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16.10.12
Senza rete
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7.8.12
Expired in the supemarket
Se non fosse che non amo le birre con la bottiglia verde, vi chiederei se siano confezioni prossime alla scadenza quelle del noto birrificio di Brema dedicate / disegnate da / a M.I.A., Anton Corbjin, Boys Noize e Bloc Party. Ma sopratutto, chi cazzo sono i Seeed?
8.12.11
11.9.11
Il mercato delle spezie
Radiotre disquisisce su quanto all'Auditorium Arturo Toscanini di Milano si sta svolgendo per la parte Mi del venerdì di MiTo2011, con gli ascoltatori critici (via mail, sms e persino fax anche se non so se sia il caso) come ormai non succede più nemmeno nella mezzora di telefoni aperti di Radio Padania o de Il Fatto Quotidiano. Io mi dirigo verso l'evento di inizio stagione, che guarda caso è la coincidente parte To dello scorso venerdì di MiTo2011. Omar Souleyman is in the house.
Se non avete presente, il fenomeno Omar Souleyman è più o meno l'equivalente siriano di un neomelodico, un Ciro Ricci, che viene invitato da tutti i festival hipster del mondo dal Sonar a Glastonbury senza nessuna giustificazione etnografica o musicale. Omar ha tutta una mitologia occidentale, a volerla raccontare, ma a noi interessa che come ogni buon neomelodico canti ancora ai matrimoni nonostante il livello raggiunto.
Il nocciolo è qui, lui non è un musicista di world music fatto per una buona metà del pubblico qui radunatosi. Nel suo essere ancora adesso cantante da matrimoni è più affine al rave, al fomento, al taglio della cravatta, che alla radice orgogliosa. È il braccio col finestrino abbassato e allora viva l'assenza di ogni giustificazione acustica, del suonatore di oud, in favore di un uso maiuscolo della strumentazione da pianobar da parte di Rizan Sa'id. Così mentre tutti sono seduti sulle sedie pieghevoli della Sala Espace, non appena parte la musica sotto il palco si raduna una folla che interpreta il senso sonoro sfollando quanto succede alle sue spalle, richiamandolo e mandandolo via allo stesso tempo.
Certo poi, accanto al sudore, all'adrenalina e ai sorrisi di questa specie di acid house triplamente accelerata, c'è quella sensazione che il mondo occidentale si stia fottendo con le proprie mani. Come un turista che ama farsi fregare al mercato delle spezie di Istambul, il ballerino che suda e che imita i vocalizzi berberi non si accorge che Omar guarda impaziente l'orologio d'oro appena prima di ogni "ehhhhh". Che Rizan è scoglionato mentre scatena il solito inferno. Che tutto è finto, esotico, esorcizzante. Però Shift Al Mani (e tutto) spaccano e mi fanno gli ovvi complimenti per la scelta della tshirt della Skull Disco per la serata. Hit orchestrali ad libitum e che la Cina acquisisca il nostro debito pubblico.
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20.1.11
E ho chiuso la stanza sul loro sorriso
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30.5.10
Simpatia non finita
Quando venerdì scorso alle 4, più o meno dopo un'ora di set, il buon Robag Wruhme ha liberato l'inciso originale e la voce di Shara Nelson dalle pastoie funzionali e inutili del trascurabile remix dei Kamouflage ho avuto i brividi e mi sono commosso, non solo perché mette i brividi e commuove sentire quel pezzo dei Massive su una pista da ballo, ma perché in qualche modo quel "You're the book that I have opened and now I've got to know much more"/"I'm missing every part" riassume benissimo la necessità di andare oltre e insieme la malinconia per quello che sono stati i Wighmony Brothers davanti ai piatti. Ho sollevato le braccia e ho cantato, tanto sicuramente qualcun'altro avrebbe fissato il momento per sempre, magari in una delle ultime esibizioni dei Wighnomy nello scorso dicembre con Robag a coprire Monkey Mafia che doveva andare in bagno.
