Ovunque tu sia qualcuno a fine set urlerà "Ultimo! Ultimo!"
22.6.13
Ultimo! Ultimo!
Ovunque tu sia qualcuno a fine set urlerà "Ultimo! Ultimo!"
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30.1.13
Pezzi di vetro
Il nuovo dei Knife. Il nuovo album dei Knife lo aspettavamo da anni, quasi da decenni (noi che non abbiamo ballato a oltranza Oni Ayhun, il progetto tech-house di Olof fratellino Drejier). Il nuovo singolo dei Knife è industriale, è malato per noi che in una fabbrica non ci siamo mai entrati nemmeno in gita (figur't averne la discografia), è disturbante anche perché dura un sacco, quasi dieci minuti. Ho già comprato il biglietto del tour dal vivo, sono pronto a urlare in prima fila "We had a communist in the family", anche se temo perché il disco nuovo dura quasi due ore e se poi fanno un concerto di un'ora più bis e conosco i nomi solo dei bis e non aggiornano setlist.fm veloce? Mentre scrivo ascolto Terror Danjah: Rhythm & Grime Butterz mix e mi piace perché è booty come la mia cantante preferita che ha cantato l'inno nazionale per il mio presidente preferito. E l'hai visto il video: no dico, regista di video porno femministi. Sai che comunicato stampa ci faccio. Peccato che è un po' vorreimanonposso rispetto alla musica, cioé la musica mi diventa arty invece che "pisciare in strada (FATTO), farmi male coi pezzi di vetro (FATTO), scopare in modo malato (FATTI)". Spero che scuotano "quanto basta" il mio quieto vivere.
10.12.12
Minus The Reindeer
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5.12.12
Bausteel (from Lycos till Dawn)
Gli amici Polpette mi segnalano che Chrome ha deciso di bloccare (chissà da quanto) l'accesso a questo blogghetto per la presenza di contenuti potenzialmente dannosi (no, non la musica ormai raramente condivisa, ma le immagini da Lycos del glorioso template). Per questo motivo tinteggio di bianco le pareti e ricomincio dall'alba.
26.11.12
Festival, io sento questa musica
Sabato dalle 9 alle 19, quattro film e un corto al Torino Film Festival XXX.
NO, Pablo Larrain [2012]
Chissà se Ricardo Villalobos alle dieci di mattina di una mite domenica berlinese ha mai fatto scivolare el jingle, Chile, Alegria ya viene. Nel 1988 in Cile la Cola locale ha una pubblicità fatta di band con batterie da settanta elementi e tastiere da dieci piani e mimi che appaiono a caso. Il pubblicitario della cola Free (ahora si, GG Bernal) viene coinvolto in un'impresa senza speranza: rovesciare Pinochet e oltre sedici anni di regime con quindici minuti al giorno in tv a disposizione per la campagna referendaria contro l'Augusto. La franja del no vuole puntare sulla memoria e sulle violenze perpetrate, ma il pubblicitario convince tutti a una campagna paninara incentrata sul LOL (cfr. Pisapia e ultimo referendum), sulle chitarre con l'harmonizer e sui mimi. Poi sappiamo tutti che Pinochet non faceva più comodo e i dittatori non si rovesciano solo con un voto, ma il racconto dolceamaro e tutto instagrammato da una fotografia abbagliata e drugapulca di una vittoria impossibile riscalda il cuore, nonostante il finale abbia una timida malinconia. Le grandi vittorie non risolvono i piccoli problemi personali, i propri grandi meriti alla fine faranno la fortuna di altri e non resta che sognare di essere Marty Mc Fly tra le strade di Santiago.
Inizialmente dovevamo passare a Eva Mendes e Kylie Minogue in Holy Motors, ma siccome nel weekend precedente avevamo già dato con le limousine (Cosmopolis, Miami Vice e Gainsbourg: Une Vie Heroique) optiamo per
Maniac, Franck Khalfoun [2012]
Qualche anno fa, ad un festival a Bari, ricordo un giovane Elijah Wood hooligan del West Ham insieme al fico inglese di Undeclared. Infimi livelli di credibilità. Sarà per questo che Khalfoun per il suo remake del classico slasher-gore anni ottanta trasforma l'italoributtante amico di Rocky in un allucinato figlio di madre allegra e sceglie una visione POV che ne ottimizza la resa. Maniac tenta dunque diverse metastrade di metahorror, divertendo anche (i bicchieri di vino rosso e le vasche da bagno femminili statunitensi), ma insperatamente riesce a trasportare i fan del meta verso le caviglie svasate e i fan dello smembro verso le romanticherie soleggiate sonorizzate sintpoppe come se fossimo in Drive. Menzione obbligatoria alla Suicide Girl che mette su il suo pezzo preferito: la musica su cui ballava Buffalo Bill ne Il Silenzio degli Innocenti. Il taglio di capelli è lo stesso.
