17.8.05

When The Music Take Over, The Music Take Control (turuttuttuttuuuu turuttuttututuruuu):
FIB 2005 - Sábado


Kaiser Chiefs
Visto: circondati da ragazzini inglesi al centro del solito posto
Giudizio: o

Il nostro incedere verso il recinto è cadenzato dai martelli di Cycle. Di quello che si è saltato in precedenza dirò dopo, per intanto la giornata inizia col gruppo preferito dal ragazzino di dieci anni nostro vicino di tenda. I Kaiser Chiefs sono abbigliatissimi e variegati come una boyband. Il cantante è un turista italiano degli anni Cinquanta con cappello di paglia, jeans con enormi svolte alla pescatora (quasi un pinocchietto) giacca chiara e cravatta infilata nella camicia. Il ricciolone è vestito da piccolo lord. Poi gli altri hanno cravatte e somigliano ai Bitels e agli Stons. Il cantante tarantolato prende a calci il manifesto del Fair Trade, si tuffa sul pubblico come faranno altri durante il festival (il polifonico Tim, il Robocop Krauto etc). Poi ricorda il suo passato da muratore inerpicandosi sulle impalcature di sostegno delle luci. Dal punto di vista musicale Chief e soci reggono la parte di nuovi fenomenini delle riviste inglesi con un compitino ordinato e a tratti persino gradevole che scatena le inglesine e gli inglesini. Non oso pensare cosa succederà sul palco grande quando ci saranno i Keane (e io non ci sarò).
Se proprio ti interessano guarda il video di I Predict A Riot.




The Raveonettes
Visto: non troppo distanti dal palco dell’Escenario Verde
Giudizio: +

Concerto al tramonto. Il batterista (Michael Stipe) è dietro e i quattro manici sono davanti in fila rettilinea, come un glorioso quartetto vocale o come i Ricchi e Poveri quando c’era ancora Marina Occhiena. Lui è inguardabile con una riga al centro che nemmeno negli anni trenta, lei è dibattuta tra Blondie e Courtney Love: o la fotografano molto bene, o si è inciccita nell’ultimo tour (ma a noi ci piace così). Il gioco principale è “Scopri a chi dei tre appartiene quel suono” e quasi sempre la soluzione è che lui e il socio si spartiscono melodia e distorsione e lei aggiunge qualcosa di complemento ritmico. Il ritmo è quello del nuovo disco e prima del finale tocca il massimo dei giri con Sleepwalking. Uncertain Times, The Heavens e Seductress Of Bums incitano al ballo lento mentre i più movimentati inclusi quelli del vecchio disco consentono al massimo un ondeggiamento da ascolto. Ordinati e semplici nell’esibizione, forse con l’unica pecca di non aggiungere niente al disco che non sia il calore degli strumenti suonati dal vivo. Ode To L.A. è eseguita con una Ronnie Spector appicicata con lo scotch e, paradossalmente, migliora quando le si sovrappone la voce di Sharin. Finale con la discoteca e le vacche di Twilight, appropriata più che mai per la luce circostante e per condurci al successivo delirio danzereccio.
Se proprio ti interessano guarda il video di Love In A Trashcan.




!!!
Visto: seconda fila accanto a una vichinga che ci proteggeva da francesi a torso nudo con sudore gelatinoso
Giudizio: ++

Senza Parole. Ricordo tanto rosa, Nic Offer vestito come Pippo Franco nella Famiglia Stroppaghetti mai fermo nello stesso posto che a un certo punto decide che il suo asciugamano è inutile e lo lancia al pubblico, i musicisti che ruotano vorticosi scambiandosi strumenti e radunandosi sediziosi ai tamburi&piatti, i balli sesshuali del cantante da solo con microfono insieme al compare, il basso, I don’t give about that motherfuckin shit, loro che si guardano per prolungare la canzone, “ehi ha rotto la telecamera sulla gru” “no, l’aggiustano”, il basso, un sorso d’acqua buttato sul pubblico un altro la bottiglia piena intera, i fiati quando non suonano da fiati, il basso, l’insieme, turuttuttutuuu turututtuttuturuuuuuu turuttuttutuuu turututtuttuturuuuuuu. Miglior concerto del festival. Stato confusionale postorgasmico. Metto la testa sotto la fontana nel prato.
Se proprio ti interessano guarda il video di Hello? Is This Thing On?.







