23.3.09

Your name’s not down, you do comin’ in

Lo scorso weekend ho mandato a quel paese le maledette primavere di Rockit e la bongol-noia di Mihalis Safras e mi sono intrufolato nel tutto esaurito dell’apertura della stagione operistica del Petruzzelli. Premessa: io non sono mai entrato a un concerto o a un djset vantando l’invito di chi stava sul palco e forse se la prima si fosse tenuta (come avrebbe dovuto essere) come inaugurazione del Petruzzelli e non in un padiglione della Fiera del Levante, difficilmente sarei entrato. Soprattutto dopo uno scambio come:

collega: Siamo ospiti del Maestro-segue-nome-del-regista
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): mi risultano due ospiti del Maestro, ma sono già entrati
collega: In realtà siamo ospiti dell’aiuto-Maestro
addetta all’accoglienza (scorrendo la lista): non mi risulta (interdetta), ma seguitemi comunque

Fortunatamente riconosciuti dal cognato del collega, ci siamo situati al fondo del padiglione e abbiamo seguito all’inpiedi insieme alla security una Turandot semi-scenica non sempre a fuoco per via dell’allestimento costretto (davanti a orchestra e coro pigiati come sardine i personaggi si alzavano da sedie in fila con fare più da teatro dell’assurdo che da fastosa opera esotizzante. Ai lati della platea le voci bianche e il papà di Turandot da una parte e gli ottoni in forma di banda dall’altra facevano venire il torcicollo) e dei contrattempi (Turandot sostituita all’ultimo momento da una soprano ‘con molta esperienza’ che ha eclissato l’inglese Calaf, la pioggia costante sul tetto di lamiera zincata che creava un effetto rumore di fondo stile dubstep). Tralascio le mie riflessioni musicali, che pure ci sarebbero, in favore della ridarola mentale per l’associazione di idee tra il mistero del nome e The Bouncer. La locandina poi sembrava quasi un flyer.



Tre Enigmi M’Hai Proposto! - Luciano Pavarotti
The Bouncer (original mix) - Kicks Like A Mule

19.3.09

Lov Fak'ers

Morivo dalla voglia di far sentire ai lettori di Inkiostro quella figata ti-amo-aphex di Fentiger di Nathan Fake, dal nuovo EP Hard Islands, ma dovevo pure inventarmi qualcosa ed è corsa in mio aiuto Sara Lov. Da queste parti invece si spacca tutto con l'originale.


Fentiger - Nathan Fake (link removed as requested by Nathan himself)
(ascolta dall'altra parte Touched by a Fentiger (Hi Low To Lov maxcar vibrato) - Sara Lov vs Nathan Fake)

18.3.09

Ieppa Ieppa (Animalaction)

Non andavo a un concerto da quasi otto mesi e se devo tornare indietro fino all’ultimo bel concerto visto i mesi crescono. Ho serie difficoltà nel trovare (e perché no, nel provare) quel movente che ti fa uscire di casa in cerca di gente che imbraccia strumenti e intona parole. In un certo senso i chilometri aiutano a mettere le cose in prospettiva, se non altro perché rendono le cose giusto un po’ più difficili. Fatto sta che sabato scorso ho fatto i chilometri e ne è valsa la pena.

A me sembrava di stare dentro il 2009. Dondolavo aggrappato all’arco superiore del 2, facevo uno slalom dentro gli 0 e sfidavo la gravità in un antiscivolo che dal 9 mi sparava verso l’alto. Solo per caso fuori un’insegna diceva Rolling Stone, ma era il presente, circondato da un posto morente, da gente che forse ancora non capisce e che di sicuro non balla perché preferisce esserci.

Alle otto e mezza Pantha Du Prince suona un vero campanello e da rumori di fondo solleva la sua techno pop tintinnante. Mentre ballo sul posto vedo intorno facce che dicono disorientate “Che c’entra la unz alle otto e mezza”, ma il buon Hendrik ha il merito di montare un set dall’energia crescente che smuove alcuni gruppetti, fossero anche solo in vena di mossette goliardiche, fino al finale con due ottimi pezzi nuovi, il primo con aperture vocali femminili alla Orbital e l’ultimo techno abrasivo e corposo.



Tra il suo shutdown e il primo bottone degli Animal Collective capisco perché certi posti devono chiudere: su quell’insensato pezzo hard rock per sonorizzare l’intermezzo avrei voluto lanciarmi in un reverse ram jam verso il selezionatore della piccionaia. Il palco è fico in parte: belli i drappeggi a nuvola dai quali sorgono i macchinari e la perpendicolarità tra i cosi di Avey Tare e quelli di Panda Bear, ma i due tengono avulso Geologist sulla sinistra, la palla non salta sul pubblico e non è una piñata, non ci sono i leddoni verticali e la copertina di Merrychristmas è sullo sfondo lontana, rabbuiata e soprattutto non illude otticamente ma sembra più la tappezzeria di un divano dei nonni.



I'm the dancer. In The Flowers comincia così come comincia il disco, giusto con le briglie più trattenute e meno detonante sul finale. Avey Tare che avanza crooneggiante verso il pubblico è simbolo di confidenza e confidenzialità, ma la vera gioia è nell’emozione che nasce da manopole e tasti premuti non come orpelli ma come strumenti che influenzano la scrittura e le possibilità. Lion In A Coma va e viene come uno scacciapensieri siciliano ed è solo con My Girls che alcuni tra gli smorti del pubblico si scuotono e saltano, coi campioni che svariano asincroni e un prolungamento che destabilizza ipnotico i fedeli dei limiti temporali della canzoncella pop. In mezzo i pezzi vecchi sono rimaneggiati all’occorrenza: Slippi è tirata a lucido dalle sporcizie blackdiciane, Winter’s Love è sospensione sentimentale e Chores parte solenne come un inno nazionale che all’improvviso esce fuori di testa. L’impianto che sembrava ottimo per Pantha Du Prince, messo alla prova mostra i suoi limiti acustici mancando di quella definizione che a Roma sarà stata ottima, ma è pur sempre meglio di certi altri postacci a cui purtroppo ormai si è fatta l’abitudine. Daily Routine è un dondolo e la corsa verso il finale è tutto un crescendo: il pezzo nuovo noto come Blue Sky inizia come Orb + breakbeat e si solleva piroettando con un uso circolare di un campione vocale che ricorda certe soluzioni del recente Jens Lekman. Il palpito arpeggiato di batteria di Lablakely Dress, variato nel passo, introduce una Fireworks che è lo stupore, i colori e la gioiapaura dei primi fuochi d’artificio visti su una spiaggia familiare coi tizzoni che ti cadono sui piedi e la rincorsa verso quel 2009 che è il finale. Brother Sport pesta e rincuora gli entusiasmi in vista del bis trasognato su Guys Eyes e su una conclusiva Summertime Clothes saltata a squarciagola. Gli Animal Collective hanno visto e incasinato tanto, ma (come su disco) sembra che solo oggi abbiano compiuto un cammino in cui la comprensione dei propri limiti e delle proprie possibilità ha portato al pop più bello che abbiamo in circolazione. Poi non ho avuto la possibilità di urlare Are You Also Frightened (ma forse era un momento troppo à la Flaming Lips da desiderare), non ho avuto la mia amata Bluish e soprattutto il primo pezzo post-concerto è stato Ulysses dei FranziFerdinandi (e non certo quella giuoia aphexata di Fentiger) che mi ha sfollato verso un meritato sonno già a mezzanotte, schivando il delirante volantinaggio di Rockit e pensando che è una di quelle serate in cui fai scorta per tempi sicuramente più bui.



