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26.11.12

Festival, io sento questa musica

Sabato dalle 9 alle 19, quattro film e un corto al Torino Film Festival XXX.

NO, Pablo Larrain [2012]
Chissà se Ricardo Villalobos alle dieci di mattina di una mite domenica berlinese ha mai fatto scivolare el jingle, Chile, Alegria ya viene. Nel 1988 in Cile la Cola locale ha una pubblicità fatta di band con batterie da settanta elementi e tastiere da dieci piani e mimi che appaiono a caso. Il pubblicitario della cola Free (ahora si, GG Bernal) viene coinvolto in un'impresa senza speranza: rovesciare Pinochet e oltre sedici anni di regime con quindici minuti al giorno in tv a disposizione per la campagna referendaria contro l'Augusto. La franja del no vuole puntare sulla memoria e sulle violenze perpetrate, ma il pubblicitario convince tutti a una campagna paninara incentrata sul LOL (cfr. Pisapia e ultimo referendum), sulle chitarre con l'harmonizer e sui mimi. Poi sappiamo tutti che Pinochet non faceva più comodo e i dittatori non si rovesciano solo con un voto, ma il racconto dolceamaro e tutto instagrammato da una fotografia abbagliata e drugapulca di una vittoria impossibile riscalda il cuore, nonostante il finale abbia una timida malinconia. Le grandi vittorie non risolvono i piccoli problemi personali, i propri grandi meriti alla fine faranno la fortuna di altri e non resta che sognare di essere Marty Mc Fly tra le strade di Santiago.


Inizialmente dovevamo passare a Eva Mendes e Kylie Minogue in Holy Motors, ma siccome nel weekend precedente avevamo già dato con le limousine (Cosmopolis, Miami Vice e Gainsbourg: Une Vie Heroique) optiamo per

Maniac, Franck Khalfoun [2012]
Qualche anno fa, ad un festival a Bari, ricordo un giovane Elijah Wood hooligan del West Ham insieme al fico inglese di Undeclared. Infimi livelli di credibilità. Sarà per questo che Khalfoun per il suo remake del classico slasher-gore anni ottanta trasforma l'italoributtante amico di Rocky in un allucinato figlio di madre allegra e sceglie una visione POV che ne ottimizza la resa. Maniac tenta dunque diverse metastrade di metahorror, divertendo anche (i bicchieri di vino rosso e le vasche da bagno femminili statunitensi), ma insperatamente riesce a trasportare i fan del meta verso le caviglie svasate e i fan dello smembro verso le romanticherie soleggiate sonorizzate sintpoppe come se fossimo in Drive. Menzione obbligatoria alla Suicide Girl che mette su il suo pezzo preferito: la musica su cui ballava Buffalo Bill ne Il Silenzio degli Innocenti. Il taglio di capelli è lo stesso.


Chained, Jennifer Lynch [2012]
Altro giro, altro serial killer. Jennifer Lynch esplora i suoi irrisolti légami familiari nell'ennesima teoria di mazzate/stupri/feminigidi (btw, tutti i film della giornata prevedevano almeno un colpo di bottiglia rotta al ventre). Siccome c'ho gli autori bravi, riassumo tutto in "una puntata lunga di Criminal Minds". Salva la baracca la somiglianza del coniglio con Julian Sands e una colonna sonora post-prateriota come il posto sperso dal quale parte il taxi (il pezzo qui sotto è degli autori della colonna sonora, ma non è nella colonna sonora).


Siccome non ho mai fumato, invece di Gipi che smette di fumare vediamo

Bobby Yeah, Robert Morgan [2011]
Venti minuti di Wallace & Gromit (quasi) in mano a Chris Cunningham e ad Aphex. Riusciresti a non premere un pulsante che ti spunta davanti? Gioia vera per ogni slap.


e

Wrong, Quentin Dupieux [2012]
Mr Oizo strappa risate e tenerezze con un apologo gioiosamente assurdo sull'amore per i cani e sull'insensatezza delle vostre scelte. Flat Eric è giochino del cane in una guest star memorabile. Astenersi seriosi e accigliati.

