13.4.08

Sabato sera dentro al Cube, no Michael Mayer il giorno pri-i-ma (o anche “Andarsene Così”)

Porto ancora le conseguenze insoddisfatte dello scorso fine settimana. Non che sia per questo che al concerto palermitano di Dente oggi ho preferito un tranquillo sabato sera pre-elettorale casalingo a base di elettronica e techno piagnona (o pingona chedirsivoglia). Non è cosa mia e lo avrei saltato comunque. Però lo scorso fine settimana mi è rimasto sul gozzo, ecco. Le due gioiose ore mixate malamente da Michael Mayer al venerdì sono saltate per sua indisposizione fisica. No socio Navid al seguito, no roboante Two Of Us, no remix inedito di Charlotte Gainsbourg. A sostituirlo il sempre apprezzato Arpino mi ha come al solito demoralizzato: questa volta mi è sembrato di riconoscere mezzo pezzo del quale non saprei dire il nome.

Sabato sera al Cube appunto, coi Baustelle. Io sono contento per la pubblicità del disco che passa su 105. Avrei voluto parlare di Amen, disco che ho amato e sto amando tantissimo, ma non c’è stata occasione. Finisce così che scrivo di quello stupro di massa che è stato il concerto barese (ma potrei dire di tutto il tour vista la scaletta identica per tutte le date). Ero di buonumore, ero contento persino di trovarmi schiacciato nel sovraffollamento di indioti, universitalternativi, adolescenti Charlie e compagne di scuola, quarantenni lettori di Repubblica. Cravatte strette, cinture bianche di plastica e maglioni infeltriti. Dopo l’intro che svela già il finale, storco il grugno sull’amata Antropophagus per l’intarsio di Battiato e per il taglio della sua coda strumentale ma torno a odiare il mondo quando su Colombo e Charlie i dementi intorno a me pensano di essere alla Notte della Taranta.

A poco a poco percepisco un senso di rimozione dei Baustelle nei confronti del loro passato: più o meno quando presentano I Provinciali come un vecchio pezzo. La scaletta negazionista cancella la memoria dei giorni del Sussidiario e dello YèYè più per disagio personale che in favore del nuovo pubblico. Prima dei bis sopravvive solo una maltrattata e barcollante Canzone di Alain Delon, con le note cambiate per non stonare (ma almeno prima si stonava insieme, ecco). I pezzi nuovi non se la passano meglio: il problema è rendere dal vivo il massimalismo orchestrale con un solo violino e allora si va via di chitarroni e si riesce col Liberismo, ma altrove è una pena. Specie quando entra in scena la fisarmonica, come in Alfredo affossata anche per il mancato inserimento della ritmica. Prima del bis Baudelaire mi convince che l’idea della sua coda è tanto azzeccata quanto povera nella sua realizzazione. Non ci si improvvisa DFA o Ewan Pearson.

Il bis è il colpo finale. Bruci La Città è programmaticamente altra, ma il risultato è confuso e tale da far pensare che la Grandi version sia di gran lunga pià baustelliana della cover. Il medley successivo tra Gomma e Riformatorio è uno sfregio senza senso, oltre che una soluzione concertistica degna dei Ricchi e Poveri. La canzone del parco sembra piegata su se stessa. Andarsene così chiude con la sua melodia iniziale da rave e il pubblico intontito nemmeno pensa a un ritorno sul palco per un doppio bis. Io credo che in futuro mi limiterò ai loro dischi, almeno fino ai concerti in palasport con l’orchestra sinfonica. E meno male che il prossimo finesettimana mi risolleverò col dj set di Mathew Johnson.

Symphony For The Apocalypse - Mathew Jonson

2 commenti:

a. ha detto...

la versione di irene tanto tanto meglio. e pensare cosa ne potrebbe uscire fuori da quel pezzo.

Gokachu ha detto...

A Pisa il concerto è stato davvero niente male, anche se la scaletta era la stessa.