26.11.08
Run Babies Run
Questo è il video di Run Wrake per Music For Babies di Howie B. E questo non è il solito post “E i FSOL ed Howie B non ci sono più”, anche perché pare che il 2009 sia l’anno del ritorno per i Future Sound Of London, col loro nome e con un alter ego cosmic disco (Amorphous Androgynous) che l’altro ieri è uscito con una doppia compilation che mette insieme Osibisa, Miles Davis, Devendrone Banhart, Can, Hawkwind, chipiùnehapiùnemetta e ben due pezzi fattapposta. Qui si parla di Run Wrake. Negli anni Novanta Run Wrake era l’artefice di quei video musicali animati che disturbavano unendo gli oggetti del quotidiano e un tratto netto e pop a collage sdruciti di pezzi di corpi, organi e vermicelli assortiti. Il tutto veniva condito con un gusto paranoico per la ripetizione, l’avanti e indietro e l’immagine ingoiata dall’immagine. Ha girato tutti i video di Howie B e due per i FSOL, ma aveva iniziato con i Gang Of Four. La vicinanza con Howie B si è tradotta in una collaborazione non esaltante ai visual dei concerti degli U2 (dal Popmart al Vertigo) e nei primi anni di questo decennio ha fatto da badante a residuati dei Novanta come Stereo MCs, Manu Chao, Charlatans e Asian Dub Foundation. Non essendo mai stato un grosso frequentatore dell’NME però mi era sfuggito che per dodici anni, dal 1988 al 2000, Run Wrake ha illustrato ogni mese una recensione col suo stile pop marcio e immaginifico. Sul suo sito presenta purtroppo soltanto una selezione di quei lavori ma i valentini senza cuore, i dischi che si fanno in quattro, i ganci hip hop e le canzoni nordiste del fanclub adolescenziale qui sotto fanno venire voglia di recuperare tutta la collezione.
25.11.08
Preferisco sempre il peggio
Forse per ripagarci del fatto che ancora rimpiangiamo la scomparsa dalle loro pagine di Stefano e che gran parte dei nuovi collaboratori parla di musica che in media mi annoia, a Vitaminic decidono di segnalare Efdemin nella playlist della colonna di destra e lanciano Pronti al Peggio, che è come una specie di televisione del sito per dirla come direbbe un Costanzo o un Pippebaudo. Se escludiamo il finto pestaggio di Pastore, l’inizio è di quelli che ci piace.
Nell’ultimo contributo parte Fossifigo, una rubrica dove si spiega senza troppe romanticherie e con giusto realismo, come i musicisti si mantengano in attesa di riconoscimento economico. Al di là del fatto che suonare negli Ex-Otago non dia da vivere, un applauso a Simone che ha mandato a fanculo il sistema della produzione artistica che pretende di farti lavorare (nel suo caso da grafico) senza pagare e ha preferito dei soldi veri a fine mese da autista di pullman.
Grande invidia poi per l’inaugurazione live con i Casino Royale in salotto. A me il video di La soprà qualcuno ti ama non faceva che dire (No) Protection meets Milano For Zombies in reverse.
Nell’ultimo contributo parte Fossifigo, una rubrica dove si spiega senza troppe romanticherie e con giusto realismo, come i musicisti si mantengano in attesa di riconoscimento economico. Al di là del fatto che suonare negli Ex-Otago non dia da vivere, un applauso a Simone che ha mandato a fanculo il sistema della produzione artistica che pretende di farti lavorare (nel suo caso da grafico) senza pagare e ha preferito dei soldi veri a fine mese da autista di pullman.
Grande invidia poi per l’inaugurazione live con i Casino Royale in salotto. A me il video di La soprà qualcuno ti ama non faceva che dire (No) Protection meets Milano For Zombies in reverse.
24.11.08
Dai potere alla manopola
20.11.08
La centrale delle luci (rosse) elettriche
Clubbing, probably. Checking out the techno places [J.C.]
La passione per la musica ti porta un po’ dappertutto e dopo gli spazi riappropriati con le KK, i luoghi del post-industriale, le discoteche fighette, i pub della provincia, gli auditorium delle fondazioni, non potevi che finire lì. Tra le puttane. Possiamo chiamarle signorine con tatto leggero, possiamo usare la freddezza da teorico di marketing del termine eros center, possiamo esercitare i nostri aggettivi su quei neon e sui boombox che ancora non si sono fatti sostituire dagli ipod, ma la verità sta nelle facce di chi sta dall’altra parte del vetro,da qualunque altra parte del vetro si stia. Il Café D’Anvers è lì in mezzo, circondato da vibratori reggicalze fucsia pelle e tutto il resto. Le grosse catene che sostengono i sedili sono memoria del porto vecchio, le alte mura ricordano chissà quali merci depositate in tempi andati. All’estetica del casino si allude solo in un salottino fatto di vecchi divani di velluto, ma per il resto il pavimento con le luci colorate e lampeggianti, la macchina per il fumo e la gigantesca pallaspecchio richiamano alla mente più che altro gli ultimi giorni della discomusic, o anche le discoteche di provincia per liceali in gita degli anni Novanta. Con tanto di ventenni (pochi) che sembrano liceali in gita in una discoteca di provincia.

