9.11.10

Teatro di bassi

Club To Club X, Venerdì, Teatro Carignano, Hyperdub evening

Arrivo più o meno all'ultimo minuto ma mi salva la mezzora accademica di ritardo sull'ingresso. A quel punto la cosa più divertente da fare è cercare di approfittare dei riflessi della folla e in men che non si dica non appena comincia l'ingresso dalla porta principale, entro insieme a una decina di altri dalla porta a fianco che non dovrebbe essere aperta. Tanto quasi tutta la platea è riservata a quelli che andranno via prima della fine e io mi accomodo in ultima fila centrale privilegiando l'acustica alla vista. Tanto sarà tutto scuro ed hyperdub.

La serata è interamente dedicata alla casa discografica che sta ridefinendo i confini dei bassi che incontrano l'elettronica. Il piatto forte è indiscutibilmente il gran patron Kode9 che suona Burial. La malinconia di Endorphin aleggia nel buio, poche luci verticali illuminano in maniera parsimoniosa il velluto dietro Kode9, e si tramuta in Fostercare. Il crepitio che non sai se sia puntina, pioggia o falò delle puttane segnerà un set strano fatto di frammenti da trenta secondi, schegge subito interrotte di pezzi nuovi e vecchi che incantano con le solite voci e i soliti rumori ma anche con divagazioni più o meno nuove quando il suono diventa più sintetico che in passato o persegue le stesse dinamiche di Moth. Prophecy e Vial. Il pubblico insieme intimorito e distratto dalla ADHD di Kode9 punteggia con qualche applauso e urlo fino alla conclusiva Ghost Hardware. Una roba che lascia insieme interdetti come da uno spot pubblicitario troppo veloce e a bocca aperta come una meraviglia perfetta e fuori posto.


Kode9 Presents Burial - Studio Session, Mary Anne Hobbs - BBC Radio 1 2007-10-17 by +dB

Kode9 taglia corto e accoglie sul palco il fido Spaceape. Io ho un problema con Spaceape: capisco l'hardcore continuum e tutti quei fatti, ma su disco la voce da caffettiera intasata giamaicazza mi urta e mi impedisce di apprezzare la musica di Kode9. Fortunatamente dal vivo, complice un pitch reale più alto, Spaceape è molto meglio che su disco e il live fatto per gran parte di Memories Of The Future e dei vari singoli sparsi tra ep e compilation ormai è oliato e solido. Certo l'impressione è quella che tutto ciò si trovi nel posto sbagliato, lontano dalle radio pirata e dai capanannoni industriali in disuso. Mentre l'operazione Tristano, von Oswald, Craig trovava un senso sul palcoscenico teatrale (o a memoria anche le contaminazioni warp/musica contemporanea dell'auditorium di qualche anno fa), qui purtroppo al di là dell'ottima musica l'effetto era quello del king kong incatenato.


Kode9- You Don't Wash (Dub) by !K7 Records

Se l'ottima sequenza della prima ora pur non soffrendo di inferiorità, semmai risultava limitata e ingessata dalla cornice formale, il bello doveva ancora venire. Per un attimo ho rimpianto di non aver preferito, nel lontano 2008 a Londra, (un dj set? live? de)i Darkstar che all'epoca erano un duo dubstep elettronico col solo singolo convincente di Need You / Squeeze My Lime a una divertentissima serata disco con la cricca ormai scomparsa della Dissident. Invece forse i Darkstar avrebbero fatto schifo anche nel 2008. Allineati come dei Kraftwerk? no degli Alphaville (metafa fregata a fede) e in mezzo Jay di Jay e Silent Bob a cantare, mettono in sequenza i pezzi di North in quasi totale base registrata, se si eccettua appunto la pianola sempre con lo stesso suono e due o tre beat cadenzati alla sinistra. Si parte con Dear Heartbeat. Il vocalist poi, chiaramente su di giri, comincia a fomentare il pubblico che decide di allontanarsi, si incazza coi fonici e rompe le righe innervosendo i due Darkstar originali. Gold arriva subito, su Aidy's Girl viene cantato qualcosa, c'è anche la cover dei Radiohead e ormai rimangono pochi entusiasti, tra la voce che non ci arriva e i proclami per cui cazzo se avessimo avuto un volume decente vi avremmo fatto vedere. Io rimango nella speranza che sbrocchino completamente e in fondo per il meraviglioso interrogativo di questi Darkstar che sono un gruppo elettropop che fa di tutto per farsi mandare a fanculo e invece viene pubblicato da un'etichetta con due palle così, viene chiamato a esibirsi pur non avendo niente da dire dal vivo e in fondo trattiene qualcuno fino alla fine con la sua strana fragilità.


09 - Dear Heartbeat by charli6543

8.11.10

Yangns

(che suona un po' come young guns, young ones, young unz, young gones)

Giovedì scorso, serata di apertura di Club To Club X-ima edizione

Trascuro il live al Carignano dei Plaid coi suonatori inglesi di pentole indonesiane (video esplicativo) e comincio direttamente dal Mirafiori Motor Village.

Andrea Frola apre la serata con un set di carezze disco-house e cede la scena a Floating Points con il rallentamento orgasmico di Lil Louis. Se avete letto un qualsiasi articolo su Sam Shepard, saprete bene che tutti puntano sul fatto che mentre vorrebbe tanto diventare il Moodymann inglese, tra hittoni digitalnegri e jam session funk suonate e cantate è impegnato in un PhD in farmacologia sul tema regolazione del dolore a livello di microRNA. Il caro vecchio luogo comune che sai i musicisti elettronici sono tutti un po' scienziati pazzi. Floating Points sembra invece il prototipo del ventenne rosso inglese che non pensi possa esistere fuori da un pub con la pinta in mano o dalla curva del Manchester (City? Utd? E invece nessuno dei due, in un'intervista ha dichiarato "Sono cresciuto in un quartiere di Manchester vicino al vecchio stadio Trafford (ahah per la traduzione), assistendo a molta più violenza di altri ragazzini. Quindi ho sviluppato un'antipatia per il calcio e sono rimasto a casa a suonare il pianoforte."). Per farla breve apre e chiude un set ultravinylistico con lo stesso pezzo brasilian-saudade con voce femminile che purtroppo non riconosco, per più di metà del tempo mette in sequenza un misto di crostoni e b-side funk, soul, jazz e garage con mixato netto e/o non in battuta e inspiegabili togli-tutte-le-frequenze tranne i 70khz rimetti-tutte-le-frequenze e solo dopo aver creato un'atmosfera strana ma feelgood, comincia a iniettare prima della house primigenia e poi dei pezzi techno tondi e a loro modo neri tra i James Brown meno noti, i pezzi afrojazz e gli Scott Groovoni. Una dichiarazione ovvia di giovinezza e di amore per le radici, che purtroppo ha messo in secondo piano il suo ruolo nel filtare quelle cose con freschezza.


