserhead
Si capisce che la voglia di scrivere è poca? Viene quasi di postare gli inediti del 2006 per mantenere in vita questi lidi (feat Tiziano, Erol, Daft, Beastie, Fade).
La partenza senza mai il ritorno,
La partenza senza mai il ritorno,
19.2.12
Dalla cameretta al soggiorno (cantata sulla base di From disco to disco)
Venerdì sera ero distrutto. Avevo in programma di andare a sentire BNJM, ma le energie erano al minimo e finora non sono mai riuscito per un motivo o per un altro ad andare a qualcosa che si svolgesse all'Astoria. La botta di adrenalina mi aveva fatto cambiare idea, quando è uscito fuori che sarebbe stato possibile assistere in streaming al live di Luke Abbott da un club di Marsiglia. Era come tornare con commozione ai live via ISDN dei Future Sound Of London. Le cuffie al posto dell'impianto, il commento coi vicini attraverso i media più disparati e la piccola gioia di sensazioni che ci sono, ma sono raffreddate dall'interfaccia e dalla comodità. Ho potuto finalmente ascoltare il nuovo live col nuovo setup, più orientato al club, dato anche che le date del prossimo marzo toccheranno Roma, Firenze e Foligno. Ho persino cliccato più volte su print screen e a un certo punto, quando doveva partire il bis, l'audio è scomparso come se il solito proprietario di locale cattivo lo impedisse. La modernità o la vecchiaia?
23.1.12
Scoloured In Memory
"Your Coca Cola Sign Rattling"
Lo scorso fine settimana tra il singolo dell'anno di Resident Advisor Blawan, la sensazione giovine italiana dell'anno I Cani e le martellate storiche e dell'annodisempre di Regis ho scelto il set ritirato di prima cintura di Fairmont (se non avessi sentito Regis e Function al C2C forse avrei scelto diversamente). Le memorie che mi sento di condividere sono poche e a loro modo soddifatte. Il dj in apertura davanti a una pista letteralmente vuota suona gli MFA(la cinquantina di persone presente a mezzanotte stava dall'altra parte del Barrio al bar, la ragazza del dj era a fianco al palco e la tarantolata(torino-forum-op-cit)ancora non era arrivata). Thelicious apre e chiude con i Koltelli. Fairmont ha un microfono effettatissimo ed è stato massaggiante.
Lo scorso fine settimana tra il singolo dell'anno di Resident Advisor Blawan, la sensazione giovine italiana dell'anno I Cani e le martellate storiche e dell'annodisempre di Regis ho scelto il set ritirato di prima cintura di Fairmont (se non avessi sentito Regis e Function al C2C forse avrei scelto diversamente). Le memorie che mi sento di condividere sono poche e a loro modo soddifatte. Il dj in apertura davanti a una pista letteralmente vuota suona gli MFA(la cinquantina di persone presente a mezzanotte stava dall'altra parte del Barrio al bar, la ragazza del dj era a fianco al palco e la tarantolata(torino-forum-op-cit)ancora non era arrivata). Thelicious apre e chiude con i Koltelli. Fairmont ha un microfono effettatissimo ed è stato massaggiante.
Etichette:
addobbi,
al cinema,
electronica,
poppe,
techno
22.12.11
Sedimenti non dimentichi
Sabato scorso, se fossi stato mosso dalla curiosità, avrei probabilmente scelto l'ex Bolina (la dishcuteca di Ventola) ora diventato l'Haçienda (sikh, la nuova indiedisco di Bari) e il concerto di Ben Westbeech. Se non altro per vedere quanto dal vivo sarebbe rimasto del manipolo sontuoso di collaboraproduttori (Soul Clap, Enrichetto Schwarz, MJ Cole e Motor City Drum Ensemble tra gli altri). E per dire ai miei nipoti, sapete, una volta sono andato a ballare all'Haçienda.
Mosso invece dalla necessità, mi sono inoltrato nei due gradi sotto zero della strada verso Cuorgné (TO) per raggiungere El Barrio. L'ultima volta che sono stato a El Barrio fu per Jens Lekman. Poi una volta volevo andare a vederci Alberto Camerini, ma mi sono perso per strada, o forse all'ultimo minuto avevo deciso che era meglio di no. L'idea di andare a ballare lì un djset di Scuba era contemporanemente svuotata degli ovvi significati e ammantata di nuovi scarti.