Andrew Weatherall sbadiglia già prima di prendere posto. Per circa un’ora e mezza martella con una tribal tech minimale scarna, e me lo aspettavo, ma senza bassi e sintetizzatori. Solo pestoni piatti e duri su enormi blocchi di marmo e un utilizzo rarissimo di riverberi. Mentre la pista si svuota incurante, più per l’orario che per il fastidio o la noia che invece provo io, penso che questo sguardo fisso e catatonico, ormai privo pure della disperazione, sia molto inglese. Un passo oltre le noie RadioSlaviane. Un gruppo di signorine entra con lo sguardo di chi ha appena finito il turno, ma scappa via presto. Forse ormai il posto giusto per sentirlo sono quei pub dei sobborghi con le serate in libertà o il podcast del Golf Club dei Brocchi in cui be-bop, rockabilly, indie, shoegaze dub si mischiano come 45 giri sentiti sul giradischi portatile dei tuoi a casa del nonno. Prostituzione senza giustificazione. Annoiato non resisto fino alla fine e decido per la via del ritorno. Sei triste, and you too will learn to live the lie.

La passione per la musica ti porta un po’ dappertutto e dopo gli spazi riappropriati con le KK, i luoghi del post-industriale, le discoteche fighette, i pub della provincia, gli auditorium delle fondazioni, non potevi che finire lì. Tra le puttane. Possiamo chiamarle signorine con tatto leggero, possiamo usare la freddezza da teorico di marketing del termine eros center, possiamo esercitare i nostri aggettivi su quei neon e sui boombox che ancora non si sono fatti sostituire dagli ipod, ma la verità sta nelle facce di chi sta dall’altra parte del vetro,da qualunque altra parte del vetro si stia. Il Café D’Anvers è lì in mezzo, circondato da vibratori reggicalze fucsia pelle e tutto il resto. Le grosse catene che sostengono i sedili sono memoria del porto vecchio, le alte mura ricordano chissà quali merci depositate in tempi andati. All’estetica del casino si allude solo in un salottino fatto di vecchi divani di velluto, ma per il resto il pavimento con le luci colorate e lampeggianti, la macchina per il fumo e la gigantesca pallaspecchio richiamano alla mente più che altro gli ultimi giorni della discomusic, o anche le discoteche di provincia per liceali in gita degli anni Novanta. Con tanto di ventenni (pochi) che sembrano liceali in gita in una discoteca di provincia.

Andrew Weatherall sbadiglia già prima di prendere posto. Per circa un’ora e mezza martella con una tribal tech minimale scarna, e me lo aspettavo, ma senza bassi e sintetizzatori. Solo pestoni piatti e duri su enormi blocchi di marmo e un utilizzo rarissimo di riverberi. Mentre la pista si svuota incurante, più per l’orario che per il fastidio o la noia che invece provo io, penso che questo sguardo fisso e catatonico, ormai privo pure della disperazione, sia molto inglese. Un passo oltre le noie RadioSlaviane. Un gruppo di signorine entra con lo sguardo di chi ha appena finito il turno, ma scappa via presto. Forse ormai il posto giusto per sentirlo sono quei pub dei sobborghi con le serate in libertà o il podcast del Golf Club dei Brocchi in cui be-bop, rockabilly, indie, shoegaze dub si mischiano come 45 giri sentiti sul giradischi portatile dei tuoi a casa del nonno. Prostituzione senza giustificazione. Annoiato non resisto fino alla fine e decido per la via del ritorno. Sei triste, and you too will learn to live the lie.