Vacuum Boogie by floatingpoints


Subito dopo sfoggiando una sagoma e un ciuffo a suo modo nazistoide, Joy Orbison prende il possesso del mixer e lancia Gipsy Woman di Cristal Waters (sì, la ra li la ra la, mo m'pighhj' a Nicolett', ca m' suonn' la trombett'). Tutta la prima parte del suo set è farcita di house ultra funky al limite della step inglese. Poi purtroppo si incattivisce e la funky house diventa quella cafona inglese odierna coi synth scorreggioni-rave e le ritmiche che mi innervosiscono. Fortunatamente il finale è tutto nelle sue corde di produttore, con ritmiche spezzate, bassi e synth profondi e i suoi pezzi migliori. Il sorriso ritorna e si è pronti ad affrontare il giusto riposo in vista del tour de force dei due giorni successivi.


Joy Orbison - Hyph Mngo [HFT009] by Hotflush

28.10.10

Dita incrociate

Le premesse sono enormi. Prendete il decennale del miglior festival elettronico italiano, ammantatelo di scaramanzia e raccogliete il meglio di bassi, tchktss, droni, voci, campanelli e fantasmi e il risultato sarà Club To Club: The X Superstition. Anticipato dalle anteprime milanesi e quest'anno in parallelo a Istanbul (con tanto di nazar boncuğu augurale, si vede che ho passato mezzo agosto in Turchia e indosserò apposita t-shirt), il Club To club percorrerà tutta Torino dal 4 al 7 Novembre.

Giovedì 4 si parte dal grembo del Teatro Carignano ripieno dei suonatori di gamelan che accompagneranno i Plaid e si proseguirà al Mirafiori Motor Village con Floating Points, Joy Orbison e Andrea Frola.

Venerdì 5 il Carignano sarà infestato dalla Hyperdub, dal fantasma di Burial "suonato" dal suo capo Kode9 e dal bass-pop sconfitto dei Darkstar. La notte partirà come al solito in parallelo con tutto il corollario di scelte difficili: all'Hiroshima accompagnati dagli italiani DJ Pandaj, Sweet Life Society, Les Fleurs USB e Loser toccheranno ferro legno e tutto il resto i live di Four Tet, Caribou e Kings Midas Sound; al Supermarket aleggerà il mascherato Olof dei Knife as Ony Ayhun che precederà o seguirà le quattro ore del nuovo progetto di Jeff Mills; al Gamma il Po farà da sottofondo a Jamie Jones, Marcelo Tag, Step & Rills.

Sabato 6 al Museo di Scienze Naturali di pomeriggio i live bordercomunicanti di Luke Abbott, Kate Wax e Vaghe Stelle faranno da preludio al gran finale al Lingotto con i live di Modeselektor, Shackleton e Shed e i djset di James Holden, Marcel Dettmann, Cassius, Jamie degli XX, Riva Starr, Giorgio Valletta e Patrick Di Stefano.

Domenica 7 infine si zombeggierà col dj set di Rob Hall e i droni di Oneohtrix Point Never.

Completeranno il tutto il finale del concorso Musica 2061, l'ospitata turca di The &, gli aperitivi in giro per la città e la conferenza sui festival di musica elettronica Electronic PIL.

Portatevi i corni e giocatevi questi numeri al lotto: , , , , .


Bowls (Holden Remix) by Caribou

22.10.10

Amico è

Ieri sera al Madison Square Garden di Nuova York chi è andato a vedere il live dei Phoenix sul quasi-finale di If I Ever Feel Better forse era distratto, o preso dal ritmo, ma non poteva non stropicciarsi gli occhi quando le luci si sono abbassate e hanno puntato sulla sagoma dei Due Robot che raccoglievano la coda del pezzo. I Daft Punk si sono materializzati sul palco con una solenne Harder Better Faster Stronger a cui si sono uniti presto i Phoenix per una rilettura we're with the band del mashup con Around The World. Il gruppone ha quindi suonato insieme 1901 alla fine della quale si è ripreso l'intro ravvicinato del terzo tipo degli indimenticabili live per terminare con una coda sfasciona della stessa 1901 con tanto di stage diving e abbraccione finale. Ok che sono amicici che uno dei Phoenix suonava nel primo gruppo dei Daft Punk, ma io lancerei una petizione perché compaiano random all'interno di concerti altrui finché non si decidono a tornare con un nuovo live.





Phoenix - Daft Punk

17.10.10

Gli anni dell' io qui e tu là

Pur non parlando quasi mai di musica italiana e ritenendomi dunque inadatto, pur avendo un'opinione, ahem, composita sul disco intitolato con bestemmia politeista ("Dei Cani"), pur dovendo passare il tempo a comprendere North dei Darkstar, trovo necessario spendere due parole su una canzone a cui tengo dei Non Voglio Che Clara. Pur non avendo mai vissuto niente di simile negli anni dell'università, pure. Circa tre anni fa non riuscivo a smettere di sentire un mp3. Non si capiva se si trattasse di un demo coi suoni imperfetti (gli ultra riverberi, la tastiera con le scossette statiche, alcuni sgusci di elettronica liquida quasi impercettibili), un live registrato con l'inganno, un malefico tarlo virale che non avrebbe mai visto altra luce. Qualcuno disse che partiva da Minghi e da Fabiò/Giuliò e arrivava ad un dolore contenuto che non sbracava mai e dignitosamente diventava sconfinato - parafraso. Oggi, quella canzone è uscita su disco, prodotta coi suoni giusti e i sospiri voluti. Tutta la prima metà, però, mi urta. Lo so, la canzone non ha niente che non va, è solo un'impercettibile sensazione che a stento che del tutto capisco, ma si può riassumere nei troppi ascolti di quel demo/live/tarlo. La voce che prima mi faceva venire voglia di mettere una mano sulla spalla al cantante, ora ha delle piccolezze recitate artefatte o forse la tristezza è solo un po' più calcata e io sopporto poco la tristessestrinsecata. Tutto cambia però, a volte in meglio, e la recitazione viene sepolta dalla musica. A 2.38 un coro ovattato di riverberi e letti separati e i fuzz che irrompono sigurrosi vengono strozzati col silenzio prima di mostrare il fianco. E così, Monicà, ora partono alte frequenze e poi quelle liquidità e poi i cori spiritualizzati e fridmannici e uno sgranchio chitarroso che chiude il tutto e sembra quest'intervista del boss di Ryanair al Guardian.

Gli Anni Dell'Università (demo/live/tarlo) - Non Voglio Che Clara
Gli Anni Dell'Università (Dei Cani mix) - Non Voglio Che Clara


13.10.10

Love Is In The Night Air




Il ragazzo londinese bianco con la chitarra in mano è un cantante soul anche se non sembra. Burial lo aveva remixato alle prese con lo standard Wayfaring Stranger. I due non si sono persi di vista e hanno collaborato a un singolo. O per meglio dire questo è diventato quanto si sente sopra: un fantasma amichetto di Burial si avvicina e riesci a sentire un suo discorso compiuto? Northern soulful house? Burial farebbe suonare così pure Toto Cutugno? Se Benga ci ha provato con Katy B, questo è il momento di occupare RTL102.5. Ad ogni modo a completare la confezione arriva anche un funzionalissimo refix di Ramadanman che per Halloween si traveste da Four Tet.