 
 
 

5.7.12

Un po' mariachi, un po' muezzin


Nel Sole (Sono Nudo Mix) Teaser! by The Boy George
Dopo aver saltato il racconto del live di The Field, probabilmente anche il Traffic di quest'anno subirà simile sorte ("la Pellerina, vogliamo la Pellerina"). Prima di gettarsi nei saldi e nella settimana di vacanza a Cipro ("il paese che io amo, è lì che ho le mie radici"), giusto una segnalazione per quella che ormai sta diventando una roba ipnotizzante, da decine di ascolti in repeat: Boy George che su soundcloud posta cover acustiche di pezzi italiani anni sessanta. Dopo Umberto Bindi, è la volta di Al Bano e già spero nell'album.

8.11.11

XI CtoC. IntroC, Blue

Si diceva palchi o platea del Teatro Carignano. Un arrivo improvvido (vuoi per dare un'occhiata all'intro di Servizio Pubblico, vuoi per la scelta di andare all'ultimo minuto via metro per il maltempo) mi costringe a una doppia fila in ingresso e al ritiro biglietti che mi fa optare per i palchi invece della consueta platea. Acclarato che il palco regio è riservato, salgo la prima rampa, salgo la seconda, salgo la terza e mi ritrovo in vetta alla piccionaia, dove i palchi non ci sono. A questo punto considerandomi volatile penso fuori dalla seggiola (dove non avrei avuto potuto vedere niente) e mi attrespolo su una sbarra laterale dalla quale godo una visibilità che nelle due scorse edizioni mi era mancata e un'acustica forse anche migliore.


Lucy, a cui è consegnata l'apertura della serata e del festival, opta per un live di intro ambientale che sacrifica i battiti in favore di suoni stirati, campioni e beat destrutturati (in fondo suonerà da club il giorno dopo). Termite dei velluti purtroppo invece di aggredire la struttura circostante se ne fa condizionare immerso in un perenne e freddo blu. Alla fine del set la platea lo riscalda, ma la palpebra un po' calava. Alla fine del set le luci si accendono e mentre si prepara il setup per il concerto della Apparat Band, maschere biondo platino, vigili del fuoco, commessi extra-parlamentari e celerini si avventano sui fuori posto della piccionaia, rei di non sedere alla poltrona. Si viene cortesemente informati che si troverà un posto per una loro corretta fruizione dell'esibizione. Pacioso sul mio trespolo-transenna, invero non oscurante la visuale di alcuno, nessuno mi disturba. Apparat e la banda entrano.


Devo ammettere il pregiudizio. A me il disco della banda apparata non ha convinto. Belli i suoni, belle anche le melodie ma lo percorre quella sensazione che in cerca di una legittimazione popolare (lui, non la banda) abbia sacrificato il mirabile equilibrio tra pucciosità e cassa in favore di un equilibrio tra i sigurrosi e i thomjorky. Sebbene il live sia incentrato su questa visione, i richiami a un passato più (o forse meno) compromesso sono palpabili. Arcadia, la Moderat-a Rusty Nails (col richiamo al live al castello purtroppo mai vissuto perché si era all'Hyde Park per eccellenza e le insospettate sfumature depeche sulla voce e lo stupendo gioco di luci a metà tra il cero cimiteriale e la segnalazione autostradale) e tutto il bis da Sayulita al finale drummoso non fanno che proclamare Song Of Los come l'apocrifo episodio che si salva. A differenza delle due precedenti edizioni con Tristano-Craig-Maurizio o Kode9+ricchiBurial&cotillon il pubblico riservato delle prime file non si alza e non se ne va e così Ring conquista il suo status pop a suon di applausoni. Se lo merita, anche se sotto sotto si spera in copiose versioni remix.



14.2.11

Primavera Sound For The Rich And The Famous

Ora che abbiamo concluso le pratiche per l'affitto di una residencia con piscina privata e jacuzzi, possiamo finalmente comunicarVi che siamo pronti a snobbare Sophia Stevens in favore dei Suicide o di Gold Panda, ai grandi momenti di revival 90/00 e a salutare il sole delle sette di mattina ondeggiando col padrone di casa.