Chained, Jennifer Lynch [2012]
Altro giro, altro serial killer. Jennifer Lynch esplora i suoi irrisolti légami familiari nell'ennesima teoria di mazzate/stupri/feminigidi (btw, tutti i film della giornata prevedevano almeno un colpo di bottiglia rotta al ventre). Siccome c'ho gli autori bravi, riassumo tutto in "una puntata lunga di Criminal Minds". Salva la baracca la somiglianza del coniglio con Julian Sands e una colonna sonora post-prateriota come il posto sperso dal quale parte il taxi (il pezzo qui sotto è degli autori della colonna sonora, ma non è nella colonna sonora).
Siccome non ho mai fumato, invece di Gipi che smette di fumare vediamo
Bobby Yeah, Robert Morgan [2011]
Venti minuti di Wallace & Gromit (quasi) in mano a Chris Cunningham e ad Aphex. Riusciresti a non premere un pulsante che ti spunta davanti? Gioia vera per ogni slap.
e
Wrong, Quentin Dupieux [2012]
Mr Oizo strappa risate e tenerezze con un apologo gioiosamente assurdo sull'amore per i cani e sull'insensatezza delle vostre scelte. Flat Eric è giochino del cane in una guest star memorabile. Astenersi seriosi e accigliati.
NO, Pablo Larrain [2012]
Chissà se Ricardo Villalobos alle dieci di mattina di una mite domenica berlinese ha mai fatto scivolare el jingle, Chile, Alegria ya viene. Nel 1988 in Cile la Cola locale ha una pubblicità fatta di band con batterie da settanta elementi e tastiere da dieci piani e mimi che appaiono a caso. Il pubblicitario della cola Free (ahora si, GG Bernal) viene coinvolto in un'impresa senza speranza: rovesciare Pinochet e oltre sedici anni di regime con quindici minuti al giorno in tv a disposizione per la campagna referendaria contro l'Augusto. La franja del no vuole puntare sulla memoria e sulle violenze perpetrate, ma il pubblicitario convince tutti a una campagna paninara incentrata sul LOL (cfr. Pisapia e ultimo referendum), sulle chitarre con l'harmonizer e sui mimi. Poi sappiamo tutti che Pinochet non faceva più comodo e i dittatori non si rovesciano solo con un voto, ma il racconto dolceamaro e tutto instagrammato da una fotografia abbagliata e drugapulca di una vittoria impossibile riscalda il cuore, nonostante il finale abbia una timida malinconia. Le grandi vittorie non risolvono i piccoli problemi personali, i propri grandi meriti alla fine faranno la fortuna di altri e non resta che sognare di essere Marty Mc Fly tra le strade di Santiago.
Inizialmente dovevamo passare a Eva Mendes e Kylie Minogue in Holy Motors, ma siccome nel weekend precedente avevamo già dato con le limousine (Cosmopolis, Miami Vice e Gainsbourg: Une Vie Heroique) optiamo per
Maniac, Franck Khalfoun [2012]
Qualche anno fa, ad un festival a Bari, ricordo un giovane Elijah Wood hooligan del West Ham insieme al fico inglese di Undeclared. Infimi livelli di credibilità. Sarà per questo che Khalfoun per il suo remake del classico slasher-gore anni ottanta trasforma l'italoributtante amico di Rocky in un allucinato figlio di madre allegra e sceglie una visione POV che ne ottimizza la resa. Maniac tenta dunque diverse metastrade di metahorror, divertendo anche (i bicchieri di vino rosso e le vasche da bagno femminili statunitensi), ma insperatamente riesce a trasportare i fan del meta verso le caviglie svasate e i fan dello smembro verso le romanticherie soleggiate sonorizzate sintpoppe come se fossimo in Drive. Menzione obbligatoria alla Suicide Girl che mette su il suo pezzo preferito: la musica su cui ballava Buffalo Bill ne Il Silenzio degli Innocenti. Il taglio di capelli è lo stesso.