Night Air (Ramadanman Refix) by woon

7.10.10

Name Dropz

Tutti gli stick, spat, toc dell'inedito di Apparat per il suo DJ Kicks mi ipnotizzano nella loro nettezza che risalta sul mare di washing e riverberi piatti che va per la maggiore. Fiati fagotti nasalità d'ottone e pentolini sono organizzati con la ormai irritante maestria dal signorino Motor City Drum Insieme per l'anteprimo estratto da quello che si preannuncia come lo stellare disco di remix di Caribou (triplo Koze, Ikonika, Fuck Buttons, Holden, Gavino Russom, Gold Panda et al). Vincent Oliver zompetta con la sua orckestrina, il SignorBanjoNo, Ludovico Pellegrini. I Margot ci sono. James Blake affronta finalmente il suo lato pianolo, mi hanno spedito il inoltrato i link del promo del nuovo Mount Kimbie (il live al Berghaine di Maybes echeggia come risate in un cupo stanzone vuoto non ho ancora sentito il nuovo di Shed), ma non nascondiamoci che l'attesa è tutta per North dei Darkstar. Alla voce techno nera disperata travestita da dubstep invece esploro Jack Sparrow. I paesaggi, quando faccio finta che le Alpi non esistano, me li confeziona CFCF. L'ep sudanese della Innervision con guest il tipo dei Knife non si può sentire, ma è divertente. Tanto roboamore per Squarepusher roborock col primo Shobaleader.

E non dimentichiamoci di Brianino, la minaccia

29.9.10

Carnezzeria

Quando faccio la spesa al supermercato, il mio momento preferito è un piccolo ritaglio. Un pizzicotto. Separato dal freddo reparto carne di plastica (pollo di plastica, maiale di plastica, bovino di plastica, vitello di plastica) c'è un rimasuglio di infanzia, di corporeità, di calore. In quell'angolo, ogni settimana, spero di trovare un pezzo nuovo. Delle volte è cuore, polmone o banalmente fegato. È un piccolo box refrigerato separato dalla carne sostenibile, quella che non ha più niente di animalesco che è nata e morta fettina in formato famiglia, sceltissima. In quel rettangolo convivono specie, piedini di maiale, code di bue e teste di coniglio. Il vicino di scomparto ha stranezze più sottili, lo struzzo (proteina del terzo millennio che non riesce a conquistare), il cavallo con prezzi assurdi (we're not in Bari) e le quaglie (a loro modo sexy, anche se irregimentate in un ordine che urla allevamento). Mi chiedo da dove provengano tutte quelle lingue, se siano in qualche modo correlate alla tranquilla carne trita o al carpaccio per i fighetti fuori tempo. Mai ho incrociato i granelli. Non faccio testo, rincorro il pane con la milza anche qui a Torino, mi sono commosso per la ricetta del piccione di Pronti Al Peggio, quand'ero piccolo i miei compravano il coniglio solo se aveva la pelliccia, anelo alle stigghiole e agli 'nghimiridd' e per me la carnezzeria non può non avere una testa di bue appesa all'ingresso.

La carne accettabile rimuove la colpa dell'assassinio, non cola nemmeno sangue ed è pronta per il freezer. Come una cover sintetica tracciabile che sostituisce le nostre urla a quelle delle vacche.

(Prossimamente il banco del pesce: rane! razze! pescatrici! granchi azzurri! fasolari da mangiare vivi!)

K.I.M. - Meat Is Murder (Smith Cover) /Miyage by K.I.M.

27.9.10

Meno di nero

In un certo senso la negazione del dubstep wonky di Joker o di quello giocoso à la Mount Kimbie e persino dei grilletti / accendini / treble di Burial. Non è dubstep, non è techno (sebbene sembri techno rallentata), non è witch-house perché nel nome non c'è nemmeno un \▲/. Il primo EP della neo%nata? Blackest Ever Black ad opera di tal(i) Raime è una tripletta di dreampop mortifero che fa strame degli Enigma, rimette in funzione asportatori di truciolo senza lubrorefrigerarli e ribolle di frequenze avvolte dalla pece. Non resta che aspettare il remix di Regis di This Foundry per poter ballare tutto questo.



20.9.10

What I've lost, since we last met

(si ricomincia? forse)




Questo è Sergio Giorgini che sbadiglia. Sergio Giorgini è una specie di Paul Simon che sbadiglia su pezzi techno che suonano come una discoteca di Graceland grazie al compare Bruno Pronsato (che col singolo su DFA si conferma definitivamente come uno dei più geniali cazzoni finto-ignoranti degli ultimi anni). Bonus track l'altro suo progetto in cui sbadiglia perverso a una ragazzetta francese su una roba che sembra una marcetta techno joydivisa prodotta da Gisus'n'Merypersemprechain, se mai G'nMxsmpr avessero prodotto techno.

30.5.10

Simpatia non finita



Quando venerdì scorso alle 4, più o meno dopo un'ora di set, il buon Robag Wruhme ha liberato l'inciso originale e la voce di Shara Nelson dalle pastoie funzionali e inutili del trascurabile remix dei Kamouflage ho avuto i brividi e mi sono commosso, non solo perché mette i brividi e commuove sentire quel pezzo dei Massive su una pista da ballo, ma perché in qualche modo quel "You're the book that I have opened and now I've got to know much more"/"I'm missing every part" riassume benissimo la necessità di andare oltre e insieme la malinconia per quello che sono stati i Wighmony Brothers davanti ai piatti. Ho sollevato le braccia e ho cantato, tanto sicuramente qualcun'altro avrebbe fissato il momento per sempre, magari in una delle ultime esibizioni dei Wighnomy nello scorso dicembre con Robag a coprire Monkey Mafia che doveva andare in bagno.

La grande curiosità immagino che sia quel "Ma come sta X dopo che si è lasciato con Y?" e giocoforza si tende ad interpretare in modo morboso ogni comportamento e atteggiamento, quand'anche questo comportamento o atteggiamento sia semplicemente il risultato della giornata, storta o bella che sia stata. Evito, dunque. La data allo Spazio 211 non è stata affollatissima. Al di là dei discorsi sul fatto che ogni organizzatore viva di fedelissimi, che i posti che attirino l'utenza "casuale" sono giocoforza concentrati in due-tre zone centrali, che lo Spazio 211 sia lontano da quegli spazi e ci sia stato pure un temporalone in serata, che il nome di Gabor non sia esattamente modaiolo né tra i grezzi né tra i connoisseur, al di là di tutto ciò il pubblico si divideva tra la zona esterna, dove c'è aria si fuma si beve lo stesso la musica si sente e si può pure chiacchierare, e l'interno in cui fino alle tre l'atmosfera era più quella del pre-concerto che quella di un club nel pieno della sua serata - indovinate dove potevo essere. Gabor, che come suo solito una mezzora prima ama sedersi da qualche parte e prendere le misure alla situazione, sembra perplesso.