La grande curiosità immagino che sia quel "Ma come sta X dopo che si è lasciato con Y?" e giocoforza si tende ad interpretare in modo morboso ogni comportamento e atteggiamento, quand'anche questo comportamento o atteggiamento sia semplicemente il risultato della giornata, storta o bella che sia stata. Evito, dunque. La data allo Spazio 211 non è stata affollatissima. Al di là dei discorsi sul fatto che ogni organizzatore viva di fedelissimi, che i posti che attirino l'utenza "casuale" sono giocoforza concentrati in due-tre zone centrali, che lo Spazio 211 sia lontano da quegli spazi e ci sia stato pure un temporalone in serata, che il nome di Gabor non sia esattamente modaiolo né tra i grezzi né tra i connoisseur, al di là di tutto ciò il pubblico si divideva tra la zona esterna, dove c'è aria si fuma si beve lo stesso la musica si sente e si può pure chiacchierare, e l'interno in cui fino alle tre l'atmosfera era più quella del pre-concerto che quella di un club nel pieno della sua serata - indovinate dove potevo essere. Gabor, che come suo solito una mezzora prima ama sedersi da qualche parte e prendere le misure alla situazione, sembra perplesso.
Poi sale sul palco – il mixer è stato spostato per l'occasione sul palco – e comincia un set da ultim'ora. Sulle ritmiche a lui care, minimali ma zompettanti, sono adagiate melodie ed echi di voci morbide. Poi è la volta di qualche intermezzo electro, acido talvolta. La pista si vuota e si riempie come un polmone ma già dopo mezzora ci sono i primi abbandoni. Unfinished Sympathy e poi un'altra quarantina di minuti con sprazzi di voce tra il soul e il sognoincubo (Lisa Gerrard!). Dopo un'ora e quaranta chiede il back to back al resident e sebbene si sciolga mentre siamo quaranta, siamo trenta, siamo venti, prendendo in carico i pezzi più romantici e cantati (e ce ne fosse uno che riconosco), il mio ricordo corre a quella magica serata e al fatto che per quanto sia stato soddisfattissimo a volte non basta che tu sia coinvolto o che il dj sia emozionante, ma serve quella specie di enorme amplificatore che è il pubblico, specie quello ruspante. Poi il finale che non è nemmeno questa volta "until the telephone started ringing ringing ringing ringing ringing off" ma una bordata di pingpongdelay su "cold nights wrapped in ecstasy". Comunque c'è tanto amore in quei dieci che "signori l'uscita è da quella parte", un attimo prima stringo la mano a Gabor. Scusate l'urlo da gallina sgozzata alla fine del video.
28.5.10
Come i film per la tv di Hallmark
Il disco nuovo di Trentemøller è da latte alle ginocchia. Voleva essere il Badalamenti (Angelo) electro e invece la sensazione è quella dei film remake per la tv di Hallmark (Carrie ex sguardo di Satana passato all'ammorbidente era un caposaldo, ma qui si è più dalle parti di un Lynch nella prateria con gli spiegoni e senza i coniglioni). Unica eccezione che strappa il sorriso è quando si ricorda che faceva il puzzone bastard'ø (do you remember Chris Isaak?) e tira fuori quella che sembra una cover della colonna sonora di Pulp Fiction ad opera di DJ Shadow con la spudoratezza di un Blackeyedpeaoneeyedjackrabbitslims. Pompa.


16.5.10
Le collinette, gli svedesi, il karaoke
The kisses of the sun
were sweet I didn't blink
I let it in my eyes
like an exotic drink
the radio playing songs
that I have never heard
I don't know what to say
oh not another word
Domenica pomeriggio, collinetta verde del Parco del Valentino a Torino, il tempo è clemente. Io ho l'orticaria. Il ritardo strategico di un'ora non è abbastanza per evitare un'interminabile ora di attesa nel pratello indiepopabestia (tutti coi cuccioli/cani di compagnia poi) con aggiunta di famigliole e di BONGHI. In più chi riceve solitamente i miei messaggidasolitarioaiconcerti™ ha pensato bene di passare la domenica pomeriggio davanti a un Lago Dei Cigni del Bolshoi. In fine gli Iori's Eyes sono la mia morte, non tanto per il pop acustico con la solita voce frognucolosa che aveva senso coi Mercury Rev e i fratelli Pace e meno con Yuppie Flu e sempre meno viavia, quanto perché a chiusura della loro mezzora fanno partire un preset di drum machine e dell'elettronichina a cazzo che mi fanno piangere lacrime silicee: lasciate stare il bit e i beat poverini che non hanno niente a che vedere col vostro mondo.