Le due ore e mezza di Scuba, davanti a una pista non stipata ma attenta e calda, mi hanno soddisfatto in pieno. Un ascolto disattento potrebbe bollare con eclettismo la somma di techno (rimembrante) delle origini, house technica e ritmi da strada brit. Invece, così come nel suo DJ Kicks di quest'anno, oscillando tra educazione crucca e vitalità stradaiola inglese, ne è uscito fuori un mix capace di cariche e di break dolci, pulitissimo per tecnica e sapiente nelle variazioni. Un set da dj, più che da produttore, e dopo un po' ci voleva.
Scuba - Adrenalin EP [HF030] by Hotflush
Mosso invece dalla necessità, mi sono inoltrato nei due gradi sotto zero della strada verso Cuorgné (TO) per raggiungere El Barrio. L'ultima volta che sono stato a El Barrio fu per Jens Lekman. Poi una volta volevo andare a vederci Alberto Camerini, ma mi sono perso per strada, o forse all'ultimo minuto avevo deciso che era meglio di no. L'idea di andare a ballare lì un djset di Scuba era contemporanemente svuotata degli ovvi significati e ammantata di nuovi scarti.
Le due ore e mezza di Scuba, davanti a una pista non stipata ma attenta e calda, mi hanno soddisfatto in pieno. Un ascolto disattento potrebbe bollare con eclettismo la somma di techno (rimembrante) delle origini, house technica e ritmi da strada brit. Invece, così come nel suo DJ Kicks di quest'anno, oscillando tra educazione crucca e vitalità stradaiola inglese, ne è uscito fuori un mix capace di cariche e di break dolci, pulitissimo per tecnica e sapiente nelle variazioni. Un set da dj, più che da produttore, e dopo un po' ci voleva.
Scuba - Adrenalin EP [HF030] by Hotflush
15.11.11
XI CtoC: durezza senza eguali
"I'm not sure I'll make it Im in Los Angeles right. Now I was asked to stay and play some shows and not sure I've time to make fly from LA to Italy with time diff etc". Nel pomeriggio si diffonde la voce che quell'omm'e'mmerda di Zomby pacca il Clubtoclub, così come ci si attendeva da quando si era letto il suo nome nel programma. Roba da metterci una croce sopra se non fosse che con gli zombie non basta. Al suo posto suonerà Untold che era già previsto per lo showcase della R&S al Teatro Vittoria.
La R&S negli ultimi tempi invece di vivacchiare sui classiconi del catalogo sta puntando su un manipolo di giovani ibridi del bit, basso, funk, meldoia. Al livello 1 (Foyer) Lone ha alle spalle una vetrata sul centro di Torino sferzato dall'inizio di tempesta + lucidinatale (o dartistachesiano). Impeccabile nell'essere il suo suono anche visivamente, lui e il suo maglione (giovane che recupera i Novanta techno, le meldoie BoC e il gusto zerought per la frammentazione). Ribeccarlo all'uscita poco fuori il TeatroV col suo piccolo trolley mentre aspetta il taxi o che la pioggia smetta non ha prezzo. Al livello 2 (Teatro) Untold fa subito cenno a chi si stava già accomodando sulle poltrone di raggiungerlo davanti alla sua postazione: complice l'impatto dell'impianto infila uno dopo l'altro una serie dei suoi classici bongopentolobassstep. Il set è molto carico ma si ondeggia. Sarà che sono le nove e mezza, sarà che lui ha addosso una freddezza post punk, sarà che il contesto è più da ascolto che da danza. Comunque Swims di Boddika e Joy Orbison comincia a essere omnipresente.
Il tempo di un panino e si è subito al Lingotto perché Function e Regis (ovvero Sandwell District) cominciano per primi alle 22.30. Cominciano addirittura coi cancelli ancora logisticamente chiusi e così la prima mezzora davanti a meno di dieci persone è spettrale ma bella. Techno vaporosa dalla battuta lenta e rotonda che va via via asciugandosi con l'arrivo della gente. Il gioco di cenni e indicazioni sui due laptop che duettano paralleli e ora alzano la posta, ora la sviano, è simbiotico e pieno di esperienza.
A malincuore si alterna tale bendidio col palco grande dove Byetone parte dritto e pesante per sfumare di droni verso un Alva Noto più coinvolgente dal punto di vista visivo ma molto più spezzante ancorché sostenuto da martelli pneumatici: il Lingotto ipnotizzato tributa loro gli applausi per i maestri.