Crazy Place (Original Mix) - Dave Aju
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12.11.08
Ex-Pylon
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11.11.08
Giovani, carini e con il ritmo nel sangue
Si è da poco discusso di preach-a-pella (=voce declamatoria quasi da predicatore su musica elettronica fica) e da poco l’elezione del nuovo presidente americano ha fornito un discorso che sembra fatto apposta per essere messo in musica. Il discorso di Obama è così musicale nella ritmica e nell’evoluzione che non ha bisogno di essere manipolato, è già mixtape (è rap direbbe Luzzato Fegiz). Ha già dentro di sé l’house, l’Africa, le armoniche redneck e la festa. Devi soltanto ascoltarle bene e ballare con Ann Nixon Cooper.
It’s The Answer Mixtape – maxcar (ALT)

I Need A Life (Four Tet vs maxcar Bending The Arc Of History Version) – Born Ruffians
I Exist Because Of You (Heinrik Schwarz vs maxcar Brick By Brick Live Version) - Heinrik Schwarz and Amapondo
Kiss You On The Cheek (King Of Town vs Maxcar I Want To Kiss Ann Nixon Cooper On The Cheek Version) – Desmond And The Tutus

I Need A Life (Four Tet vs maxcar Bending The Arc Of History Version) – Born Ruffians
I Exist Because Of You (Heinrik Schwarz vs maxcar Brick By Brick Live Version) - Heinrik Schwarz and Amapondo
Kiss You On The Cheek (King Of Town vs Maxcar I Want To Kiss Ann Nixon Cooper On The Cheek Version) – Desmond And The Tutus
6.11.08
Hallelujah
Forse dovremmo prendere in considerazione l’idea che Obama possieda poteri taumaturgici. Ero ancora sconsolato del fatto di aver spostato il mio weekend lungo in Belgio, dalla settimana di Bengodi a quella di Calecchie. Ero annoiato dal programma di I Love Techno (e comunque è già sold out). Mi sono reso conto ascoltando ieri sera la compila Cosmic Balearic Beats che tutte le volte che negli ultimi tempi mi sono convinto a una serata da club, stavamo da quelle parti e rifuggevo le estremità techno e minimal. Soprattutto, da settembre a questa parte mi sono intrippato di acid house e della remixografia completa di Mister Andrew Weatherall. Mi sono persino fatto una versione personale di Pop Porno sopra la sua Feathers. Così ieri per festeggiare Obama, scelgo la visione in musica del futuro. E cosa scopro oggi? Scopro che venerdì prossimo al Café D’Anvers mi attenderà il dj set di Mister Andrew Weatherall. Hallelujah.


Hallelujah (Andrew Weatherall Club Mix) - Happy Mondays
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5.11.08
The name of the game is power

Rompo il silenzio scaramantico per un po' di festa. Le foto di Callie Shell del prima sono molto belle, lo han detto tutti. Spero che ne abbia fatta qualcuna anche stanotte. Ma ora, facciamo Baracka, ahah.
Come Together (Andy Weatherall Mix) - Primal Scream
2bita sempre di chi ascolta la tua stessa roba (e ha le tue stesse perversioni)
Non scrivi quasi più e in una delle poche occasioni discuti di Sasha? Insomma poi, hai sempre cercato di mantenere un certo livello, sarebbe come se Wire discutesse di Tony Braxton (come, Tony ed Anthony non sono la stessa persona?). Comunque, Sasha ha dato alle stampe Invol2ver (Involtuver? In Volver? InvolT9r?), che per i fan di Sasha e della progressive-house è come se per i fan dei Nirvana i Nirvana con buonanima Cobain vivo avessero fatto NeverTooMind. Oddio non proprio lo stesso, io sarei stato contro anche *a quello*. Per farla breve, un mammasantissima del “Su co’ ste mani”, dopo quattro anni e con grande strepito caccia fuori il seguito di una compilation che tra i prog-talebani è una pietra miliare. Già allora tirava in mezzo UNKLE ed Ulrich Schnauss, ma oggi va oltre. Ormai il suo immaginario è il nostro immaginario. Scorri la lista dei nomi e vedi, uno dietro l’altro insieme a minori come Engineers o Home Video della Warp, Telefon Tel Aviv, Ray LaMontagne, Apparat, Girls In Hawaii nei bonus, Ladytron. Gli M83?! Thom Yorke... Sì, Thom Yorke. Immaginate un djset con una tripletta di Ladytron mixati con M83 e di seguito Thom Yorke. Già sarebbe troppo, ma vedi pure Rone, quello di Bora su InFiné. Pensi davvero di schiattare. Ovviamente non si tratta di originali, sono sue riletture ultra-plasticose su-falsopiano-ancorapiusu, ora aggravate da un utilizzo elementare e rassicurante di Ableton e da un flusso fastidiosamente enfatico e lineare come ama il genere. Pensi di schiattare, ma arriva il momento in cui Sasha sul giro di sintetizzatori di Couleurs di M83 schiaffa un Thom Yorke Eraserhead privato di tutte le sue turbe e ansie e problematiche, quasi sorridente gnégné: sulla carta avresti voluto farlo tu, ma ci stai male, è eccessivo, è violenza. Non si sevizia, così, un paperino. Per il resto tanta noia, così che confermo quella stortura mentale mai verificata secondo cui le serate prog debbano essere sulla carta le più tranquille: come fa a esserci una rissa con gente che apprezza ‘sto imbamboleo. Siccome però qui non buttiamo via niente, una cosa mi sento di segnalare: la rilettura In2Vol2Ver2 di Destroy Everything You Touch delle Ladytron, pur nei suoi inutili ableton-luoghi-comuni, ha un basso magmatico e una gestione malata dei campioni vocali che usati sapientemente non sfigurerebbero in un buon set techno, insieme mentale e a braga calata. Bonus track, l’originale di Flesh di Rone, anche se io preferivo Bora.