Shit Robot - Take Em Up (John Talabot's BlancoyNegroMix) by John Talabot

17.10.10

Gli anni dell' io qui e tu là

Pur non parlando quasi mai di musica italiana e ritenendomi dunque inadatto, pur avendo un'opinione, ahem, composita sul disco intitolato con bestemmia politeista ("Dei Cani"), pur dovendo passare il tempo a comprendere North dei Darkstar, trovo necessario spendere due parole su una canzone a cui tengo dei Non Voglio Che Clara. Pur non avendo mai vissuto niente di simile negli anni dell'università, pure. Circa tre anni fa non riuscivo a smettere di sentire un mp3. Non si capiva se si trattasse di un demo coi suoni imperfetti (gli ultra riverberi, la tastiera con le scossette statiche, alcuni sgusci di elettronica liquida quasi impercettibili), un live registrato con l'inganno, un malefico tarlo virale che non avrebbe mai visto altra luce. Qualcuno disse che partiva da Minghi e da Fabiò/Giuliò e arrivava ad un dolore contenuto che non sbracava mai e dignitosamente diventava sconfinato - parafraso. Oggi, quella canzone è uscita su disco, prodotta coi suoni giusti e i sospiri voluti. Tutta la prima metà, però, mi urta. Lo so, la canzone non ha niente che non va, è solo un'impercettibile sensazione che a stento che del tutto capisco, ma si può riassumere nei troppi ascolti di quel demo/live/tarlo. La voce che prima mi faceva venire voglia di mettere una mano sulla spalla al cantante, ora ha delle piccolezze recitate artefatte o forse la tristezza è solo un po' più calcata e io sopporto poco la tristessestrinsecata. Tutto cambia però, a volte in meglio, e la recitazione viene sepolta dalla musica. A 2.38 un coro ovattato di riverberi e letti separati e i fuzz che irrompono sigurrosi vengono strozzati col silenzio prima di mostrare il fianco. E così, Monicà, ora partono alte frequenze e poi quelle liquidità e poi i cori spiritualizzati e fridmannici e uno sgranchio chitarroso che chiude il tutto e sembra quest'intervista del boss di Ryanair al Guardian.

Gli Anni Dell'Università (demo/live/tarlo) - Non Voglio Che Clara
Gli Anni Dell'Università (Dei Cani mix) - Non Voglio Che Clara


19.4.10

State of emergency




Mannaggia agli emotional landscapes. Datemi un biglietto del treno, non ho tempo per l'aereo ormai. Chissà se la cenere vulcanica mi evita di perdere il giorno di ferie per la mancata presenza sul posto di lavoro.

18.3.10

Datemi un biglietto d'aereo, non ho tempo per il treno ormai



Ciao Alex, tutti faranno riferimento a oscuri pezzi trascurati dei Big Star o dei Box Tops. Io non ho trovato lo spezzone da Gilmore Girls e allora ripiego sulla cover dei Corvi

10.12.09

Pudding, sales'n'roll





(e alla fine l'ecletticità senza sorprese del capodanno del Fabric avrà la meglio sulla discomusic di Horse Meat Disco vs DFA, sulla tentazione dubstep della sala Bloc per Eastern Electrics e su tutto il resto all'insegna del 'troppo'. Se tutto va bene saremo tutti turisti stile gita delle medie. Per il resto il ficherrimo mini-festival dubstep al Ministry Of Sound a Santo Stefano e il divertentismo del non capodanno di Erol Alkan ed Aeroplane rendono improbabili altri appuntamenti danzerecci (le minimalate ovunque, l'house di Dennis Ferrer, Martinez Brothers e Cooly G, Sasha per il primo dell'anno). A proposito, ma tra Natale e Capodanno c'è una moratoria sui live indie?)

11.11.09

ClubToNiente (Il ClubToClub: parte seconda)