Faccio in tempo a tornare in boiler room dove, in vista del passaggio di consegne a Pantha Du Prince, F&R inframezzano melodie e financo campanelli. Goduria. Pantha, sempre col maglione in testa, parte con la sua collaudata cosa e allora decido di conquistare la prima fila del palco grande per i Modeselektor.
Stadium rock una volta si diceva. Pur avendoli già visti lo scorso anno, un nuovo disco e un live rinnovato a base di peli di scimmia, scimmie azteche 3D, facebooo, Zer0, scimmie cattive, nuvole blu e arbusti gialli hanno avuto la meglio su Pearson Sound. L'inizio mentale di Grillwalker si è mantenuto fino a dopo Pretentious Friends, quando è iniziato il nucleo tamarro pestone Moretti in playback black bloc stappo la sciampagna tanto capace di fomentare lo sterminato peak time del Lingotto.
Provvidenziale la voce di Thom Yorke e del remix di Mr Magpie a dare ossigeno agli interdettellettuali che ascoltano i due solo dagli altoparlanti del pc. Il finale ragadream di Let Your Love Grow col giallo incendio-in-fermo-immagine è il loro saluto e uno dei pochi momenti in cui l'amore è apparso in una serata finale rigorosa e poco incline ai sentimentalismi.
Appurato che Dettman si concentrerà per l'ennesima volta su marcette arricchite da antifurti, si torna da Untold che ripropone quanto sentito qualche ora prima raccogliendo reazioni più danzerecce. Jeff Mills inizia come due anni fa spazial-ambient per passare in breve a un treno altavelocità incessabile che come al solito spezza e arricchisce di drum machine. Lo si abbandona per l'inizio del dj-set di Caribou che si muove dalle parti della roba Daphni: benevolo ma non troppo perché all'ennesimo pezzo afrocazzo lo farcisce con Spastik e decido di tornare nel salone dove scampanano le campane. Da lì Mills è sempre più duro, quasi (parolaccia) rave nel finale, con l'acustica ormai compromessa dalla riduzione di pubblico. Il finale è improvviso su grande esaltazione e non si è capito se sia stato problema tecnico, audio staccato o il fatto che a Mills facevano male le nocche. Fuori la tempesta, manco a dirlo, era dura e tutta questa durezza la sento ancora sull'orecchio destro che ticchetta.
La R&S negli ultimi tempi invece di vivacchiare sui classiconi del catalogo sta puntando su un manipolo di giovani ibridi del bit, basso, funk, meldoia. Al livello 1 (Foyer) Lone ha alle spalle una vetrata sul centro di Torino sferzato dall'inizio di tempesta + lucidinatale (o dartistachesiano). Impeccabile nell'essere il suo suono anche visivamente, lui e il suo maglione (giovane che recupera i Novanta techno, le meldoie BoC e il gusto zerought per la frammentazione). Ribeccarlo all'uscita poco fuori il TeatroV col suo piccolo trolley mentre aspetta il taxi o che la pioggia smetta non ha prezzo. Al livello 2 (Teatro) Untold fa subito cenno a chi si stava già accomodando sulle poltrone di raggiungerlo davanti alla sua postazione: complice l'impatto dell'impianto infila uno dopo l'altro una serie dei suoi classici bongopentolobassstep. Il set è molto carico ma si ondeggia. Sarà che sono le nove e mezza, sarà che lui ha addosso una freddezza post punk, sarà che il contesto è più da ascolto che da danza. Comunque Swims di Boddika e Joy Orbison comincia a essere omnipresente.
Il tempo di un panino e si è subito al Lingotto perché Function e Regis (ovvero Sandwell District) cominciano per primi alle 22.30. Cominciano addirittura coi cancelli ancora logisticamente chiusi e così la prima mezzora davanti a meno di dieci persone è spettrale ma bella. Techno vaporosa dalla battuta lenta e rotonda che va via via asciugandosi con l'arrivo della gente. Il gioco di cenni e indicazioni sui due laptop che duettano paralleli e ora alzano la posta, ora la sviano, è simbiotico e pieno di esperienza.
A malincuore si alterna tale bendidio col palco grande dove Byetone parte dritto e pesante per sfumare di droni verso un Alva Noto più coinvolgente dal punto di vista visivo ma molto più spezzante ancorché sostenuto da martelli pneumatici: il Lingotto ipnotizzato tributa loro gli applausi per i maestri.