Poi sale sul palco – il mixer è stato spostato per l'occasione sul palco – e comincia un set da ultim'ora. Sulle ritmiche a lui care, minimali ma zompettanti, sono adagiate melodie ed echi di voci morbide. Poi è la volta di qualche intermezzo electro, acido talvolta. La pista si vuota e si riempie come un polmone ma già dopo mezzora ci sono i primi abbandoni. Unfinished Sympathy e poi un'altra quarantina di minuti con sprazzi di voce tra il soul e il sognoincubo (Lisa Gerrard!). Dopo un'ora e quaranta chiede il back to back al resident e sebbene si sciolga mentre siamo quaranta, siamo trenta, siamo venti, prendendo in carico i pezzi più romantici e cantati (e ce ne fosse uno che riconosco), il mio ricordo corre a quella magica serata e al fatto che per quanto sia stato soddisfattissimo a volte non basta che tu sia coinvolto o che il dj sia emozionante, ma serve quella specie di enorme amplificatore che è il pubblico, specie quello ruspante. Poi il finale che non è nemmeno questa volta "until the telephone started ringing ringing ringing ringing ringing off" ma una bordata di pingpongdelay su "cold nights wrapped in ecstasy". Comunque c'è tanto amore in quei dieci che "signori l'uscita è da quella parte", un attimo prima stringo la mano a Gabor. Scusate l'urlo da gallina sgozzata alla fine del video.

28.5.10

Come i film per la tv di Hallmark

Il disco nuovo di Trentemøller è da latte alle ginocchia. Voleva essere il Badalamenti (Angelo) electro e invece la sensazione è quella dei film remake per la tv di Hallmark (Carrie ex sguardo di Satana passato all'ammorbidente era un caposaldo, ma qui si è più dalle parti di un Lynch nella prateria con gli spiegoni e senza i coniglioni). Unica eccezione che strappa il sorriso è quando si ricorda che faceva il puzzone bastard'ø (do you remember Chris Isaak?) e tira fuori quella che sembra una cover della colonna sonora di Pulp Fiction ad opera di DJ Shadow con la spudoratezza di un Blackeyedpeaoneeyedjackrabbitslims. Pompa.



Sperare nella bagna cauda, consolarsi con l'aglietto

Speravo ancora in un annuncio in extremis dei Chemical Brothers o degli Orbital al venerdì e dei Gorillaz al sabato per il Traffic Festival (Torino, metà luglio) e invece tutto quello che mi danno è Erol Alkan, gli Aeroplane e Giorgio Gigli a far compagnia a Tiga e Klaxons al venerdì e Daniele Baldelli e Dj Ebreo ad africare col figlio di Fela Kuti e Afrika Bambaataa.

16.5.10

Le collinette, gli svedesi, il karaoke

The kisses of the sun
were sweet I didn't blink
I let it in my eyes
like an exotic drink
the radio playing songs
that I have never heard
I don't know what to say
oh not another word




Domenica pomeriggio, collinetta verde del Parco del Valentino a Torino, il tempo è clemente. Io ho l'orticaria. Il ritardo strategico di un'ora non è abbastanza per evitare un'interminabile ora di attesa nel pratello indiepopabestia (tutti coi cuccioli/cani di compagnia poi) con aggiunta di famigliole e di BONGHI. In più chi riceve solitamente i miei messaggidasolitarioaiconcerti™ ha pensato bene di passare la domenica pomeriggio davanti a un Lago Dei Cigni del Bolshoi. In fine gli Iori's Eyes sono la mia morte, non tanto per il pop acustico con la solita voce frognucolosa che aveva senso coi Mercury Rev e i fratelli Pace e meno con Yuppie Flu e sempre meno viavia, quanto perché a chiusura della loro mezzora fanno partire un preset di drum machine e dell'elettronichina a cazzo che mi fanno piangere lacrime silicee: lasciate stare il bit e i beat poverini che non hanno niente a che vedere col vostro mondo.

Dice: cazzo ci sei andato a fare su una collinetta indiepop primaverile DI DOMENICA POMERIGGIO? Sono andato a vedere una tipa svedese che fa il karaoke sulla collinetta indiepop di domenica pomeriggio. Prima di fare la figura del pazzo ci tengo a dirlo: non è come sembra. Sono andato per i JJ, creatura debosciata di casa Sincerely Yours (gloria gloria a The Tough Alliance) che infiltra l'amato (anche se solito) pop balearico svedese con allusioni di gangsta rap, dance tamarra, celebrazione calcistica e droghe. Una specie di Truzzi&Emo For Africa, una sola cosa col il Padre e con i tuoi, dato che nel pratello ci sono anche alcuni immancabili pellegrini della Sindone, tutti col cappellino arancione. Quando la giovane strappona palesemente ubriaca imbraccia la chitarra, il suo cocktail al limone e i milioni di secondi di delay sulla sua voce, col compare che non sente nemmeno la necessità di muoversi dal pratello sul palco, My Life spezza l'armonia cosmica delle birrette sull'erbetta con la dolenza di The Game e A Touch Of Class. Per tre pezzi fino a una spettrale Ecstasy - bienvenido al Mi Ami ahah – temo la deriva cantautorale per quanto sfattona, fuoriposto e con le ragazze che continuano a urlarle brava mentre sotto sotto pensano grassa e brutta ("trote"). Invece arriva il colpo di genio per le prossime canzoni e, rischiando di cadere dallo sgabello, la tipa si dirige verso un pc e fa partire il karaoke: Things Will Never Be The Same Again, My Life, My Swag, From Africa To Malaga, My Hopes And Dreams, mi sembra, scorrono uguali su disco. Lei finisce il cocktail e continua a succhiare la scorza di limone perché nessuno gliene porta un altro – vorrei farlo io, ma desisto, evito sempre gesti che richiamano troppo l'attenzione – ed è visibilmente poco a suo agio e quello scarto tra pratello fighello e karaoke malinconico ubriaco da baretto di spiaggia di provincia viene amplificato di non so quanti decibel, e sta per finire un altro weekend, se ne va coi cori in tele il weekend, anche se non si sono portati appresso Ibrahimovic. Poi stacca il karaoke e chiude con Let Go acustica e se ne va dai Tough Alliance e dal compare genio che probabilmente le dirà "brava ma se avessimo messo il cd ti saresti presa il sole pure tu".



In teoria ci sarebbe stato anche il dj set dei Tough Alliance, ma sono andato a farmi dare del negro da Horas (per i non Torinesi, sono andato a prendermi un kebab in un luogo vicino alla collinetta) e quando sono tornato la musica era bassissima e l'idea di aspettare un tempo indefinito non mi allettava certo. In fondo la domenica mi aveva soddisfatto. Era cominciata con Radiation Ruling The Nation, ché il disco della Thorn mi ha deluso e guardo Luther per riconciliarmi con i Massive Attack e i JJ sono disco da domenica mattina così come da quindici anni a questa parte No Protection e anche i dubboni successivi del cofanetto dei singoli, e avevo pranzato con The Hangover pensando che al massimo il risultato di un mio hangover è che non mi ricordo che pezzi ha messo Kode9 nel suo dj set due settimane fa. Una bella domenica e, come Mourinho, non mi sento a casa.