Dice: cazzo ci sei andato a fare su una collinetta indiepop primaverile DI DOMENICA POMERIGGIO? Sono andato a vedere una tipa svedese che fa il karaoke sulla collinetta indiepop di domenica pomeriggio. Prima di fare la figura del pazzo ci tengo a dirlo: non è come sembra. Sono andato per i JJ, creatura debosciata di casa Sincerely Yours (gloria gloria a The Tough Alliance) che infiltra l'amato (anche se solito) pop balearico svedese con allusioni di gangsta rap, dance tamarra, celebrazione calcistica e droghe. Una specie di Truzzi&Emo For Africa, una sola cosa col il Padre e con i tuoi, dato che nel pratello ci sono anche alcuni immancabili pellegrini della Sindone, tutti col cappellino arancione. Quando la giovane strappona palesemente ubriaca imbraccia la chitarra, il suo cocktail al limone e i milioni di secondi di delay sulla sua voce, col compare che non sente nemmeno la necessità di muoversi dal pratello sul palco, My Life spezza l'armonia cosmica delle birrette sull'erbetta con la dolenza di The Game e A Touch Of Class. Per tre pezzi fino a una spettrale Ecstasy - bienvenido al Mi Ami ahah – temo la deriva cantautorale per quanto sfattona, fuoriposto e con le ragazze che continuano a urlarle brava mentre sotto sotto pensano grassa e brutta ("trote"). Invece arriva il colpo di genio per le prossime canzoni e, rischiando di cadere dallo sgabello, la tipa si dirige verso un pc e fa partire il karaoke: Things Will Never Be The Same Again, My Life, My Swag, From Africa To Malaga, My Hopes And Dreams, mi sembra, scorrono uguali su disco. Lei finisce il cocktail e continua a succhiare la scorza di limone perché nessuno gliene porta un altro – vorrei farlo io, ma desisto, evito sempre gesti che richiamano troppo l'attenzione – ed è visibilmente poco a suo agio e quello scarto tra pratello fighello e karaoke malinconico ubriaco da baretto di spiaggia di provincia viene amplificato di non so quanti decibel, e sta per finire un altro weekend, se ne va coi cori in tele il weekend, anche se non si sono portati appresso Ibrahimovic. Poi stacca il karaoke e chiude con Let Go acustica e se ne va dai Tough Alliance e dal compare genio che probabilmente le dirà "brava ma se avessimo messo il cd ti saresti presa il sole pure tu".

In teoria ci sarebbe stato anche il dj set dei Tough Alliance, ma sono andato a farmi dare del negro da Horas (per i non Torinesi, sono andato a prendermi un kebab in un luogo vicino alla collinetta) e quando sono tornato la musica era bassissima e l'idea di aspettare un tempo indefinito non mi allettava certo. In fondo la domenica mi aveva soddisfatto. Era cominciata con Radiation Ruling The Nation, ché il disco della Thorn mi ha deluso e guardo Luther per riconciliarmi con i Massive Attack e i JJ sono disco da domenica mattina così come da quindici anni a questa parte No Protection e anche i dubboni successivi del cofanetto dei singoli, e avevo pranzato con The Hangover pensando che al massimo il risultato di un mio hangover è che non mi ricordo che pezzi ha messo Kode9 nel suo dj set due settimane fa. Una bella domenica e, come Mourinho, non mi sento a casa.

EDIT: come dimostra questo rvm lui è Repetto on ecstasy
were sweet I didn't blink
I let it in my eyes
like an exotic drink
the radio playing songs
that I have never heard
I don't know what to say
oh not another word
Domenica pomeriggio, collinetta verde del Parco del Valentino a Torino, il tempo è clemente. Io ho l'orticaria. Il ritardo strategico di un'ora non è abbastanza per evitare un'interminabile ora di attesa nel pratello indiepopabestia (tutti coi cuccioli/cani di compagnia poi) con aggiunta di famigliole e di BONGHI. In più chi riceve solitamente i miei messaggidasolitarioaiconcerti™ ha pensato bene di passare la domenica pomeriggio davanti a un Lago Dei Cigni del Bolshoi. In fine gli Iori's Eyes sono la mia morte, non tanto per il pop acustico con la solita voce frognucolosa che aveva senso coi Mercury Rev e i fratelli Pace e meno con Yuppie Flu e sempre meno viavia, quanto perché a chiusura della loro mezzora fanno partire un preset di drum machine e dell'elettronichina a cazzo che mi fanno piangere lacrime silicee: lasciate stare il bit e i beat poverini che non hanno niente a che vedere col vostro mondo.
