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10.12.12
Minus The Reindeer
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22.5.12
Eraserhead
Si capisce che la voglia di scrivere è poca? Viene quasi di postare gli inediti del 2006 per mantenere in vita questi lidi (feat Tiziano, Erol, Daft, Beastie, Fade).
La partenza senza mai il ritorno,
La partenza senza mai il ritorno,
10.10.11
4 Walls
(vabbé, non so più cosa, non so nemmeno scegliere un concetto da affiancare a quanto si può ascoltare da qui sopra)
30.5.11
Pillole di Primavera Sound 2011 - Giorno 1 (Evanescense)
p.s.: giudizi, lamentele, set fotografici completi arriveranno più avanti in altre forme. Per ora solo frammenti.
[ghost track iniziale del giorno 0]
Caribou: l'ora e più di fila per entrare al Poble Espanyol dove "uno esce, uno entra" è giustificata solo dal mirare cos'era il Primavera Sound quando è iniziato. Caribou su palco grande delude: carica la massa sonora per reggere la circostanza, ma smoscia l'esibizione dal punto di vista ritmico, perdendola in pezzi che non partono alternati a code stiracchiate. Il pubblico ballicchia, ma sei mesi fa nei club era stata un'altra cosa.
Moon Duo: il mio festival inizia con questa specie di Kills crauti al palco RayBan (giuro che durante il concerto mi sono cresciuti sugli occhi dei wayfarer che ho tentato in tutti i modi di sgrattare via). Fortunatamente fanno Mazes subito, per il resto non sono altro che una figurante con il chitarrista barbuto che fa due o tre cose fighe in mezzo ad altre trascurabili su una base in playback.
Seefeel: al palco ATP dopo un inizio droneggiante, trasognato (per i vocalizzi sparsi della "cantante") e punteggiato da qualche divagazione ritmico-industriale, i Seefeel scadono nel basso wahwah-dubsteppo fino ad arrivare ad una chiusa dub su cui divertirsi a cantare i grandi classici. Esili e confusi non si risollevano dall'ultimo disco.
P.I.L.: venti minuti di passaggio al malefico e lontanissimo palco grande2 LLevant bastano per urlare Slow Motion Slow Motion e Una canzone d'amore, per farmi ricordare. Il live è carico e con resa sonora millimetrica ma con i pezzi che vengono stiracchiati in code insostenibili. Come quando stai a parlare coi parenti anziani (Johnny in questo caso), che raccontano una storia anche fica ma si perdono in mille dettagli e non arrivano alla fine.
Oneohtrix Point Never: dato il fittissimo programma si cena all'ATP davanti alle bordate di strati prima senza compromessi e poi via via infiltrate di desideri melodici. Nessuna concessione allo spettacolo, concentrazione davanti al laptop, visual alle spalle, un timido saluto quando abbassa lo schermo per andare via. Forse non è stato il luogo più adatto e la sensazione che rimane è quella della dispersione.
Grinderman: al palco grande1 San Miguel baraccone da cui scappare (The Walkmen comunque riescono a riempire il Pitchfork in contemporanea). Standby.
Suicide: baraccone di anziani anche qui, ma sublime nella sua merda. Alan Vega biascica gocce di kukident e Martin Rev luccicante come al solito suona la tastiera coi pugni e coi gomiti. È il mio concerto di Vasco Rossi, vederli è scemo come suicidarsi. Spaccano timpani a caso e sono fastidiosi ora che quel disco del 1977 non è più fastidioso e viene campionato dalle starlette electro-world. Un concerto che non si riesce a reggere fisicamente e così inframezziamo con una pausa dopo Mon Cheree Cheree per soppravvivere. Si torna per la fine, come hanno fatto loro con noi.
The Flaming Lips: non c'è traccia della collaborazione con Prefuse 73 comunicata in parallelo al festival. Non rifanno per intero The Soft Bulletin così come si era ventilato sul forum del Primavera. È, più o meno, lo stesso live degli ultimi anni co' la palla, i lustrini, i palloni, i video con le donnine lisergiche, le manone, i megafoni, le chitarre con le bolle. Cambiano i ballerini di fila che in questo caso consistono nella rivisitazione panzanella del mago di Oz: ciotte Dorothy coi leoni rattusi che le ghermiscono con la coda. Per chi come me va al circo la prima volta, è tutto bellissimo e non mi distrae dai suoni stupendi e dall'essere sommerso da quel misto di zucchero distorto. Per gli altri, abituati ed insensibili, Wayne non è che un leone spelacchiato (stola di cane simbolica) che deve tornare a ruggire invece di fomentare per compensare il deficit di accudimento. (Però ammetto che girellare per il forum con la macchinina del golfista tra un palco e l'altro e fermarsi ogni cinque metri per l'applauso e la foto avvalora la tesi).