Chained, Jennifer Lynch [2012]
Altro giro, altro serial killer. Jennifer Lynch esplora i suoi irrisolti légami familiari nell'ennesima teoria di mazzate/stupri/feminigidi (btw, tutti i film della giornata prevedevano almeno un colpo di bottiglia rotta al ventre). Siccome c'ho gli autori bravi, riassumo tutto in "una puntata lunga di Criminal Minds". Salva la baracca la somiglianza del coniglio con Julian Sands e una colonna sonora post-prateriota come il posto sperso dal quale parte il taxi (il pezzo qui sotto è degli autori della colonna sonora, ma non è nella colonna sonora).
Siccome non ho mai fumato, invece di Gipi che smette di fumare vediamo
Bobby Yeah, Robert Morgan [2011]
Venti minuti di Wallace & Gromit (quasi) in mano a Chris Cunningham e ad Aphex. Riusciresti a non premere un pulsante che ti spunta davanti? Gioia vera per ogni slap.
e
Wrong, Quentin Dupieux [2012]
Mr Oizo strappa risate e tenerezze con un apologo gioiosamente assurdo sull'amore per i cani e sull'insensatezza delle vostre scelte. Flat Eric è giochino del cane in una guest star memorabile. Astenersi seriosi e accigliati.
6.11.12
Election night
Fa strano risentire come era andata quattro anni fa.
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16.10.12
Senza rete
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14.10.12
Non escludo il ritorno
Vabbe', la decadenza dell'ultimo Califano sotto i quaranta fa un po' ridere, ma è un sì.
Il Tempo + Importante (Non Escludo Il Ritorno Andropausa Mashup) - Amari vs Boddika by maxcar
12.10.12
29.9.12
La vita è così diversa senza te
C'è un collega coetaneo che affascina sempre coi suoi ricordi di clubbing mainstream teenager anni novanta torinese. File under portarsi appresso un casco da moto anche se si arriva sul posto dalla periferia in autobus ('ho parcheggiato distante'). Vorrei ma non posso non è diventato potrei ma non voglio. Forse non sa nemmeno chi sia Ricardo Villalobos, ma ti conta a memoria le volte che il giovane Gabry Ponte ha aperto i set di GigiDag.
Villalobos pubblica per Perlon Dependent and happy, tre vinili o versione mixata su cd. Il lancio stampa sgombra il campo: la dipendenza non è da sostanze ma è la piacevole dipendenza dalla sistemazione, dalla famiglia, dalla sedentarietà. I lanci stampa sono teneri delle volte e la reazione può essere inflessibile: come?! mai più un Villalobos follettoinpredaatutto come alla Mostra del Cinema di Venezia? Dependent and happy però non è il progetto di un intrappolato in casa, in collaborazioni più accettabili (Loderbauer) e in una nostalgia del clubbing. Al contrario Ricardo concilia le esperienze di vita con equilibrio e come tale la dipendenza è la mancanza dei vicini e degli affetti quando si è lontani e i pezzi sono tracce fulcro dei djset degli ultimi anni, nuove variazioni e spettacoli come Das Leben Ist So Anders Ohne Dich dove la cassa che non c'è è il focolare e la freddezza post punk germanica è quella dei club dove tutti fanno i cuori con le mani e si scatenano le risse nelle retrovie. La vita è così diversa senza te.
C'è uno stagista under25 ammanicato che affascina sempre coi suoi ricordi di clubbing mainstream anni zero torinese. File under non vado al Timeuorp a Milano perché poi mi fanno male i piedi e lunedì devo andare in Phintlandia per la tesi. Potrei ma non voglio non è diventato vorrei ma non posso. Forse sa anche chi sia Ricardo Villalobos, ma non ha ancora sentito Dependent and happy.