Dice: cazzo ci sei andato a fare su una collinetta indiepop primaverile DI DOMENICA POMERIGGIO? Sono andato a vedere una tipa svedese che fa il karaoke sulla collinetta indiepop di domenica pomeriggio. Prima di fare la figura del pazzo ci tengo a dirlo: non è come sembra. Sono andato per i JJ, creatura debosciata di casa Sincerely Yours (gloria gloria a The Tough Alliance) che infiltra l'amato (anche se solito) pop balearico svedese con allusioni di gangsta rap, dance tamarra, celebrazione calcistica e droghe. Una specie di Truzzi&Emo For Africa, una sola cosa col il Padre e con i tuoi, dato che nel pratello ci sono anche alcuni immancabili pellegrini della Sindone, tutti col cappellino arancione. Quando la giovane strappona palesemente ubriaca imbraccia la chitarra, il suo cocktail al limone e i milioni di secondi di delay sulla sua voce, col compare che non sente nemmeno la necessità di muoversi dal pratello sul palco, My Life spezza l'armonia cosmica delle birrette sull'erbetta con la dolenza di The Game e A Touch Of Class. Per tre pezzi fino a una spettrale Ecstasy - bienvenido al Mi Ami ahah – temo la deriva cantautorale per quanto sfattona, fuoriposto e con le ragazze che continuano a urlarle brava mentre sotto sotto pensano grassa e brutta ("trote"). Invece arriva il colpo di genio per le prossime canzoni e, rischiando di cadere dallo sgabello, la tipa si dirige verso un pc e fa partire il karaoke: Things Will Never Be The Same Again, My Life, My Swag, From Africa To Malaga, My Hopes And Dreams, mi sembra, scorrono uguali su disco. Lei finisce il cocktail e continua a succhiare la scorza di limone perché nessuno gliene porta un altro – vorrei farlo io, ma desisto, evito sempre gesti che richiamano troppo l'attenzione – ed è visibilmente poco a suo agio e quello scarto tra pratello fighello e karaoke malinconico ubriaco da baretto di spiaggia di provincia viene amplificato di non so quanti decibel, e sta per finire un altro weekend, se ne va coi cori in tele il weekend, anche se non si sono portati appresso Ibrahimovic. Poi stacca il karaoke e chiude con Let Go acustica e se ne va dai Tough Alliance e dal compare genio che probabilmente le dirà "brava ma se avessimo messo il cd ti saresti presa il sole pure tu".
In teoria ci sarebbe stato anche il dj set dei Tough Alliance, ma sono andato a farmi dare del negro da Horas (per i non Torinesi, sono andato a prendermi un kebab in un luogo vicino alla collinetta) e quando sono tornato la musica era bassissima e l'idea di aspettare un tempo indefinito non mi allettava certo. In fondo la domenica mi aveva soddisfatto. Era cominciata con Radiation Ruling The Nation, ché il disco della Thorn mi ha deluso e guardo Luther per riconciliarmi con i Massive Attack e i JJ sono disco da domenica mattina così come da quindici anni a questa parte No Protection e anche i dubboni successivi del cofanetto dei singoli, e avevo pranzato con The Hangover pensando che al massimo il risultato di un mio hangover è che non mi ricordo che pezzi ha messo Kode9 nel suo dj set due settimane fa. Una bella domenica e, come Mourinho, non mi sento a casa.
EDIT: come dimostra questo rvm lui è Repetto on ecstasy
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22.2.10
L'invidia del piano
Sarà che oggi esce il mattone di Joanna Newsom e la Protezione Civile ha allertato i lettori mp3/cd e giradischi di tutto il regno (no, ma almeno l'ultimo pezzo se ci arrivate dopo tre giorni è senza arpa e non è male), ma Chilly Gonzales sta per tornare con un album prodotto da Boys Noize. Nell'attesa ci delizia con un mixtape in cui si diverte a suonare con la sua orchestra su 50 cent, Claude Von Stroke, Busta Rhymes, Daft Punk, Rocky e Beyoncé. Ah, giuoia.