EDIT: come dimostra questo rvm lui è Repetto on ecstasy



27.4.10

Scappo dalla città (La vita, l'amore, Gabor)


(foto di Merlijn Hoek)


I pontieri hanno portato a termine un ottimo risultato, direi. Organizzato il pontone del 2 Giugno, farò in modo di schivare Radio Dept. e Lali PupPunanny in favore del mare (altro che Craxi), ma non mancherò certo alla visita sotto la Mole dell'amato Robag. Lo Spazio sa che deve cominciare a mettere da parte le "bevande"?

C'ho il disco di Marcel Dettmann, c'ho il disco dei Walls ma

vuoi mettere con l'mp3 a 128kbitz del remix del Santo Spirito di Drunk Girls? (Ebbè ebbè ma col lato A di Wax 0003 se la gioca)


Pezzi di testo che gli Scisma dei tempi d'oro si sognano in quanto non palermitani

"Applicare alla tempura il concetto di rascatura"


19.4.10

State of emergency




Mannaggia agli emotional landscapes. Datemi un biglietto del treno, non ho tempo per l'aereo ormai. Chissà se la cenere vulcanica mi evita di perdere il giorno di ferie per la mancata presenza sul posto di lavoro.

15.4.10

Il fuori salone (di casa)

Più di un concerto previsto alle 21 che inizia più o meno alle 21(e15), più di un concerto che per le 23(e15) sei già a casa, più del fatto di poterne scrivere cinque minuti dopo dato che l'orario è umano, più di tutto questo stasera posso dire che per la prima volta sono andato a un concerto dietro l'angolo della casa in cui abito. Poteva succedere prima, dato che quando il mese scorso mi sono perso i Broadcast & The Ford Focus, non sapevo che il Teatro Astra di Torino fosse un teatro del mio quartiere. È successo invece per Joakim, accompagnato da band live tali & The Disco. Peccato che al di là di questa soddisfazione sempre negata in passato dalla tipologia di quartiere in cui amo stanziare, il concerto non sia stato un granché dato che quella roba che ci piace che fa Joakim, dal vivo davanti a poche persone ingessate dalle poltroncine numerate è stata affogata dal gruppo con gli strumenti. Il bilanciamento balistico tra sintetizzatori, trattamenti e bassochitarraebatteria - il lato più interessante di Joakim al di là del tiro disco e delle divagazioni craute - dal vivo si è perso in un suono troppo live (non ai livelli di A Mountain One, ma quasi). Molti di quelli che suonano questo non genere, chissà perché, dal vivo cadono nell'equivoco di suonare troppo, perdere nei dettagli e sembrare un gruppetto rock anonimo con due o tre idee. Poi, vabbé, I Wish You Were Gone con le voci fantasmine e i synth arpeggiati ha fatto comunque sbattere i culi anche se stavano sulle poltroncine e fino a quel momento la quarantina di presenti non aveva spiccicato un applauso.

14.4.10

Chiedi chi erano i WinMX

Più o meno sette anni fa avevo un blog da cinque mesi e mi sembrava che fosse un'eternità. Sono andato a controllare e nel mese di Maggio 2003 parlavo di Four Tet, Dan Snaith che allora si chiamava Manitoba e ora è Caribou (stroncandolo come giocattolo per critici e piatto troppo condito ahah), Prefuse 73, live dei Blur senza Coxon visti in tv, la possibile anteprima a Cannes di un misterioso lungometraggio collaborazione tra Leji Matsumoto e Daft Punk e parlavo dei Broken Social Scene. You Forgot It In People era un accrocchio strano che aveva dentro il Canadà indie del momento e del futuro (gli Stars! voi potete dividervi tra i progetti di Kevin Drew, Feist i Metric e i Dears. E se c'avete il fiuto, i Weakerthans che ancora non ho mai sentito). C'era ancora WinMX. Credevo di correre sempre più veloce. Ero fermo.

Sette anni dopo (sette e mezzo per chi seguiva la scena canadese prima delle ristampe e magari chissaquando se c'era coi BSS dall'omonimo), Forgiveness Rock Record è un disco che ti sorprende ora come allora col suo essere accrocchio di cose belle e spiegazzate che forse non c'entrano con tutto quello che è intorno e non sai cosa può succedere alla traccia dopo. Quello che allora sembrava uno sconsiderato osare, ora è la maestria di chi riesce a far convivere tutto quello che piace, anche quello che piace ma che al momento sembra interessare di meno. Ci si ritrova di buon umore, quasi ci si dimentica del nuovo LCD Soundsystem (ma non di All I Want, non si può, Sant'Eno si arrabbia poi) e si avvisa i cari, "è primavera! è primavera!". Ora come allora sembra di essere fermi nonostante i settimanali voli lowcost facciano macinare kilometri. Ora come allora bisogna inventarsi l'inaspettato. Viva la vita rotta.

*
All To All - Broken Social Scene
Romance To The Grave - Broken Social Scene

(ma se non fosse da blog puzzone sarebbe da linkare tutto con un trojan che in automatico ve lo fa comprare. E di All To All qualche disco-head - Aeroplane? Ewan Pearson? DFA con Gavin Russom? - dovrebbe tirarne fuori un mostro cosmico via Milk & Kisses da ventisette minuti. E il trojan subito dopo suonerebbe All I Want)

((ora come allora si rifuggono i necrologgi, ma un saluto a Steve Reid e a Malcolm MacLaren. Linkare Paris con la Deneuve sarebbe stato troppo pure per lui))

*Feist è quella con la sciarpa e il pizzetto (scusa Feist, ma è una tradizione sin dal vecchio blogg)

11.4.10

ENOugh is ENOugh




Un webrip dopo l'altro abbiamo avuto la gioia multipiano di Drunk Girls, l'omaggio(!)tributo(!)riconoscimento(!) di Pow Wow, l'inizio tribal'happening che diventa electro leeenta mica come quella che piace a voi giovani che avete tanti amici di Dance Yourself Clean da un rip di Radio Londra e ora, Change.
Change ricorda tantissimo All my friends ma parla di cambiare per riuscire a innamorarsi. Sono io un pervertito o Jimbo Murphy si è messo addosso degli effetti vocali alla Bonovoxson di Joshua Tree per fare l'ennesima cripto-celebrazione di Eno?
[E ripensandoci non solo echo'n'delay, ma anche le ripetizioni (stavo per dire anafore, poi ho fatto appena in tempa a fermarmi), i falsetti (non tutti però) e quel ponte levigatissimo che si trasforma in un guaito prima del ritornello e persino le scale. Ma magari è tutta colpa dell'echo'n'delay]

6.4.10

Si illuminano gli angoli

Dal suo buen retiro tropicale tra un vodka martini e un'onda ci scrive ancora Ragazzo Di Periferia. Ci comunica l'uscita del suo primo mixtape No Alla Cocaina (vabbè, a un primo ascolto sembra essersi fatto tutto il resto) contenente sei inedite versioni slo-mo di successi dei generi più disparati. E proprio un'esclusiva versione slo-mo è riservata ai nostri lettori, anche in download. Nel 2005 Ragazzo Di Periferia non apprezzò tanto La Malavita e ora non è soddisfattissimo di I Mistici Dell'Occidente dei Baustelle. Per questo ha riposto la sua tavola da surf sulla spiaggia e ci ha regalato una versione slo-mo di La Settimana Enigmistica che abbandona l'ormai impossibile gomma in favore di una malinconia slacker alla Pavement. Non so se raggiunga le vette del duetto tra Malika Ayane e Damon Albarn del mixtape, ma viene voglia di un autoradio e di un finestrino abbassato.