Sasha mixes Couleurs into The Eraser - M83 / Thom Yorke
Destroy Everything You Touch (Sasha Invol2ver Remix) - Ladytron
Flesh (Original Mix) - Rone
Destroy Everything You Touch (Sasha Invol2ver Remix) - Ladytron
Flesh (Original Mix) - Rone
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3.11.08
Lo vuoi un palloncino colorato?
Inkiostro mi ha chiesto di remixare gli I’m From Barcelona, con la stessa leggerezza di uno che chiede a Troy McLure di tenergli d’occhio l’acquario (tutte le altre similitudini che mi vengono in mente sono più fiche, ma probabilmente poco adatte a un pubblico facilmente impressionabile). Io però non avevo ancora sentito il pezzo originale e allora ho deciso di accettare a scatola chiusa. L’ascolto delle singole parti vocali e strumentali si è subito tradotto nell’entusiasmo di poter tradurre i cori di chiesa in una disperazione industriale alla Radiohead trattata con tecniche di produzione alla Burial o alla Four Tet. Il pezzo originale invece era più dalle parti di un cartone animato degli Arcade Fire, con lieto fine. Nel mio caso invece la trama è che c’è un serial killer vestito da cantante degli I’m From Barcelona che testa l’età mentale degli indie-kid col Nintendo DS e il giochino della Kidman e se uno dimostra meno della metà dell’età fisica lo fa a fette. Ovviamente il lieto fine ce l’ho anch’io: il serial killer non uccide le indie-kid e canta con loro il coro finale sul tetto dell’Hana-bi.


30.10.08
Alternative
Quando ancora non esisteva MTV Italia, MTV arrivò in Italia con la sua versione inglese. La mia formazione musicale già allora scombinata passava per un piccolo show serale chiamato Alternative Nation, condotto da Toby Amies. Toby Amies era figo in maniera scombinata e scoordinata. O forse ricordava semplicemente i personaggi di Beverly Hills e Twin Peaks. Fish Heads! Fish Heads!. Potevi vedere certi video solo lì, altri su Chill Out Zone. Lui poi creò MTV Hot che per l’Italia fu ovviamente ceduto ad Andrea Pezzi, migrò negli Stati Uniti e presentò MTV Live che in seguito sarebbe diventato TRL. Tornato in Inghilterra ha lavorato per uno show della Lonely Planet e per la BBC. Oggi è fotografo e filmaker a Brighton. Davina invece ha presentato tutta la serie del Grande Fratello inglese.


29.10.08
Che differenza fa
Il mondo scorre noncurante anche quando ti estranei dentro un un paio di cuffie. Il problema è che a te sembra che tutto si fermi quando togli quelle cuffie. Le dovresti tenere sempre, tanto ormai hai anche imparato a dialogare senza toglierle. Così per due settimane non succede niente, anche se è successo di tutto. Per esempio ritornano The MFA, l’allstars dei figli di buona donna. The MFA sono Alistair e Rhys. Alistair ama la dance e Rhys i Super Furry Animals. Nel gennaio 2004 pubblicano The Differerence It Makes con Border Community di James Holden ed è subito botto. Techno-twee. No, i Boards Of Canada alla discoteca. No, due che fanno quello che vogliono tra electro, emo-trance, chitarre acustiche e foto vestiti da Pet Shop Boys. Coccolati dalla Kompakt e dalla B-Pitch Control, da Michael Mayer e da Ellen Allien, tirano fuori un altro EP, qualche traccia sparsa e poi scompaiono, mentre le collabolarazioni in remix altrui si diradano. Non sai se siano le sostanze o se abbiano preferito un altro lavoro, ma la tua casella di mail si intasa di venti messaggi al giorno di gente che batte quotidianamente il ferro senza porsi il problema che tu sia interessato alla loro musica e loro non ci sono. Non sai se abbiano bisogno di aiuto o se hai solo più gusto nello sceglierti le one-hit wonder tra i meno capaci di monetizzare il talento. Alla fine però ritornano alla comunità dove hanno iniziato. Non ci credi tanto, non farà la differenza, ma sei pronto a rimetter su le cuffie.