Il venerdì abbandono l'idea fondante il festival ("spostarsi lungo la città da un club all'altro"). È il giorno dedicato al from disco to disco eppure io compro un abbonamento con un unico club più serata finale. Pur conoscendo la suddivisione tra i vari club (una serata intellettualtronica con Jon Hopkins, Theo Teardo e Optofonica all'Espace, una hipsterdisco all'Hiroshima con Optimo, l'orso degli Hot Chip, Valletta e i Bloody Beetroots, una berghainicadicermania al The Beach con Shed live, Dettmann, Steffi e Seth Troxler e una senza apparente filo conduttore al Supermarket con Martyn live, Laurent Garnier live e Angel Molina) ad una settimana dal festival non sono stati ancora comunicati gli orari e allora, certo che Laurent Garnier sia un punto fisso e suonerà al centro della notte e certo che i live di spicco saranno tutti in prima serata, opto per il Supermarket. Passano i giorni e la serata dell'inizio del festival alle 19.30 arriva la comunicazione degli orari (un giorno prima per i lettori dei commenti di Torinoforum, ma poco cambia). Nella comunicazione ovviamente vien fuori che ho fatto bene: con Laurent Garnier che comincia all'1:30 diventa impossibile sentire Shed (1:30), Jon Hopkins (1:30) ed Optimo (2:00) che erano proprio i papabili degli altri locali. La collocazione iniziale di Martyn a mezzanotte avrebbe almeno reso possibile abbandonare Angel Molina in favore dei tedeschi, anche in relazione al fatto che il set di Dettmann veniva esteso fino a fine serata data l'assenza di Seth Troxler. Qui però il colpo di genio: nella mailing list al Supermarket viene annunciato un surprise guest dalle 5 (chissaràmmai? non è che Lorenzino ci fa lo scherzo? Turymegazeppa?). Morale della favola, anche volendo saremmo mai potuti andare altrove?

Il pomeriggio non comincia bene. Solo la sera prima veniva comunicato un orario in cui Martyn era ancora presente e invece si diffonde la voce che non suonerà per problemi di ernia al dubplate. A Bologna il Link lo sostituisce con Shackleton, a Torino corre la voce che il surprise guest dalle 5 sarà Shackleton. Morale della favola, anche volendo saremmo mai potuti andare altrove? Il time slot di Martyn viene dunque affidato per estensione a Federico Gandin, che apprezzo con la sua techno e house profonda. Il pubblico è eclettico: gruppi di cinquantenni un po' spaesati, ex clubber quarantenni che ancora non staccano la spina, immancabili ragazzini, intellettualoidi, universitarie denuclearizzate, indifescion e chipiunehapiunemetta. Shackleton non suonerà dalle cinque.

Laurent Garnier sale sul palco con sezione fiati (due elementi ma un sacco di ottoni), compare in tandem al banco di comando e tastierista disposto lateralmente "a vedersi" da perfetta techno-jam. No Music, No Life dal nuovo album, da me colpevolmente trascurato col senno di poi, apre in costruzione aggiungendo un tassello alla volta sul claim e comprimendo sempre di più l'energia. Back To My Roots, pezzo extra-album su Innervisions, e la successiva e ancora inedita It's Just Music (prevista in uscita proprio su Innervisions) allontanano il concerto dal flusso discontinuo dell'album (tra intermezzi, pezzi hiphop e grosse variazione di genere) verso un miscuglio coeso ed esplosivo di house acida sporcata di jazz maledetto. Roba nuova ma che suona come se fosse al di là dei tempi. Free Verse senza rapper allenta la tensione ma è solo un attimo prima di venire investiti dal drum'n'bass forsennato di Bourre Pif con i fiati che prendono la scena e ricordano quanto utopica fosse la nostra fede nella commistione tra jazz e jungle.



Col fronte palco che ormai è una bolgia, Laurent Garnier chiama Gnanmankoudji e finalmente so come pronunciarla. Epica, coi fiati prima strozzati e lugubri e poi aperti nel ritornello mentre i timpani rullano tribali e quindi in improvvisazione per tutta la seconda parte. Live suonato, sincronizzato a orecchi e sguardi eppure perfetto nell'esecuzione e nella resa energetica (d'altronde vanno in giro con lo spettacolo ormai da due anni). Non c'è il tempo di prendere un attimo di respiro e arriva il primo classico, una Crispy Bacon che ancora mi ricordo il maledetto bagno lynchiano del video con il giradischi che spunta dal cesso-jukebox, l'altoparlante residuo da suicida nella vasca da bagno e la bionda nerd inquietante con la bava alla bocca il coltellazzo e soprattutto gli oscilloscopi, vero occhiodellamadre per i quali non riuscivo a dare Elettronica Uno. Un bagno di bitume bollente. Pay TV è l'ultimo pezzo da Tales Of A Kleptomaniac e sono certo di essere a uno dei concerti della vita (anche se il concerto della vita di Laurent Garnier me lo immagino di quattro ore e con tutti i vecchi amori con la F), mentre le brume tristi ammantano la batteria - registrata ma live - e lo shutdown del digitale terrestre è vicino. The Man With The Red Face è tutto quello che ho provato a dire finora elevato a infinito alla quarta, se non alla quinta. Al solito come troppo spesso sta succedendo qui a Torino ai concerti, non si riesce a scucire il remix per la desideratissima Big Babou. Il roadie fa no con un faretto.