Faccio in tempo a tornare in boiler room dove, in vista del passaggio di consegne a Pantha Du Prince, F&R inframezzano melodie e financo campanelli. Goduria. Pantha, sempre col maglione in testa, parte con la sua collaudata cosa e allora decido di conquistare la prima fila del palco grande per i Modeselektor.
Stadium rock una volta si diceva. Pur avendoli già visti lo scorso anno, un nuovo disco e un live rinnovato a base di peli di scimmia, scimmie azteche 3D, facebooo, Zer0, scimmie cattive, nuvole blu e arbusti gialli hanno avuto la meglio su Pearson Sound. L'inizio mentale di Grillwalker si è mantenuto fino a dopo Pretentious Friends, quando è iniziato il nucleo tamarro pestone Moretti in playback black bloc stappo la sciampagna tanto capace di fomentare lo sterminato peak time del Lingotto.
Provvidenziale la voce di Thom Yorke e del remix di Mr Magpie a dare ossigeno agli interdettellettuali che ascoltano i due solo dagli altoparlanti del pc. Il finale ragadream di Let Your Love Grow col giallo incendio-in-fermo-immagine è il loro saluto e uno dei pochi momenti in cui l'amore è apparso in una serata finale rigorosa e poco incline ai sentimentalismi.
Appurato che Dettman si concentrerà per l'ennesima volta su marcette arricchite da antifurti, si torna da Untold che ripropone quanto sentito qualche ora prima raccogliendo reazioni più danzerecce. Jeff Mills inizia come due anni fa spazial-ambient per passare in breve a un treno altavelocità incessabile che come al solito spezza e arricchisce di drum machine. Lo si abbandona per l'inizio del dj-set di Caribou che si muove dalle parti della roba Daphni: benevolo ma non troppo perché all'ennesimo pezzo afrocazzo lo farcisce con Spastik e decido di tornare nel salone dove scampanano le campane. Da lì Mills è sempre più duro, quasi (parolaccia) rave nel finale, con l'acustica ormai compromessa dalla riduzione di pubblico. Il finale è improvviso su grande esaltazione e non si è capito se sia stato problema tecnico, audio staccato o il fatto che a Mills facevano male le nocche. Fuori la tempesta, manco a dirlo, era dura e tutta questa durezza la sento ancora sull'orecchio destro che ticchetta.
6.11.11
Α&Z
Anche se la chiusura della serata finale al Lingotto del Club To Club è stata affidata a Jeff Mills seguito in un gioco squisitamente circolare dal pezzo accompagnanellatormenta di Apparat, la chiusura ufficiale prevista stasera con il dj set di Carsten Nicolai per Artissima Social Club impone di identificare con lui e con la riuscita del rischio Raster Noton su palco grande il grande tema della serata finale di quest'anno, ovvero l'inesorabilità dell'intransigenza che conquista le masse. Il resto tra l'A e la Z presto.
10.10.11
The Italian New Wave
The Italian New Wave ebbe a dire l'anno scorso James Holden in chiusura di Club To Club e The Italian New Wave è il motto dell'undicesima edizione del miglior festival musicale italiano. Anticipato dalla tre giorni del Viva Club To Club (dal 20 al 22 Ottobre tra Milano, Roma e Torino con Holy Other, Space Dimension Controller, Kyle Hall, Paolo Della Piana, Bottin, Giorgio Valletta, Teho Tehardo, Giorgio Gigli e Jeff Mills), in onore del 150esimo dell'Unità d'Italia il festival troverà la sua seconda sede nella città di Roma. Dal 3 al 6 Novembre a Torino il festival si approprierà di teatri, gallerie e club culminando col finale al Lingotto. Il calendario come ogni anno non è riassumibile tanto è ricco. Meglio riguardarselo per organizzarsi i propri saltabecchi tra club e sale.