The Difference It Makes - The MFA
21.10.08
Terra Nostra
Il viaggio di Inkiostro/Batteria Ricaricabile negli episodi-pilota in musica delle serie più trascurate dalla maggioranza modaiola continua con Terra Nostra. Sfortunata nella collocazione iniziale su una rete secondaria, la storia degli emigranti italiani in Brasile ha saputo più che raddoppiare i suoi fedelissimi nel tempo. Per raccontarla sono qui con noi Kanye, sedici cavalli di potenza, la delocalizzazione del gospel, un Mark Lanegan dolente come un Johnny Cash della techno, la terra promessa, gli Eurythmics, il Brasile.


Terra Nostra (MP3)
Tracklist:
Promise Land - Kanye West & Malik Yusef
Wayfaring Stranger - 16 Horsepower
Wayfaring Stranger (Burial Remix) - Jamie Woon
Black River (Gui Boratto Remix) - Bomb The Bass feat. Mark Lanegan
Promise Land (Pilooski Edit) - Findlay Brown
Love Is A Stranger (Coldcut Remix) - Eurythmics
A Minha Menina (live at Barbican) - Os Mutantes
(Il precedente pilota, Senza Traccia, ora con playlist)
Tracklist:
Promise Land - Kanye West & Malik Yusef
Wayfaring Stranger - 16 Horsepower
Wayfaring Stranger (Burial Remix) - Jamie Woon
Black River (Gui Boratto Remix) - Bomb The Bass feat. Mark Lanegan
Promise Land (Pilooski Edit) - Findlay Brown
Love Is A Stranger (Coldcut Remix) - Eurythmics
A Minha Menina (live at Barbican) - Os Mutantes
(Il precedente pilota, Senza Traccia, ora con playlist)
13.10.08
A Ibiza diresti di sì, a Formentera no
Grazie Borgonovo

Maxcar Formentera Vita! Incarnition
alternate zshare
post cancellato senza preavviso, al prossimo mi faccio cancellare dalla Aip Mascin
alternate zshare
post cancellato senza preavviso, al prossimo mi faccio cancellare dalla Aip Mascin
7.10.08
Bicchieri
Ai primi di settembre sono stato ad Anversa per sette giorni. Il giorno prima di ripartire siamo andati al Petrol. I belgi vanno al Petrol in auto o in bicicletta, ma se tu non sei belga quando arrivi al capolinea del 23 (culo!) non ti resta che wandel richting Schelde, per un chilometro e mezzo. In quel chilometro e mezzo di allontanamento post-industriale dalla città hai alla destra i container che chissà cosa contengono, alla sinistra della campagna incolta, davanti qualche tir parcheggiato con l’autista che dorme con un occhio aperto e alle spalle la suspence di poter essere rapito/scippato/violentato da un momento all’altro. Così scruti se quegli altri passanti, avanti e indietro, possano essere fan di Radioslave o degli Aeroplane e speri che siano degli Aeroplane, ché comunque anche Radioslave con tutto il buono che si vuole a Quiet Village non ispira certo tranquillità. Il marciapiede si inabissa in un sottopasso ma non c’è nessun incrocio e riemerge senza senso. La cosa più strana è che i pochi davanti a noi scendono e tornano in superficie mentre noi camminiamo in strada, come se l’aria potesse proteggerci. Il Petrol è lì davanti, in una zona industriale petrolifera che sa di dismissione. Dentro è come una festa delle medie in cui è arrivata la metà delle persone invitate. Ma è ancora presto.
Raccolgono bicchieri. Noi che viviamo in una nazione sfortunata dal punto di vista del clubbing abbiamo visto tutto. Abbiamo visto la bella gente che va in un locale perché c’è la bella gente, abbiamo visto i tamarri in cerca di fica, abbiamo visto gli hipsters e abbiamo visto gente così sconvolta che non sappiamo come sia arrivata e come tornerà a casa. Ad Anversa raccolgono i bicchieri. Un duo di dj cerca di attizzare con un'incoerente sequela di disco e techno oscura. Fate conto di ballare un misto dell’ultimo disco di Lindstrøm e di Ass To Mouth di Jay Haze. Non sai se sia geniale o se inseguano alla ‘ndo cojo cojo i fan di Radio Slave e Aeroplane, ma non si nega il piacere davanti ai Discodeine che remixano Trembler dei Photonz (Ah! Il caro DisKoInKiostro Vol. 1). Molti ballano, ma la maggior parte è impegnata a socializzare e a raccogliere bicchieri. I bicchieri li raccolgono perché ogni dieci bicchieri raccolti hai diritto a un ticket. Per un cocktail ce ne vogliono tre, ma con un ticket tutti prendono la pilsner che è una specie di acqua gialla non frizzante impropriamente detta birra. Arriva anche della gente in acido coi braccialetti del Laundry Day, ma quelli ballano con uno sguardo dimentico del concetto di bicchiere. I dj schiaffeggiano sempre più e poi buttano nel mischione Beggin’ di Pilooski (i genii!). Tutti chiacchierano, ballano acidimentichi e raccolgono bicchieri. Siccome però quelli che ballano acidimentichi sono pochi e tutti gli altri chiacchierano e raccolgono bicchieri, quando Matt Edwards inizia il suo set è in difficoltà.