John Talabot: il finale è la prima puntata al palco Pitchfork, totalmente popolato da gente coi capelli neri (i biondi si cuccano Girl Talk al LLevant). La dimessissima promessa barceloneta rimane a testa china sulla valiga dei dischi e si rifugia saltuariamente dietro le quinte. Il set ha il caratteristico ondeggiamento delle sue produzioni e raggiunge il suo primo picco col private mix di Changed. Poi da lì è discesa con quello che sembra un suo edit di The Bells (ma sarà altro), una versione rallentata di "Get Get Down" di Paul Johnson e quello che sembra essere un suo rilavorio inedito di Caribou (ma sarà altro). Poi inspiegabilmente alle cinque dopo tre quarti d'ora termina in modo brusco e il palco chiude, inaugurando l'impero del Male notturno del LLevant e la fine festival senza metropolitana per il ritorno.
Persi della giornata: Of Montreal, El Guincho, Big Boi, Glenn Branca, Salem, Glasser, Gold Panda, Ducktails.
[ghost track iniziale del giorno 0]
Caribou: l'ora e più di fila per entrare al Poble Espanyol dove "uno esce, uno entra" è giustificata solo dal mirare cos'era il Primavera Sound quando è iniziato. Caribou su palco grande delude: carica la massa sonora per reggere la circostanza, ma smoscia l'esibizione dal punto di vista ritmico, perdendola in pezzi che non partono alternati a code stiracchiate. Il pubblico ballicchia, ma sei mesi fa nei club era stata un'altra cosa.
Moon Duo: il mio festival inizia con questa specie di Kills crauti al palco RayBan (giuro che durante il concerto mi sono cresciuti sugli occhi dei wayfarer che ho tentato in tutti i modi di sgrattare via). Fortunatamente fanno Mazes subito, per il resto non sono altro che una figurante con il chitarrista barbuto che fa due o tre cose fighe in mezzo ad altre trascurabili su una base in playback.
Seefeel: al palco ATP dopo un inizio droneggiante, trasognato (per i vocalizzi sparsi della "cantante") e punteggiato da qualche divagazione ritmico-industriale, i Seefeel scadono nel basso wahwah-dubsteppo fino ad arrivare ad una chiusa dub su cui divertirsi a cantare i grandi classici. Esili e confusi non si risollevano dall'ultimo disco.
P.I.L.: venti minuti di passaggio al malefico e lontanissimo palco grande2 LLevant bastano per urlare Slow Motion Slow Motion e Una canzone d'amore, per farmi ricordare. Il live è carico e con resa sonora millimetrica ma con i pezzi che vengono stiracchiati in code insostenibili. Come quando stai a parlare coi parenti anziani (Johnny in questo caso), che raccontano una storia anche fica ma si perdono in mille dettagli e non arrivano alla fine.
Oneohtrix Point Never: dato il fittissimo programma si cena all'ATP davanti alle bordate di strati prima senza compromessi e poi via via infiltrate di desideri melodici. Nessuna concessione allo spettacolo, concentrazione davanti al laptop, visual alle spalle, un timido saluto quando abbassa lo schermo per andare via. Forse non è stato il luogo più adatto e la sensazione che rimane è quella della dispersione.
Grinderman: al palco grande1 San Miguel baraccone da cui scappare (The Walkmen comunque riescono a riempire il Pitchfork in contemporanea). Standby.
Suicide: baraccone di anziani anche qui, ma sublime nella sua merda. Alan Vega biascica gocce di kukident e Martin Rev luccicante come al solito suona la tastiera coi pugni e coi gomiti. È il mio concerto di Vasco Rossi, vederli è scemo come suicidarsi. Spaccano timpani a caso e sono fastidiosi ora che quel disco del 1977 non è più fastidioso e viene campionato dalle starlette electro-world. Un concerto che non si riesce a reggere fisicamente e così inframezziamo con una pausa dopo Mon Cheree Cheree per soppravvivere. Si torna per la fine, come hanno fatto loro con noi.
