14.5.08

Risuonanze (Clear, ma cosa verrà dopo?)

L’arrivo, il salvaschermo e il ballo davanti alle poltrone
I Cluster vengono colpevolmente sacrificati sotto l’effetto di un’amatriciana, maialino arrosto e fiasco di rosso dalle parti dello stadio Flaminio: sfido tutti i giovani impasticcati e le loro allucinazioni con le mie. Verso mezzanotte si preferisce il Murcof perso a Torino al dj-set di Munk e al reggae della Terrazza. Ryoji Ikeda è ancora seduto dov’era ieri e temo che non sappia dell’esistenza degli altri ambienti. Murcof è rilassante e morbido quanto basta. Mi irrita invece l’aspetto video: sembra un plug-in di quelli di Winamp o del lettore multimediale di Windows, un salvaschermo. Terminata la performanza mi sposto avanti per il concerto di Fujiya e Miyagi. Mi siedo in prima fila accanto a Ryoji. Come e meglio che al Primavera è impossibile restare fermi, ma io e Ryoji siamo seduti. Il pubblico comincia a ballare nei due corridoi tra le poltrone e presto anche davanti. Quando si alza Ikeda per Collarbone e dietro di noi i due giapponesi dell’Array Dance Company, decido di buttare alle ortiche gli imbarazzi e mi unisco alla danza. Persino il gruppo sembra stupito dell’entusiasmo che via via crescerà. Krautanza giocosa. Spero che si inventeranno qualcosa per il terzo disco.




Rock’n’Roll Star
Rinuncio (imperdonabilmente?) all’hip-hop suonato come bossa e alla bossa suonata come hip-hop con Tony Allen alla batteria e passo al Salone. Headman chiude il suo set con una revisione electro di Tainted Love mentre Erol Alkan si aggira davanti alla console al solito di nero vestito con una maglietta dei Can sui giorni che verranno. Prende le misure per la prima decina di minuti, fino a un ottimo pezzo con distorsioni in crescendo che non riconosco. Sono mazzate e ad eccitare ancora di più la folla che apprezza, lascia la consolle e fomenta il pubblico con gesti da istrione rock. Il repertorio è più o meno in stile con quello sentito al Primavera, fidget o wonky molto analogica e distorta, priva dell’aspetto cafone e molto più affine a un immaginario da rave: Proxy, Dusty Kid, ZZT, Popof, Switch, Crookers, Siriusmo. Non è esattamente quello che amo, anzi la categoria potrebbe essere più quella dell’un ascolto e metto via. Ma funziona, ci si trova un senso molto energetico e in fondo più complicato a ripensarci di quanto si percepisca sul momento. E tutti intorno ballano come matti. L’apice si raggiunge con un pezzo fatto di trombette turche. Penso a un suo tool per celebrare le origini e invece è il suo nuovo tormentone a opera di Duke Dumont. Alla fine chiude con la riesecuzione live del suo remix di Boy From School degli Hot Chip, pezzo che mi mancava per comporre l’ascolto dal vivo della trilogia balearica. Per quanto possa la razionalità o il gusto personale, ci si inchina senza diffidenza alla rock star che sa cosa fare e la si ringrazia per il mondo Beyond The Wizard’s Sleeve e per 21 dei Mistery Jets, da queste parti disco-autoradio per l’estate. Le si vorrebbe chiedere "e ora?", ma questo non sembra il suo problema.