(la scaletta è mia!)


Mentre gli altri se ne scappano dai tedeschi (pare che tra i tre club più dance, il The Beach sia quello che ha raccolto minore afflusso, ma pare anche che Dettmann non si sia lasciato intimorire), io tiravo a campare con un noioso ma molto funzionale Angel Molina in vista della verifica dello special secret guest. L'unica concessione a un flusso abbastanza privo di variazioni sono stati due pezzi che dopo circa un'ora tentavano la strada del fuzz, presto abbandonati in favore di lidi più sicuri. Alle cinque e venti, certo che nessun guest si sarebbe presentato ho preso la via di casa, deciso a dare un senso a un set probabilmente pensato come de-eccitante rispetto all'enorme live che lo precedeva.

29.9.09

Klosing walls and ticking Klocks (25 hours party listening people)

Ma non ti annoi? Ma che cazzo fai quando vai?* A che pensi per tutte quelle ore?** Se è difficile provare a rispondere alle loro domande con “ascolto cosa/come suona il dj, guardo come reagiscono le persone, ballo sul posto***”, immaginate la mia situazione: è più inspiegabile attendere un dj che si presenta solo alle cinque e sentirlo fino alla fine (lo stesso orario in cui mi sono svegliato) o recriminare sul fatto che abbia suonato solo due ore invece delle cinque preventivate (e che anche il suo compare ci aveva regalato qualche tempo fa)? Per farla breve, venerdì scorso doveva suonare a Torino Ben Klock ma per un allarme attentato all’aeroporto di Berlino il suo aereo è atterrato a Malpensa alle 3 invece che alle 22. La piazza è stata tenuta egregiamente dai residenti anche se non facevano per me (ho alzato le antenne solo per uno dei primi pezzi del secondo tipo (Claude?), una roba strana con battuta lenta, e per The Pulse di Efdemin su cui mi sono alzato dal divano. Ben Klock ha comunque onorato fino a quando ha potuto la pista e il locale (le 7, Turin is not Berlin), anche se io ero troppo stanco per apprezzare il tiro dritto e rigoroso e dopo una ventina di minuti ho optato per il divanetto, risvegliato dopo una mezz’ora dal remixo dettmanico dei Junior Boys curiosamente seguito anche questa volta da Subzero. Più in generale per il poco sentito Klock mi è sembrato più squadrato e meno incline all’idea ritmica di Dettmann, ma potrebbe essere solo questione di compressione. I ragazzi di Savana Potente hanno promesso che Klock tornerà prossimamente con un evento gratuito. Poi c’era un afterhour al Dottor Sax, ma per andare avrei dovuto prendere delle sostanze, tipo il sonno pomeridiano.


Subzero - Ben Klock


* un collega che si è svegliato alle sette come me, ma che andrà a letto nove ore prima
** una persona molto vicina all’estetica
*** agito i piedi sul posto, ondeggio la testa sul posto, ogni tanto elargisco segni di approvazione o avversione con le mani. Sempre sul posto

18.5.09

The Second Big Weekend




Cose che scopri in un bel finesettimana di inizio estate:
cosa lega Luca Sardella e Andrea Pazienza

The First Big Weekend (Four Tet Remix) - Arab Strap

6.5.09

I giorni dopo (la vita, le ventenni, le zanzare, le pompe)