Stereo / Gandalf (dj set)
Ben Klock - Subzero (Function-Regis remix)
Giovedì 3 Novembre
[Teatro Vittoria - 17.00]
Egyptrixx (live set)
[Teatro Carignano - 22.00]
Apparat Band (live set)
Lucy (live set)
[Lapsus - 23.00]
O: Vaghe Stelle + Stargate + A:RA (live set)
Jackmaster (dj set)
Venerdì 4 Novembre
[Teatro Vittoria - 21.00]
Planningtorock (live set)
Opium Child (live set)
[Hiroshima Mon Amour - 23.00]
Kode 9 presents Hyperdub Night:
Kode 9 (3hrs dj set)
Hype Williams (live set)
Martyn (live set)
Cooly G (live set)
e nella seconda sala
Kuedo (live in the mix)
SRSLY (dj set)
[Jam Club - 23.00]
Ben Clock (3hrs dj set)
Theo Parrish (3hrs dj set)
Lucy (dj set)Stereo / Gandalf (dj set)
[Fluido/Gamma - 23.00]
Deniz Kurtel (live set)
dOP (live set)
WPTWL (dj set)
Sabato 5 Novembre
[Teatro Vittoria - 17.00]
R&S Showcase:
Lone (live set)
Untold (live set)
[Museo d'Arte Orientale - 20.00]
Teho Tehardo (Maps of Enthusiasm special project)
[Lingotto Fiere - 22.00]
Padiglione 1:
Modeselektor (live set)
Jeff Mills (dj set)
Marcel Dettman (dj set)
Alva Noto (live set)
Byetone (live set)
Sala Rossa:
Caribou (dj set)
Zomby (live set)
Pantha Du Prince (live set)
Sandwell District: Function & Regis (dj set)
Savana Potente / Claude (dj set)
Per informazioni su biglietti e abbonamenti: http://clubtoclub.it/2011/ita/_tickets_1
5.10.11
C2Coming Soon
Ghost People di Martyn racconta di gente che incombe nel suo non esser vista e viene notata nel suo non esserci. Essere fantasmi / vedere fantasmi è in ogni caso ripianare col piombo la mancanza di apparenza. Poi io ancora del disco non ne sono venuto interamente a capo, ma di certo il pezzo conclusivo We Are You In The Future è un compendio stratificato di gente che ci aveva visto nel futuro e ci ha raccontato così venti-trentanni fa (non l'altra possibilità, in questo caso). Almeno per quanto mi riguarda, invece di fare a meno dell'ossessione per il passato dovremmo iniziare a fare a meno delle idee di futuro che abbiamo alle nostre spalle.
Martyn - We Are You in the Future
11.9.11
Il mercato delle spezie
Radiotre disquisisce su quanto all'Auditorium Arturo Toscanini di Milano si sta svolgendo per la parte Mi del venerdì di MiTo2011, con gli ascoltatori critici (via mail, sms e persino fax anche se non so se sia il caso) come ormai non succede più nemmeno nella mezzora di telefoni aperti di Radio Padania o de Il Fatto Quotidiano. Io mi dirigo verso l'evento di inizio stagione, che guarda caso è la coincidente parte To dello scorso venerdì di MiTo2011. Omar Souleyman is in the house.
Se non avete presente, il fenomeno Omar Souleyman è più o meno l'equivalente siriano di un neomelodico, un Ciro Ricci, che viene invitato da tutti i festival hipster del mondo dal Sonar a Glastonbury senza nessuna giustificazione etnografica o musicale. Omar ha tutta una mitologia occidentale, a volerla raccontare, ma a noi interessa che come ogni buon neomelodico canti ancora ai matrimoni nonostante il livello raggiunto.
Il nocciolo è qui, lui non è un musicista di world music fatto per una buona metà del pubblico qui radunatosi. Nel suo essere ancora adesso cantante da matrimoni è più affine al rave, al fomento, al taglio della cravatta, che alla radice orgogliosa. È il braccio col finestrino abbassato e allora viva l'assenza di ogni giustificazione acustica, del suonatore di oud, in favore di un uso maiuscolo della strumentazione da pianobar da parte di Rizan Sa'id. Così mentre tutti sono seduti sulle sedie pieghevoli della Sala Espace, non appena parte la musica sotto il palco si raduna una folla che interpreta il senso sonoro sfollando quanto succede alle sue spalle, richiamandolo e mandandolo via allo stesso tempo.
Certo poi, accanto al sudore, all'adrenalina e ai sorrisi di questa specie di acid house triplamente accelerata, c'è quella sensazione che il mondo occidentale si stia fottendo con le proprie mani. Come un turista che ama farsi fregare al mercato delle spezie di Istambul, il ballerino che suda e che imita i vocalizzi berberi non si accorge che Omar guarda impaziente l'orologio d'oro appena prima di ogni "ehhhhh". Che Rizan è scoglionato mentre scatena il solito inferno. Che tutto è finto, esotico, esorcizzante. Però Shift Al Mani (e tutto) spaccano e mi fanno gli ovvi complimenti per la scelta della tshirt della Skull Disco per la serata. Hit orchestrali ad libitum e che la Cina acquisisca il nostro debito pubblico.