Fireworks (live at Bowery Ballroom NYC) - Animal Collective

12.3.09

Acerbo è un aggettivo?

Qualche settimana fa avrei voluto scrivere di tormentoni da ep acerbi. Poi la vitareale™ ha preso il sopravvento, e non se n’è fatto più niente. Successivamente qualcuno ha cercato sul blog risposta alla domanda di cui al titolo, i Salem sono stati chiamati per Dissonanze e quel mito di Koze nel suo commovente mix per per Resident Advisor è partito con un pezzo di Mount Kimbie e allora ho avuto un rimorso per la mancanza di prontezza con cui negli ultimi mesi non ho parlato di Zomby, Salem e Mount Kimbie. Però, ecco, Zomby, Salem e Mount Kimbie sono ancorà lì verdi a tormentare con la loro spettralità così giovane da risultare quasi amatoriale e così imperfetta da sembrare programmatica nel suo fare a meno del concetto di padronanza, che tanto invece amo nel 90% di ciò che ascolto ultimamente. In ciò bisognerà riconoscere un merito al vomito continuo di demo dei Crystal Castles degli esordi.


9.3.09

In Particular

E comunque avrò pure riscoperto come tutti la house, ma i sassofoni mi fanno sempre orrore

Mi agganciavo ad alcuni particolari e l’ingresso in quell’enorme villa, luogo segreto di un party privato riservato a non più di quattrocento eletti, era la materializzazione di Bretistonellis a Palombaio, frazione di Bitonto, provincia di Bari. La ragazza alle liste al cancello fingeva di non trovare il nostro nome quasi a tenerci sulle spine e a esercitare tutto il suo potere rimbalzante. Dentro i posteggiatori mascheravano l’accento rivolgendosi con un inusitato “Signore” alla mia consueta imbranatezza che faceva scivolare per terra i pezzi da dieci centesimi con cui comporre i soliti due euro. Li ho tutti. Grazie signore, e buona serata. Entrati, avvolta nel fumo, ci accoglieva una reception in giacca scura e cravatta. Certo è una sorta di nemesi storica la tessera per i prossimi appuntamenti, un feticcio anni Novanta che torna a braccetto con la crisi e la necessità di fidelizzare anche quando si rifugge il divertimentificio di massa, ma il gioco è di attaccarsi a tutti i particolari fichi possibili. Per esempio a una consumazione compresa preparata con perizia da barman-in-livrea in bicchieri veri. Altro che quelle robe tutto ghiaccio in bicchierini di plastica versate dal solito fuori-corso brufoloso.

Probabilmente avvisato del nostro arrivo (eheh), Kalabrese iniziava dopo due minuti il suo djset. In un ideale collegamento col no-live-ma-djset della settimana scorsa di The Mole, Kalabrese si muoveva in modo diverso sullo stesso campo da gioco. Sempre house originaria con grossa carica disco, ma dove The Mole era fluido e più interessato a come declinare oggi quel gusto, Kalabrese sceglieva invece una via mimetica: mixato netto da dj fineOttanta-inizioNovanta, cantatoni feelgood, scelte d’esperienza e solo e soltanto bottigliette di acqua tonica Schweppes da 50cl una dopo l'altra. Non fosse stato che i pezzi alla Van Helden, i Soul Rebels della rivoluzione non teletrasmessa, la Contemplation di Josh One (sempre prezioso Luigi) e i tribalismi classici erano intrecciati con Pantha du Prince, l’onnipresente nuovo Moody(mann) e col Turkatech su Simon Baker, sarebbe venuto da pensare a una serata macchina del tempo. Agganciandosi solo ad alcuni particolari, Todd Terje al posto di Todd Terry. Il problema è che guardi la felpa di Kalabrese e pensi che non è Knuckles o Morales e che tu non vivi quegli anni con dieci anni di ritardo da un’altra parte del mondo. Che ci si diverte e che è pur sempre meglio di tanti set rompipalle, ma a questo punto la voce di Laurie Anderson ricoverata da Mandy e Booka Shade e triturata da Audiofly X non è che un virus che macina una cartella iTunes ormai troppo grossa per stare sull’iPod. Così felice e disilluso penso che le bordate di feedback che distruggono la triste gioia filologica di Blind nell’Hercules Club Mix siano la sintesi perfetta, e necessaria alla mia sopravvivenza, di questo essere immersi in troppa musica nel luogo e nel posto sbagliato, e così si esce e si torna a casa. A volte non puoi trascurare i particolari.



O Superman (Audiofly X Remix) - Mandy vs Booka Shade feat. Laurie Anderson
Blind (Hercules Club Mix) - Hercules & Love Affair feat. Anthony Hegarty

6.3.09

Più in basso del cielo

Scena 1: questo è quanto, ti abbiamo fregato. Inventatene una, se sei capace
Scena 2: ragazzine e ragazzini ballano la sigla di College e non erano nati quando tu lo vedevi alla tivù
Scena 3: The Mole! The Mole! The Mole! L’ultimo giorno il basso fu la speranza



Mai martedì fu più magro. Non sappiamo ancora il finale, ma siamo pronti a scrivere il terzo episodio della saga Cassa Disintegrata / Settimana Corta. Se avete una proposta in ambito intrattenimento da almeno duemila teste prenderò in considerazione anche voi. In poche parole niente Loco Dice che fa il Loco Dice di buon gusto. C’era un motivo, c’era.



Venerdì, primo di quaresima, non si dovrebbe fosforescere. Se pensate come me che fossero tristi i Bugged Out milanesi dell’anno scorso con le mezze calzette e Uffie all’Hollywood e il fluo e le kefiah fuori tempo massimo, non avete idea di cosa possa essere vedere tutto ciò oggi nella BAT provincia (non quella di Batman, quella di Barletta-Andria-Trani). Ti dici pure che c’avranno diciannove anni e avranno il diritto una volta ogni due mesi di sognarsi stylish e abdicare alla vittoria storica di Fabio Fazio e dei gilet. Poi però arriva un vocalist. UN VOCALIST. Con l’occhiale finto sfigato che urla come un ossesso come un personaggio di Fabio De Luigi. Io quando vado alle serate techno avrò pure intorno qualche ragazzino con la cresta, ma fortunatamente nessun vocalist rompe i coglioni. Nonlodireanessunononlodireanessuno, vaffanculo io lo dico a tutti. Fossi stato in Borut non so come avrei reagito. Tanto era il cattivo sangue, che alla fine ho apprezzato solo a sprazzi il suo set, soprattutto nelle parti che suonavano più di vecchio e del discone o che tentavano incisi minimalosi. I funzionali remix dei Soulwax e le svisate più londinesi (o milanesi?) come si sa ormai mi lasciano un po’ freddo e per il futuro dei Furano spero che non si indugi più di tanto da quelle parti. Hang the vocalist, comunque.