Butta le tue mani in alto per Detroit
Amo la security di Dissonanze. Sorridente e mai arrogante, anche se decisa, invita i torsoli nudi a rimettere su la maglietta nei pressi delle transenne. So che è una questione di decoro in funzione di foto e video ufficiali, ma mi contento di poco. Nel frattempo l’esibizione storica di Juan Atkins, Mad Mike e soci in veste di Model 500 è puro piacere. Sporco funk analogico. Uno dopo l’altro i grandi classici prendono vita, io ballo davanti alla transenna, ma indietro gran parte dei grezzi si ritrova disorientata e immobile fino a far sbottare a Juan Atkins “What a dull crowd”. Verso la fine qualche invasato comincia pure a dar di matto e a urlare insulti a fianco a me (ripenso al povero Ryoji Ikeda, chiuso per sempre nell’Aula Magna, prima fila). Meno male che dalle transenne l’omone cinquantenne della sicurezza chiede al tamarro cosa c’è che non va e al suo ‘ammerda, nun balla nesuno’ risponde con un perentorio e giusto ‘a me piace’. I Model 500 chiudono con un Mad Mike visibilmente incazzato: dire che che la loro collocazione non sia stata giusta sarebbe in contraddizione col motto “One Day You’ll Understand”. Forse tra le tante visioni del futuro che hanno prodotto la techno, quella di Atkins musicista è quella più legata al tempo in cui è stata prodotta o forse pretendere comprensione da chi tratta Dissonanze come una megadiscoteca è impresa vana. Intanto a lato del palco Carl Craig osserva con uno sguardo preoccupato. Quando guadagna la console, suona Jaguar di Rolando. Un pezzo impossibile da suonare come primo disco, ma non conta, sta lì come un pugno nello stomaco a chi oggi non ha capito. Guardate il cuore in mano di Detroit, il pugno alzato al cielo. Poi passa alla sua versione di In The Trees che subito interrompe. PARLA. Io non avevo mai visto parlare Carl Craig. Farfuglia di un’unione: Rome, Italy, Detroit, Michigan, USA, connection. Penso che abbia paura e questo pensiero mi risuona come una bestemmia. Poi riparte però dritto con i Faze Action. Qualcosa non va nella console, risolve e da lì è un treno. Molta techno della vecchia scuola inframmezzata con pezzi percussivi quasi minimali (cosa cacchio era quel campionamento afro che pitchava fino a distorcere?), pochi remix recenti (Pixel Girl, il Delia & Gavin solo quasi sul finale, il remix di Gary per Alter Ego) e niente parte di tributo alle radici house come in altre occasioni. Il Palazzo dei Congressi è nelle sue mani, mentre la luce filtra dal tetto. Dopo Good Life il finale sarebbe tutto per la chiusura del cerchio con Jaguar, ma una mano burocratica e insensibile toglie l’alimentazione per fare andare a dormire i lavoratori. Mentre esco, penso a cosa potrebbe essere domani e non mi viene in mente niente: dieci anni fa a Detroit si inseguiva il futuro, oggi ci si barcamena e sembra vincere chi maneggia meglio il presente senza spostarsi di un centimetro avanti o di un centimetro indietro (come Erol o Loco Dice) e subito dopo a ruota i grandi riciclatori (che si tratti di kraut, italo-disco o dello stesso futuro ormai raggiunto e digerito). Dopo qualche giorno mi sono convinto che l’interrogativo potrebbe essere malposto: forse non si tratta di cosa sarà, ma di dove e come sarà. Quando lo capiremo, ci saremo già arrivati.





The Cat - Dusty Kid
Starlight - Model 500
Gary (C2 Remix) - Alter Ego

7 commenti:

Raibaz ha detto...

L'accoglienza che hai descritto nei confronti di Atkins e Mad Mike mi ricorda molto quella ricevuta dagli UR a Torino quest'inverno...concordo che non si può pretender nulla da gente che prende questi eventi come megadiscoteche quando in realtà, almeno per me, sono (anche) ben altro.

Gran bel report cmq, grazie mille per averlo condiviso :)

a. ha detto...

dissonanze però E' anche una megadiscoteca. il parcheggiatore abusivo ci ha accolto così: "discoteca dottò?". è normale e organizzando un evento di massa non si può prescindere da questi elementi legati anche al territorio. collocarli altrove o altrimenti in scaletta non sarebbe stato poi così peregrino. c'è anche altro come dite voi ma c'è soprattutto la sala principale con la cassa ed è giusto e normale che sia così no?

maxcar ha detto...

c'avemo tutti ragione in fondo, noi e loro. non trovo altro da dire che "e daje e daje e daje"

doverosa rettifica: su youtube è emersa prova filmata che su Collarbone Ryoji Ikeda non si era ancora alzato e dunque anche io ero ancora seduto. Con faccia col sorriso scemo, ma seduto

la_scarpa_che_respira ha detto...

Carl può anche auspicare l'unione tra Roma, Detroit e magari anche Capurso (BA) ma il tag "resistenza sottoterra" lascia poche possibilità a questo affraternamento mondiale

a. ha detto...

ma sei quello uguale uguale a bruce lee?

maxcar ha detto...

@lscr: ahah, parlandone da vivi

@a.: uh, una nuova somiglianza. mi metterò a parlare col doppiaggio fuori sincrono

Fruskio ha detto...

Io c'ero (cioè "c'ero anche io", ecco). Però poi è successo un casino e sono dovuto andare via prima che Erol Alkan finisse. Quindi mi sono riperso per l'ennesima volta Carl Craig. Per la terza volta consecutiva. Incredibile. Almeno stavolta ho sfatato il mito "Dissonanze", però "cchepppalle".