Ladytron
Visto: più o meno al centro del solito posto
Giudizio: +

Assisto alla prima metà del concerto e ho la conferma che come da nuovo disco i (ma io preferisco dire le) Ladytron stanno abbandonando il suono da diciasettenni innamorate dei Kraftwerk per lidi maggiormente ibridati col rock, non solo per quanto riguarda i suoni ma anche per quanto riguarda la scrittura di quelle che ora stanno diventando canzoni. I pezzi vecchi non vengono stravolti ma in certi casi riletti sotto questa luce. Ballo Evil, canto Blue Jeans, raccolgo frammenti di Cracked LCD, ammiro da lontano la splendida Mira anche se il suo nuovo taglio di capelli mi sembra troppo vezzoso. Sulle tastiere hanno scritto CLEOPATRA. Attendo inutilmente Seventeen (che sarà cantata quando sarò via dalle due schienacontroschiena) ed usciamo su una rallentata Destroy Everything You Touch. (pstt pstt rubo un’unica foto per mostrarvi Mira da qui, dove trovate anche Devendra ed Erlend qualora lo vogliate).
Se proprio ti interessano guarda il video di Destroy Everything You Touch.




The Robocop Kraus
Visto: in prima fila tra degli sciamannati italiani e accanto alla vichinga #2 con le spalle rivolte verso il palco
Giudizio: ++

Chissà se avranno capito che quei quattro pazzi in prima fila al centro del palco erano italiani. Vabbe’ molti tedeschi presenti, ma noi urlavamo di più (e qualcuno faceva persino headbanging sciogliendosi la chioma). Alla fine un tizio ci chiede se sappiamo il nome del gruppo. I Robocop Kraus facevano quella cosa di moda adesso del revival new-wave-post-punk-pappara danzereccio con due o tre anni di anticipo ma non se li filava nessuno. Tranne essere ripescati in extremis grazie alla canzone che chiuderà il concerto, che se non è un inno poco ci manca. Dal vivo mischiano quattro pezzi del disco ripescato (ma a me sono sembrati di più) con quattro canzoni dal disco nuovo e uniscono al tutto altri brani provenienti da chissà quanti anni fa. Le loro camicie grigio scuro presto vengono bagnate da sudore e sbottonate, il cantante è una sincope continua. Concerto intensissimo, senza pause, ballato e sudato (ancora) e a tratti anche urlato (“Mario Lanza make me a danza!”. “In his fashion!”, “A-HA!”). Fake Boys fa esplodere il FIB Club e io spendo lì il mio residuo di corde vocali per la giornata. Non resta che recuperare la scaletta tutta calpestata (ah, se non scegliessero sul momento avremmo anche quella dei !!!) e reperire il nuovo disco che è già uscito nei paesi di lingua tedesca.
Se proprio ti interessano guarda lo sKrausissimo video di Fake Boys.






Chi l’ha visto?
E Devendra? E Devendra?? E Devendra??? Ahuè noi avevamo le mansioni da fare. E i Kings Of Convenience? Un po’ mi sono pentito di averli persi, ché già li avevo visti ma un tendone familiare come quello dell’Hell-O-Moto forse è meglio di un palasport barese. Tra chi suona prima del nostro arrivo quelli che mi intrigavano di più erano forse i Souvenir, spagnoli simili ai Les Très Bien Ensemble (salvo poi scoprire che in realtà il loro pop alla francese è più dalle parti degli anni Ottanta e meno interessante – o almeno così sembra dall’ultimo disco, con l’eccezione della meravigliosa Une Ombre de Toi-Même). Curiosità per l’esibizione di La China Patino negli spagnoli Cycle in contemporanea coi Kaiser Chiefs. In sovrapposizione coi Raveonettes gli Xiu Xiu, già visti ma che avrebbero meritato se non altro perché dall’ultima volta sono usciti quattro cinque dischi loro, e i Mouse On Mars che forse recupererò a Settembre e che da un breve assaggio mi sono sembrati molto orientati al ritmo. Durante i !!! si esibiscono i Bubble Gum, synthpop spagnolo con dolce cantato femminile, mentre l’unico rimpianto in uscita dal recinto lo riservo ad Ada e alla sua elettronica cantata: chissà se avrà cantato Maps e chissà se occhialone Erlend sarà stato tra il pubblico.

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