Radio Slave è in difficoltà perché pensa che il suo successo dipenda da quanto balli la gente ma non si rende conto che dipende da quanti bicchieri vengano raccolti. Così, con sguardo inusualmente spaurito comincia, dopo un pezzo anonimo, con un uno-due braga-calata a base di Good Life originale e di un pezzo con le trombette (non la famigerata e odiosa Trompeta di Sis e mi ritengo fortunato a non averla mai incrociata, non essendo mai andato a ballare quest’estate tranne che in questa occasione). Poi, quando la pista si svuota e si riempie indipendentemente da quello che si sente, prende fiducia e tira fuori “il set alla Radioslave”. Peccato che nemmeno Grindhouse mi convinca della cattiveria e/o malattia e/o mentalità delle sue cose. Piatto, costruito e scemo come l’occhio sbarrato che immagino dalle sue produzioni. Rimaniamo fermi e annoiati al centro della pista e alcuni anziani (saranno coetanei) si preoccupano di noi. State bene? Stiamo bene. Ma allora, che, state mica guardando la tv? Una partita? Se avessi un telecomando, rispondo, cambierei dj. Ma intanto intorno raccolgono bicchieri come mai si era visto, con livelli tali da demolire il concetto di entropia. Un ragazzo, biondino solitario alla River Phoenix di Ti Amero Fino Ad Ammazarti, addirittura ha una pila che parte dalla tasca posteriore del suo jeans e continua avanti e tiene a destra, mentre a sinistra ha l’immancabile pilsner.

Quando Radioslave passa la palla agli Aeroplane, i socializzatori dormono a casa, gli impasticcati continuano indomiti, pochi sono i raccoglibicchieri e noi iniziamo a muoverci. Gli Aeroplane cominciano come al solito in crescendo, con un pezzo che dice “Mi Nombre Es Rosa” e con Moon Song dei They Came Frome The Stars I Saw Them nel remix degli Holy Ghost e poi la voce di Annie che sia Toby Tobias o nuovo disco. Matt Edwards balla a lato della consolle in nome del quieto villaggio. Gli Aeroplane sembrano due ingegneri, uno vestito da ingegnere edile con la camicia alla barese, l’altro da ingegnere elettronico con la maglietta bianca della salute sotto alla camicia. La prima parte disco si tramuta in un meraviglioso set di techno subacquea. Gli impasticcati si siedono via via, il River Phoenix solitario, conscio che mai consumerà tutte quelle Pilsner, cede bicchieri alle ragazze e noi balliamo freschi e sorridenti. Gli anziani (forse coetanei) ci dicono “Ah, questo vi piace!” e io rispondo “Abbiamo trovato il telecomando!”. La parte finale è senza freni e tra il remix di David Rubato, Ein Riton Klein Nacht Rondò Vee-neziano, West End Girls e persino un po' di diva-house, rimaniamo solo noi al centro, anche senza Whispers, 69 e Love Love Love, e il sorriso degli sfatti acidimentichi sdraiati ovunque e lo sguardo bello e un po’ triste del River Phoenix solitario.