Etichette:
alzare il gomito,
ammmore,
ballando le cupole,
colori acidi,
epyca,
live,
live at the social,
locura fa rima con rascatura,
pictures,
poppe,
techno,
this house is not a motel
15.6.11
Disarcionati
All'improvviso un disco mi racconta. Racconta il peso degli anni passati a sentire musica pensata per far divertire (gli altri). Le gambe stanno cedendo, dopo una certa ora senti il mal di schiena e il battito è rianimatorio. Bilanci. Certi dischi rappresentano e raccontano chi li ascolta con un valore stellarmente più importante dei dischi belli in assoluto. Ma poi è bello in assoluto, anche, poche storie: come quel cavallo in copertina scoppia con le sue vene, i suoi muscoli e il suo crine nella polvere.
Imperfezioni, io amo le imperfezioni (le increspature di Selfoss, l'accostamento analogico zingaropolislamica di Selfoss, il tzan tzan di Selfoss, i polyrhitmi di Be With Me, la memoria dei primi due pezzi nel terzo, il ticchettio di un tempo che non è il secondo in Deep Inside, l'assenza di imperfezioni mentre si enumerano i difetti in Over, il cello slabbrato che prelude a granule della voce in Within You, il sinth gommoso fuori fase del cavallo arabo e gli echi a fette delle sue voci, i cigolii liquidi di Magnified Love e quell'urletto, la metrica impossibile del ritornello di When Your Lover's Gone, i rimbalzi di mille sport non giocati di mille strumenti non suonati in Benched)
Self(l)oss. Il letto è una prigione senza di te in cui ci rigirarsi (Be With Me now). Deep Inside commuove quando urla deep e aggiorna a suoni da via lattea i Blue Nile (così come When Your Lover's Gone): congelata fuori posto inceppata è il suono del non si sa perché non vada. Over. Finito. Oltre. Abbiamo fatto i nostri sbagli. Siamo andati su e giu. Una volta dopo l'altra. Incrociato, tradito. Non abbiamo nemmeno provato a far funzionare le cose. Make me over vuol dire trasformami. Nella solenne Within You arpeggio archi e grani di disturbi vocali puntano tutti sul falsetto del vocione. Lacrime nelle vene, cuori nelle mani, ho venduto il mio oro. Arabian horse (il pezzo) scompare come l'inizio di un lato b che si perde nei suoi rivoli e si aggrappa al ritornello non sellato. Un lato che si arrende e si lascia perdere nel club fumoso.
Messi in panchina non aspiriamo con orgoglio alla vita da mediano. Con l'orgoglio vano di un cavallo senza sella che scalpita nel deserto, incurante che nessuno sia intorno. I Gus Gus sono tornati. Arabian Horse.
(e visto che il pezzo in streaming è stato rimosso, eccoli in tutto il loro splendore live)
Imperfezioni, io amo le imperfezioni (le increspature di Selfoss, l'accostamento analogico zingaropolislamica di Selfoss, il tzan tzan di Selfoss, i polyrhitmi di Be With Me, la memoria dei primi due pezzi nel terzo, il ticchettio di un tempo che non è il secondo in Deep Inside, l'assenza di imperfezioni mentre si enumerano i difetti in Over, il cello slabbrato che prelude a granule della voce in Within You, il sinth gommoso fuori fase del cavallo arabo e gli echi a fette delle sue voci, i cigolii liquidi di Magnified Love e quell'urletto, la metrica impossibile del ritornello di When Your Lover's Gone, i rimbalzi di mille sport non giocati di mille strumenti non suonati in Benched)
Self(l)oss. Il letto è una prigione senza di te in cui ci rigirarsi (Be With Me now). Deep Inside commuove quando urla deep e aggiorna a suoni da via lattea i Blue Nile (così come When Your Lover's Gone): congelata fuori posto inceppata è il suono del non si sa perché non vada. Over. Finito. Oltre. Abbiamo fatto i nostri sbagli. Siamo andati su e giu. Una volta dopo l'altra. Incrociato, tradito. Non abbiamo nemmeno provato a far funzionare le cose. Make me over vuol dire trasformami. Nella solenne Within You arpeggio archi e grani di disturbi vocali puntano tutti sul falsetto del vocione. Lacrime nelle vene, cuori nelle mani, ho venduto il mio oro. Arabian horse (il pezzo) scompare come l'inizio di un lato b che si perde nei suoi rivoli e si aggrappa al ritornello non sellato. Un lato che si arrende e si lascia perdere nel club fumoso.