[Stop the music and go home]
Di giorno era venticinque aprile. Masseria del sud barese. Vado per Tobias Freund, per Berlino che va da Massimetto, visto che Massimetto per ora non va a Berlino. No, dico, Tobias Freund, quello che quando non passa le serate nel tinello con Cassy o non fa techno è anche NSI ed è Atom™ insieme a Uwe "signor coconout" Schmidt e mille altre cose ancora. Più organizzazioni aggregate significa che in un luogo enorme qualche centinaio di appassionati di techno vengono diluiti in un migliaio di abbronzatissimi, tiratissimi, chissacosaltrissimi più intenti alla relazione sociale che a farsi martoriare nelle loro sale dai loro vocalist. La vendetta consiste nel presentarsi ad un ingresso prevendite e veder scambiate le proprie tessere da associazione culturale pro-sconto in lasciapassare simil-organizzativi – io poi per metterci del mio ho pure lasciato a casa la social-card e mi sono esibito nelle solite scenette da transenna e ho avuto la felice idea di dissipare l’ingresso gratuito guadagnato in un drink da dieci euro. Frequentare posti popolati da chissacosaltrissimi ha i suoi lati negativi. Passiamo in rassegna i vari ambienti e ci imbattiamo subito negli Autom-A che sono una specie di Bloody Beetroots minimal moltiplicati per due e coi laptop mascherati in tono. Molto meglio il suono vecchia scuola di Mikelino. Tobias Freund attacca i macchinari alle quattro in barba ai nostri propositi poco belligeranti (si va? Non si va? Se si va, non facciamo tardi?). La promettente partenza – battiti rotondi, obliqui e oscuri il giusto suonati sui pad con carica montante – viene flagellata da due mini-blackout prima e da due interruzioni legate a un non ben precisato intervento di forze dell’ordine, la prima temporanea e la seconda definitiva. Freund è incredulo e dopo appena mezzora non resta che una mogia ritirata attraverso gli spazi sfollati dai chissacosaltrissimi.


12 - NSI


[Va tutti benne]
Festeggiare il primo maggio in musica? Sembra come quella del pres.del.con.** che passa il venticinque aprile coi terremotati, sia mai! Il ventilato Handmade Festival viene così lasciato a chi non deve sobbarcarsi sette ore di automobile prima di nove-dieci ore all’in-die-piedi. Avendo però voglia di una gita, abbiamo optato per una due giorni in cui la media pesata di

(Teenagers*Covo + Sara Lov*Hana Bi)/(Bologna + Marina di Ravenna)

avrebbe generato un possibile equilibrio interessante. Il concerto dei Teenagers è stato così come da programma: una trentina di minuti ormonali fatti di una strana alternanza di eccitazione del pubblico delle prime file durante il pezzo e scazzo moscio alla fine, culminata nel voltaspalle conclusivo degli astanti al momento della solita sceneggiata dei bis. Momento più divertente: il cantante cerca delle cheerleader, non le trova e urla “Va tutti benne”. Si riferiva alla ritrosia delle ventenni* o a considerazioni estetiche? Vi risparmio la foto di chi è salito sul palco. Avevo stimato effetti maggiori sulla percezione del mio gap generazionale (= non ho visto nessuna coppia di sconosciuti limonare duro nelle prime file). Inkiostro a seguire scatena le danze di alcuni notabili componenti della sua scuderia di blogger, ma il limone continua a essere il convitato di pietra presso i ventenni. Così mi siedo accanto alla postazione del dj e origlio le richieste con cui le ventenni cercano di intortarselo, da “potresti mettere dei gran Oasis” fino ai Crystal Castles – oh, una che chiede i Crystal Castles come minimo vuole fare sesso selvaggio, o almeno a otto bit.


Feeling Better - The Teenagers


*i teenagers (sia gruppo che pubblico) in realtà hanno un po’ più di diciannove anni
**che banalità il pres.del.con e le teenagers nello stesso paragrafo (n.d.a.c.)

[In pineta si uccide meglio]
Il giorno dopo affronto la domenica inaugurale dell’Hana Bi col peso della leggenda e della fama che lo circonda. Sarà per rendere a mio agio la mia iniziazione al luogo che prima una combriccola di sfasciati anima parte del dj set di Inkiostro inscenando una pubblicità progresso sugli effetti delle droghe chimiche sulle cellule cerebrali e poi Trinity prende possesso della consolle con un croccante set electro pre-cena. La formazione dei notabili è leggermente cambiata: in particolare qualcuno che dovrebbe scrivere più spesso è sostituito da qualcuna che dovrebbe scrivere più spesso. Gli insetti, allegri dell’ancora lontana disinfestazione stagionale, si alternano tra la mia faccia e il mio piatto di cuscus. Il fresco esalta il calore della voce di Sara Lov + violoncellista + un reverendo dei Polyphonic Spree. Sara Lov alterna un thé che sembra non colorarsi a whisky e agli Arcade Fire. Forse manca quel tocco in più che regalano i Devics o forse vorresti che Sara Lov si conoscesse con Ewan Pearson, ma comunque riscalda dentro.