Il post l’ho scritto ora dopo un mese e quindi non mi ricordo tutti i pezzi suonati. Ad Anversa ci torno a Novembre. Non ci sono djset in programma, ma in quei quattro giorni in Belgio ci sono i concerti di The Streets, Fujiya & Miyagi, Fleet Foxes, Bandabardò, Kanye West, Tv On The Radio, Death Cab For Cutie, Roisin Murphy ed Hercules & The Love Affair.
Raccolgono bicchieri. Noi che viviamo in una nazione sfortunata dal punto di vista del clubbing abbiamo visto tutto. Abbiamo visto la bella gente che va in un locale perché c’è la bella gente, abbiamo visto i tamarri in cerca di fica, abbiamo visto gli hipsters e abbiamo visto gente così sconvolta che non sappiamo come sia arrivata e come tornerà a casa. Ad Anversa raccolgono i bicchieri. Un duo di dj cerca di attizzare con un'incoerente sequela di disco e techno oscura. Fate conto di ballare un misto dell’ultimo disco di Lindstrøm e di Ass To Mouth di Jay Haze. Non sai se sia geniale o se inseguano alla ‘ndo cojo cojo i fan di Radio Slave e Aeroplane, ma non si nega il piacere davanti ai Discodeine che remixano Trembler dei Photonz (Ah! Il caro DisKoInKiostro Vol. 1). Molti ballano, ma la maggior parte è impegnata a socializzare e a raccogliere bicchieri. I bicchieri li raccolgono perché ogni dieci bicchieri raccolti hai diritto a un ticket. Per un cocktail ce ne vogliono tre, ma con un ticket tutti prendono la pilsner che è una specie di acqua gialla non frizzante impropriamente detta birra. Arriva anche della gente in acido coi braccialetti del Laundry Day, ma quelli ballano con uno sguardo dimentico del concetto di bicchiere. I dj schiaffeggiano sempre più e poi buttano nel mischione Beggin’ di Pilooski (i genii!). Tutti chiacchierano, ballano acidimentichi e raccolgono bicchieri. Siccome però quelli che ballano acidimentichi sono pochi e tutti gli altri chiacchierano e raccolgono bicchieri, quando Matt Edwards inizia il suo set è in difficoltà.

Radio Slave è in difficoltà perché pensa che il suo successo dipenda da quanto balli la gente ma non si rende conto che dipende da quanti bicchieri vengano raccolti. Così, con sguardo inusualmente spaurito comincia, dopo un pezzo anonimo, con un uno-due braga-calata a base di Good Life originale e di un pezzo con le trombette (non la famigerata e odiosa Trompeta di Sis e mi ritengo fortunato a non averla mai incrociata, non essendo mai andato a ballare quest’estate tranne che in questa occasione). Poi, quando la pista si svuota e si riempie indipendentemente da quello che si sente, prende fiducia e tira fuori “il set alla Radioslave”. Peccato che nemmeno Grindhouse mi convinca della cattiveria e/o malattia e/o mentalità delle sue cose. Piatto, costruito e scemo come l’occhio sbarrato che immagino dalle sue produzioni. Rimaniamo fermi e annoiati al centro della pista e alcuni anziani (saranno coetanei) si preoccupano di noi. State bene? Stiamo bene. Ma allora, che, state mica guardando la tv? Una partita? Se avessi un telecomando, rispondo, cambierei dj. Ma intanto intorno raccolgono bicchieri come mai si era visto, con livelli tali da demolire il concetto di entropia. Un ragazzo, biondino solitario alla River Phoenix di Ti Amero Fino Ad Ammazarti, addirittura ha una pila che parte dalla tasca posteriore del suo jeans e continua avanti e tiene a destra, mentre a sinistra ha l’immancabile pilsner.

Quando Radioslave passa la palla agli Aeroplane, i socializzatori dormono a casa, gli impasticcati continuano indomiti, pochi sono i raccoglibicchieri e noi iniziamo a muoverci. Gli Aeroplane cominciano come al solito in crescendo, con un pezzo che dice “Mi Nombre Es Rosa” e con Moon Song dei They Came Frome The Stars I Saw Them nel remix degli Holy Ghost e poi la voce di Annie che sia Toby Tobias o nuovo disco. Matt Edwards balla a lato della consolle in nome del quieto villaggio. Gli Aeroplane sembrano due ingegneri, uno vestito da ingegnere edile con la camicia alla barese, l’altro da ingegnere elettronico con la maglietta bianca della salute sotto alla camicia. La prima parte disco si tramuta in un meraviglioso set di techno subacquea. Gli impasticcati si siedono via via, il River Phoenix solitario, conscio che mai consumerà tutte quelle Pilsner, cede bicchieri alle ragazze e noi balliamo freschi e sorridenti. Gli anziani (forse coetanei) ci dicono “Ah, questo vi piace!” e io rispondo “Abbiamo trovato il telecomando!”. La parte finale è senza freni e tra il remix di David Rubato, Ein Riton Klein Nacht Rondò Vee-neziano, West End Girls e persino un po' di diva-house, rimaniamo solo noi al centro, anche senza Whispers, 69 e Love Love Love, e il sorriso degli sfatti acidimentichi sdraiati ovunque e lo sguardo bello e un po’ triste del River Phoenix solitario.