13.1.10
If it's not rough it isn't fun
Su questo blog non avevo mai nominato Lady Gaga e Poker Face (sono uno snob schifoso). È con particolare piacere quindi che vi introduco al primo grande leak del decennio. Una monumentale discussione sul forum del Mucchio (aka FdC) intorno al fenomeno Lady Gaga (aka Stefani Joanne Angelina Germanotta) sta deragliando su binari sublimi e sul culto di Paul Van Dyk (aka Paul Van Dyk). Al suo interno un importante contributo come il Reboante Edit di Poker Face per mano di Pikkiomania (aka nihil82 aka Widex aka Caizzy) ha ispirato nelle menti veggenti di (appunto) Caizzy e Busy P. Sbirulino (aka Officina Gommy aka tOm) un progetto di cover senza regole registrate male.
Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.
PKFace Project
Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.
10.12.09
Se c'è un veleno morirò,
ma sarà dolce accanto a te
ma sarà dolce accanto a te

(nota cantante a seguito dell'ingestione di galatine)
((ormai un programma radiofonico settimanale))
Twees On Drugs (mix) - maxcar - (mirror)
((ormai un programma radiofonico settimanale))
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26.10.09
Wighnomore
"Hi folks,
After 17 years we are now announcing the retirement of the Wighnomy Brothers DJ project. We will continue to play until 31/12/2009. From then on Sören (Monkey Maffia) and Gabor (Robag Wruhme) will still be there for you - but separately. We would like to thank all of you who kept faith with us in front, besides and behind the turntables. Thank you for the never to be forgotten memories on all dancefloors across the world! Good bye and take care!"

After 17 years we are now announcing the retirement of the Wighnomy Brothers DJ project. We will continue to play until 31/12/2009. From then on Sören (Monkey Maffia) and Gabor (Robag Wruhme) will still be there for you - but separately. We would like to thank all of you who kept faith with us in front, besides and behind the turntables. Thank you for the never to be forgotten memories on all dancefloors across the world! Good bye and take care!"
From: Disco To: Disco (Wighnomy Brothers Mittmikks Mix) - Whirlpool Productions
(sporco, sbagliato e ubriaco. triste e finale a suo modo, anche se mica smettono)
(sporco, sbagliato e ubriaco. triste e finale a suo modo, anche se mica smettono)
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18.10.09
Un weekend produttivo
Venerdì non sono andato a sentire i Drones, i Minus (Habens), quel sant'uomo di Zip tramabambam (ok Shackleton, ma che oompa-loompata spencer funk explosion che è 10th December di San Proper) o i 99 Posse. Sabato non sono andato a sentire Alan McGee (di supporto ai My Awesome Mixtape), il clubbing per audiosvantaggiati Deaf Rave, la serata inaugurale di Neon Invasion o il World Sound Power Dub Soundsystem. Domenica non sono andato a sentire Dam Funk. Ma. Ho mangiato i tramezzini all'aragosta di Mulassano e ho trovato questa figata totale che da oggi è il mio avatar su Last.fm.

Il trailer
Il sempreverde Batman contro lo squalo
Il trailer
Il sempreverde Batman contro lo squalo
14.2.09
I fratelli prosecco prograsso (Fat is sexy)
La settimana scorsa mi sono schiodato dal letargo. Tre mesi di allontamento dal clubbing, dieci dal clubbing cittadino sono stati interrotti in onore dei Wighnomy Brothers e delle loro famigerate maratone techno alcoliche dietro davanti sopra sotto alla console. Per avere un'idea eccoli all'opera quando me li sono persi qui più o meno un anno e mezzo fa con Robag Wruhme che fa jogging davanti a Raving, I'm Raving e Monkey Maffia che balla attorno ad un albero del lido. Gente umile e di panza, capace di tracannare intere bottiglie di vodka liscia e capace di set a oltranza che ti ripagano di tutti gli stitici da due ore contate.