Sabato invece puro piacere. Il mio solito ingresso ad apertura porte avviene sul tepore crepitante di Freaky Mutha F_cker di Moody(mann) e The Mole è già lì che gioca a ping pong con Andrea Fiorito. Non saranno i fuochi d’artificio di cui si dice per i live set del canadese (compagno di merende della cricca Jonson/Cobblestone Jazz, uno dei miei favoriti dell’anno scorso con la sua destrutturazione/ricomposizione dell’house in salsa cosmica, un supergruppo tra Avalanches e Lindstrøm concentrato in un’unica pesona), ma quattro ore di back to back a tali livelli ripagano ampiamente della mancanza. Pur concedendosi entrambi un po’ quello che vogliono, è subito chiaro che Fiorito avrà tra le sue incombenze quella di mantenere il contatto con le necessità del pubblico, caricando ogni tanto i toni e mantenendo fluidità al tutto. Il risultato è che l’intricatezza di As High As The Sky viene svolta nei fondamenti in un misto di polvere d’angelo disco, break scintillanti e bassi bollenti. Nonostante l’aria a dir poco cazzeggiona, il buon Colin De La Plante ha mostrato una notevole pulizia tecnica, rovinata semmai dal ricorso all’equalizzatore, unico effetto impiegato in modalità togli i bassi prima delle parti senza bassi. Finisce tutto presto per il solito, col consueto gesto del proprietario quando il bar langue e senza un finale vero e proprio, ma ce ne vorrebbero di serate come queste capaci di carezzare e alleviare almeno un po’ le mazzate che arrivano, ormai, sempre più grosse.



Sunglasses (Scuola Furano@Night Remix) - 0131
Ain't The Way It's Supposed To Be - The Mole

23.2.09

SIae O NO

MM1 citava la notizia a margine di Sanremo che vado a integrare con qualche particolare ulteriore. La Sony-BMG ha deciso di eliminare il bollino SIAE. Tutti i cd inviati nei negozi ne saranno privi e in più la Sony ha garantito in una circolare assistenza legale a tutti i negozianti che avranno problemi a seguito di controlli sui cd senza il contrassegno.

Il freddo sopra Berlino


(so che suona come un togli-cassa-metti-cassa, ma bisogna pur riprender(si) e questa settimana sarà campale (Loco Dice "Under 300" prima di un giorno lavorativo, Scuola Furano, The Mole in cinque giorni). Così favorite questo chiancone dettmaniaco oscuro come il nuovo e irreprensibile come un classico)

Minus 126 In Berlin - Do Not Resist The Beat

14.2.09

I fratelli prosecco prograsso (Fat is sexy)

La settimana scorsa mi sono schiodato dal letargo. Tre mesi di allontamento dal clubbing, dieci dal clubbing cittadino sono stati interrotti in onore dei Wighnomy Brothers e delle loro famigerate maratone techno alcoliche dietro davanti sopra sotto alla console. Per avere un'idea eccoli all'opera quando me li sono persi qui più o meno un anno e mezzo fa con Robag Wruhme che fa jogging davanti a Raving, I'm Raving e Monkey Maffia che balla attorno ad un albero del lido. Gente umile e di panza, capace di tracannare intere bottiglie di vodka liscia e capace di set a oltranza che ti ripagano di tutti gli stitici da due ore contate.



I due entrano dentro a mezzanotte e mezza, più o meno un quarto d'ora prima dell'apertura porte e del mio ingresso, gironzolano e prestano attenzione al set di apertura con un aria pacata che non lascia intendere quello che succederà da lì a poco. Quando devono prendere possesso dei piatti, la prima azione di Robag è quella di mettere un bicchiere basso pieno di prosecco a girare al posto di un vinile. L'inizio è scuro e compresso, con un suono classico. Via via su quello scheletro si incrociano membra sempre più umane fatte di bassline alla Saunderson e rotondità funk di provenienza house. Io mi sento molto arruginito: non riconosco niente a parte Nina Simone con Sinnerman e a parte il vero dj tool dell'anno, ovvero il discorso dell'elezione di Obama (già usato anche dai due ragazzi in apertura). Monkey Maffia è scazzato perché uno dei monitor non va e perché dopo il primo cocktail che gli hanno servito hanno portato solo bottiglie di prosecco per Robag e si è dovuto adattare. Robag invece produce il meglio di sé ballando, scolando una bottiglia dopo l'altra e trovando usi alternativi alle cuffie. Tutti cercano di ravvivare la cassa rotta aggiustando fili o dando botte laterali e Robag trasforma questi gesti nel ballo del pugno al monitor o in quello dello schiaffo di vinile sul monitor.



Con giradischi e cdj, il loro mixato è sporco vecchia scuola, con i pezzi che entrano e riescono quando necessario. Forse mi sogno il basso slappato di Art Of Letting Go di Supermayer, ma via via che dalla terza bottiglia passano alla quarta i suoni si arrotondano e ammorbidiscono un po'. In un set da cinque ore sulla chiusura di Pimp Jackson partirebbero le ultime due ore prima bpitchkompattose e poi swingjazzorchestrali. Invece qui che al massimo toccheremo le tre ore e mezza, partono con le luci accese gli ultimi due pezzi: su un intro prolungato che sembra un edit di Windowlicker (ma mica era così lungo su disco?!) canto a squarciagola il wehaveallthetimeintheworld di Thom Yorke coi Modeselektor - io che canto una canzone di Thom Yorke, non mi si può vedere. Poi parte un pezzo kompaktosissimo (sono quasi sicuro che fosse Mariposa di Koze) e Robag fa di tutto: mette la quinta bottiglia sul giradischi - cadrà subito - e poi scende ad abbracciare uno a uno tutti i presenti. Vogliono suonare un ultimo disco ma per le sei devono chiudere tutto. Poteva essere Evan & Chan nel remix una-lacrima-sul-viso di Superpitcher, o W.E.E.K.E.N.D. di Arling and Cameron, Raving, I'm Raving o chissà cos'altro. Bisogna però far togliere quest'abitudine agli italiani che urlano "Ul-ti-mo, Ul-ti-mo".


The White Flash - Modeselektor feat. Thom Yorke

30.1.09

Dancing About Architecture

L'entrata della Cosmic Disco di Lazise, Verona


Discotechnic - The Art & Architecture of Nightlife è nato solo da quattro giorni, ma già lo tengo tra i preferiti.

Settimo Cielo

Ehi! Ti è piaciuto tanto il mixone techno-house sulle mie ferie obbligatorie? Corri allora a sentire il mixone disco-house facilone ma non troppo sulla mia settimana corta. Smaltisci anche tu con noi il tuo monte ferie. In fondo ogni settimana corta è solo un weekend più lungo.

Settimana Corta (means Long Weekend Mix) - maxcar

Intro
Parage - Justus Köhncke [Kompakt]
Veronica’s Veil (Erol Alkan Extended Rework) – Fan Death [Phantasy Sound]
Of Moon, Birds and Monsters (Holy Ghost Remix) – MGMT [Columbia]
Walter Neff – Matias Aguayo [Kompakt]
I’m In Love With A German Film Star (Mark Reed’s Stuck In The 80s Mix) – Pet Shop Boys presents Sam Taylor Wood [Kompakt]
Breakfast In Heaven (Diskjokke Remix) – Lindstrøm [Feedelity]
Personal Angst – In Flagranti [Eskimo Records]
William’s Blood (Aeroplane Dub – Personal Angry Maxcar Short Edit) – Grace Jones [white label]
Opera Soap – Üstmamò [Virgin]
Goblin Think 1 – Margot [Margot Recods]
Minimal (Dj Koze Remix) – Matias Aguayo [Kompakt]
Leash Called Love (12 Inches Remix) – Sugarcubes [Elektra]
Superyou (Justus Köhncke Remix) – International Pony [Columbia]
Endorphinmachine – Erobique [Mirau]
Hello Tomorrow – Moody(man) [KDJ]