18.3.10

Datemi un biglietto d'aereo, non ho tempo per il treno ormai



Ciao Alex, tutti faranno riferimento a oscuri pezzi trascurati dei Big Star o dei Box Tops. Io non ho trovato lo spezzone da Gilmore Girls e allora ripiego sulla cover dei Corvi

1.3.10

Spinning Away On A Melancholy Hill (che a dirlo fa un po' Summer On A Solitary Beach)



Spinning Away - Brian Eno And John Cale

(sono ovviamente sotto con On Melancholy Hill dal nuovo disco dei Gorillaz: canzoncina fragilissima tristanzuola e felice insieme in cui Damon Albarn telefona sopra una cover moonsafarica alla Air di - maccosè, uhm, ce l'ho sulla punta della lingua, giusto! - quelle canzoncine fragilissime felici e tristanzuole insieme di Brian Eno come Spinning Away. Canto una sull'altra e viceversa e non è un mashup, per una volta)

27.2.10

Much Love To The Barraca People

Ci scrive il solito noto Ragazzo Di Periferia per segnalarci una sua nuova cover con cui vuole celebrare quei giorni del 2005 a Valencia a base di patatas alioli e San Miguel in cui, quattordicenne, passava l'estate a mettere dischi al Barraca, uno dei luoghi di culto della musica dance spagnola. Concentrando dentro il suo amore per Four Tet, Gas, John Talabot e la Hivern Discs tutta, Ragazzo di Periferia celebra Barraca Destroy degli Steam System e quelle estati in cui il FIB era ancora ad agosto. Il mese con più ferie dell'anno.





Facciamo Barraca Destroy - Ragazzo Di Periferia

25.2.10

La colazione dei campioni


Superfast Jellyfish - Gorillaz feat. Gruff Rhys & De La Soul
(ok, Gorillaz quasi ovvi a differenza di Stylo e niente Damon Albarn, ma i De La Soul più Gruff Rhys fanno tornare la voglia di arrostire salsicce di topo davanti alla piscina di plastica dei Neon Neon)

22.2.10

Una scusa per una foto


L'invidia del piano

Sarà che oggi esce il mattone di Joanna Newsom e la Protezione Civile ha allertato i lettori mp3/cd e giradischi di tutto il regno (no, ma almeno l'ultimo pezzo se ci arrivate dopo tre giorni è senza arpa e non è male), ma Chilly Gonzales sta per tornare con un album prodotto da Boys Noize. Nell'attesa ci delizia con un mixtape in cui si diverte a suonare con la sua orchestra su 50 cent, Claude Von Stroke, Busta Rhymes, Daft Punk, Rocky e Beyoncé. Ah, giuoia.


20.2.10

Station Wagon



(Non questo, né quest'altro, ma l'ultimo pezzo di We Are Proud Of Our Choices, il nuovo disco mix di Ewan Pearson per Kompakt. Durante l'ascolto del rifinitissimo e godibile e variegato insieme di pezzi - coscienziosamente testimoni dell'ideologia di Colonia - pensavo che la stationwagon, ancor più che il divano del soggiorno con la tv accesa su un Sanremo muto, fosse il posto in cui essere. Solo che a me le station wagon fanno schifo (nonostante una recente insofferenza per il clubbing o più che altro per l'uscire da casa) e il mix invece è perfettino e in fondo caruccio e c'è l'anteprima del remix di Silver Hum che uscirà per Misericord. Non fosse stato per il video di Blue Steel, mi sarei trovato in difficoltà)

16.2.10

Forse mi sono distratto e qualcosa è sfuggito

Nell'occasione della prima serata della Sagra della Canzone Italiana abbiamo ricevuto una grande anteprima. "Ragazzo di Periferia" è il progetto parallelo con cui un solito noto, che per il momento non vi possiamo rivelare, ha deciso di affrontare quelle sonorità dron-tribal-psico-pop-shocchez che stanno facendo la fortuna di gente come Animal Collective, Fuck Buttons, Delorean e tutto il glo-cucuzzaro. Si dice che voglia ricondurre quell'estetica sonora così lontana dal mondo a temi d'inchiesta scottanti, o forse spera soltanto in un invito alla serata finale della Grande Sagra e in un abbraccio della Clerici. Come tradisce il suo nome pare che tutto sia iniziato nel 2005 e il suo primo vagito è proprio una cover di quel glorioso anno.



3.2.10

Se questa è house, voglio i miei soldi indietro



Houseless - A House? mix by maxcar - [mirror]

Mabonda - Roots Unit [Permanent Vacation]
Sunset Yellow - Pangaea [Hessle Audio]
Hyph Mngo (Andreas Saag's House Perspective) - Joy Orbison [white label]
Don't You Want It (Club Mix) - Davina [Underground Resistance]
Rumpf Evolution (A mndsc suite by maxcar) - Liars vs Thomas Brinkmann [white label]

Houseless - A House? mix by maxcar - [mirror]

29.1.10

Miette



(Ancora ti chiamerò trottolino amoroso e duddudaddada. Si sopporta la molesta Marina e i diamanti pur di ammirare in tutto il suo splendore il maestro Minghi Gonzales e le sue dita cicciotte in guanti bianchi. Ah, sapessi suonare il piano e fossi brutto come lui)

26.1.10

Booze and boobs and grooves

Hanno più o meno detto tutto loro.