The Flaming Lips: non c'è traccia della collaborazione con Prefuse 73 comunicata in parallelo al festival. Non rifanno per intero The Soft Bulletin così come si era ventilato sul forum del Primavera. È, più o meno, lo stesso live degli ultimi anni co' la palla, i lustrini, i palloni, i video con le donnine lisergiche, le manone, i megafoni, le chitarre con le bolle. Cambiano i ballerini di fila che in questo caso consistono nella rivisitazione panzanella del mago di Oz: ciotte Dorothy coi leoni rattusi che le ghermiscono con la coda. Per chi come me va al circo la prima volta, è tutto bellissimo e non mi distrae dai suoni stupendi e dall'essere sommerso da quel misto di zucchero distorto. Per gli altri, abituati ed insensibili, Wayne non è che un leone spelacchiato (stola di cane simbolica) che deve tornare a ruggire invece di fomentare per compensare il deficit di accudimento. (Però ammetto che girellare per il forum con la macchinina del golfista tra un palco e l'altro e fermarsi ogni cinque metri per l'applauso e la foto avvalora la tesi).
John Talabot: il finale è la prima puntata al palco Pitchfork, totalmente popolato da gente coi capelli neri (i biondi si cuccano Girl Talk al LLevant). La dimessissima promessa barceloneta rimane a testa china sulla valiga dei dischi e si rifugia saltuariamente dietro le quinte. Il set ha il caratteristico ondeggiamento delle sue produzioni e raggiunge il suo primo picco col private mix di Changed. Poi da lì è discesa con quello che sembra un suo edit di The Bells (ma sarà altro), una versione rallentata di "Get Get Down" di Paul Johnson e quello che sembra essere un suo rilavorio inedito di Caribou (ma sarà altro). Poi inspiegabilmente alle cinque dopo tre quarti d'ora termina in modo brusco e il palco chiude, inaugurando l'impero del Male notturno del LLevant e la fine festival senza metropolitana per il ritorno.
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24.1.11
Non ho un twitter, non ho un tumblr, non ho un feisbùk
Però in qualche modo devo segnalare una cosa che sull'internet non si fa quasi più, ovvero scrivere. SirBilly e le cento cover che in realtà sono cento storie. Solo all'inizio ed è già enorme.
20.1.11
E ho chiuso la stanza sul loro sorriso
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this house is not a motel
5.1.11
In New Work (This Aint Make You Feel Brand New, Yo!)
Quando prendi un pezzo di altri e lo metti in un mixtape uccidi il pezzo, non l'artista.Questo se non si è under the influence. Nel mondo dei JJ invece tutto si sovrappone e il mixtape è un registratore acceso durante una sbornia in cui ricordi un gruppo svedese di quando si era più giovani che era in un film in cui sfuggire alla provincia svedese sull'innoallacapitaledelmondo e non è più solo l'indie riverberato sul pezzone hiphop e il robot Mike Oldfield sembra più Kanyewest di Kanyewest. Can we get much higher, than the stars? No, Kanye West non può essere disco dell'anno, perché il non disco dell'anno è questo, un disco che non vende, non serve, balla, echeggia ed è povero e ricco come tutto il vomito che viene uploadato su soundcloud ogni secondo.
Inframezzare discorsi con pezzi di canzoni mi ricorda Red Ronnie, ma lui traduceva.
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9.12.10
Puliscitestine
In Italia : 106 persone hanno il cognome Gianasi secondo i nostri dati
Il cognome Gianasi è il 29 385° più diffuso in Italia.
Ci dispiace, ma non abbiamo i dati per provincia per il cognome Gianasi (meno di 100 persone in ogni provincia).
Davide Gianasi ha un cane.
Wrong Remo Gianasi? Search for others
Matteo Gianasi è il primo rinforzo per la Bsl di Bettazzi (playguardia, in arrivo dal Castiglione Murri (C Dilettanti)) [Il Resto del Carlino - Lunedì 21 giugno 2010]
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F.B.M.M. di GIANASI OSCAR & C. snc a Modena
STUDIO R.B. ENGINEERING DEI PER.IND. BAUTTA, GIANASI, MALVERTI E MARCHESINI S.R.L.
Benvenuti in ConfEstetica
New Line Di Gianasi Arianna Parrucchiera Unisex
Zenith Gianasi Giuliano Cestificio
Risparmia subito fino al 82% Pulisci testine VHS a Basso Costo!
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Ci dispiace, ma non abbiamo i dati per provincia per il cognome Gianasi (meno di 100 persone in ogni provincia).
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22.9.10
Alta lentezza
(via Bastonate)
Prendete il fetomeno Justin Bieber e rallentatelo dell'800%:
tre minuti ignobili nascondono nelle loro pieghe trentacinque minuti di maestoso rapimento psichedel4ADico.