20.1.09

Vulture Club

Il liberismo ha i giorni contati e ne approfittiamo. Non sappiamo se avremo un futuro (come possiamo non averlo?) e sfruttiamo il Regno Unito e la sua crisi. La ster£ina è quasi come l’€uro, ti tirano dietro gli sconti e ridi di quelli che comprano su ebay roba usata pagandola più di quanto tu tiri fuori per il nuovo. Io per esempio ieri ho comprato un giocattolino con le manopole che è l’equivalente controller midi inutil-design plasticoso di un iPod nano. Non lo mostro in dettaglio solo perché ancora non mi regalano i gadget, ma altro che i vostri ukulele del cazzo. (Ok tranne il flying ukulele metal giallo di Spongebob). Io compro i gadget, ma se avessi avuto i soldi, avrei fatto il pensierino di comprare casa in Inghilterra: prezzi delle case –30%, moneta in calo di un altro 35%. Tanto come possiamo non tornare ad essere quelli che eravamo prima? Ogni discesa in borsa del 50% è un possibile raddoppio del capitale. Tanto come possiamo non tornare ad essere quelli che eravamo prima? Sempre che non si fallisca. Prima. Fate presto comunque, per i gadget, che tra un po’ la Regina stampa moneta e vi scordate la deflazione. (No, non ci credo che gli inglesi possano agganciare la sterlina all'euro)

14.1.09

Il paradosso del nonno

Henrik Schwarz, Dixon e Âme da queste parti sono tra i preferiti, con la loro musica (oltre l’)house. Su richiesta di un cd (mixato e non) nel quale ripercorrere le proprie influenze, hanno deciso con il prossimo The Grandfather Paradox di celebrare le loro radici minimali. Dove minimale non sta per techno minimale ma per quel modo di comporre che da Steve Reich, passando per il kraut, la new wave, Arthur Russell e tanti altri ha portato a Robert Hood e a Richie Hawtin. Letta la tracklist monta l’attesa e ci si barcamena tra classici conosciuti e intriganti nomi del quale si ignorava l’esistenza.

The Three Faces of Balal - Yusef Lateef
N.I.T.A. - Young Marble Giants

13.1.09

Roots Bloody Roots

In the words of Sylvester: reality was less "everybody is a star," and more "I who have nothing."

Un anno dopo Hercules & Love Affair, Anthony e Blind. Tutto intorno per l’ennesima volta ci si riempe la bocca con la parola house e a volte fatichi ad associare quel termine a quello che si sente. L’house, più di altri generi, ha sofferto nei tempi le brutture di chi l’ha cooptata e l’ha condotta verso popolarità sempre più improbabili fatte di vita, amore e felicità. Le disco-dive per il grande pubblico, il suono champagne per gli aperitivi provinciali, l’euro-demenza per sonorizzare gli autoscontri e le montagne russe, l’abitino afro-decontestualizzato oggi perché ogni due anni bisogna cambiare abitino alla cassa che rassicura il pubblico del daje e daje.

L’house però di suo è musica che è nata con un rapporto problematico nei confronti di vita, amore e felicità, musica di malinconica dis-integrazione sospesa tra ricerca di identità (nel gender, nelle radici, nella fuga dal quotidiano) e un divertimento che non cancellava tutti i problemi ma li cannibalizzava e se ne nutriva. Se poi guardiamo a New York il contesto era ben definito: crisi sessuali e di gender, prostituzione transgender, ormoni al mercato nero, dipendenza da alcol e droga, solitudine, razzismo, HIV, ACT-UP, il parco di Thompskin Square, la brutalità della polizia, lavoro sottopagato, disoccupazione e censura. Tutti a 120 beat al minuto .

DJ Sprinkles (alter ego per Terre Thaemlitz, veterano di quella scena) canta il blues decadente di quei giorni a 120 beat al minuto. La sua house originaria racconta tutto questo, sconfinando per bellezza nell’ambient pastorale delle piste da ballo svuotate e delle ferrovie che portano dalla provincia alla metropoli e nel fag-jazz ossessivo che nasconde dietro l’organico degli strumenti le sfumature più tecnologiche. Tra il tragico e il sublime, come quel volto in copertina che non sai se sia uomo o donna, se rida o se pianga.


Midtown 120 Intro - DJ Sprinkles
Ball'r (Madonna-Free Zone) - DJ Sprinkles

11.1.09

Videomusic



Marie Antoinette vs Elisa di Rivombrosa vs Uguccione vs Fantaghirò

Anima Mia dei Cugini di Campagna dal programma dell'anno Ciak si Canta.

Altrove Albano meets MGMT (ma il livello è altissimo per tutti)

9.1.09

Picchio Tel Aviv

Immolate Yourself è discontinuo. Ha delle tentazioni new wave che non capisci (tipo quelle del singolo e di Stay Away From Being Maybe, che ha il titolo bello e però ricicla il trattamento vocale usato per il remix di Apparat). Inizi folgorato e finisci interdetto. Però quell’unico flusso tra i tamburoni di Your Every Idol e la malinconica dichiarazione d’amore sepolta e arpeggiata di You Are The Worst Thing In The World resiste a quella tentazione che dicevi prima e ai pad troppo ossigenati. Però Mostly Translucent è una ballata per cervelli fritti dalla ketamina. Però The Birds rende l’ossessione della memoria con un perfetto staccato di batteria che segna il tempo e si fa crescendo come un dannato picchio sul cranio.

(I Telefon Tel Aviv hanno abbandonato il tric e trac al laptop con l’etichetta indm di Chicago Hefty in favore dell’amicizia con Apparat, della Bpitch Control di Ellen Allien e di un pop elettronico sempre più europeo, alla M83)


The Birds - Telefon Tel Aviv
(foto via tanti tumblr)

5.1.09

Gimme Five, all right!

Ogni giorno mi arrivano un centinaio di mega di mp3 nella casella della posta. Solitamente chi li invia non si prende minimamente la briga di controllare se possano in qualche modo rientrare nei miei interessi. Ormai non ascolto quasi più niente, perché fortunatamente tutti amano descriversi preventivamente con generi e gruppi di riferimento. Faccio uno strappo però per questa segnalazione di un gruppo di NY con una voce stile Brett Anderson più baritonale. Non li avrei indicati (e nemmeno sentiti, se per questo) se non fosse stato che si chiamano Padre Pio e uno dei loro pezzi si intitola High Fives (per la cronaca l'high five è quando si alza la mano e si batte il cinque).


High Fives - Padre Pio

30.12.08

I want to dance sleep

Ho iniziato a leggere Bring The Noise di Simon Reynolds (Hip-Hop-Rock in Italia) e il mood pippaioleggiante delle prime pagine (spesso smentito dalle note a posteriori scritte oggi su quei vecchi articoli) è ben venuto in giorni in cui guardo ai miei consumi culturali con occhio più problematico che istintivo. O meglio, mi sono accorto che per quanto negli ultimi anni sia andato con la corrente (“going with the flow” se ci fosse stata una versione originale, ahah), poi mi ritrovavo sempre ad avere una prospettiva matura (da anziano), vissuta (da anziano) e da fuori (da anziano) pur consumando generi che a prima vista erano il regno del supergiovane.

Quest’anno dunque si chiude con DJ Koze, che è trentaseienne e spiega coi fatti come l’esperienza (l’anzianismo) possa essere tanto illuminante ed esploratrice. Alla faccia del ciclo-stile di urgenza. Lo spostamento dei confini, lo sguardo oltre possono muoverti anche se non fai arte concettuale. Il qui e ora di Let’s Love / I want to sleep, la tragedia incombente di Mango e Abudinga sono l’altra faccia dell’eterno bagnasciuga del basta ya de minimal. L’imballabile viene reso ballabile come in Zou Zou e Jolly Nuttich Joker, per limitarci a quest’anno. Rilascia interviste che colgono il tuo momento, scratcha come un dj hiphop davanti ai minimalmaniaci e quando sei giù basta riguardare quel video in cui con gli International Pony fa lo scemo ri-coverando Laurent Garnier con maglioni degni di quelli che indossiamo tutti in casa.