A Thousand Bees - Sara Lov


[Le pompe]
Nei due giorni:
a) è stata menzionata la pompa protonica
b) nel viaggio di ritorno in autostrada si è rotta la pompa del serbatoio del carburante, regalandoci gustosi intermezzi dialettali in quel di Borgo S. Maria di Pineto, oltre alla ricca sensazione di aver fatto il viaggio di andata e ritorno in una limo a noleggio
c) ho più volte giustificato la passione per la unz unz con pretese pseudo-intellettuali per le quali tuttora provo un atroce rimorso che può essere scacciato solo grazie al sempreverde inno alla pompa inaudita (visto all’epoca in diretta, ma per il quale si ringrazia comunque Frequencies, qui e qui)



23.3.09

Your name’s not down, you do comin’ in

Lo scorso weekend ho mandato a quel paese le maledette primavere di Rockit e la bongol-noia di Mihalis Safras e mi sono intrufolato nel tutto esaurito dell’apertura della stagione operistica del Petruzzelli. Premessa: io non sono mai entrato a un concerto o a un djset vantando l’invito di chi stava sul palco e forse se la prima si fosse tenuta (come avrebbe dovuto essere) come inaugurazione del Petruzzelli e non in un padiglione della Fiera del Levante, difficilmente sarei entrato. Soprattutto dopo uno scambio come:

collega: Siamo ospiti del Maestro-segue-nome-del-regista
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): mi risultano due ospiti del Maestro, ma sono già entrati
collega: In realtà siamo ospiti dell’aiuto-Maestro
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): non mi risulta (interdetta), ma seguitemi comunque

Fortunatamente riconosciuti dal cognato del collega, ci siamo situati al fondo del padiglione e abbiamo seguito all’inpiedi insieme alla security una Turandot semi-scenica non sempre a fuoco per via dell’allestimento costretto (davanti a orchestra e coro pigiati come sardine i personaggi si alzavano da sedie in fila con fare più da teatro dell’assurdo che da fastosa opera esotizzante. Ai lati della platea le voci bianche e il papà di Turandot da una parte e gli ottoni in forma di banda dall’altra facevano venire il torcicollo) e dei contrattempi (Turandot sostituita all’ultimo momento da una soprano ‘con molta esperienza’ che ha eclissato l’inglese Calaf, la pioggia costante sul tetto di lamiera zincata che creava un effetto rumore di fondo stile dubstep). Tralascio le mie riflessioni musicali, che pure ci sarebbero, in favore della ridarola mentale per l’associazione di idee tra il mistero del nome e The Bouncer. La locandina poi sembrava quasi un flyer.



Tre Enigmi M’Hai Proposto! - Luciano Pavarotti
The Bouncer (original mix) - Kicks Like A Mule

30.1.09

Settimo Cielo

Ehi! Ti è piaciuto tanto il mixone techno-house sulle mie ferie obbligatorie? Corri allora a sentire il mixone disco-house facilone ma non troppo sulla mia settimana corta. Smaltisci anche tu con noi il tuo monte ferie. In fondo ogni settimana corta è solo un weekend più lungo.

Settimana Corta (means Long Weekend Mix) - maxcar

Intro
Parage - Justus Köhncke [Kompakt]
Veronica’s Veil (Erol Alkan Extended Rework) – Fan Death [Phantasy Sound]
Of Moon, Birds and Monsters (Holy Ghost Remix) – MGMT [Columbia]
Walter Neff – Matias Aguayo [Kompakt]
I’m In Love With A German Film Star (Mark Reed’s Stuck In The 80s Mix) – Pet Shop Boys presents Sam Taylor Wood [Kompakt]
Breakfast In Heaven (Diskjokke Remix) – Lindstrøm [Feedelity]
Personal Angst – In Flagranti [Eskimo Records]
William’s Blood (Aeroplane Dub – Personal Angry Maxcar Short Edit) – Grace Jones [white label]
Opera Soap – Üstmamò [Virgin]
Goblin Think 1 – Margot [Margot Recods]
Minimal (Dj Koze Remix) – Matias Aguayo [Kompakt]
Leash Called Love (12 Inches Remix) – Sugarcubes [Elektra]
Superyou (Justus Köhncke Remix) – International Pony [Columbia]
Endorphinmachine – Erobique [Mirau]
Hello Tomorrow – Moody(man) [KDJ]