Ragazzo Di Periferia, non sei più solo!

J. BIEBZ - U SMILE 800% SLOWER by Shamantis
Prendete il fetomeno Justin Bieber e rallentatelo dell'800%:
tre minuti ignobili nascondono nelle loro pieghe trentacinque minuti di maestoso rapimento psichedel4ADico.
Ragazzo Di Periferia, non sei più solo!

J. BIEBZ - U SMILE 800% SLOWER by Shamantis
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29.1.10
Miette
(Ancora ti chiamerò trottolino amoroso e duddudaddada. Si sopporta la molesta Marina e i diamanti pur di ammirare in tutto il suo splendore il maestro
13.1.10
If it's not rough it isn't fun
Su questo blog non avevo mai nominato Lady Gaga e Poker Face (sono uno snob schifoso). È con particolare piacere quindi che vi introduco al primo grande leak del decennio. Una monumentale discussione sul forum del Mucchio (aka FdC) intorno al fenomeno Lady Gaga (aka Stefani Joanne Angelina Germanotta) sta deragliando su binari sublimi e sul culto di Paul Van Dyk (aka Paul Van Dyk). Al suo interno un importante contributo come il Reboante Edit di Poker Face per mano di Pikkiomania (aka nihil82 aka Widex aka Caizzy) ha ispirato nelle menti veggenti di (appunto) Caizzy e Busy P. Sbirulino (aka Officina Gommy aka tOm) un progetto di cover senza regole registrate male.
Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.
PKFace Project
Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.
9.4.09
Virtual insanity
Non si torna indietro dai New Order ai Joy Division senza risultare farseschi. Circlesquare è l’ennesimo trapiantato a Berlino e come molti trapiantati sembra mancare quel cuore nero e sofferente che batte nei cessi del Berghain e fa di OK di Ben Clock ed Elif Biçer l’impotente Sing It Back di questi giorni di crisi, ora che anche Pitchfork ha detto che il disco di Ben Clock è OK. Come un turista prova a confondersi con un modo di essere, ma quando non è posa per un autoscatto digitale è souvenir, pezzo di muro, suolo lunare, droga e ballo solo perché lo dice anche la Routard. Ce ne vuole per essere come Lou Reed o come Bowie, quando al massimo sembri un incrocio epigonico tra Tiga e Matthew Dear. Non fosse per il coraggio pretenzioso sarei stato anche più clemente, ma non si può sentire un tizio che per otto pezzi blatera di effetti di droghe che non ha mai provato e techno spaccatutto che al massimo è synthpop. O meglio, è ovvio che vuole scrivere un disco di danza e sostanza senza che ci sia danza e sostanza, ma spesso al posto del pop distante gli riesce solo la posa del pop distante (o almeno mi convince di questo il video di Dancers). Qui e là però ci sono bei momenti e in fondo la zoppicata finale arranca epica sul sonno della domenica mattina e sembra dirti che tutto quello che hai sentito prima era un fregnaccia (cfr. finale acustico e conto al contrario). E se la mandi in micro-loop da uno-due secondi con un bel riverbero ricorda Berlino, a te che non ci sei mai stato.


OK - Ben Clock feat. Elif Biçer
All Live But The Ending - Circlesquare
All Live But The Ending - Circlesquare
23.3.09
Your name’s not down, you do comin’ in
Lo scorso weekend ho mandato a quel paese le maledette primavere di Rockit e la bongol-noia di Mihalis Safras e mi sono intrufolato nel tutto esaurito dell’apertura della stagione operistica del Petruzzelli. Premessa: io non sono mai entrato a un concerto o a un djset vantando l’invito di chi stava sul palco e forse se la prima si fosse tenuta (come avrebbe dovuto essere) come inaugurazione del Petruzzelli e non in un padiglione della Fiera del Levante, difficilmente sarei entrato. Soprattutto dopo uno scambio come:
collega: Siamo ospiti del Maestro-segue-nome-del-regista
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): mi risultano due ospiti del Maestro, ma sono già entrati
collega: In realtà siamo ospiti dell’aiuto-Maestro
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): non mi risulta (interdetta), ma seguitemi comunque
Fortunatamente riconosciuti dal cognato del collega, ci siamo situati al fondo del padiglione e abbiamo seguito all’inpiedi insieme alla security una Turandot semi-scenica non sempre a fuoco per via dell’allestimento costretto (davanti a orchestra e coro pigiati come sardine i personaggi si alzavano da sedie in fila con fare più da teatro dell’assurdo che da fastosa opera esotizzante. Ai lati della platea le voci bianche e il papà di Turandot da una parte e gli ottoni in forma di banda dall’altra facevano venire il torcicollo) e dei contrattempi (Turandot sostituita all’ultimo momento da una soprano ‘con molta esperienza’ che ha eclissato l’inglese Calaf, la pioggia costante sul tetto di lamiera zincata che creava un effetto rumore di fondo stile dubstep). Tralascio le mie riflessioni musicali, che pure ci sarebbero, in favore della ridarola mentale per l’associazione di idee tra il mistero del nome e The Bouncer. La locandina poi sembrava quasi un flyer.