Così si chiude con la sua versione di Dance Avec Moi dei Nôze che da circa due minuti in poi è come un ritorno a casa, di quelli che sei in strada e passi davanti alle case in festa con le trombette, bicchieri e battimani che si confondono senza equilibrio e senza armonia e tu invece vai a dormire, perché per una notte non vuoi ballare, vuoi solo dormire. E come tutti i suoi pezzi quando pensi che tutto sia stato detto, a trenta secondi dalla fine riesce a lasciarti a bocca aperta e umanamente sopraffatto, convincendoti che una citazione di Truffaut possa risorgere dal tremendo destino di essere diventata una frase d’acchiappo buona per myspace e facebook. Grazie al modo diverso di vedere una stessa melodia.

Danse Avec Moi (DJ Koze Rework) - Nôze


Update: visto che dai commenti arriva quasi una mezza richiesta, siore e siori, ecco a voi il video di Koze che fa breakdance durante un suo set con Vincent Oliver e Nathan Fake in Giappone




24.12.08

Cassa Disintegrata (A nonXmas Carol Mix)

Io di solito amo le vacanze lunghe. Quando le vacanze lunghe però sono obbligate il piacere non è lo stesso, anche se durano quanto quelle che avevi pianificato. Nel mondo metalmeccanico che sono solito frequentare la parola di fine 2008 è CASSA. Anche qui, il piacere non è il solito. Ci tranquillizzano però. Il 2009 sarà un anno in cui fortificarsi in silenzio, con budget ridotti e preparandosi per quando si tornerà a correre. Io sotto quest’albero regalo la cassa, quell’altra. Messi da parte gli ammiccamenti pop, gli spericolati mashup e l’accessibilità disco o electro dei featuring da Inkiostro, per una volta mi concedo techno, house e basta.

Buon Natale a tutti, comunque.


Cassa Disintegrata (A nonXmas Carol Mix)



Game Over (Loco Dice 5AM At The Tsukiji Market Remix) – Tokyo Black Star [Innervisions]
Mama Coca (SIS Remix) – Jay Haze [Desolat]
Bosworth – Perc [Perc Trax]
Federgewicht (Oslo Version) – Solomun vs Ost And Kjex [Diynamic]
Aftermama’s – Masomenos [Welcome To Masomenos]
Hiding In The Bottom Drawer – Clara Moto [InFiné]
Where Were You? – Rolando [Delsin]
The Pulse – Efdemin [Curle]
Energy Flash – Joey Beltram [Transmat / R&S]
Take Me For A Spin – Simon Baker [Infant]
Like The Way – The Mole [Wagon Repair]
Miles – Lawrence [Dial]
They Only Come Out At Night – Guillame & The Coutu Dumonts [Risque]
Mango Cookie (Dj Koze’s Pink Moon Remix) – Sascha Funke [BPitch Control]

Ascolta e scarica Cassa Disintegrata (A nonXmas Carol Mix)

16.12.08

12.12.08

Cronologie stronze

Ore 10.00: Vengono messi in vendita i biglietti per il concerto della reunion dei Blur il 3 Luglio ad Hyde Park
Ore 10:01: Acquisto dei biglietti per il concerto della reunion dei Blur il 3 Luglio ad Hyde Park
Ore 10:02: Vengono messi in vendita i biglietti per il concerto della reunion dei Blur il 2 Luglio ad Hyde Park

9.12.08

Il prezzo della benzina si è quasi dimezzato, ma tanto non sappiamo dove andare per l’ultimo dell’anno

Uno si sbatte tanto e poi basta un weekend lungo per buttare all’aria settimane e settimane di oscuri pezzi sfollagente. Tornando a casa ero persino contento che su M2O Gabry Ponte stava suonando il remix degli Aeroplane di Grace Jones (ancor di più perché poi lo mixava con una cover tamarra per fisarmonica alla Sanim della musica di Tetris + il jingle dell’impasticcato che canta “Shock sotto shock una vita sotto shock, oh Gabry sei troppo sotto shock”). Poi succede il macello. In giorni altrimenti tranquilli, un’orda di fan di Bon Iver si accampava nel precedente post, prima facendo strame del record di visite del mese precedente (cari repubblicani, Bon Iver avrebbe avuto qualche possibilità in più contro Obama), poi superando il record annuale (eh, sì, l’anteprima di Blind di Hercules & Love Affair). Ero pronto a smorzare questi entusiasmi con un verboso post su come nessuno abbia affrontato i temi “l’occidente vive anestetizzato la recessione?”, “il dubstep può esserne la colonna sonora?”, “la fine della Skull Disco”, “no la carne alla diossina non basta” intitolato Tutti i suicidi che non ti ammazzano ti rendono più forte. Quando stamattina scopro che sul suo blog per il New Yorker Sasha Frere-Jones ha linkato il post con il pezzo di Bon Iver. Mi ha pure fatto venire il rimorso che ancora non ho sentito il mixtape di Esau Mwamwaya e Radioclit.

ps: Nesrib di SIS mi è tanto simpatica quanto Trompeta di SIS mi stava sulle palle

Death Is Not Final - Shackleton


1.12.08

Gino Salamella è il nome perfetto per uno di quei produttori di italo-minimal che vanno di moda per ora ma...

...Raibaz invece è andato a sentire / vedere / ballare / tutto Laurent Garnier ai Magazzini Generali. Ed è un gran leggere


Spaccacuore

Sentirò solo oggi 808s and heartbreak di Kanye West, ma l’attesa è tanta viste le interessanti riflessioni che suscita in giro su tecnologia in musica, arte e vita personale, noi giovani trentenni di successo cuoricione spezzato: tra le tante segnalo mm1 e il sempre indispensabile Simon Reynolds che traccia un parallelo su abusi e usi delle possibilità di produzione software tra Kanye e i Guns’n’Roses (ok ho da poco scoperto gli usi perversi di compressione e sidechaining quindi è come sparare sulla croce rossa). Non potendo fare a meno di soccombere anche io al “rendi il tuo blog da trentenne più adolescenziale con Kanye e con immagini robotristi”, controbilancio con la gioia di testa e di pancia che provoca il nuovo pezzo di DJ Koze per il terzo episodio della Areal meets San Martino Campanaro per bambini tedeschi: proprio quando sembra che Koze utilizzi i synthoni alla Delia e Gavin in modalità minimal malata (“noi trentenni che* abbiamo ascoltato troppa musica preferiamo mischiarci coi guidos adolescenti”) i pitch derivano e le melodie barcollano con sfumature deep house (“noi trentenni poi alla fine stiamo a casa il sabato sera e raccogliamo le provocazioni sonore di altri trentenni che hanno ascoltato troppa musica”).