Venerdì scorso al The Beach di Torino (e, lo dico con piacere, il giorno dopo nella cara Bari) Moodymann ha scomposto attraverso un prisma la sua musica in tre ore / quarant'anni di nero e non nero. Da quando sono entrato in ritardo sulle note di Club Lonely fino all'uscita su un technone di Federico Gandin, passando per il synthpop di Don't Go, la discomusic che non farò mai in tempo a impararla tutta, l'hiphop giusto e l'ar'en'bi sbagliato, sprazzi di house e techno, KDJ per una sera ci ha fatto dimenticare l'idea di club come cava nera omogenea e un filo disperata in favore di quelle discoteche che i colleghi ti raccontano al ritorno delle loro vacanze o trasferte negli States. Posti dove il dj è spesso anche mc, la musica accompagna il beveraggio / flirt / cazzeggio e il flusso sa più di onde che di soufflé che si gonfia fino a scoppiare. Una roba di questo tipo con i De La Soul al posto della Gasolina, il funk al posto del reggaeton e una gestione delle dinamiche che ti sembra che Moodymann non sappia mixare (alla fine non è un dj, è un musicista) e invece il togli metti puntina è speculare ai passaggi fluidi coi pezzi disco e riesce a trasfigurare quello che suona al punto di rendere magniloquente un pezzo dei Whitest Boy Alive di Erlend Øye che nemmeno ricordavo. Un ragazzo di passaggio dice "Per una volta non siamo tutti maschi". Mentre se ne va via verso il Po, di spalle col suo cappuccio nero con pelliccia bianca e la pilotina piena di vinile, Moodymann sembra proprio Babbo Natale.


Club Lonely (I'm On The Guest List Mix) - Lil Louis and The World
A Roller Skating Jam Named "Saturdays" - De La Soul
Done With You - The Whitest Boy Alive

19.1.10

Attrici (qualcosa con cui distrarsi)

Paura. Di Avatar e della sua trama non me ne frega una ceppa, ma siccome dicono che è una specie di esperienza allucinogena e io da sempre sogno un'esperienza allucinata ma ho paura delle droghe, allora medito di caricare il nuovo di Four Tet sull'ipod e portarmi le cuffione al cinema per guardarmi l' "esperienza" con una sonorizzazione viaggiona a base di cetantoammore, Animal Collective, Manitoba, Isolée e Lindstrøm. Paura. Per paura di ascoltare maniacalmente cetantoammore alterno gli ascolti con qualcosa. Un nuovo remix di Nathan Fake che sembra il remix di Idioteque fatto da Aphex, la madrasboard del portatile del lavoro che si rompe e dev'essere sostituita, il nuovo ep di Joy Orbison che ormai lo pompano tutti in maniera inconsulta e pure il Guardian e beat'allui per la botta di culo (ma il remix di Maybes è toccato a James Blake, a-ah).

Sul nuovo EP di Joy Orbison per Aus Music (etichetta di Will Saul a metà tra techno e nuovibattiti) c'è un remix di Actress. L'anno scorso mi sono perso Actress. Una specie di incrocio tra Model 500, Autechre, Chicago e i bassi londinesi che nel tempo perso è uno dei tenutari della Werk Discs (per capirci dopo innumerevoli promo rifiutati - e poi rivenduti alla Hyperdub - ha ricevuto il materiale di Where were you in '92? e ha scoperto Zomby e inoltre pubblica Lone e Lukid). L'anno scorso è uscito con l'LP Hazyville, un disco di house sbagliata e morfinica senza bonghetti, rifiutato negli scorsi anni di intelligent laptop sterilità. In primavera Actress uscirà col nuovo LP per la Honest Jon's di Damon Albarn, già benemerita per la pubblicazione/distribuzione in UK delle nuove cose di Moritz Von Oswald e Tony Allen. Il 5 di Febbraio la Honest Jon prenderà possesso del Berghain con Moodymann, Joy Orbison e appunto Actress. Io mi consolerò venerdì prossimo con il djset di Moodymann @ Secretmood c/o The Beach, sperando che Kenny Dixon Jr prenda in mano il microfono e chiacchieri tanto.


14.1.10

Fratelli Maggiori


Brothers - Hot Chip

(un disco che fotografa il mio qui e ora di trentenne col suo cuore pop di Brothers, Slush e Alley Cats, che annoierà i bloghousettari che torneranno ai Bloody Beetroots e a Little Boots, che sembra fatto apposta per i sabati a casa*, ora come quindici anni fa)

* ma Brothers è un lavagnone su cui mi aspetto meraviglie per i weekend senza fine e senza cori in tele

13.1.10

If it's not rough it isn't fun

Su questo blog non avevo mai nominato Lady Gaga e Poker Face (sono uno snob schifoso). È con particolare piacere quindi che vi introduco al primo grande leak del decennio. Una monumentale discussione sul forum del Mucchio (aka FdC) intorno al fenomeno Lady Gaga (aka Stefani Joanne Angelina Germanotta) sta deragliando su binari sublimi e sul culto di Paul Van Dyk (aka Paul Van Dyk). Al suo interno un importante contributo come il Reboante Edit di Poker Face per mano di Pikkiomania (aka nihil82 aka Widex aka Caizzy) ha ispirato nelle menti veggenti di (appunto) Caizzy e Busy P. Sbirulino (aka Officina Gommy aka tOm) un progetto di cover senza regole registrate male.

PKFace Project


Gabberpunk, ambient satanico, l'inno dei mondiali, Bollywoodfunk, crauti cosmici e pop evoluto. La raccolta in uscita per Borla Records è già leaked (che sia colpa di the man machine aka traffic heart aka boblopette?) con tanto di bonus disc contenente l'esclusiva digital bonus track che ho registrato da esterno (aka ffwd aka batteriaricaricabile) indossando la cotenna ancora calda dello scuoiato Apparat. Per la vostra gioia in calce a questo post potrete sentire il temibile dub pieno di dread di Bessemerr (aka betrayal aka ikke). Dalle parti di inkiostro invece potete ascoltare la gemma lush p(h)op di Cymbal Beurre.

12.1.10

Non fosse stato per i ventisei gradi a Natale




(non tanto per gli ovvi motivi della pianohouseria sognante, spiaggiata e psichedelica - vero stato mentale dal quale non riesco a uscire da sette-otto mesi a questa parte -, quanto per come si strascica, inciampa e solleva con difficoltà le ciabatte dalla sabbia - devono essere quei piccoli fuori-tempo percussivi o i riverberi sul piano. Via 20 Jazz Funk Greats che quando non fa troppo il cattivo tira sempre fuori dei viaggioni per cui lo si ama)

11.1.10

Watermark (or The Ghost Of Enya)



Mancano due settimane all'uscita di There is Love in You di Four Tet e pare che questa volta alla Domino si siano superati: i pochi fortunati in possesso dei promo (nella maggior parte dei casi mp3 con un sistema per tracciare gli utilizzi indebiti [watermarking] particolarmente cattivo) hanno ritrosia persino ad affrontare l'argomento. Si favoleggia sulla metodologia usata e sui possibili effetti fisici oltre alla blacklist. In tutto ciò si moltiplicano le recensioni un po' storte tipo quella di Wire (His predilection for pedestrian rhythms makes There Is Love In You sound 90s-dated rather than cutting edge or even retro-effective). Così si perlustra sotto i tappeti della rete in cerca di ogni minimo indizio oltre al singolo Love Cry. Plastic People la sentite nel video di cui sopra e per intero in una puntata dello show di Gilles Peterson sulla BBC. A dicembre nella serata di chiusura della residenza per Plastic People è stato regalato un cd contenente un mix in cui più o meno intorno al trentesimo minuto partiva Sing. Nel weekend Four Tet stesso ha reso disponibile una versione live del pezzo di apertura del cd, sempre per la BBC (ho anche il pezzo dal disco, ma pare più bella live e non vorrei mettere nei guai l'eventuale watermarchiato). Disco alla Tarot Sport? Tutti i pezzi hanno la vocetta alla Orbital (Circling di sicuro sì)? Avete paura?