collega: Siamo ospiti del Maestro-segue-nome-del-regista
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): mi risultano due ospiti del Maestro, ma sono già entrati
collega: In realtà siamo ospiti dell’aiuto-Maestro
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): non mi risulta (interdetta), ma seguitemi comunque
Fortunatamente riconosciuti dal cognato del collega, ci siamo situati al fondo del padiglione e abbiamo seguito all’inpiedi insieme alla security una Turandot semi-scenica non sempre a fuoco per via dell’allestimento costretto (davanti a orchestra e coro pigiati come sardine i personaggi si alzavano da sedie in fila con fare più da teatro dell’assurdo che da fastosa opera esotizzante. Ai lati della platea le voci bianche e il papà di Turandot da una parte e gli ottoni in forma di banda dall’altra facevano venire il torcicollo) e dei contrattempi (Turandot sostituita all’ultimo momento da una soprano ‘con molta esperienza’ che ha eclissato l’inglese Calaf, la pioggia costante sul tetto di lamiera zincata che creava un effetto rumore di fondo stile dubstep). Tralascio le mie riflessioni musicali, che pure ci sarebbero, in favore della ridarola mentale per l’associazione di idee tra il mistero del nome e The Bouncer. La locandina poi sembrava quasi un flyer.

Tre Enigmi M’Hai Proposto! - Luciano Pavarotti
The Bouncer (original mix) - Kicks Like A Mule
The Bouncer (original mix) - Kicks Like A Mule
14.2.09
I fratelli prosecco prograsso (Fat is sexy)
La settimana scorsa mi sono schiodato dal letargo. Tre mesi di allontamento dal clubbing, dieci dal clubbing cittadino sono stati interrotti in onore dei Wighnomy Brothers e delle loro famigerate maratone techno alcoliche dietro davanti sopra sotto alla console. Per avere un'idea eccoli all'opera quando me li sono persi qui più o meno un anno e mezzo fa con Robag Wruhme che fa jogging davanti a Raving, I'm Raving e Monkey Maffia che balla attorno ad un albero del lido. Gente umile e di panza, capace di tracannare intere bottiglie di vodka liscia e capace di set a oltranza che ti ripagano di tutti gli stitici da due ore contate.

I due entrano dentro a mezzanotte e mezza, più o meno un quarto d'ora prima dell'apertura porte e del mio ingresso, gironzolano e prestano attenzione al set di apertura con un aria pacata che non lascia intendere quello che succederà da lì a poco. Quando devono prendere possesso dei piatti, la prima azione di Robag è quella di mettere un bicchiere basso pieno di prosecco a girare al posto di un vinile. L'inizio è scuro e compresso, con un suono classico. Via via su quello scheletro si incrociano membra sempre più umane fatte di bassline alla Saunderson e rotondità funk di provenienza house. Io mi sento molto arruginito: non riconosco niente a parte Nina Simone con Sinnerman e a parte il vero dj tool dell'anno, ovvero il discorso dell'elezione di Obama (già usato anche dai due ragazzi in apertura). Monkey Maffia è scazzato perché uno dei monitor non va e perché dopo il primo cocktail che gli hanno servito hanno portato solo bottiglie di prosecco per Robag e si è dovuto adattare. Robag invece produce il meglio di sé ballando, scolando una bottiglia dopo l'altra e trovando usi alternativi alle cuffie. Tutti cercano di ravvivare la cassa rotta aggiustando fili o dando botte laterali e Robag trasforma questi gesti nel ballo del pugno al monitor o in quello dello schiaffo di vinile sul monitor.

