20.10.04

Il lamento del legionario / Ho combattuto una guerra


Qualcuno diceva che la diaristica è il rifugio del pessimo scrittore. Va bene all’inizio, ma se poi non hai una vita elevata a forma d’arte tendi ad annoiare e se non annoi è solo perché la peste dei nostri giorni è il riconoscersi nei personaggi, nelle canzoni, persino negli oggetti a volte.

È ipocrita la frase ‘scrivo per me’: sono in pubblico e se vado sul personale non sono diverso dagli ospiti di C’è Posta Per Te. Uso il mio personale, con molta o poca grazia, per uno scopo. Quale scopo? Fare apprezzare quello che apprezzo? Raccontare la mia immagine distorta a chi non mi conosce? Diventare ricco con tutto ciò? Il vero unico diario è quello conosciuto alla morte dello scrittore.

In tutto questo si inserisce la due giorni che aprirà la prossima mia settimana. Si va a crescere un po’ di più di quanto si è cresciuti, si spera. Si prende un bestione di ferro che toccherà in maniera scaramantica tutti i luoghi importanti di questi mesi, Baribolognamilanotorino, accompagnati dalla scimmietta che suona la musette e che ondeggia la testa a destra e a sinistra. E poi si ritorna indietro in attesa di una risposta, come sempre. Si.

Andrò senza la cravatta che volevo. Volevo una cravatta che non fosse più larga del mio viso, che potessi indossare tuttiigiorni e che non si comprasse in uno di quei negozi con Prada scritto sull’insegna. Non l’ho trovata. Andrò e quella sera non potrò vedere Patti Smith al Palatour di Bitritto. Peccato. Ero così eccitato dall’idea di raccontare un giorno ai miei nipoti di aver visto un concerto al Palatour di Bitritto. Be back again.

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