Messi in panchina non aspiriamo con orgoglio alla vita da mediano. Con l'orgoglio vano di un cavallo senza sella che scalpita nel deserto, incurante che nessuno sia intorno. I Gus Gus sono tornati. Arabian Horse.
(e visto che il pezzo in streaming è stato rimosso, eccoli in tutto il loro splendore live)
7.5.11
Del non esserci
hey girls, hey boys, superstar djs, here we go
Ci sono tante ragioni per non esserci. Noia? Saturazione? Sazietà? Mancanza di stimoli? Poco tempo? Poca voglia? Paura che l'esserci sia peggio del non esserci?
(Parlo del blog o parlo di) Tra poco Ricardo Villalobos suonerà ai Murazzi. Torino è scossa dal dilemma etico se pagare o no 27/30 euro per essere uno dei Mille (ma davvero dentro il Jam ci si sta in mille?) che andrà a comporre il cachet da ventimila euro per le tre ore e mezza del suo dj set. Non è solo un interrogativo da città operaia / città dal braccino corto e non si tratta certo di speculazione da parte di chi organizza. Qui si riflette sul valore anche morale di una prestazione artistica, sul rischio che gli prenda male, sull'investire i soldi nel talento e nel suono che sarà. Il grosso problema è insomma che lo abbiamo già visto e/o forse è meglio vederlo rilassato a casa sua o nel suo tour da vecchia gloria che farà quando avrà cinquant'anni. O forse non vado solo perché oggi ho dovuto saltare lo sciopero generale perché sono stretto sui tempi delle mie attività lavorative e mi sento in colpa.
Ci sono tante ragioni per non esserci. Noia? Saturazione? Sazietà? Mancanza di stimoli? Poco tempo? Poca voglia? Paura che l'esserci sia peggio del non esserci?
(Parlo del blog o parlo di) Tra poco Ricardo Villalobos suonerà ai Murazzi. Torino è scossa dal dilemma etico se pagare o no 27/30 euro per essere uno dei Mille (ma davvero dentro il Jam ci si sta in mille?) che andrà a comporre il cachet da ventimila euro per le tre ore e mezza del suo dj set. Non è solo un interrogativo da città operaia / città dal braccino corto e non si tratta certo di speculazione da parte di chi organizza. Qui si riflette sul valore anche morale di una prestazione artistica, sul rischio che gli prenda male, sull'investire i soldi nel talento e nel suono che sarà. Il grosso problema è insomma che lo abbiamo già visto e/o forse è meglio vederlo rilassato a casa sua o nel suo tour da vecchia gloria che farà quando avrà cinquant'anni. O forse non vado solo perché oggi ho dovuto saltare lo sciopero generale perché sono stretto sui tempi delle mie attività lavorative e mi sento in colpa.
31.1.11
Tuff-i
Questo qui sopra è Actress, ovvero Darren Cunningham. Con grande probabilità il vostro disco dell'anno faccio-capire-che-mi-piacete-anche-voi-altri sarà stato Caribou o Kanyewest. Splazsh di Actress (anch'esso scelto come disco-ponte dell'anno dal giornale filofighetto) invece è un disco immerso in tutto e poi sgranato. Sabato scorso (seconda serata di Houdini) Actress ha interrotto il funzionale back to back introduttivo di Vaghe Stelle e Sergio Ricciardone con dei droni dai quali è emersa della techno scura incatramata, spezzata dalla vecchia scuola electro tutta in fila di Maze spezzante al punto da spezzare se stessa e sfaccettarsi prima dei tentativi di house che imprigionano i campioni degli Human League, con tutto che sfugge e si sgambetta, con gli elementi che vanno tutti fuori tempo, o meglio che seguono tutti il loro tempo. Tutto poi era goduriosamente ovattato, affilato e sepolto dagli effetti e dal bitrate e poi nuovamente distorto dall'impianto (forse era un errore, ma rientrava tutto nel processo di impoverimento del suono primigenio alla ricerca del brivido della nostra esperienza di ascolto di oggi: prima o poi uscirà fuori un fanatico dell'alta fedeltà che diventerà il nuovo beniamino del riflusso). Era una serata così spezzante che anche il biglietto d'ingresso che ho ricevuto era spezzato in due biglietti, uno intero da cinque euro e uno ridotto da tre euro (ma davanti a un live come questo si chiude un occhio davanti alla finanza creativa che permette di mantenere in vita il clubbing).