Con giradischi e cdj, il loro mixato è sporco vecchia scuola, con i pezzi che entrano e riescono quando necessario. Forse mi sogno il basso slappato di Art Of Letting Go di Supermayer, ma via via che dalla terza bottiglia passano alla quarta i suoni si arrotondano e ammorbidiscono un po'. In un set da cinque ore sulla chiusura di Pimp Jackson partirebbero le ultime due ore prima bpitchkompattose e poi swingjazzorchestrali. Invece qui che al massimo toccheremo le tre ore e mezza, partono con le luci accese gli ultimi due pezzi: su un intro prolungato che sembra un edit di Windowlicker (ma mica era così lungo su disco?!) canto a squarciagola il wehaveallthetimeintheworld di Thom Yorke coi Modeselektor - io che canto una canzone di Thom Yorke, non mi si può vedere. Poi parte un pezzo kompaktosissimo (sono quasi sicuro che fosse Mariposa di Koze) e Robag fa di tutto: mette la quinta bottiglia sul giradischi - cadrà subito - e poi scende ad abbracciare uno a uno tutti i presenti. Vogliono suonare un ultimo disco ma per le sei devono chiudere tutto. Poteva essere Evan & Chan nel remix una-lacrima-sul-viso di Superpitcher, o W.E.E.K.E.N.D. di Arling and Cameron, Raving, I'm Raving o chissà cos'altro. Bisogna però far togliere quest'abitudine agli italiani che urlano "Ul-ti-mo, Ul-ti-mo".

I due entrano dentro a mezzanotte e mezza, più o meno un quarto d'ora prima dell'apertura porte e del mio ingresso, gironzolano e prestano attenzione al set di apertura con un aria pacata che non lascia intendere quello che succederà da lì a poco. Quando devono prendere possesso dei piatti, la prima azione di Robag è quella di mettere un bicchiere basso pieno di prosecco a girare al posto di un vinile. L'inizio è scuro e compresso, con un suono classico. Via via su quello scheletro si incrociano membra sempre più umane fatte di bassline alla Saunderson e rotondità funk di provenienza house. Io mi sento molto arruginito: non riconosco niente a parte Nina Simone con Sinnerman e a parte il vero dj tool dell'anno, ovvero il discorso dell'elezione di Obama (già usato anche dai due ragazzi in apertura). Monkey Maffia è scazzato perché uno dei monitor non va e perché dopo il primo cocktail che gli hanno servito hanno portato solo bottiglie di prosecco per Robag e si è dovuto adattare. Robag invece produce il meglio di sé ballando, scolando una bottiglia dopo l'altra e trovando usi alternativi alle cuffie. Tutti cercano di ravvivare la cassa rotta aggiustando fili o dando botte laterali e Robag trasforma questi gesti nel ballo del pugno al monitor o in quello dello schiaffo di vinile sul monitor.
Con giradischi e cdj, il loro mixato è sporco vecchia scuola, con i pezzi che entrano e riescono quando necessario. Forse mi sogno il basso slappato di Art Of Letting Go di Supermayer, ma via via che dalla terza bottiglia passano alla quarta i suoni si arrotondano e ammorbidiscono un po'. In un set da cinque ore sulla chiusura di Pimp Jackson partirebbero le ultime due ore prima bpitchkompattose e poi swingjazzorchestrali. Invece qui che al massimo toccheremo le tre ore e mezza, partono con le luci accese gli ultimi due pezzi: su un intro prolungato che sembra un edit di Windowlicker (ma mica era così lungo su disco?!) canto a squarciagola il wehaveallthetimeintheworld di Thom Yorke coi Modeselektor - io che canto una canzone di Thom Yorke, non mi si può vedere. Poi parte un pezzo kompaktosissimo (sono quasi sicuro che fosse Mariposa di Koze) e Robag fa di tutto: mette la quinta bottiglia sul giradischi - cadrà subito - e poi scende ad abbracciare uno a uno tutti i presenti. Vogliono suonare un ultimo disco ma per le sei devono chiudere tutto. Poteva essere Evan & Chan nel remix una-lacrima-sul-viso di Superpitcher, o W.E.E.K.E.N.D. di Arling and Cameron, Raving, I'm Raving o chissà cos'altro. Bisogna però far togliere quest'abitudine agli italiani che urlano "Ul-ti-mo, Ul-ti-mo".
The White Flash - Modeselektor feat. Thom Yorke
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30.12.08
I want to dance sleep
Ho iniziato a leggere Bring The Noise di Simon Reynolds (Hip-Hop-Rock in Italia) e il mood pippaioleggiante delle prime pagine (spesso smentito dalle note a posteriori scritte oggi su quei vecchi articoli) è ben venuto in giorni in cui guardo ai miei consumi culturali con occhio più problematico che istintivo. O meglio, mi sono accorto che per quanto negli ultimi anni sia andato con la corrente (“going with the flow” se ci fosse stata una versione originale, ahah), poi mi ritrovavo sempre ad avere una prospettiva matura (da anziano), vissuta (da anziano) e da fuori (da anziano) pur consumando generi che a prima vista erano il regno del supergiovane.