Il post l’ho scritto ora dopo un mese e quindi non mi ricordo tutti i pezzi suonati. Ad Anversa ci torno a Novembre. Non ci sono djset in programma, ma in quei quattro giorni in Belgio ci sono i concerti di The Streets, Fujiya & Miyagi, Fleet Foxes, Bandabardò, Kanye West, Tv On The Radio, Death Cab For Cutie, Roisin Murphy ed Hercules & The Love Affair.
Circuit (Aeroplane Remix) - David Rubato
2.10.08
26.9.08
Yvppie Tv (ripristinato senza mp3)
“Per il resto tutti gli album precedenti a Duke mi erano sembrati troppo artistoidi e intellettuali”
Dice che Dear Science dei TV On The Radio è pensato per ascolti piacevoli e salottieri, da yuppie inseriti. Piacione che piace a tutti tranne quelli a cui non piace quello che piace a tutti. Sgombrata la piacevole e piaciona sensazione che già a metà del primo ascolto in ufficio mi ha fatto esclamare in piedi “Viva Tutto!”, staccando la cuffia dal notebook più o meno dei pressi di Golden Age, mi sono ritrovato in mezzo alla vendetta storica nei confronti di Kid A. Con tanto di funk, afro-fiati, battimani e sintarelli. “Dear Science, please fix all the things you keep talking about or shut the fuck up” è la richiesta di applicazione alla scienza, l’approccio artistoide e intellettuale al servizio della musica e non viceversa. Dove la scienza in questo caso non è l’LHC ma l’art-rock. Poi ci si può beare delle ambivalenze, dei particolari e della costruzione, ma l’importante è che lo spirito con cui si ama la dance di queste pagine abbia trovato ancora espressione in un disco di pop classico e inventivo.

(Blogger ha cancellato il post precedente per violazione del DMCA con segnalazione a Cillin Fcts e ha minacciato che con ripetute violazioni l'account verrà rimosso. A tal proposito ricordo che "mp3s on this blog are offered for a limited time and only for evaluation purpose." e come dice ink "If you are the artist or the copyright owner and would like a link removed, just let me know. I'll take it off, and you'll lose some free promotion.")
Dice che Dear Science dei TV On The Radio è pensato per ascolti piacevoli e salottieri, da yuppie inseriti. Piacione che piace a tutti tranne quelli a cui non piace quello che piace a tutti. Sgombrata la piacevole e piaciona sensazione che già a metà del primo ascolto in ufficio mi ha fatto esclamare in piedi “Viva Tutto!”, staccando la cuffia dal notebook più o meno dei pressi di Golden Age, mi sono ritrovato in mezzo alla vendetta storica nei confronti di Kid A. Con tanto di funk, afro-fiati, battimani e sintarelli. “Dear Science, please fix all the things you keep talking about or shut the fuck up” è la richiesta di applicazione alla scienza, l’approccio artistoide e intellettuale al servizio della musica e non viceversa. Dove la scienza in questo caso non è l’LHC ma l’art-rock. Poi ci si può beare delle ambivalenze, dei particolari e della costruzione, ma l’importante è che lo spirito con cui si ama la dance di queste pagine abbia trovato ancora espressione in un disco di pop classico e inventivo.

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19.9.08
Senza Traccia
Il pilota di Senza Traccia, la nuova coproduzione Inkiostro/Batteria Ricaricabile, è un mix trance alla Tiësto o alla Gabry Ponte. Tutto nasce come ripicca verso il padrone di casa che mi ha rifiutato un remix delle Pipettes, in quanto potenzialmente trance. Se non avrà successo sono già in cantiere il pilota di House e quello di Law And Order: Elevator Inspectors Unit. O-oh-o-oh-o.


Senza Traccia (MP3)
Tracklist:
Solid Gold (Jackmate Remix) - International Pony
Arcadia (Telefon Tel Aviv Remix- Edit) - Apparat
Hold My Hand (Innervisions Orchestra Remix) - UNKLE
Dull Flame Of Desire (Modeselektor's Remix For Girls) - Bjork feat. Anthony
Nord Sud Ovest Est (Datura Sonora Remix) - 883
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Solid Gold (Jackmate Remix) - International Pony
Arcadia (Telefon Tel Aviv Remix- Edit) - Apparat
Hold My Hand (Innervisions Orchestra Remix) - UNKLE
Dull Flame Of Desire (Modeselektor's Remix For Girls) - Bjork feat. Anthony
Nord Sud Ovest Est (Datura Sonora Remix) - 883
15.9.08
A passare un compleanno solitario tra falanghina e Ableton ci si sente un po' Lindstrøm
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14.9.08
Circuito 32
(non è un edificio in demolizione, è un edificio in ridefinizione)
Circuit (Steve Moore Remix) - David Rubato
Circuit (Steve Moore Remix) - David Rubato
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