Always Human by Actress
24.1.11
Non ho un twitter, non ho un tumblr, non ho un feisbùk
Però in qualche modo devo segnalare una cosa che sull'internet non si fa quasi più, ovvero scrivere. SirBilly e le cento cover che in realtà sono cento storie. Solo all'inizio ed è già enorme.
17.1.11
Maglioni
Maglioni vuol dire anche 'quelli che sudano'
Sempre più amore per Robag. Quegli alberi ballano nel freddo.
14.1.11
Pigrizia
Là fuori in questo momento c'è uno storico pezzo di techno (Gerard Mitchell di UR / Los Hermanos) in un posto piccolopiccolo (il Tabac, non sapevo nemmeno che fosse uno dei locali dei Murazzi) e che dai quanto vuoi tu all'ingresso. Poi lo so che me ne pentirò, ma sono qui col maglione da vecchio, largo infeltrito coi pallini e la cerniera davanti. E non posso nemmeno dire "I may go out tomorrow".
Tomorrows by pxtnfrdnbrg
Tomorrows by pxtnfrdnbrg
23.12.10
Every woman and every men, join the caravan of Blake
È passato più di un anno da quando ho iniziato a rompere col James Blake cantante (e leggendo c'erano già la coverazza, I Never Learnt To Share e Misuroni), ma è con piacere che il primo disco del 2011 che ascolto sia il suo (no, non quello dei Decemberists), sia tutto cantato e sia ficherrimo. Per questo motivo (e dato che sono stato minacciato di morte nel postare mp3 e visto che comunque ormai ce l'avrete tutti), vado a segnalare dei momenti signifativi paura sorpresa gioia pezzo per pezzo.
Unluck: i ritorni di carrello in linee di un foglio a quadretti che si affastellano i r re gloar i
Wilhelms Scream: dopo due minuti dai colpi di sonar si sollevano bit di lava che deformano il vinile con la ritmica che zoppica nella sua tentazione techno
I Never Learnt To Share: le beghe familiari, gli hit rissonantimodulari, il finale zanzarista
Lindesfarne 1 / 2: le settantadue voci si spogliano dei filtri e dei processi e li appoggiano sui bassi dove capita
Limit To Your Love: il basso martella mononota a smorzare tutto il core
Give Me My Month: l'ultima frase
To Care (Like You): la voce che cambia cento sessi. Mount Kimbie? Burial? Viva i mononota impulsivi
Why Don't You Call Me: quando salta il cd/mp3/vinile perché ha paura degli ululati. What I Am, whatiam, w h a t i a m?
I Mind: in loop coi monosillabi. Lui bada o lui mente?
Measurements: era qui, prima di tutto
(ok, forse ho nascosto qualcosa lì in mezzo)
(non leakatelo, vi guardo a destra, vi guardo a sinistra)
Unluck: i ritorni di carrello in linee di un foglio a quadretti che si affastellano i r re gloar i
Wilhelms Scream: dopo due minuti dai colpi di sonar si sollevano bit di lava che deformano il vinile con la ritmica che zoppica nella sua tentazione techno
I Never Learnt To Share: le beghe familiari, gli hit rissonantimodulari, il finale zanzarista
Lindesfarne 1 / 2: le settantadue voci si spogliano dei filtri e dei processi e li appoggiano sui bassi dove capita
Limit To Your Love: il basso martella mononota a smorzare tutto il core
Give Me My Month: l'ultima frase
To Care (Like You): la voce che cambia cento sessi. Mount Kimbie? Burial? Viva i mononota impulsivi
Why Don't You Call Me: quando salta il cd/mp3/vinile perché ha paura degli ululati. What I Am, whatiam, w h a t i a m?
I Mind: in loop coi monosillabi. Lui bada o lui mente?
Measurements: era qui, prima di tutto
(ok, forse ho nascosto qualcosa lì in mezzo)
Etichette:
a volte non era meglio il demo,
ammmore,
colori acidi,
cover,
dub,
epyca,
faccioni,
indie,
it's about funk,
mp3,
oniondress,
pictures,
poppe,
sexual hardware,
soul sicuro,
techno
Iscriviti a:
Post (Atom)