Quest’anno dunque si chiude con DJ Koze, che è trentaseienne e spiega coi fatti come l’esperienza (l’anzianismo) possa essere tanto illuminante ed esploratrice. Alla faccia del ciclo-stile di urgenza. Lo spostamento dei confini, lo sguardo oltre possono muoverti anche se non fai arte concettuale. Il qui e ora di Let’s Love / I want to sleep, la tragedia incombente di Mango e Abudinga sono l’altra faccia dell’eterno bagnasciuga del basta ya de minimal. L’imballabile viene reso ballabile come in Zou Zou e Jolly Nuttich Joker, per limitarci a quest’anno. Rilascia interviste che colgono il tuo momento, scratcha come un dj hiphop davanti ai minimalmaniaci e quando sei giù basta riguardare quel video in cui con gli International Pony fa lo scemo ri-coverando Laurent Garnier con maglioni degni di quelli che indossiamo tutti in casa.
Così si chiude con la sua versione di Dance Avec Moi dei Nôze che da circa due minuti in poi è come un ritorno a casa, di quelli che sei in strada e passi davanti alle case in festa con le trombette, bicchieri e battimani che si confondono senza equilibrio e senza armonia e tu invece vai a dormire, perché per una notte non vuoi ballare, vuoi solo dormire. E come tutti i suoi pezzi quando pensi che tutto sia stato detto, a trenta secondi dalla fine riesce a lasciarti a bocca aperta e umanamente sopraffatto, convincendoti che una citazione di Truffaut possa risorgere dal tremendo destino di essere diventata una frase d’acchiappo buona per myspace e facebook. Grazie al modo diverso di vedere una stessa melodia.
Update: visto che dai commenti arriva quasi una mezza richiesta, siore e siori, ecco a voi il video di Koze che fa breakdance durante un suo set con Vincent Oliver e Nathan Fake in Giappone
Quest’anno dunque si chiude con DJ Koze, che è trentaseienne e spiega coi fatti come l’esperienza (l’anzianismo) possa essere tanto illuminante ed esploratrice. Alla faccia del ciclo-stile di urgenza. Lo spostamento dei confini, lo sguardo oltre possono muoverti anche se non fai arte concettuale. Il qui e ora di Let’s Love / I want to sleep, la tragedia incombente di Mango e Abudinga sono l’altra faccia dell’eterno bagnasciuga del basta ya de minimal. L’imballabile viene reso ballabile come in Zou Zou e Jolly Nuttich Joker, per limitarci a quest’anno. Rilascia interviste che colgono il tuo momento, scratcha come un dj hiphop davanti ai minimalmaniaci e quando sei giù basta riguardare quel video in cui con gli International Pony fa lo scemo ri-coverando Laurent Garnier con maglioni degni di quelli che indossiamo tutti in casa.
Così si chiude con la sua versione di Dance Avec Moi dei Nôze che da circa due minuti in poi è come un ritorno a casa, di quelli che sei in strada e passi davanti alle case in festa con le trombette, bicchieri e battimani che si confondono senza equilibrio e senza armonia e tu invece vai a dormire, perché per una notte non vuoi ballare, vuoi solo dormire. E come tutti i suoi pezzi quando pensi che tutto sia stato detto, a trenta secondi dalla fine riesce a lasciarti a bocca aperta e umanamente sopraffatto, convincendoti che una citazione di Truffaut possa risorgere dal tremendo destino di essere diventata una frase d’acchiappo buona per myspace e facebook. Grazie al modo diverso di vedere una stessa melodia.