* il termine “noi trentenni che” è ispirato dalla rubrica “noi che” da I migliori anni della nostra vita**
** noi che non sappiamo se ci abbia più EMOzionato l’uso di Delia & Gavin o di Renato Zero ne Il Divo


Abudinga - DJ Koze

26.11.08

Run Babies Run

Questo è il video di Run Wrake per Music For Babies di Howie B. E questo non è il solito post “E i FSOL ed Howie B non ci sono più”, anche perché pare che il 2009 sia l’anno del ritorno per i Future Sound Of London, col loro nome e con un alter ego cosmic disco (Amorphous Androgynous) che l’altro ieri è uscito con una doppia compilation che mette insieme Osibisa, Miles Davis, Devendrone Banhart, Can, Hawkwind, chipiùnehapiùnemetta e ben due pezzi fattapposta. Qui si parla di Run Wrake. Negli anni Novanta Run Wrake era l’artefice di quei video musicali animati che disturbavano unendo gli oggetti del quotidiano e un tratto netto e pop a collage sdruciti di pezzi di corpi, organi e vermicelli assortiti. Il tutto veniva condito con un gusto paranoico per la ripetizione, l’avanti e indietro e l’immagine ingoiata dall’immagine. Ha girato tutti i video di Howie B e due per i FSOL, ma aveva iniziato con i Gang Of Four. La vicinanza con Howie B si è tradotta in una collaborazione non esaltante ai visual dei concerti degli U2 (dal Popmart al Vertigo) e nei primi anni di questo decennio ha fatto da badante a residuati dei Novanta come Stereo MCs, Manu Chao, Charlatans e Asian Dub Foundation. Non essendo mai stato un grosso frequentatore dell’NME però mi era sfuggito che per dodici anni, dal 1988 al 2000, Run Wrake ha illustrato ogni mese una recensione col suo stile pop marcio e immaginifico. Sul suo sito presenta purtroppo soltanto una selezione di quei lavori ma i valentini senza cuore, i dischi che si fanno in quattro, i ganci hip hop e le canzoni nordiste del fanclub adolescenziale qui sotto fanno venire voglia di recuperare tutta la collezione.

25.11.08

Preferisco sempre il peggio

Forse per ripagarci del fatto che ancora rimpiangiamo la scomparsa dalle loro pagine di Stefano e che gran parte dei nuovi collaboratori parla di musica che in media mi annoia, a Vitaminic decidono di segnalare Efdemin nella playlist della colonna di destra e lanciano Pronti al Peggio, che è come una specie di televisione del sito per dirla come direbbe un Costanzo o un Pippebaudo. Se escludiamo il finto pestaggio di Pastore, l’inizio è di quelli che ci piace.

Nell’ultimo contributo parte Fossifigo, una rubrica dove si spiega senza troppe romanticherie e con giusto realismo, come i musicisti si mantengano in attesa di riconoscimento economico. Al di là del fatto che suonare negli Ex-Otago non dia da vivere, un applauso a Simone che ha mandato a fanculo il sistema della produzione artistica che pretende di farti lavorare (nel suo caso da grafico) senza pagare e ha preferito dei soldi veri a fine mese da autista di pullman.




Grande invidia poi per l’inaugurazione live con i Casino Royale in salotto. A me il video di La soprà qualcuno ti ama non faceva che dire (No) Protection meets Milano For Zombies in reverse.


24.11.08

Dai potere alla manopola


Through The Robot Chicken Shed - Le Sarge En Board
(the sound of *my now*, ovvero "funky robo-gallo come cazzeggiamo per otto minuti e mezzo questa sera")

20.11.08

La centrale delle luci (rosse) elettriche

Clubbing, probably. Checking out the techno places [J.C.]

La passione per la musica ti porta un po’ dappertutto e dopo gli spazi riappropriati con le KK, i luoghi del post-industriale, le discoteche fighette, i pub della provincia, gli auditorium delle fondazioni, non potevi che finire lì. Tra le puttane. Possiamo chiamarle signorine con tatto leggero, possiamo usare la freddezza da teorico di marketing del termine eros center, possiamo esercitare i nostri aggettivi su quei neon e sui boombox che ancora non si sono fatti sostituire dagli ipod, ma la verità sta nelle facce di chi sta dall’altra parte del vetro,da qualunque altra parte del vetro si stia. Il Café D’Anvers è lì in mezzo, circondato da vibratori reggicalze fucsia pelle e tutto il resto. Le grosse catene che sostengono i sedili sono memoria del porto vecchio, le alte mura ricordano chissà quali merci depositate in tempi andati. All’estetica del casino si allude solo in un salottino fatto di vecchi divani di velluto, ma per il resto il pavimento con le luci colorate e lampeggianti, la macchina per il fumo e la gigantesca pallaspecchio richiamano alla mente più che altro gli ultimi giorni della discomusic, o anche le discoteche di provincia per liceali in gita degli anni Novanta. Con tanto di ventenni (pochi) che sembrano liceali in gita in una discoteca di provincia.



Andrew Weatherall sbadiglia già prima di prendere posto. Per circa un’ora e mezza martella con una tribal tech minimale scarna, e me lo aspettavo, ma senza bassi e sintetizzatori. Solo pestoni piatti e duri su enormi blocchi di marmo e un utilizzo rarissimo di riverberi. Mentre la pista si svuota incurante, più per l’orario che per il fastidio o la noia che invece provo io, penso che questo sguardo fisso e catatonico, ormai privo pure della disperazione, sia molto inglese. Un passo oltre le noie RadioSlaviane. Un gruppo di signorine entra con lo sguardo di chi ha appena finito il turno, ma scappa via presto. Forse ormai il posto giusto per sentirlo sono quei pub dei sobborghi con le serate in libertà o il podcast del Golf Club dei Brocchi in cui be-bop, rockabilly, indie, shoegaze dub si mischiano come 45 giri sentiti sul giradischi portatile dei tuoi a casa del nonno. Prostituzione senza giustificazione. Annoiato non resisto fino alla fine e decido per la via del ritorno. Sei triste, and you too will learn to live the lie.


Crazy Place (Original Mix) - Dave Aju

11.11.08

Giovani, carini e con il ritmo nel sangue

Si è da poco discusso di preach-a-pella (=voce declamatoria quasi da predicatore su musica elettronica fica) e da poco l’elezione del nuovo presidente americano ha fornito un discorso che sembra fatto apposta per essere messo in musica. Il discorso di Obama è così musicale nella ritmica e nell’evoluzione che non ha bisogno di essere manipolato, è già mixtape (è rap direbbe Luzzato Fegiz). Ha già dentro di sé l’house, l’Africa, le armoniche redneck e la festa. Devi soltanto ascoltarle bene e ballare con Ann Nixon Cooper.

It’s The Answer Mixtape – maxcar (ALT)



I Need A Life (Four Tet vs maxcar Bending The Arc Of History Version) – Born Ruffians
I Exist Because Of You (Heinrik Schwarz vs maxcar Brick By Brick Live Version) - Heinrik Schwarz and Amapondo
Kiss You On The Cheek (King Of Town vs Maxcar I Want To Kiss Ann Nixon Cooper On The Cheek Version) – Desmond And The Tutus


6.11.08

Hallelujah

Forse dovremmo prendere in considerazione l’idea che Obama possieda poteri taumaturgici. Ero ancora sconsolato del fatto di aver spostato il mio weekend lungo in Belgio, dalla settimana di Bengodi a quella di Calecchie. Ero annoiato dal programma di I Love Techno (e comunque è già sold out). Mi sono reso conto ascoltando ieri sera la compila Cosmic Balearic Beats che tutte le volte che negli ultimi tempi mi sono convinto a una serata da club, stavamo da quelle parti e rifuggevo le estremità techno e minimal. Soprattutto, da settembre a questa parte mi sono intrippato di acid house e della remixografia completa di Mister Andrew Weatherall. Mi sono persino fatto una versione personale di Pop Porno sopra la sua Feathers. Così ieri per festeggiare Obama, scelgo la visione in musica del futuro. E cosa scopro oggi? Scopro che venerdì prossimo al Café D’Anvers mi attenderà il dj set di Mister Andrew Weatherall. Hallelujah.


Hallelujah (Andrew Weatherall Club Mix) - Happy Mondays

5.11.08

The name of the game is power



Rompo il silenzio scaramantico per un po' di festa. Le foto di Callie Shell del prima sono molto belle, lo han detto tutti. Spero che ne abbia fatta qualcuna anche stanotte. Ma ora, facciamo Baracka, ahah.