Angel Echoes (BBC session) by Four Tet

5.1.10

Rotante (La Settimana Dei nonSaldi A Londra)

No. Al minifestival dubsteppo non sono poi andato (la bass music, quella che una volta era il dubsteppo, ha monopolizzato le classifiche di fine anno ma per fortuna non è ancora diventata il nuovo trip-hop dato che i negozi di Londra, il vero metro di brit-popolarità post-NME, non la usano perché spaventa i clienti o li fa inciampare e sbattere l'uno contro l'altro come pacman intrappolati in un tenori-on). Al nonCapodanno nella solita topaia rappezzata di Shoreditch gli Aeroplane sono stati commoventi nonostante la trappola per topi in cui suonavano facesse di tutto per tenerti ai margini (i loro grandi classici misti alla disco polverosa, One Life Stand inaspettata da lacrime, un giorno vivremo a Parigi te lo prometto, like battery thinkers/count your thoughts, DON'T YOU WANT ME di FELIX e quel tepore da Deejay Time se il Deejay Time fosse esistito vent'anni prima). Erol Alkan invece ha annoiato pure la shop assistant gobba del Fred Perry di Covent Garden (andare lì quattro volte perché si ha la teoria che ogni giorno mettano qualcosa di diverso negli scaffali e ritirarsi con un unico noioso pullover smanicato): se vuoi accontentare ancora oggi tutti, il tuo miscuglio di post-disco, electro, milanesità rompi-coglioni risulta artefatto e senza mordente anzichenò (non puoi fare la profumiera con un minuto dei KLF prima di lanciare l'hit milanlondinese del momento - Bangkok di Boris Dlugosh - e poi era così giusto terminare sull'intreccio di Waves riletta da Gonzales con l'originale che non dovevi continuare a sonorizzare la fila al catastrofico guardaroba). Fico invece in apertura Rory Phillips che nonostante mixi con una cornetta telefonica al posto della cuffia ha intrattenuto amabilmente con la più recente tendenza di ibridazione di minimal e nuovadisco. A capodanno la fila per i fuochi in riva al Tamigi è durata un'ora (vai per Westminster e ti ritrovi oltre il London Eye), i fuochi dieci minuti, l'accenno di neve dieci secondi e più o meno un'altra ora per ritrovarsi al Fabric semivuoto popolato da indiani e turisti italiani (lo si voleva, ma non a questo punto) dove nello stesso momento suonavano Weatherall/sala uno, Joe Goddard degli HotChip/sala due, Rub'nTug/frigo-piccionaia. L'hotchippo ha optato per il polpettone nerobianco che strizza l'occhio alla band di provenienza (house sbagliata alla dOP, pochi technoni controllati, un pezzo vocale femminile post-r'n'b, ritmi rinse.fm-spezzati per il pre-finale e la chiusa con la suddetta Bangkok). Dopo si è resistito solo per una mezzora tra la coda minimalsfiancante di Weatherall (era ovvio, ma cristo per un set umano ti devo rincorrere nei pub?! a casa?!) e il freddo insostenibile per il mio raffreddore della sala tre dei Run'n'Tugghi. Al ritorno alla mezzanotte di sabato tra le ormai inutili luminarie festive sulla strada di Luton l'autista del pullman della Greenline canticchiava classici minori di Bacharach, Lucky Lips di Cliff Richards e astruse donnine northern-soul, tirava su col naso per il raffreddore e sbadigliava anche se avrebbe guidato fino a mattina.



ps:
Scena al Rock Shop di Charing Cross Rd.
Io: posso vedere il Launchpad della Novation?
Tipo dietro il bancone che capisci che ha aperto il negozio per vendere le chitarre e ora si ritrova a vendere queste diavolerie mentre il socio a fianco strimpella indolente su una fender: è lì in vetrina.
Io: niente sconti?
Tipo di cui sopra: No, è piuttosto caldo (pretty hot, in certi casi l'inglese sa essere davvero efficace)
Io: Vabbé, lo prendo.

Lungi dall'essere un post pubblicitario dato che centoquarantanove sterline le ho spese e ancora non mi rincorrono tirandomi addosso i tenori-on come a Four Tet, mi preme sottolineare due o tre fatti.
1) Chiunque pensasse che quelli della Novation abbiano pensato a un coso con dei bottoni per far partire le tracce si sbaglia di grosso. è un attimo e grazie ai prodigi di Max ci si barcamena tra emulatori di monome, step-sequencer, sample-scrambler e si è a un passo dal tenori-on.
2) Smanettando un po' ci si rende conto di quanta musica amata negli ultimi quattro-cinque anni sia figlia dell'approccio vettoriale-matriciale-grafico alla scrittura. Per una volta ci si accorge che la musica amata non è la solita figlia delle droghe (cocktail di anfetamine e allucinogeni) ma di un misto di patchinko, scandaglio nei forum alla ricerca della patch funzionante e occhiaie da 'no stasera dormo quattro ore che domani recupero'.
3) Non ho sentito The Visitor di Jim O'Rourke, ma sicuramente è stato uno degli alfieri dell'approccio matriciale. Fa tenerezza a tal proposito vederlo mentre i signori Yamaha gli spiegano come funzioni il tenori-on e lui risponde interessato (!), in giapponese (!!) e con interiezioni che non ti aspetteresti nemmeno da una macchietta giapponese (!!!).



pps: una delle sere dando un'occhiata alla BBC mi sono imbattuto in Goldie che partecipava a un quiz per celebrità chiamato Celebrity Mastermind. Rispondeva a domande correlate ai film di PT Anderson. Ora, è assolutamente ok che musicisti (che sono stati) di nostro interesse frequentino i programmi televisivi inglesi di prima serata - in una delle puntate di The Big Fat Quiz c'era anche Lily Allen. Goldie però fa caso a parte. Per chi non lo sapesse, Goldie è stato uno dei concorrenti del Celebrity Big Brother del 2002 (eliminato per primo), si è rotto il femore facendo sci d'acqua nelle prove del reality The Games (a cui non ha mai partecipato) ed è stato uno dei concorrenti più amati di Maestro una specie di Ballando con le stelle applicato alla direzione d'orchestra andato in onda ad Agosto-Settembre dell'anno scorso. Goldie è arrivato secondo, battuto da una specie di Maria Amelia Monti punk, ma è stato il vincitore morale tanto che questa estate la BBC ha trasmesso l'esecuzione alla Royal Albert Hall di una sua composizione pseudo classica (!) chiamata Sine Tempore (!!), facendo commuovere il suo grill in platea (!!!). La Giusy Ferreri del Regno Unito



Don't You Want Me? - Felix
Inner City Life - Goldie
Viva Forever - Jim O'Rourke