I due entrano dentro a mezzanotte e mezza, più o meno un quarto d'ora prima dell'apertura porte e del mio ingresso, gironzolano e prestano attenzione al set di apertura con un aria pacata che non lascia intendere quello che succederà da lì a poco. Quando devono prendere possesso dei piatti, la prima azione di Robag è quella di mettere un bicchiere basso pieno di prosecco a girare al posto di un vinile. L'inizio è scuro e compresso, con un suono classico. Via via su quello scheletro si incrociano membra sempre più umane fatte di bassline alla Saunderson e rotondità funk di provenienza house. Io mi sento molto arruginito: non riconosco niente a parte Nina Simone con Sinnerman e a parte il vero dj tool dell'anno, ovvero il discorso dell'elezione di Obama (già usato anche dai due ragazzi in apertura). Monkey Maffia è scazzato perché uno dei monitor non va e perché dopo il primo cocktail che gli hanno servito hanno portato solo bottiglie di prosecco per Robag e si è dovuto adattare. Robag invece produce il meglio di sé ballando, scolando una bottiglia dopo l'altra e trovando usi alternativi alle cuffie. Tutti cercano di ravvivare la cassa rotta aggiustando fili o dando botte laterali e Robag trasforma questi gesti nel ballo del pugno al monitor o in quello dello schiaffo di vinile sul monitor.

Con giradischi e cdj, il loro mixato è sporco vecchia scuola, con i pezzi che entrano e riescono quando necessario. Forse mi sogno il basso slappato di Art Of Letting Go di Supermayer, ma via via che dalla terza bottiglia passano alla quarta i suoni si arrotondano e ammorbidiscono un po'. In un set da cinque ore sulla chiusura di Pimp Jackson partirebbero le ultime due ore prima bpitchkompattose e poi swingjazzorchestrali. Invece qui che al massimo toccheremo le tre ore e mezza, partono con le luci accese gli ultimi due pezzi: su un intro prolungato che sembra un edit di Windowlicker (ma mica era così lungo su disco?!) canto a squarciagola il wehaveallthetimeintheworld di Thom Yorke coi Modeselektor - io che canto una canzone di Thom Yorke, non mi si può vedere. Poi parte un pezzo kompaktosissimo (sono quasi sicuro che fosse Mariposa di Koze) e Robag fa di tutto: mette la quinta bottiglia sul giradischi - cadrà subito - e poi scende ad abbracciare uno a uno tutti i presenti. Vogliono suonare un ultimo disco ma per le sei devono chiudere tutto. Poteva essere Evan & Chan nel remix una-lacrima-sul-viso di Superpitcher, o W.E.E.K.E.N.D. di Arling and Cameron, Raving, I'm Raving o chissà cos'altro. Bisogna però far togliere quest'abitudine agli italiani che urlano "Ul-ti-mo, Ul-ti-mo".

I due entrano dentro a mezzanotte e mezza, più o meno un quarto d'ora prima dell'apertura porte e del mio ingresso, gironzolano e prestano attenzione al set di apertura con un aria pacata che non lascia intendere quello che succederà da lì a poco. Quando devono prendere possesso dei piatti, la prima azione di Robag è quella di mettere un bicchiere basso pieno di prosecco a girare al posto di un vinile. L'inizio è scuro e compresso, con un suono classico. Via via su quello scheletro si incrociano membra sempre più umane fatte di bassline alla Saunderson e rotondità funk di provenienza house. Io mi sento molto arruginito: non riconosco niente a parte Nina Simone con Sinnerman e a parte il vero dj tool dell'anno, ovvero il discorso dell'elezione di Obama (già usato anche dai due ragazzi in apertura). Monkey Maffia è scazzato perché uno dei monitor non va e perché dopo il primo cocktail che gli hanno servito hanno portato solo bottiglie di prosecco per Robag e si è dovuto adattare. Robag invece produce il meglio di sé ballando, scolando una bottiglia dopo l'altra e trovando usi alternativi alle cuffie. Tutti cercano di ravvivare la cassa rotta aggiustando fili o dando botte laterali e Robag trasforma questi gesti nel ballo del pugno al monitor o in quello dello schiaffo di vinile sul monitor.