Come Together (Andy Weatherall Mix) - Primal Scream

2bita sempre di chi ascolta la tua stessa roba (e ha le tue stesse perversioni)

Non scrivi quasi più e in una delle poche occasioni discuti di Sasha? Insomma poi, hai sempre cercato di mantenere un certo livello, sarebbe come se Wire discutesse di Tony Braxton (come, Tony ed Anthony non sono la stessa persona?). Comunque, Sasha ha dato alle stampe Invol2ver (Involtuver? In Volver? InvolT9r?), che per i fan di Sasha e della progressive-house è come se per i fan dei Nirvana i Nirvana con buonanima Cobain vivo avessero fatto NeverTooMind. Oddio non proprio lo stesso, io sarei stato contro anche *a quello*. Per farla breve, un mammasantissima del “Su co’ ste mani”, dopo quattro anni e con grande strepito caccia fuori il seguito di una compilation che tra i prog-talebani è una pietra miliare. Già allora tirava in mezzo UNKLE ed Ulrich Schnauss, ma oggi va oltre. Ormai il suo immaginario è il nostro immaginario. Scorri la lista dei nomi e vedi, uno dietro l’altro insieme a minori come Engineers o Home Video della Warp, Telefon Tel Aviv, Ray LaMontagne, Apparat, Girls In Hawaii nei bonus, Ladytron. Gli M83?! Thom Yorke... Sì, Thom Yorke. Immaginate un djset con una tripletta di Ladytron mixati con M83 e di seguito Thom Yorke. Già sarebbe troppo, ma vedi pure Rone, quello di Bora su InFiné. Pensi davvero di schiattare. Ovviamente non si tratta di originali, sono sue riletture ultra-plasticose su-falsopiano-ancorapiusu, ora aggravate da un utilizzo elementare e rassicurante di Ableton e da un flusso fastidiosamente enfatico e lineare come ama il genere. Pensi di schiattare, ma arriva il momento in cui Sasha sul giro di sintetizzatori di Couleurs di M83 schiaffa un Thom Yorke Eraserhead privato di tutte le sue turbe e ansie e problematiche, quasi sorridente gnégné: sulla carta avresti voluto farlo tu, ma ci stai male, è eccessivo, è violenza. Non si sevizia, così, un paperino. Per il resto tanta noia, così che confermo quella stortura mentale mai verificata secondo cui le serate prog debbano essere sulla carta le più tranquille: come fa a esserci una rissa con gente che apprezza ‘sto imbamboleo. Siccome però qui non buttiamo via niente, una cosa mi sento di segnalare: la rilettura In2Vol2Ver2 di Destroy Everything You Touch delle Ladytron, pur nei suoi inutili ableton-luoghi-comuni, ha un basso magmatico e una gestione malata dei campioni vocali che usati sapientemente non sfigurerebbero in un buon set techno, insieme mentale e a braga calata. Bonus track, l’originale di Flesh di Rone, anche se io preferivo Bora.


Sasha mixes Couleurs into The Eraser - M83 / Thom Yorke
Destroy Everything You Touch (Sasha Invol2ver Remix) - Ladytron
Flesh (Original Mix) - Rone

3.11.08

Lo vuoi un palloncino colorato?

Inkiostro mi ha chiesto di remixare gli I’m From Barcelona, con la stessa leggerezza di uno che chiede a Troy McLure di tenergli d’occhio l’acquario (tutte le altre similitudini che mi vengono in mente sono più fiche, ma probabilmente poco adatte a un pubblico facilmente impressionabile). Io però non avevo ancora sentito il pezzo originale e allora ho deciso di accettare a scatola chiusa. L’ascolto delle singole parti vocali e strumentali si è subito tradotto nell’entusiasmo di poter tradurre i cori di chiesa in una disperazione industriale alla Radiohead trattata con tecniche di produzione alla Burial o alla Four Tet. Il pezzo originale invece era più dalle parti di un cartone animato degli Arcade Fire, con lieto fine. Nel mio caso invece la trama è che c’è un serial killer vestito da cantante degli I’m From Barcelona che testa l’età mentale degli indie-kid col Nintendo DS e il giochino della Kidman e se uno dimostra meno della metà dell’età fisica lo fa a fette. Ovviamente il lieto fine ce l’ho anch’io: il serial killer non uccide le indie-kid e canta con loro il coro finale sul tetto dell’Hana-bi.

it-pennywise-basement

30.10.08

Alternative

Quando ancora non esisteva MTV Italia, MTV arrivò in Italia con la sua versione inglese. La mia formazione musicale già allora scombinata passava per un piccolo show serale chiamato Alternative Nation, condotto da Toby Amies. Toby Amies era figo in maniera scombinata e scoordinata. O forse ricordava semplicemente i personaggi di Beverly Hills e Twin Peaks. Fish Heads! Fish Heads!. Potevi vedere certi video solo lì, altri su Chill Out Zone. Lui poi creò MTV Hot che per l’Italia fu ovviamente ceduto ad Andrea Pezzi, migrò negli Stati Uniti e presentò MTV Live che in seguito sarebbe diventato TRL. Tornato in Inghilterra ha lavorato per uno show della Lonely Planet e per la BBC. Oggi è fotografo e filmaker a Brighton. Davina invece ha presentato tutta la serie del Grande Fratello inglese.


Foto di Amerigoland

Less Than Zero - Manda Rin

29.10.08

Che differenza fa

Il mondo scorre noncurante anche quando ti estranei dentro un un paio di cuffie. Il problema è che a te sembra che tutto si fermi quando togli quelle cuffie. Le dovresti tenere sempre, tanto ormai hai anche imparato a dialogare senza toglierle. Così per due settimane non succede niente, anche se è successo di tutto. Per esempio ritornano The MFA, l’allstars dei figli di buona donna. The MFA sono Alistair e Rhys. Alistair ama la dance e Rhys i Super Furry Animals. Nel gennaio 2004 pubblicano The Differerence It Makes con Border Community di James Holden ed è subito botto. Techno-twee. No, i Boards Of Canada alla discoteca. No, due che fanno quello che vogliono tra electro, emo-trance, chitarre acustiche e foto vestiti da Pet Shop Boys. Coccolati dalla Kompakt e dalla B-Pitch Control, da Michael Mayer e da Ellen Allien, tirano fuori un altro EP, qualche traccia sparsa e poi scompaiono, mentre le collabolarazioni in remix altrui si diradano. Non sai se siano le sostanze o se abbiano preferito un altro lavoro, ma la tua casella di mail si intasa di venti messaggi al giorno di gente che batte quotidianamente il ferro senza porsi il problema che tu sia interessato alla loro musica e loro non ci sono. Non sai se abbiano bisogno di aiuto o se hai solo più gusto nello sceglierti le one-hit wonder tra i meno capaci di monetizzare il talento. Alla fine però ritornano alla comunità dove hanno iniziato. Non ci credi tanto, non farà la differenza, ma sei pronto a rimetter su le cuffie.