Danse Avec Moi (DJ Koze Rework) - Nôze
Update: visto che dai commenti arriva quasi una mezza richiesta, siore e siori, ecco a voi il video di Koze che fa breakdance durante un suo set con Vincent Oliver e Nathan Fake in Giappone
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20.12.08
Come un tumblr natalizio - parte 6
The Little Drummer Boy - Salsoul Orchestra
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avevamo finito i post sulle statistiche e cercavamo qualcosa di simile,
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5.11.08
2bita sempre di chi ascolta la tua stessa roba (e ha le tue stesse perversioni)
Non scrivi quasi più e in una delle poche occasioni discuti di Sasha? Insomma poi, hai sempre cercato di mantenere un certo livello, sarebbe come se Wire discutesse di Tony Braxton (come, Tony ed Anthony non sono la stessa persona?). Comunque, Sasha ha dato alle stampe Invol2ver (Involtuver? In Volver? InvolT9r?), che per i fan di Sasha e della progressive-house è come se per i fan dei Nirvana i Nirvana con buonanima Cobain vivo avessero fatto NeverTooMind. Oddio non proprio lo stesso, io sarei stato contro anche *a quello*. Per farla breve, un mammasantissima del “Su co’ ste mani”, dopo quattro anni e con grande strepito caccia fuori il seguito di una compilation che tra i prog-talebani è una pietra miliare. Già allora tirava in mezzo UNKLE ed Ulrich Schnauss, ma oggi va oltre. Ormai il suo immaginario è il nostro immaginario. Scorri la lista dei nomi e vedi, uno dietro l’altro insieme a minori come Engineers o Home Video della Warp, Telefon Tel Aviv, Ray LaMontagne, Apparat, Girls In Hawaii nei bonus, Ladytron. Gli M83?! Thom Yorke... Sì, Thom Yorke. Immaginate un djset con una tripletta di Ladytron mixati con M83 e di seguito Thom Yorke. Già sarebbe troppo, ma vedi pure Rone, quello di Bora su InFiné. Pensi davvero di schiattare. Ovviamente non si tratta di originali, sono sue riletture ultra-plasticose su-falsopiano-ancorapiusu, ora aggravate da un utilizzo elementare e rassicurante di Ableton e da un flusso fastidiosamente enfatico e lineare come ama il genere. Pensi di schiattare, ma arriva il momento in cui Sasha sul giro di sintetizzatori di Couleurs di M83 schiaffa un Thom Yorke Eraserhead privato di tutte le sue turbe e ansie e problematiche, quasi sorridente gnégné: sulla carta avresti voluto farlo tu, ma ci stai male, è eccessivo, è violenza. Non si sevizia, così, un paperino. Per il resto tanta noia, così che confermo quella stortura mentale mai verificata secondo cui le serate prog debbano essere sulla carta le più tranquille: come fa a esserci una rissa con gente che apprezza ‘sto imbamboleo. Siccome però qui non buttiamo via niente, una cosa mi sento di segnalare: la rilettura In2Vol2Ver2 di Destroy Everything You Touch delle Ladytron, pur nei suoi inutili ableton-luoghi-comuni, ha un basso magmatico e una gestione malata dei campioni vocali che usati sapientemente non sfigurerebbero in un buon set techno, insieme mentale e a braga calata. Bonus track, l’originale di Flesh di Rone, anche se io preferivo Bora.


Sasha mixes Couleurs into The Eraser - M83 / Thom Yorke
Destroy Everything You Touch (Sasha Invol2ver Remix) - Ladytron
Flesh (Original Mix) - Rone
Destroy Everything You Touch (Sasha Invol2ver Remix) - Ladytron
Flesh (Original Mix) - Rone
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15.9.08
A passare un compleanno solitario tra falanghina e Ableton ci si sente un po' Lindstrøm
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8.7.08
La Gigantesca Scritta DisKoInKiostro Vol.3
Metto altri cinque dischi da inkiostro.
Valzer psichedelici, congas invisibili, baci profondi, Vasco’n’Vasco e tanti canti.
Alla DisCoop.
La scaletta della selezione, con possibile gruppo rivelazione dell’autunno, è:
Eat Yourself (Yeasayer Remix) – Goldfrapp
Cable Dazed – Invisibile Conga People
Solo Tu (Isolée Remix) – Paulo Olarte
La Gigantesca Scritta Vasco (maxcar & San Proper ‘Nati in un feroce Settembre’ mix) – Ricardo Villalobos vs Le Luci Della Centrale Elettrica
Danse Avec Moi – Nôze feat. Dani Siciliano
Isolée torna tra noi!

Valzer psichedelici, congas invisibili, baci profondi, Vasco’n’Vasco e tanti canti.
Alla DisCoop.
La scaletta della selezione, con possibile gruppo rivelazione dell’autunno, è:
Eat Yourself (Yeasayer Remix) – Goldfrapp
Cable Dazed – Invisibile Conga People
Solo Tu (Isolée Remix) – Paulo Olarte
La Gigantesca Scritta Vasco (maxcar & San Proper ‘Nati in un feroce Settembre’ mix) – Ricardo Villalobos vs Le Luci Della Centrale Elettrica
Danse Avec Moi – Nôze feat. Dani Siciliano
Isolée torna tra noi!

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