Con giradischi e cdj, il loro mixato è sporco vecchia scuola, con i pezzi che entrano e riescono quando necessario. Forse mi sogno il basso slappato di Art Of Letting Go di Supermayer, ma via via che dalla terza bottiglia passano alla quarta i suoni si arrotondano e ammorbidiscono un po'. In un set da cinque ore sulla chiusura di Pimp Jackson partirebbero le ultime due ore prima bpitchkompattose e poi swingjazzorchestrali. Invece qui che al massimo toccheremo le tre ore e mezza, partono con le luci accese gli ultimi due pezzi: su un intro prolungato che sembra un edit di Windowlicker (ma mica era così lungo su disco?!) canto a squarciagola il wehaveallthetimeintheworld di Thom Yorke coi Modeselektor - io che canto una canzone di Thom Yorke, non mi si può vedere. Poi parte un pezzo kompaktosissimo (sono quasi sicuro che fosse Mariposa di Koze) e Robag fa di tutto: mette la quinta bottiglia sul giradischi - cadrà subito - e poi scende ad abbracciare uno a uno tutti i presenti. Vogliono suonare un ultimo disco ma per le sei devono chiudere tutto. Poteva essere Evan & Chan nel remix una-lacrima-sul-viso di Superpitcher, o W.E.E.K.E.N.D. di Arling and Cameron, Raving, I'm Raving o chissà cos'altro. Bisogna però far togliere quest'abitudine agli italiani che urlano "Ul-ti-mo, Ul-ti-mo".
The White Flash - Modeselektor feat. Thom Yorke
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11.1.09
Videomusic
Marie Antoinette vs Elisa di Rivombrosa vs Uguccione vs Fantaghirò
Anima Mia dei Cugini di Campagna dal programma dell'anno Ciak si Canta.
Altrove Albano meets MGMT (ma il livello è altissimo per tutti)
5.1.09
Gimme Five, all right!
Ogni giorno mi arrivano un centinaio di mega di mp3 nella casella della posta. Solitamente chi li invia non si prende minimamente la briga di controllare se possano in qualche modo rientrare nei miei interessi. Ormai non ascolto quasi più niente, perché fortunatamente tutti amano descriversi preventivamente con generi e gruppi di riferimento. Faccio uno strappo però per questa segnalazione di un gruppo di NY con una voce stile Brett Anderson più baritonale. Non li avrei indicati (e nemmeno sentiti, se per questo) se non fosse stato che si chiamano Padre Pio e uno dei loro pezzi si intitola High Fives (per la cronaca l'high five è quando si alza la mano e si batte il cinque).


High Fives - Padre Pio
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avevamo finito i post sulle statistiche e cercavamo qualcosa di simile,
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30.12.08
I want to dance sleep
Ho iniziato a leggere Bring The Noise di Simon Reynolds (Hip-Hop-Rock in Italia) e il mood pippaioleggiante delle prime pagine (spesso smentito dalle note a posteriori scritte oggi su quei vecchi articoli) è ben venuto in giorni in cui guardo ai miei consumi culturali con occhio più problematico che istintivo. O meglio, mi sono accorto che per quanto negli ultimi anni sia andato con la corrente (“going with the flow” se ci fosse stata una versione originale, ahah), poi mi ritrovavo sempre ad avere una prospettiva matura (da anziano), vissuta (da anziano) e da fuori (da anziano) pur consumando generi che a prima vista erano il regno del supergiovane.
Quest’anno dunque si chiude con DJ Koze, che è trentaseienne e spiega coi fatti come l’esperienza (l’anzianismo) possa essere tanto illuminante ed esploratrice. Alla faccia del ciclo-stile di urgenza. Lo spostamento dei confini, lo sguardo oltre possono muoverti anche se non fai arte concettuale. Il qui e ora di Let’s Love / I want to sleep, la tragedia incombente di Mango e Abudinga sono l’altra faccia dell’eterno bagnasciuga del basta ya de minimal. L’imballabile viene reso ballabile come in Zou Zou e Jolly Nuttich Joker, per limitarci a quest’anno. Rilascia interviste che colgono il tuo momento, scratcha come un dj hiphop davanti ai minimalmaniaci e quando sei giù basta riguardare quel video in cui con gli International Pony fa lo scemo ri-coverando Laurent Garnier con maglioni degni di quelli che indossiamo tutti in casa.