The Difference It Makes - The MFA

21.10.08

Terra Nostra

Il viaggio di Inkiostro/Batteria Ricaricabile negli episodi-pilota in musica delle serie più trascurate dalla maggioranza modaiola continua con Terra Nostra. Sfortunata nella collocazione iniziale su una rete secondaria, la storia degli emigranti italiani in Brasile ha saputo più che raddoppiare i suoi fedelissimi nel tempo. Per raccontarla sono qui con noi Kanye, sedici cavalli di potenza, la delocalizzazione del gospel, un Mark Lanegan dolente come un Johnny Cash della techno, la terra promessa, gli Eurythmics, il Brasile.



terra_nostra

Terra Nostra (MP3)



Tracklist:
Promise Land - Kanye West & Malik Yusef
Wayfaring Stranger - 16 Horsepower
Wayfaring Stranger (Burial Remix) - Jamie Woon
Black River (Gui Boratto Remix) - Bomb The Bass feat. Mark Lanegan
Promise Land (Pilooski Edit) - Findlay Brown
Love Is A Stranger (Coldcut Remix) - Eurythmics
A Minha Menina (live at Barbican) - Os Mutantes

(Il precedente pilota, Senza Traccia, ora con playlist)

13.10.08

A Ibiza diresti di sì, a Formentera no

Grazie Borgonovo



Maxcar Formentera Vita! Incarnition
alternate zshare

post cancellato senza preavviso, al prossimo mi faccio cancellare dalla Aip Mascin


7.10.08

Bicchieri

Ai primi di settembre sono stato ad Anversa per sette giorni. Il giorno prima di ripartire siamo andati al Petrol. I belgi vanno al Petrol in auto o in bicicletta, ma se tu non sei belga quando arrivi al capolinea del 23 (culo!) non ti resta che wandel richting Schelde, per un chilometro e mezzo. In quel chilometro e mezzo di allontanamento post-industriale dalla città hai alla destra i container che chissà cosa contengono, alla sinistra della campagna incolta, davanti qualche tir parcheggiato con l’autista che dorme con un occhio aperto e alle spalle la suspence di poter essere rapito/scippato/violentato da un momento all’altro. Così scruti se quegli altri passanti, avanti e indietro, possano essere fan di Radioslave o degli Aeroplane e speri che siano degli Aeroplane, ché comunque anche Radioslave con tutto il buono che si vuole a Quiet Village non ispira certo tranquillità. Il marciapiede si inabissa in un sottopasso ma non c’è nessun incrocio e riemerge senza senso. La cosa più strana è che i pochi davanti a noi scendono e tornano in superficie mentre noi camminiamo in strada, come se l’aria potesse proteggerci. Il Petrol è lì davanti, in una zona industriale petrolifera che sa di dismissione. Dentro è come una festa delle medie in cui è arrivata la metà delle persone invitate. Ma è ancora presto.

Raccolgono bicchieri. Noi che viviamo in una nazione sfortunata dal punto di vista del clubbing abbiamo visto tutto. Abbiamo visto la bella gente che va in un locale perché c’è la bella gente, abbiamo visto i tamarri in cerca di fica, abbiamo visto gli hipsters e abbiamo visto gente così sconvolta che non sappiamo come sia arrivata e come tornerà a casa. Ad Anversa raccolgono i bicchieri. Un duo di dj cerca di attizzare con un'incoerente sequela di disco e techno oscura. Fate conto di ballare un misto dell’ultimo disco di Lindstrøm e di Ass To Mouth di Jay Haze. Non sai se sia geniale o se inseguano alla ‘ndo cojo cojo i fan di Radio Slave e Aeroplane, ma non si nega il piacere davanti ai Discodeine che remixano Trembler dei Photonz (Ah! Il caro DisKoInKiostro Vol. 1). Molti ballano, ma la maggior parte è impegnata a socializzare e a raccogliere bicchieri. I bicchieri li raccolgono perché ogni dieci bicchieri raccolti hai diritto a un ticket. Per un cocktail ce ne vogliono tre, ma con un ticket tutti prendono la pilsner che è una specie di acqua gialla non frizzante impropriamente detta birra. Arriva anche della gente in acido coi braccialetti del Laundry Day, ma quelli ballano con uno sguardo dimentico del concetto di bicchiere. I dj schiaffeggiano sempre più e poi buttano nel mischione Beggin’ di Pilooski (i genii!). Tutti chiacchierano, ballano acidimentichi e raccolgono bicchieri. Siccome però quelli che ballano acidimentichi sono pochi e tutti gli altri chiacchierano e raccolgono bicchieri, quando Matt Edwards inizia il suo set è in difficoltà.



Radio Slave è in difficoltà perché pensa che il suo successo dipenda da quanto balli la gente ma non si rende conto che dipende da quanti bicchieri vengano raccolti. Così, con sguardo inusualmente spaurito comincia, dopo un pezzo anonimo, con un uno-due braga-calata a base di Good Life originale e di un pezzo con le trombette (non la famigerata e odiosa Trompeta di Sis e mi ritengo fortunato a non averla mai incrociata, non essendo mai andato a ballare quest’estate tranne che in questa occasione). Poi, quando la pista si svuota e si riempie indipendentemente da quello che si sente, prende fiducia e tira fuori “il set alla Radioslave”. Peccato che nemmeno Grindhouse mi convinca della cattiveria e/o malattia e/o mentalità delle sue cose. Piatto, costruito e scemo come l’occhio sbarrato che immagino dalle sue produzioni. Rimaniamo fermi e annoiati al centro della pista e alcuni anziani (saranno coetanei) si preoccupano di noi. State bene? Stiamo bene. Ma allora, che, state mica guardando la tv? Una partita? Se avessi un telecomando, rispondo, cambierei dj. Ma intanto intorno raccolgono bicchieri come mai si era visto, con livelli tali da demolire il concetto di entropia. Un ragazzo, biondino solitario alla River Phoenix di Ti Amero Fino Ad Ammazarti, addirittura ha una pila che parte dalla tasca posteriore del suo jeans e continua avanti e tiene a destra, mentre a sinistra ha l’immancabile pilsner.



Quando Radioslave passa la palla agli Aeroplane, i socializzatori dormono a casa, gli impasticcati continuano indomiti, pochi sono i raccoglibicchieri e noi iniziamo a muoverci. Gli Aeroplane cominciano come al solito in crescendo, con un pezzo che dice “Mi Nombre Es Rosa” e con Moon Song dei They Came Frome The Stars I Saw Them nel remix degli Holy Ghost e poi la voce di Annie che sia Toby Tobias o nuovo disco. Matt Edwards balla a lato della consolle in nome del quieto villaggio. Gli Aeroplane sembrano due ingegneri, uno vestito da ingegnere edile con la camicia alla barese, l’altro da ingegnere elettronico con la maglietta bianca della salute sotto alla camicia. La prima parte disco si tramuta in un meraviglioso set di techno subacquea. Gli impasticcati si siedono via via, il River Phoenix solitario, conscio che mai consumerà tutte quelle Pilsner, cede bicchieri alle ragazze e noi balliamo freschi e sorridenti. Gli anziani (forse coetanei) ci dicono “Ah, questo vi piace!” e io rispondo “Abbiamo trovato il telecomando!”. La parte finale è senza freni e tra il remix di David Rubato, Ein Riton Klein Nacht Rondò Vee-neziano, West End Girls e persino un po' di diva-house, rimaniamo solo noi al centro, anche senza Whispers, 69 e Love Love Love, e il sorriso degli sfatti acidimentichi sdraiati ovunque e lo sguardo bello e un po’ triste del River Phoenix solitario.



Il post l’ho scritto ora dopo un mese e quindi non mi ricordo tutti i pezzi suonati. Ad Anversa ci torno a Novembre. Non ci sono djset in programma, ma in quei quattro giorni in Belgio ci sono i concerti di The Streets, Fujiya & Miyagi, Fleet Foxes, Bandabardò, Kanye West, Tv On The Radio, Death Cab For Cutie, Roisin Murphy ed Hercules & The Love Affair.

Circuit (Aeroplane Remix) - David Rubato