Villalobos pubblica per Perlon Dependent and happy, tre vinili o versione mixata su cd. Il lancio stampa sgombra il campo: la dipendenza non è da sostanze ma è la piacevole dipendenza dalla sistemazione, dalla famiglia, dalla sedentarietà. I lanci stampa sono teneri delle volte e la reazione può essere inflessibile: come?! mai più un Villalobos follettoinpredaatutto come alla Mostra del Cinema di Venezia? Dependent and happy però non è il progetto di un intrappolato in casa, in collaborazioni più accettabili (Loderbauer) e in una nostalgia del clubbing. Al contrario Ricardo concilia le esperienze di vita con equilibrio e come tale la dipendenza è la mancanza dei vicini e degli affetti quando si è lontani e i pezzi sono tracce fulcro dei djset degli ultimi anni, nuove variazioni e spettacoli come Das Leben Ist So Anders Ohne Dich dove la cassa che non c'è è il focolare e la freddezza post punk germanica è quella dei club dove tutti fanno i cuori con le mani e si scatenano le risse nelle retrovie. La vita è così diversa senza te.
C'è uno stagista under25 ammanicato che affascina sempre coi suoi ricordi di clubbing mainstream anni zero torinese. File under non vado al Timeuorp a Milano perché poi mi fanno male i piedi e lunedì devo andare in Phintlandia per la tesi. Potrei ma non voglio non è diventato vorrei ma non posso. Forse sa anche chi sia Ricardo Villalobos, ma non ha ancora sentito Dependent and happy.
18.9.12
It's been long, so so long to be here
Ci si sente adolescenti o forse si pensa di avere un m-blog a fremere per un rip preso da un mix sperduto di una delle cose più immaginate da queste parti e finalmente realizzate chissà perché, forse con la sola ragione che anche le parti in causa la desideravano. Koze prende It's Only di Herbert e Siciliano e chiude uno dei tanti cerchi che devono essere chiusi (l'intermezzo synth-rana è una chiara citazione di questa foto) e non si sa bene dove e come e se uscirà, forse su Pampa. Das leben ist so anders ohne dich, dice il poeta (e ne parleremo). Tic, tac.
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26.8.12
I bei tempi luoghi
Se fai un disco di musica elettronica e arrischi certe melodie, fai un disco nostalgico. Ferraglia e ripetizioni ed è Futuro, due note in fila e ricordi con melanconia la cena coi professori prima dell'esame delle medie e prima delle nottimagicheinseguendoungol. L'equivoco incontro cui stanno andando certi recensori di Steam Days di Nathan Fake è che sia un disco su un tempo andato, quando è un disco su luoghi, in parte andati e in parte tra i piedi e in parte in cui forse non si è ancora stati. Seriamente, anche se siete cervelli in fuga, non state tre-quattro anni lontani da Neketona, voi e la vostra valigia di cartone. Così Steam Days più che un disco sui giorni passati, è un disco sul ritorno dell'altro ieri e quando il tempo è così poco, conta più lo spazio. Il lato destro e il lato sinistro di Paean. Però lo concedo, Necton oggi è meno sonnacchiosa.
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25.8.12
Not Safe At Work: dopo i brillantini e i peli di ascella è il turno di Roberta Flack
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avevamo finito i post sulle statistiche e cercavamo qualcosa di simile,
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7.8.12
Expired in the supemarket
Se non fosse che non amo le birre con la bottiglia verde, vi chiederei se siano confezioni prossime alla scadenza quelle del noto birrificio di Brema dedicate / disegnate da / a M.I.A., Anton Corbjin, Boys Noize e Bloc Party. Ma sopratutto, chi cazzo sono i Seeed?
2.8.12
Caramello al burro salato di lacrime
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5.7.12
Un po' mariachi, un po' muezzin
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3.6.12
Colpo grosso
Niente Primavera Sound quest'anno (detto da uno che non ci pensa minimamente di tornare). Niente sproloqui da matusa (apprezzante? disprezzante?) su Miss Maglietta Bagnata Primavera Grimes che qui si butta addosso l'acqua e nel video sotto sonorizza un pessimo spot di American Apparel. La cosa importante è che poco fa mi sono ballato in diretta in soggiorno il live dei Saint Etienne. La cosa grave è che lo streaming di ieri è visionabile (Cure? Naaa Death In Vegas), mentre quello dell'altro ieri con i Mazzy Star no.
22.5.12
Eraserhead
Si capisce che la voglia di scrivere è poca? Viene quasi di postare gli inediti del 2006 per mantenere in vita questi lidi (feat Tiziano, Erol, Daft, Beastie, Fade).
La partenza senza mai il ritorno,
La partenza senza mai il ritorno,
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