Così si chiude con la sua versione di Dance Avec Moi dei Nôze che da circa due minuti in poi è come un ritorno a casa, di quelli che sei in strada e passi davanti alle case in festa con le trombette, bicchieri e battimani che si confondono senza equilibrio e senza armonia e tu invece vai a dormire, perché per una notte non vuoi ballare, vuoi solo dormire. E come tutti i suoi pezzi quando pensi che tutto sia stato detto, a trenta secondi dalla fine riesce a lasciarti a bocca aperta e umanamente sopraffatto, convincendoti che una citazione di Truffaut possa risorgere dal tremendo destino di essere diventata una frase d’acchiappo buona per myspace e facebook. Grazie al modo diverso di vedere una stessa melodia.
Update: visto che dai commenti arriva quasi una mezza richiesta, siore e siori, ecco a voi il video di Koze che fa breakdance durante un suo set con Vincent Oliver e Nathan Fake in Giappone
Quest’anno dunque si chiude con DJ Koze, che è trentaseienne e spiega coi fatti come l’esperienza (l’anzianismo) possa essere tanto illuminante ed esploratrice. Alla faccia del ciclo-stile di urgenza. Lo spostamento dei confini, lo sguardo oltre possono muoverti anche se non fai arte concettuale. Il qui e ora di Let’s Love / I want to sleep, la tragedia incombente di Mango e Abudinga sono l’altra faccia dell’eterno bagnasciuga del basta ya de minimal. L’imballabile viene reso ballabile come in Zou Zou e Jolly Nuttich Joker, per limitarci a quest’anno. Rilascia interviste che colgono il tuo momento, scratcha come un dj hiphop davanti ai minimalmaniaci e quando sei giù basta riguardare quel video in cui con gli International Pony fa lo scemo ri-coverando Laurent Garnier con maglioni degni di quelli che indossiamo tutti in casa.
Così si chiude con la sua versione di Dance Avec Moi dei Nôze che da circa due minuti in poi è come un ritorno a casa, di quelli che sei in strada e passi davanti alle case in festa con le trombette, bicchieri e battimani che si confondono senza equilibrio e senza armonia e tu invece vai a dormire, perché per una notte non vuoi ballare, vuoi solo dormire. E come tutti i suoi pezzi quando pensi che tutto sia stato detto, a trenta secondi dalla fine riesce a lasciarti a bocca aperta e umanamente sopraffatto, convincendoti che una citazione di Truffaut possa risorgere dal tremendo destino di essere diventata una frase d’acchiappo buona per myspace e facebook. Grazie al modo diverso di vedere una stessa melodia.
Danse Avec Moi (DJ Koze Rework) - Nôze
Update: visto che dai commenti arriva quasi una mezza richiesta, siore e siori, ecco a voi il video di Koze che fa breakdance durante un suo set con Vincent Oliver e Nathan Fake in Giappone
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18.12.08
19.9.08
Senza Traccia
Il pilota di Senza Traccia, la nuova coproduzione Inkiostro/Batteria Ricaricabile, è un mix trance alla Tiësto o alla Gabry Ponte. Tutto nasce come ripicca verso il padrone di casa che mi ha rifiutato un remix delle Pipettes, in quanto potenzialmente trance. Se non avrà successo sono già in cantiere il pilota di House e quello di Law And Order: Elevator Inspectors Unit. O-oh-o-oh-o.

Senza Traccia (MP3)
Tracklist:
Solid Gold (Jackmate Remix) - International Pony
Arcadia (Telefon Tel Aviv Remix- Edit) - Apparat
Hold My Hand (Innervisions Orchestra Remix) - UNKLE
Dull Flame Of Desire (Modeselektor's Remix For Girls) - Bjork feat. Anthony
Nord Sud Ovest Est (Datura Sonora Remix) - 883
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Solid Gold (Jackmate Remix) - International Pony
Arcadia (Telefon Tel Aviv Remix- Edit) - Apparat
Hold My Hand (Innervisions Orchestra Remix) - UNKLE
Dull Flame Of Desire (Modeselektor's Remix For Girls) - Bjork feat. Anthony
Nord Sud Ovest Est (Datura Sonora Remix) - 883
15.9.08
A passare un compleanno solitario tra falanghina e Ableton ci si sente un po' Lindstrøm
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